Falbo, Italo Carlo 

Italo Carlo Falbo [Cassano allo Ionio (Cosenza), 23 dicembre 1876 – New York, 18 febbraio 1946]

Figlio di Giovanni Battista e di Maria Rosa Di Benedetto, ebbe due fratelli, Emilio e Gustavo, emigrato in Brasile. Dopo gli studi di base nel paese natale si trasferisce a Cosenza dove frequenta il Liceo Classico «Bernardino Telesio». Inizia qui, quando aveva appena 16 anni, l’attività giornalistica che lo avrebbe portato a livelli altissimi: ancora studente, infatti, nel 1894 con Salvatore Rago fonda «La Nuova Rivista», quindicinale letterario, un ardito tentativo di grande rivista letteraria nel Mezzogiorno, edito a Cassano e stampato a Castrovillari, di cui è redattore capo e direttore, rivista che ha tra i suoi collaboratori nomi illustri come Nicola Misasi, Matilde Serao, Giovanni Patari, Giovanni Bovio, Olindo Guerrini, Enrico Morselli, Vittorio Pica, Neera e altri ancora. Questa iniziativa editoriale, che vive fino al 1886, lo fa conoscere negli ambienti culturali non solo calabresi, tanto che nel 1897, già trasferitosi a Roma, con Luigi Pirandello, Giuseppe Mantica, Ugo Fleres, Italo Chiovenda e altri dà vita alla rivista «Ariel», e inizia a collaborare con il «Mattino supplementare» diretto da Matilde Serao e l’«Avanguardia» di Cosenza diretta da Domenico Bianchi, oltre che a «Il Popolano» di Corigliano Calabro diretto da Francesco Dragosei.
La sua vita è il giornalismo anche se studia e si laurea in medicina nel 1903 (eserciterà per un breve periodo durante la Grande Guerra a cui prese parte come capitano medico in Italia e nella penisola balcanica). Subito dopo si laurea in scienze naturali: unica traccia di questi studi il volume La vita delle piante. Stando a Roma frequenta anche il conservatorio di Santa Cecilia, Dipartimento fiati, legando questa sua passione per la musica all’attività giornalistica. È infatti critico musicale del quotidiano «La Capitale», testata di cui diventa redattore capo e poi direttore per poche settimane dal 9 aprile al 6 giugno 1900, quando si insedia Enrico Spiombi.
Dal primo gennaio 1900, comunque, pubblica il periodico «Cronache musicali illustrate», che nel 1901 diventa «Cronache musicali. Rivista illustrata» e l’anno dopo «Cronache musicali e drammatiche» (una raccolta è stata acquisita dal comune di Cassano) che ha tra i suoi collaboratori nomi famosi della letteratura e dello spettacolo, tra cui Pirandello, Roberto Bracco, Matilde Serao, Enrico Corradini, Lorenzo Perosi e altri intellettuali del tempo. da questa esperienza cui nascerà «Il Tirso», «Giornale dei teatri», rivista teatrale finanziata da un gruppo capitalisti italiani, che dirige dal 1904 al 1906.
Ad appena 23 anni, debutta come musicista, firmando con lo pseudonimo di Pietro Kalcagni l’operetta semiseria Girs, intreccio goliardico in tre atti, una parodia dell’Iris di Pietro Mascagni, e il ballo in sei quadri Tsigana, che furono ospitati sul palcoscenico del Teatro Adriano nel carnevale 1899. Compose anche musiche da camera e leggera.
Ancora studente di medicina, nel 1902 entra nella redazione del quotidiano «Il Messaggero» di Roma, il giornale più importante e più letto della capitale, senza abbandonare quelli che sono i suoi interessi culturali. Tra il 1905 e il 1906, infatti, per l’editore Enrico Voghera cura due volumi dell’Almanacco del teatro italiano. Questa sua attività di critico musicale e teatrale, lo fa incontrare con Bianca Giovacchini, cantante lirica dell’Opera di Roma, che sposa e che le da due figlie, Maria Luisa (1905) e Laura (1907).
La sua carriera nel «Messaggero» – è inviato all’estero e si occupa di Vaticano, Quirinale e Comune – lo assorbe totalmente. Nel 1908 è nominato redattore capo, dal 15 ottobre 1909 gerente responsabile, dal gennaio 1910 «reggente della direzione» e, infine, direttore dal 12 ottobre 1910 fino al 26 febbraio 1921. Durante la sua direzione il giornale muta la sua linea politica, accentuando l’indirizzo nazionalistico e sostenendo la politica estera dell’Italia che aspirava a essere una «grande potenza». In quegli anni è probiviro dell’Associazione Stampa Romana.
Dal 1919 al 1921, è deputato al Parlamento, eletto nella circoscrizione di Cosenza, sedendo sui banchi della Democrazia liberale. La sua attività parlamentare è abbastanza attenta ai problemi della Calabria e del Sud. Fa parte della commissione Lavori Pubblici e comunicazioni e in tale veste con una proposta di legge perora il completamento della strada litoranea jonica, l’attuale strada Statale 106. È relatore, poi, di un disegno di legge a favore dei danneggiati dell’isola di Stromboli in seguito all’eruzione del vulcano avvenuta il 22 maggio 1919 e dei danneggiati dall’alluvione avvenuta il 22 settembre dello stesso anno in provincia di Reggio Calabria. È sua anche la relazione per convalidare il regio decreto che istituisce l’Ente autonomo per il porto di Crotone. Molte sono anche le sue interpellanze e interrogazioni su opere pubbliche della Calabria, la concessione delle terre incolte ai contadini, i problemi dei migranti, il disservizio ferroviario il sostegno alle scuole della provincia di Cosenza in particolare all’Istituto italo-albanese di San Demetrio Corone. 
Nella sua breve attività parlamentare, però, si esprime particolarmente su temi di politica estera. Interviene sulle comunicazioni dei governi Nitti e Giolitti relative alla carta costituzionale Libia, sul trattato di pace di San Germano e sul trattato di Rapallo.
La sua direzione del «Messaggero», del quale ha sottoscritto quote della società anonima L’Editrice, termina con l’abbandono del giornale della politica nittiana. Sostituito dal giolittiano Virginio Gayda, continua tuttavia a collaborare al giornale che lascia il 27 agosto 1922 quando assume la direzione del quotidiano «L’Epoca» al quale imprime una chiara linea antifascista. Il giornale viene devastato da squadre in camicia nera e lentamente è fascistizzato. La nomina a vicedirettore di Titta Madia, avvocato calabrese e grande sostenitore del fascismo, nell’ottobre 1923 lo induce a lasciare l’incarico, anche perché dagli Usa da mesi lo sollecitano ad assumere la direzione de «Il progresso italo-americano», il giornale più autorevole della comunità italiana, che l’editore Carlo Barsotti avrebbe voluto pubblicare anche a Roma. Si trasferisce negli Stati Uniti – lasciando in Italia qualche debito per il quale anni dopo sarà citato in giudizio – e il 4 ottobre assume, la direzione dello storico quotidiano che segue le vicende degli italiani d’America.
Il suo antifascismo – era schedato come socialista – ben presto si affievolisce. Difende Mussolini per l’azione di forza a Corfù, e in occasione del delitto Matteotti, addebita alle opposizioni e alla loro «ostinata intransigenza» la deriva autoritaria che porta alla dittatura monopartitica. Assume anche la presidenza della «Dante Alighieri» che è “governata” dai Fasci di combattimento. E nel 1930 è considerato già un “camerata” e il Consolato segnala che nella sua permanenza negli Stati Uniti ha «sempre svolto, con la parola e con gli scritti, propaganda favorevole al fascismo», tanto che nel 1931 era vittima designata di un complotto antifascista. Qualche anno dopo il suo nome viene cancellato dai registri di frontiera e nel 1937 diventa anche corrispondente da New York dell’Agenzia Stefani, la voce ufficiale del governo fascista. Il giornale, acquistato da Generoso Pope, diventa l’organo ufficioso di Mussolini in Usa e lo strumento di propaganda per l’appoggio al regime, salvo a ripudiare il fascismo quando gli Usa entrano in guerra.
Internato come enemy aliens (nemico straniero) durante il conflitto, vive a New York fino alla sua scomparsa avvenuta nel 1946, quando ha 69 anni. Così, alla sua morte, lo ricorda il «Progresso Italo-Americano»: «Con lui sparisce una delle più terse ed elette figure del giornalismo, che egli considerò sempre come una nobile missione. Scrittore elegante e forbito, preferiva esporre le sue idee così come zampillavano dalla sua lucida mente, riscaldate dal suo cuore aperto. D’ingegno acuto e versatile, non limitava la sua attività all’articolo di fondo ma si occupava, con la stessa competenza ed autorità di critica d’arte, di scritti scientifici, di varietà e perfino della modesta nota mondana, alla quale il suo spirito e il suo brio sapevano assicurare una particolare attenzione. Nel giornale e fuori dal giornale si lasciò guidare sempre dalla più intransigente rettitudine».
Cassano lo ricorda con una via a suo nome e una lapide posta in Vicolo II Ginnasio dov’erra la sua casa. Strade col suo nome ci sono a Roma e in altri centri. (Pantaleone Sergi) @ ICSAIC 2021 – 12 

Opere 

  • Ricordanze, Tip. Patitucci, Castrovillari 1895;
  • Augurale (XX Settembre 1886), Tip. Patitucci, Castrovillari 1896;
  • Per il suo compleanno, Tip. Patitucci, Castrovillari 1896;
  • Profili calabresi, s.n., Roma 1898;
  • Ebe (versi), s.n., Roma 1898;
  • La vita delle piante, s. n., Cosenza 1900;
  • Politica coloniale, Tip. editrice nazionale, Roma 1913;
  • Diplomazia e politica coloniale, s. n., Roma 1920.

Nota bibliografica

  • Aldo Chierici, Il quarto potere a RomaStoria dei giornali e dei giornalisti romani, Enrico Voghera Editore, Roma 1905, p. 119;
  • Teodoro Rovito, Letterati e giornalisti italiani contemporanei. Dizionario bio-bibliografico, Teodoro Rovito editore, Napoli 1922, p. 154;
  • Gioacchino Lega, Cinquant’anni di giornalismoNote e ricordi di un cronista, Casa della Stampa, Roma 1930, pp. 221-227;
  • John Norman, Repudiation of Fascism By the Italia-American Press,  in «Journalism Quaterly», XXI, 1, 19944
  • Jole Lattari Giugni, I parlamentari della Calabria: dal 1861 al 1967, Morara, Roma 1967, p. 277;
  • Francesco Pennini, Dedicato a Italo Carlo Falbo. Discorsetto puntuale, Fasano, Cosenza 1974;
  • Giuseppe Talamo, Il Messaggero e la sua città, vol. I, 1878-1918, Le Monnier, Firenze 1979, ad indicem
  • Giuseppe Talamo, Il Messaggero e il fascismo, vol. II, 1919-1946, Le Monnier, Firenze 1984, ad indicem;
  • Giuseppe Sircana, Falbo Italo Carlo, in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 44. Roma 1994;
  • Carlo Rango, Italo Carlo Falbo: appunti per una biografia, La Mongolfiera, Doria di Cassano allo Ionio 2009;
  • Fulvio Mazza (a cura di), Sibari, Cassano all’Ionio. Storia cultura economia, Rubbettino, Soveria Mannelli 2011, ad indicem.

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Casellario politico centrale, b. 1932.
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