Femia, Giuseppe

Giuseppe Femia [Locri (Reggio Calabria), 1 febbraio 1910 – 16 maggio 1963]

Nacque a Gerace Marina, odierna Locri, da Francesco, avvocato, e da Emma dal Pozzo, donna di una solida fede religiosa. Dopo di lui nacque il fratello Roberto (futuro colonnello dell’esercito). Il padre, morto all’età di 46 anni colpito da infarto durante un dibattimento in un’aula di Tribunale, lo lasciò all’età di appena otto anni. Il dolore per la perdita trasformò il suo animo sensibile in una grande forza per la vita. Compì gli studi medi e liceali nello storico Convitto «Pasquale Galluppi» di Catanzaro, sotto la guida di insigni docenti che contribuirono a temprare la sua personalità e a conferirgli una solida formazione culturale.  Qui a sedici anni conseguì la maturità classica. E fin da allora – certamente – egli assunse verso se stesso e verso la memoria di suo padre l’impegno per la vita, proseguendo speditamente negli studi universitari.
Il 30 novembre 1929, non ancora ventenne, si laureò in Giurisprudenza presso l’Università “La Sapienza” di Roma con il massimo dei voti e lode. Durante il soggiorno romano per gli studi universitari conobbe e frequentò l’anarchico Errico Malatesta. Il 18 gennaio del 1931 era a Spoleto a prestare il servizio militare. Il 13 giugno del 1932 sposò Vittoria Natoli “Viria”, originaria di Bova, che lo affiancherà con dedizione per tutta la vita, dalla quale ebbe un figlio, Francesco. L’anno successivo affrontò il concorso per Procuratore legale (allora a numero chiuso) risultando al terzo posto della graduatoria.
Rientrato in Calabria, con grande responsabilità, sorretto da un giovanile entusiasmo riaprì lo studio legale del padre, incamminandosi nell’agone dell’attività forense. Nello stesso anno perorò la sua prima causa in Corte d’Assise. Già forte di una profonda cultura giuridico-umanistica, «conquistò le vette dell’eccellenza, giacché pareva uscito dai calchi delle grandi figure forensi del passato» (Casalinuovo), divenendo ben presto uno stimato avvocato di fama. Durante il Ventennio fascista venne a trovarsi nell’orbita dominante del Regime e nel 1934 fu nominato Commissario prefettizio del Comune di Locri. Il 20 aprile 1935 assunse le funzioni di Podestà e rimase in carica fino al 1940 anno in cui dopo la morte dell’ultimo fratello del padre, preso dalla cura del podere familiare nelle colline di Caulonia chiese di essere avvicendato nella carica. Si distinse come amministratore saggio, umano e generoso, pronto a dare il suo aiuto a quanti ne avessero avuto bisogno. Durante gli anni della sua amministrazione tante le opere realizzate, fra queste la costruzione e l’alberazione del frequentatissimo viale Matteotti (ex Via Locri), importante strada per l’accesso agli uffici e alle scuole e la regificazione nell’anno scolastico 1939-40 del Liceo Scientifico.
Partecipò alla seconda guerra mondiale e si congedò con il grado di tenente dell’esercito. Dopo la tragica esperienza della guerra, «che mise definitivamente a nudo, agli occhi di coloro che erano rimasti vittime inconsapevoli del giovanilismo fascista, gli errori e le questioni sociali», maturarono in lui nuove convinzioni politiche, e riprese con fervore la professione di avvocato fino alla sua scomparsa.
Fu eletto continuativamente dal 1946 al 1962 Consigliere dell’Ordine degli avvocati di Locri. Tornò alla vita politica dopo 12 anni. Nel 1952, infatti, aderì al Partito Socialista Italiano e, in piena fiducia, i compagni di partito lo vollero sempre nel Comitato Direttivo della loro sezione. In seguito fu anche componente del Comitato Direttivo della Federazione reggina, nonché nel Consiglio dei Probiviri, contribuendo all’elaborazione di un nuovo programma politico in chiave autonomista.
La sua personalità e conoscenza esercitarono un forte collegamento del Partito al servizio delle classi lavoratrici della provincia. Prova ne fu nelle elezioni politiche del 1953 quando, candidato alle politiche per la Camera dei Deputati portò il suo contributo alla politica del al Psi, risultando il primo dei non eletti con circa 12.000 voti di preferenza. Nel 1956 fu eletto Consigliere comunale di Locri e Consigliere provinciale di Reggio Calabria. Nel 1962 venne insignito dell’Onorificenza di Cavaliere della Repubblica.
Il culmine del suo impegno politico avvenne nelle elezioni politiche dell’aprile 1963 quando, candidato al Senato della Repubblica per il Collegio di Locri, viene eletto con una massiccia e lusinghiera affermazione (12.965 voti, 18 %, la più alta percentuale registrata dal Psi). Memorabili rimangono impresse nella storia della Locride, le date del 1° maggio e dei giorni successivi, quando malgrado la stanchezza per la dura competizione elettorale, raggiunse tutte le piazze dei comuni del collegio elettorale, anche quelle più lontane, per dimostrare la sua gratitudine e l’impegno politico per il riscatto socio-economico della popolazione locridea.
Il 16 maggio, nello stesso giorno dell’inizio della IV Legislatura della Repubblica, quando avrebbe dovuto iniziare l’attività di parlamentare, all’età di 53 anni, venne stroncato da una grave forma di infarto che lo colpì mentre con la famiglia si trovava a Tiriolo per un periodo di riposo (trasferito al reparto cardiologico dell’Ospedale civile di Catanzaro, per qualche giorno si dibatté tra la vita e la morte ma non si riebbe nonostante le cure). Morì durante il viaggio in autolettiga da Catanzaro a Locri (il suo posto in Senato fu preso dal prof. Vincenzo Morabito). Con lui, scriveva un giornale locale del tempo, «la Calabria perde un uomo che seppe conquistarsi con il suo impegno e con dovizia di virtù, dirittura morale e politica un piano di spiccata distinzione… una vivida gloria della terra di Calabria». La notizia della sua morte venne data in prima pagina dall’organo socialista «Avanti!» e il cordoglio del mondo politico fu corale. Pietro Nenni inviò un telegramma di cordoglio alla famiglia e così pure il Gruppo socialista del Senato. Rappresentanti del Senato e della direzione nazionale del Psi parteciparono ai suoi funerali. Il Senato lo commemorò nella seduta del 25 giugno 1963.
A suo nome è intitolata una via cittadina. Nel 50° anniversario della sua morte, la Città di Locri e il figlio Francesco con una mostra storico-retrospettiva dal titolo «…Il sogno spezzato», hanno reso omaggio alla sua figura. (Giuseppe Napoli) © ICSAIC 2021 – 6

Nota bibliografica

  • L. G. Malafarina, L’avv. Giuseppe Femia Senatore socialista del Collegio di Locri, «Gazzetta del Sud», 1 maggio 1963;
  • Ancora gravi le condizioni del compagno Femia, «Avanti!», 15 maggio 1963;
  • Ancora gravi le condizioni del sen. Femia, «L’Unità», 16 maggio 1963;
  • È morto il compagno sen. Femia, «Avanti!», 17 maggio 1963;
  • Muore di collasso cardiaco il senatore socialista Femia, «Corriere della Sera», 17 maggio 1963;
  • Catanzaro: è morto il senatore Femia, «L’Unità», 18 maggio 1963;
  • Giuseppe Calogero (a cura di), Storia e cultura della Locride, Editrice La Sicilia, Messina 1964;
  • Mario Casalinuovo, Giuseppe Femia, Locri 5 luglio 1964, Tip. ”Multa Pacis”, Varese 1964;
  • Fiorita Coluccio, Francesco Femia, Omaggio a Giuseppe Femia… Il Sogno spezzato, Attisanografia, Siderno 2013;
  • Stefania Perrone, Una mostra a Locri per ricordare l’esperienza di Giuseppe Femia, «Gazzetta del Sud», 9 maggio 2013;
  • Pino Albanese, Una mostra per Giuseppe Femia, «il Quotidiano della Calabria», 17 maggio 2013.
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