Jannuzzi, Emilio

Emilio Jannuzzi [Fuscaldo (Cosenza), 1 marzo 1847 – doc. fino al 1900]

Il lungo elenco degli artisti fuscaldesi dell’Ottocento, fra i quali occupa un posto di primo piano la compagine familiare dei Santoro, comprende anche il pittore Emilio Jannuzzi, nato da Arcangelo, di professione Cancelliere, e da donna Cherubina Carnevale. Alla sua nascita fu dichiarato con gli altri tre nomi Aurelio, Paolo, Maria. Allo stato attuale degli studi, purtroppo, sappiamo ancora poco sia in merito alle vicissitudini della sua vita privata sia sul percorso evolutivo della sua pittura. Tuttavia, le poche e frammentarie notizie note ci consentono di affermare che Jannuzzi è stato una personalità artistica di rilievo degna di essere ricordata, fra i personaggi calabresi più illustri della seconda metà dell’Ottocento. 
Intorno ai vent’anni, dopo gli studi classici, maturò l’idea di perfezionare le sue innate inclinazioni artistiche nel Reale Istituto di Belle Arti di Napoli e fece richiesta di un sussidio all’Amministrazione Provinciale di Cosenza, che fortunatamente il 18 gennaio del 1868, deliberò a suo favore, per un anno, una modesta pensione di 350 lire. Conseguentemente, grazie anche al sostegno ricevuto dalla famiglia, si recò a Napoli dove nei primi giorni di marzo del 1869 presentò la richiesta di ammissione al Reale Istituto, per studiarvi Disegno e Pittura. La domanda, tra l’altro, era anche accompagnata da una missiva di presentazione, a firma di un tal Ferdinando Cagnetta, suo ex insegnante di Letteratura Italiana al ginnasio (Saut, 2016).
Nel mese di ottobre dello stesso anno 1869, partecipò (senza successo) a un concorso che fu espletato all’interno dell’Accademia partenopea, bandito dalla Deputazione Provinciale, per l’aggiudicazione di una pensione di £. 1000 annue per un triennio. Al concorso gareggiarono gli altri giovani del cosentino, Alfonso Maldacea, Rocco Ferrari di Montalto, Tito Granata di San Fili, Giuseppe Curci di Amantea e Giuseppe Cosenza di Luzzi, che si aggiudicò la pensione. 
Jannuzzi durante il suo apprendistato nel Reale Istituto di Belle Arti, come nell’anno 1870, fu più volte meritevole di premi nella Scuola di Disegno. E, almeno fino al mese di giugno del 1874, continuò a svolgere il suo alunnato artistico, come attesta un certificato di frequenza agli studi, a firma del maestro Giuseppe Mancinelli che fu inviato dal Reale Istituto partenopeo al Consiglio Provinciale di Cosenza per sollecitare il pagamento della retta mensile della sua pensione. Durante la stagione estiva dell’anno successivo (1875), portati a termine evidentemente gli studi, sempre nelle sale dell’Accademia partenopea, partecipò agli esami di abilitazione, per il conseguimento della «patente», valevole per l’insegnamento di disegno nelle scuole Tecniche e Magistrali.
Nel Reale Istituto di Belle Arti sappiamo anche che «divenne assistente presso la Scuola superiore di Pittura figurativa e di paesaggio» (Saut), incarico che però, molto probabilmente, svolse per un breve periodo. Dopodiché, oltre a continuare a svolgere l’attività di pittore, intraprese anche quella docente di disegno. Grazie, infatti, a recenti acquisizioni di archivio, nel 1898 risulta documentata la sua attività di magistero nella Scuola Tecnica di Cosenza e poi, nel 1900, in quella di Potenza. Ma non è escluso che la sua carriera di docente fosse già iniziata in Puglia, sin dalla prima metà degli anni Ottanta, quando da Napoli giunse nella cittadina di Campi Salentina (Lecce). 
Pur essendo a conoscenza di un numero molto esiguo delle sue opere, tuttavia esso ci consente ugualmente di poter valutare e delineare criticamente, come una sorta di campionatura, gli svolgimenti stilistici più riconoscibili della sua pittura, che sono esplicitati da un cromatismo corposo, denso di materia pittorica, che privilegia anche la resa descrittiva dei particolari.
L’artista, con efficace realismo, intriso di sentimento, trattò soggetti di genere, sia di tono borghese sia di ambientazione rurale che con serena e semplice vita quotidiana, «mostrano una scelta del pittore orientata verso le simili composizioni del gruppo degli artisti palizziani, militanti al vicolo San Mattia, come Achille Martelli, Michele Lenzi e lo stesso Cefaly, autori di quel filone di realismo minuto, d’intonazione popolare, da “racconto del focolare”» (Saut).
Quando era ancora allievo all’Accademia partenopea, realizzò l’interessante dipinto Sogno di una giovane ricamatrice, firmato e datato nel 1873 (Cosenza, coll. Amministrazione Provinciale). 
L’opera, identificata agli inizi degli anni duemila dal prof. Tonino Sicoli, tra vecchi e polverosi cimeli giacenti in uno scantinato del palazzo della Provincia cosentina, presenta un interno domestico tipicamente borghese. Al centro di una stanza vi è una giovane ricamatrice seduta su una poltrona, rappresentata in un momento di riposo e di rilassamento fisico e mentale, mentre avverte un piacevole impulso interiore, che evoca suggestioni romantiche del Toma. Con la testa leggermente abbassata, rivolge il pensiero a qualcosa o a qualcuno, lasciando penzolare la mano sinistra dal resto del corpo, abbigliato con un elegante vestito bianco che si stacca dal fondo scuro.
L’artista partecipò più volte alle mostre della Società di Promotrice di Belle Arti di Napoli, nonché espose a importanti eventi espostivi svolti a Torino e a Milano. Alla Promotrice partenopea del 1874 fu presente con l’opera La buona mamma assieme ad altri due soggetti floreali, e a quella del 1875 espose i tre dipinti Studio dal vero, E due volte pel cor non torna Aprile e Ora malinconica. Poi si fece apprezzare a quella del 1876 e a quella successiva del 1877 con il dipinto La cura dei polli. Alla mostra dell’edizione XIX, del 1883, invece, espose Il racconto nella leggenda (Napoli, coll. Amministrazione Provinciale, ora Città Metropolitana), nello stesso «anno in cui l’artista ricevette una menzione d’onore al Reale Istituto» (Saut). L’opera raffigura un soggetto di genere, di gustoaneddotico, ambientato in un interno domestico, aventi come protagonisti una signora anziana attorniata da quattro ragazzi seduti (suoi nipoti), che con spigliata attenzione ascoltano il suo racconto. A Milano partecipò a due edizioni della mostra annuale della Reale Accademia di Belle arti di Brera: a quella del 1873, con il dipinto dal titolo Fiori e a quella dell’anno successivo espose Il nonno (studio dal vero) più altre tre opere di soggetto floreale. Altre sue presenze, per quanto è a nostra conoscenza, si registrano a Torino, dove nel 1876 partecipò alla mostra annuale della Società Promotrice di Belle Arti e alle due successive mostre dell’Esposizione Generale Italiana. A quella del 1884 con l’opera Oh dolcezza perduta, nel cui catalogo la registrazione del luogo della sua provenienza risulta a Campi Salentina (Lecce), mentre poi a quella del 1898, proviene da Cosenza, assieme anche al pittore Enrico Salfi.
Un’altra sua interessante opera, del 1884, dal titolo Vecchia con bambine, si conserva pure nella collezione dell’ex Amministrazione Provinciale di Napoli. La scena dell’opera, in primo piano, nel suo stretto sviluppo verticale, presenta una vecchia signora, forse cieca, assieme a due vivaci ragazze viste di profilo, ferme sulla via, all’esterno di una chiesa, che parlano l’una di fronte all’altra. L’anziana signora, che, a destra, prende forma, nella sua rigida postura colonnare, segue la ragazza più grande, tenendo la mano poggiata sulla sua spalla. 
Dell’artista, purtroppo, dopo il 1900 non sappiamo più nulla sia per quanto attiene alla conoscenza di altre sue opere, sia in merito ad altre notizie biografiche. Pertanto, ignoriamo se fosse stato sposato, nonché l’anno della sua morte. Si spera, però, che in futuro queste lacune possano essere colmate con ulteriori e più organici studi. (Tarcisio Pingitore) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Esposizione Italiana di Belle Arti in Torino 1884, Divisione I, Belle Arti/Arte Contemporanea/catalogo ufficiale, Unione Tipografico-Editrice, Torino 1884, p. 42.  
  • Tarcisio Pingitore, Sussidi a giovani calabresi studenti di Belle Arti a Napoli nella seconda metà dell’Ottocento, «Il Corriere di Roma», 15 maggio 1998;
  • Catalogo generale dei dipinti e delle sculture dell’Amministrazione Provinciale di Napoli, in catalogo dell’omonima mostra La Collezione d’Arte della Provincia di Napoli (a cura di L. Martorelli), U. Allemandi & Co., Torino-Londra 2001, p. 136.
  • Gino D’Alessio, Catalogo generale dei dipinti e delle sculture dell’Amministrazione Provinciale di Napoli, in catalogo dell’omonima mostra La Collezione d’Arte della Provincia di Napoli (a cura di L. Martorelli), U. Allemandi & Co., Torino-Londra 2001,  p. 136.
  • Tarcisio Pingitore, Emilio Jannuzzi, in catalogo Rubens Santoro e i pittori della provincia di Cosenza fra Otto e Novecento (a cura di T. Sicoli-I. Valente), Edizioni AR&S, Catanzaro 2003, p. 149. 
  • Lina Saut, Emilio Jannuzzi, in catalogo l’altro Ottocento. Dipinti della collezione della Città Metropolitana di Napoli (a cura di I. Valente), Edizioni artstudiopaparo, Napoli 2016, pp. 86-87.
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