Mesiti, Emma

Emma Mesiti [Siderno (Reggio Calabria), 13 dicembre 1903 – Locri (Reggio Calabria, 7 luglio 1989]

Nacque con parto gemellare insieme alla sorella Lucia, ultime di sette figli. Il padre Vincenzo aveva terreni e rendite che garantivano ai suoi una sufficiente agiatezza. La mamma, Fortunata Cerullo, giunse a Siderno da Maiori, nella scia dell’allora florida corrente di commercio fra la costa amalfitana e la riviera ionica. Dopo la sua scomparsa prematura, Emma fu affidata alla sorella Giuseppina, prima a Licata, quindi a Roma e a Savona, seguendo i trasferimenti del cognato, impiegato delle Ferrovie. 
Durante la quaresima del 1918, nei mesi più duri della Grande Guerra, mentre il fratello Francesco Agostino veniva ferito in combattimento, Emma maturò la scelta della clausura. Da Savona scrisse al padre per chiedergli il permesso di entrare in convento, ma ebbe in risposta un netto rifiuto e ne fu prostrata fino ad ammalarsi. Si risollevò col ritorno in Calabria, ospite a Catanzaro dell’altra sorella Caterina, dove ritrovò Lucia, da cui non si separò più. 
Alla morte del padre, nel 1926, Emma poté decidere liberamente il proprio destino. Si consacrò a Dio da laica, attraverso l’Azione Cattolica e l’Istituto della Regalità, fondato da Armida Barelli (che incontrò più volte) e padre Agostino Gemelli. Completati gli studi, iniziò a insegnare nei corsi serali per adulti, quindi alle scuole elementari di Siderno, dove rimase in servizio per trentatre anni, quasi sempre da precaria poiché l’apostolato le fece trascurare la stabilità lavorativa. Nel 1933 fu eletta presidente della Gioventù femminile di Azione Cattolica della Diocesi di Gerace, con l’approvazione del vescovo Giovanni Battista Chiappe, originario del savonese, ricordato per zelo e umiltà.
La Chiesa calabrese era ancorata a vecchie forme devozionali e il ruolo del laicato era poco considerato. La Mesiti fu inserita nel gruppo di formatrici dei quadri associativi. Dal 1933 furono organizzati a Paola corsi d’orientamento per le giovani e l’Unione donne di Azione Cattolica e pian piano si riuscì a far breccia nei pregiudizi della società calabrese. Le ragazze finalmente uscirono di casa, affrontando in alcuni casi viaggi di duecento chilometri per partecipare in gran numero agli incontri. Emma fece di tutto per condurvi le donne della sua diocesi, “stanandole” dalle piccole realtà locali. Nel 1937 promosse l’apertura di tre scuole per la formazione delle dirigenti, a Locri, Siderno e Roccella. Nel 1939 contribuì alla riuscita della «Settimana della Giovane», che vide la partecipazione a Siderno di ben ottocento persone. Un raduno organizzato dalla Gioventù femminile di Azione Cattolica, nonostante il preteso monopolio educativo del regime fascista.
Assetata di conoscenza, si iscrisse adulta all’Università di Napoli, ma la guerra interruppe ogni cosa. Fu sfollata a Tagliacozzo, in Abruzzo, e dovette attendere a lungo prima di riprendere gli studi, stavolta presso la facoltà di lettere di Messina, dove superò tutti gli esami senza mai risolversi a presentare la tesi. A chi la spronava a far l’ultimo passo rispondeva: «Mi interessa sapere, non essere».
Rientrata a Siderno nel 1945, si dedicò al volontariato e all’Azione Cattolica. Per lei non bastava sostenere materialmente le persone, si doveva pensare alla loro crescita umana e spirituale, come richiedeva il momento storico. Le elezioni per l’Assemblea costituente e quelle politiche del 1948 videro la Mesiti sostenere da esterna la Democrazia Cristiana. Girò senza sosta la Diocesi, attirandosi gli strali degli avversari politici. «Domani vi manderemo all’altro mondo», le dicevano gli attivisti di sinistra, un po’ canzonandola e un po’ minacciandola sul serio. «Mi mandate in paradiso», rispondeva lei, «il Signore mi aspetta a braccia aperte».  
L’impegno continuò, sotto altra forma, con l’Anno Santo del 1950, quando fu lanciata la «Crociata del grande ritorno». Si trattava di riportare all’ovile i cattolici che avevano scelto il socialcomunismo, attraverso un capillare lavoro di propaganda culturale e religiosa. Per Emma non fu facile adeguarsi all’invito, considerato che nella sua Siderno l’amministrazione del sindaco Cosimo Jannopollo (Psi) era impegnata, con l’aiuto di tutti, a riaprire scuole, ricostruire strade, rimettere in movimento commerci e agricoltura. 
Costante l’attenzione della Mesiti alla condizione giovanile. Fu consigliera discreta di molte ragazze che cercavano un orientamento vocazionale. Quando nel Sessantotto esplose la contestazione non condannò i giovani ma si chiese cosa li spingesse a protestare. Riuscivano le assemblee liturgiche della Chiesa cattolica a trasmettere la stessa tensione partecipativa che si respirava in una riunione politica studentesca? Emma partecipò a un congresso dal titolo significativo: “Contestazione e apostolato”. E nel suo quaderno appuntò: «I giovani vogliono essere ascoltati… Saranno conquistati da chi saprà comprendere la loro inquietudine». 
Considerò la formazione un dovere permanente. Da anziana la sua presenza alle attività ecclesiali sorprendeva tutti. Emma, ingobbita dagli anni, ridotta quasi alla cecità e col cuore malandato, aveva uno spirito zampillante d’energia. Era la prima a intervenire nelle discussioni, a porsi in ascolto di un relatore, a polemizzare quando qualcosa non la convinceva. 
Visse modestamente, disinteressata al denaro, offrendo il poco che aveva per opere di carità o missionarie. In un taccuino del 1984, pieno di conti e minute di pagamento, scrisse: «Sono povera; mi presento al cospetto di Dio come una creatura miserabile». Nell’aprile del 1986 abbozzò il testamento spirituale, rivolgendosi a Dio: «Rendimi capace di chiudere il mio terreno cammino in un atto profondo di puro amore per Te, nell’accettazione serena e gioiosa della tua adorabile volontà». Fu una mistica della porta accanto, che colmò il fossato tra affari temporali e spirituali. Nell’ultimo quaderno, datato 5 luglio 1989, con gli appunti presi a Locri durante una tre-giorni di esercizi spirituali dell’Azione Cattolica tenuti dal vescovo Antonio Ciliberti, si legge: «Il laico è chiamato a essere santo. E che cos’è la santità? È Dio stesso… Santificarsi per santificare».
Proprio in quell’occasione ebbe una fatale crisi cardiaca. Ricoverata all’ospedale di Locri, si spense il 7 luglio. Con ostinazione aveva deciso il proprio destino, senza farsi condizionare dai preconcetti maschilisti. Il celibato fu per lei una scelta consapevole e coraggiosa, una sfida a chi la immaginava solo come moglie sottomessa al coniuge. Fu aiutata dalla fede religiosa e dal carattere forte e schietto. Prese il Vangelo alla lettera e pretese sempre coerenza. Ai funerali il presidente diocesano dell’Azione Cattolica, Franco Bono (di cui è aperta la causa di beatificazione), la ricordò così: «Spirito mai domo, perché mai rassegnato; sempre in ricerca; piegato allo studio, alla preghiera, alla riflessione: ti si applica molto bene quell’espressione di Sant’Agostino, che tu stessa amavi sovente ripetere: «O Signore, il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te!». (Enzo Romeo) © ICSAIC 2021 – 03

Nota bibliografica

  • Pietro Borzomati (a cura di), L’Azione cattolica femminile degli anni Trenta in Calabria. Atti dell’incontro promosso dalla delegazione regionale a.c.i. calabrese per la ricorrenza cinquantennale dell’inizio dei corsi di Paola [sic], Paola, 16 settembre, 1984, Editrice Ave, Roma 1985, p. 73;
  • Quando la Chiesa ha un volto di donna.  Emma Mesiti, una laica per il Vangelo, postfazione di Maddalena di Spello, Ave, Roma 2002.
RSS
Twitter
Visit Us
Follow Me
YouTube
Instagram