Mileto, Carlo

Carlo Mileto [Polistena (Reggio Calabria), 7 giugno 1874 – 11 maggio 1942]

Nasce in una famiglia benestante da Domenico e Teresina Albanese; il padre dal 1872 fa parte del consiglio comunale e nel 1876 è eletto sindaco di Polistena rimanendo in carica per due anni. Dopo la scuola elementare frequentò il Liceo classico a Reggio Calabria, conseguendo la licenza nel 1892. Studente di Giurisprudenza all’Università di Napoli, diventa dapprima seguace dell’on. Giovanni Bovio, repubblicano e suo docente di Filosofia del Diritto, ma nel 1895 s’iscrive al partito Socialista. Dopo la laurea, continua a risiedere a Napoli dove comincia a esercitare l’attività di avvocato e stringe amicizia con Libero Bovio, figlio del suo Maestro, giovane ed estroso paroliere, compositore e attore. Collabora con la nuova rivista socialista «La Propaganda» fin dalla sua fondazione nel 1899 ma non si mette in evidenza né si segnala per azioni che possano destare l’attenzione delle autorità di Pubblica Sicurezza. 
Nel 1902 ritorna a Polistena ed entra subito in contrasto con il padre che si aspetta che inizi a esercitare l’attività di avvocato mentre egli preferisce dedicarsi al proselitismo e alla propaganda. 
Nel maggio dell’anno dopo tiene un comizio per commemorare l’on. Giovanni Bovio, che era morto in aprile, e collabora con l’«Avanti!» e «La Luce», giornale socialista che si stampa a Reggio Calabria. Inizia la sua attività politica costituendo, insieme con altri giovani professionisti e intellettuali, un circolo culturale che viene chiamato «Circolo delle anime erranti» che arriva a contare oltre 200 soci, ma che non mantiene i propositi rivoluzionari enunciati e ben presto rifluisce verso attività meno impegnative. Nel 1904, con Francesco Arcà e Pasquale Creazzo, accompagna Enrico Ferri, candidato nel collegio di Cittanova, nel suo giro elettorale e l’anno successivo sostiene Arcà che si presenta candidato per un seggio al consiglio provinciale. Questo suo attivismo attira l’attenzione dei carabinieri che lo segnalano come «sovversivo» e «socialista» e lo descrivono come un soggetto che «non gode buona fama nel pubblico per le idee sovversive che professa; di carattere violento [anche se] …possiede buona educazione ed è di intelligenza sveglia». Interessanti anche le annotazioni sul carattere e sul comportamento: si parla di «espressione fisionomica altera»; di «portamento svelto» e di abbigliamento abituale «decente con poca ricercatezza». 
Secondo la relazione che il Prefetto di Reggio Calabria invia alla Direzione Generale di P.S. presso il Ministero dell’Interno, è una persona che «ha buona cultura. È laureato in Legge, non esercita la professione, né si dedica ad altri lavori, provvedendo al di lui sostentamento il padre col reddito dei beni stabili che possiede». Il solerte funzionario non manca di far notare che «verso la famiglia si comporta mediocremente, per il fatto che non vuole assecondare il desiderio del genitore» di avviare l’attività professionale. Il Prefetto dispone che venga sorvegliato e che la sua corrispondenza sia intercettata poiché lo ritiene, per le sue capacità oratorie, per la sua cultura, per il suo portamento e la facilità di relazionarsi con gli altri, specialmente con «individui della classe operaia», un propagandista pericoloso. Tutte le annotazioni negative sono dirette ovviamente a sminuire il ruolo e l’influenza che egli riesce a esercitare all’interno della comunità polistenese e negli ambienti socialisti della zona.
Nel 1907 viene nominato giudice conciliatore del comune di Polistena ed è costretto a rallentare l’attività politica, tuttavia la P. S. non smette di esercitare un’attenta vigilanza. 
Nel 1913, nelle prime elezioni a suffragio universale maschile, favorisce la candidatura dell’avv. Francesco Arcà e insieme con Pasquale Creazzo e Diomede Marvasi forma il Comitato elettorale socialista pro-Arcà, una sorta di «Comitato di Garanti» visto che Arcà ha abbandonato il Partito Socialista schierandosi con i sindacalisti rivoluzionari e quindi non può essere considerato il candidato ufficiale del Partito. Segue con passione la lunga battaglia elettorale che si sviluppa a Polistena, a Cinquefrondi e a Radicena (odierna Taurianova), considerati, insieme con Cittanova, i centri nevralgici in cui si gioca la partita delle elezioni contro il fortissimo candidato giolittiano, avv. Giovanni Alessio, deputato uscente.
Coinvolto negli incidenti del 25 agosto del 1913 a Polistena, durante i festeggiamenti in onore di san Rocco, generati da una provocatoria imposizione poliziesca e poi degenerati in tafferugli e tumulti, con coraggio difende i compagni arrestati e presenta una memoria difensiva che viene diffusa sulla stampa socialista.
A ottobre, una settimana prima dello svolgimento delle elezioni, a Cittanova, mentre è in corso una riunione del Comitato elettorale di Arcà, un gruppo di persone rimaste sconosciute, lancia alcune pietre e spara colpi di pistola contro la sede del Comitato. Presente alla riunione, è tra i primi ad accorrere e ad affrontare a viso aperto gli avversari che, però, si dileguano nell’ombra. L’aggressione viene denunciata anche in Parlamento, ma ha l’effetto di inasprire ulteriormente la vigilanza sui socialisti. L’elezione di Arcà, alla quale ha contribuito con grande impegno, passata la prima fase di entusiasmo per essere riusciti a portare in Parlamento l’unico deputato socialista della Calabria, lo lascia fortemente deluso sia per la scelta del neo-deputato di iscriversi al Gruppo dei Socialisti indipendenti sia per le posizioni filo interventiste che Arcà assume allo scoppio del conflitto. 
Nei confronti della guerra, invece, mantiene all’inizio una posizione rigorosamente neutralista in sintonia con la posizione assunta dalla federazione di Palmi e dagli altri socialisti della Piana e della zona Jonica e successivamente manifesta apertamente la sua netta opposizione al conflitto. Terminata la guerra s’adopera fin dai primi mesi del 1919 per la ricostituzione della sezione socialista e promuove la costituzione di una cooperativa di lavoratori – «La Riscossa» – con lo scopo di favorire l’occupazione dei tanti reduci e di ottenere l’assegnazione dei terreni incolti o mal coltivati così come indicato dai R. D. Visocchi, Falcioni e Micheli. Le adesioni nel giro di pochi mesi crescono in maniera imponente e così la Cooperativa si struttura in più sezioni produttive che comprendono il comparto edilizio, quello agricolo e quello calzaturiero. L’anno dopo la Cooperativa apre anche una sezione di consumo con uno spaccio riservato ai soci. «La Riscossa» verrà sciolta nel 1925 e incorporata negli Enti del regime. La disastrosa situazione alimentare verificatasi nell’estate del 1920, porta a una esasperazione degli animi tale che molti militanti socialisti, irretititi dalle manovre di alcuni esponenti della borghesia locale, si rendono protagonisti di violente azioni di protesta che costringono il Partito da lui guidato sulla difensiva. L’incendio del Municipio di Polistena del 7 luglio 1920, frutto di un’azione impulsiva e scomposta di un gruppo di giovani socialisti, sobillati ad arte da alcuni ex sindacalisti rivoluzionari, lo obbliga a prendere le distanze dai responsabili e al contempo ad approntare per gli arrestati, in accordo con la Direzione nazionale del Partito, una adeguata difesa. La sconfitta alle elezioni amministrative del 1920 fu inevitabile e il Blocco liberal-conservatore, dentro il quale confluirono pure gli ex sindacalisti, aderirà ben presto al fascismo.
Nel 1921, comunque, è candidato nella lista del Partito Socialista Ufficiale alle elezioni politiche ottenendo un risultato discreto, quasi 2.000 voti di preferenza, ma senza essere eletto. Il 1° maggio del 1922, a Polistena, al termine di un imponente corteo, tiene un comizio per celebrare la festa dei lavoratori, che, in realtà, è l’ultimo dei grandi scioperi generali della Piana. Tra il 1924 e il 1926 svolge un’intensa attività antifascista, ma a causa delle continue persecuzioni ben presto è costretto ad abbandonare la politica attiva.
Se gli vengono risparmiati ulteriori umiliazioni nonché il confino e il carcere, ciò è dovuto alla stima e all’amicizia che per lui nutre Gregorio Cavatore, fascista della prima ora, vice-questore e capo della squadra mobile di Reggio Calabria, che ammira la sua coerenza e la sua correttezza. Si ritira a vita privata dedicandosi alla professione di notaio che esercita a Polistena e dal 1939 anche a Taurianova. Ammalatosi di polmonite, sposa poco prima di morire, Giuseppina Raso, con la quale aveva intrecciato da tempo una relazione e che gli aveva dato due figli. Secondo una romantica leggenda, la polmonite fu causata da una prolungata esposizione a torso nudo per la realizzazione di un suo busto in terracotta dello scultore Narino Tigani; busto che oggi si trova esposto nel Museo di Polistena, città che lo ricorda con una via intestata a suo nome. (Antonio Orlando) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica 

  • Enzo Misefari, Le lotte contadine in Calabria nel periodo 1914-1922, Edizioni Jaca Book, Milano 1972;
  • Giuseppe Masi, Socialismo e Socialisti di Calabria (1861-1914), Società Editrice Meridionale, Salerno-Catanzaro 1981;
  • Vincenzo Fusco, Polistena. Storia sociale e politica (1221-1979), Edizioni Parallelo 38, Reggio Calabria 1981;
  • Antonio De Leo, Storia del Socialismo in Calabria, La Brutia Editrice, Polistena 1984;
  • Gaetano Cingari, Il Partito Socialista nel Reggio (1888-1908), Laruffa, Reggio Calabria 1990.

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Casellario Politico Centrale, b. 3287.
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