Misiano, Francesco

Francesco Misiano [Ardore (Reggio Calabria), 26 giugno 1884 – Mosca 16 agosto 1936] 

Nacque in una modesta famiglia da Giuseppe e da Carolina Zagarese: il padre era un sarto che, da autodidatta, dava consigli legali ai contadini della zona, la madre una insegnante-istitutrice. Secondo di cinque figli, passò l’adolescenza a Palizzi dove la madre insegnava. Studiò nel collegio francescano di Assisi. Si diplomò ragioniere. Nel 1907 fu assunto dalle Ferrovie e si trasferì a Napoli dove l’anno successivo aderì al Partito socialista. Nel 1911 fu iniziato alla massoneria nella Loggia Giovanni Bovio che, con coerenza politica, abbandonò tre anni dopo scegliendo di restare nel partito dopo il congresso socialista di Ancona, dove si schierò con la frazione intransigente, contraria a una partecipazione del partito al governo. Sempre nel 1911 sposò Maria Conti, una maestra elementare, dalla quale ebbe tre figli: Carolina, Ornella e Walter. 
Nel giugno 1914, come segretario della sezione socialista, assieme ad Amadeo Bordiga appoggiò lo sciopero generale a sostegno della «settimana rossa» di protesta contro la guerra. Furono entrambi licenziati. Si dedicò allora totalmente al partito. Divenne corrispondente dell’«Avanti!» e fu inviato a Torino per dirigere la sezione del sindacato ferrovieri. Nel capoluogo piemontese subì un arresto nel corso di una manifestazione antimilitarista e pacifista. Scoppiata la guerra fece domanda di entrare, come suo diritto, nella scuola allievi ufficiali, ma gli furono sbarrate le porte dopo una relazione “negativa” del Prefetto. Subì anche un internamento in manicomio, ma il 13 maggio, la notte prima di partire per il fronte s’allontanò dalla caserma per salutare moglie e figlie e fu dichiarato disertore. Fuggì dall’Italia e fu condannato in contumacia. A Zurigo, dove riparò per evitare la fucilazione, entrò in contatto con altri disertori italiani, tra cui Bruno Misefari, l’«Anarchico di Calabria». Nella Confederazione elvetica collaborò con il Partito socialista svizzero e dal 1916 al 1918, sostituendoAngelica Balabanoff, diresse il settimanale «L’Avvenire del Lavoratore», giornale fondato nel 1898. Sulle pagine del periodico avviò una campagna pacifista difendendo la neutralità del paese contro i reazionari elvetici. In quel periodo conobbe Lenin che, assieme alla Balabanoff pensava a una nuova Internazionale socialista. Nel 1918, però, in un fiume e nella sede de «L’Avvenire», furono ritrovate alcune bombe e le autorità zurighesi procedettero al suo fermo. La sua situazione in Svizzera divenne precaria e si allontanò dal Paese, chiamato a Mosca da Lenin per dirigere un giornale dedicato ai volontari italiani in Russia. Si fermò in Germania. E nel gennaio successivo si trovò coinvolto nei moti comunisti e spartachisti di Berlino. Ferito e catturato durante la difesa del «Vorwarts», l’organo del Partito socialdemocratico tedesco, fu condannato a dieci mesi di reclusione nel carcere di Moabit. Venne rimesso in libertà grazie all’intervento di Gustavo Sacerdote, corrispondente dell’«Avanti!» da Berlino che, su sollecitazione di Oddino Morgari, fece pressioni sul governo socialdemocratico tedesco. Scarcerato, Misiano non poté rientrare a Zurigo poiché, nel frattempo, era stato espulso dal Paese da parte del Consiglio federale «per aver messo in pericolo la sicurezza della Svizzera».
Il Partito socialista, allora, nelle elezioni del 1919 lo candidò sia Napoli e sia Torino: Primo degli eletti in entrambi i collegi optò per la circoscrizione piemontese, lasciando il seggio di Napoli a Bruno Buozzi. Rientrato in Italia dopo l’amnistia, nella notte fra il e 1’8 dicembre del 1919, contro di lui si scatenò una violenta campagna persecutoria. Legato da profonda amicizia con Bordiga, partecipò al Congresso socialista di Livorno del 1921 e si schierò per la fondazione del Partito Comunista d’Italia (PCd’I). 
Come rappresentante dei massimalisti di sinistra fu incluso nel comitato centrale del nuovo partito, e nella consultazione elettorale del maggio successivo, la sua candidatura fu riproposta nei collegi di Napoli e Torino: risultò il più votato a Torino con 52.893 preferenze, mentre a Napoli, dove riportò 3.570 preferenze, il partito non raggiunse il quorum. Misiano oltre alla carica di parlamentare accettò quella di segretario della Camera del lavoro di Napoli. E in questa veste sostenne il movimento contro il caroviveri e appoggiò l’occupazione delle fabbriche anche attraverso la collaborazione con il giornale «Il Soviet» di Bordiga. Durante la seduta inaugurale della legislatura, il 13 giugno, a Montecitorio fu aggredito e percosso da un gruppo di deputati fascisti, guidati da Farinacci. Fuori dalla Camera, Misiano fu aggredito nuovamente dagli squadristi e, rasato, imbrattato di vernice e sputacchiato, fu costretto a sfilare nel centro di Roma con un cartello al collo. Antonio Gramsci definì l’episodio «nauseante», un atto «di pura e semplice delinquenza». Misiano, di fatto, divenne bersaglio delle scorrerie fasciste, innescate da Gabriele D’Annunzio contro le cui posizioni interventiste nel 1920 aveva cercato di sollevare la popolazione di Fiume: D’Annunzio emise un “ordine” nei suoi confronti, una sorta di condanna a morte da infliggersi «a ferro freddo», cioè all’istante, da parte dei suoi legionari. Nonostante l’amnistia del presidente Nitti, per i suoi trascorsi di disertore fu condannato dal Tribunale di Milano a 10 anni con la condizionale. E la sua elezione fu annullata. La sua permanenza in Italia era diventata molto pericolosa per lui e la sua famiglia. Fuggirà per Berlino il 15 dicembre del 1921, dove collaborò col Soccorso Operaio Internazionale (Soi). Fu l’inizio di una seconda vita e dal 1922 in poi si dedicò con dedizione al Soi. Il suo impegno prettamente politico non venne meno. Per denunciare la repressione del fascismo in Italia nel 1927 diede vita a una rivista in lingua tedesca dal titolo «Faschismus», da lui diretta con lo pseudonimo di Martini. 
Willi Münzenberg deputato al Reichstag e dirigente del Kpd (Kommunistische Partei Deutschlands), con il quale fondò il Comitato Pro-Russia che Misiano trasformò in Internationale ArbeiterHilfe (Iah), gli affidò l’incarico di fondare a Mosca una casa di produzione cinematografica, la Merzabpom (traduzione russa di Internationale ArbeiterHilfe). Nel 1924, così, si trasferì nella capitale dell’Urss, di cui in seguito prese la cittadinanza, con la moglie e le due figlie femmine (il maschio, «minorato fisico», rimase in Italia da uno zio e raggiunse la madre soltanto nel 1937, dopo la morte del padre). Fu quella, per Misiano una stagione importante: la Merzabpom realizzò 240 documentari e 160 film ed egli divenne l’artefice organizzativo maggiore della grande cinematografia russa degli anni Venti, quello di EjzenStejn, Pudovkin, DovZenko, Vertov, KuleSov, Protazanov, Ekk e altri ancora. L’Urss si mostrò, infatti, «molto aperta e tollerante, perfino verso le avanguardie artistiche più ardite» e la sua piccola casa di Mosca, dove aveva allestito una piccola sala di proiezione, divenne un cenacolo accogliente per noti cineasti sovietici, dando vita, così, alla grande stagione del cinema popolare russo.
Nel febbraio 1929, assieme a Münzerberg, ampliò il campo d’interesse con la Prometheus Film che importava in occidente le pellicole girate in Russia (tra le altre La corazzata Potëmkin di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn), e che produsse opere di Bertolt Brecht, Hans Richter, Erwin Piscator, Joris Ivens, Béla Balázs, L’anno successivo, sempre per conto del Soccorso rosso, divenne comproprietario della Filmkartell Weltfilm, e dal 1931 avviò trattative con alcuni scrittori e cineasti tedeschi, molti dei quali furono accolti nella Merzapbom, per produrre filmati di propaganda rivoluzionaria. Nel 1932 fu espulso dalla Germania.
Col passare del tempo, a Mosca il clima divenne pesante e cadde in disgrazia. Accusato di deviazionitrotskiste, fu uno dei primi dirigenti comunisti italiani in Urss a essere colpito dalle repressioni staliniane.
Nel 1936, quando l’Italia di Mussolini andò alla conquista dell’Etiopia, egli si fece mandare nel Corno d’Africa per svolgere una missione antifascista. Nello stesso anno si aggravò una vecchia malattia epatica. Morì a soli 52 anni in un sanatorio vicin o a Mosca. Circolarono voci di un suo assassinio. I dirigenti del PCd’I evitarono il suo funerale.
Per ricordarlo, ad Ardore opera un Centro Studi Ricerche e Formazione intitolato al suo nome. (Aldo Lamberti) © ICSAIC 2020

Pubblicazioni

  • Tenèbre. Bozzetto sociale, Tipografia Luganese Sanvito e C., Lugano 1918;
  • Il Disertore (discorso pronunziato alla Camera dei Deputati), a cura del PCd’I, Milano 1921.

Nota bibliografica essenziale

  • Antonio Gramsci, Politica e delinquenza, «L’Ordine Nuovo», 14 giugno 1921;
  • Tommaso Detti, La frazione terzinternazionalista e la formazione del P.C.I., «Studi Storici»,  12, 3,1971, pp. 480-532;
  • Franca Pieroni Bortolotti, Francesco Misiano. Vita di un internazionalista, Editori Riuniti, Roma 1972;
  • Mario La Cava, Francesco Misiano o della coerenza, «Giornale di Calabria», 5 aprile 1973;
  • Franca Pieroni Bortolotti, Misiano, Francesco, in Franco Andreucci e Tommaso Detti, Il movimento operaio italiano, Dizionario Biografico 1853-1943,  vol. 3, Editori Riuniti, Roma 1977, pp. 477-484;
  • Mario La Cava, La persecuzione di Francesco Misiano«Incontri meridionali», V,  1, 1985;
  • Anna Caroleo, Francesco Misiano e la formazione del PC d’Italia, «Incontri meridionali», V,  2, 1985, pp. 105-117;
  • Claudio Natoli, Francesco Misiano e il Soccorso operaio internazionale, «Studi Storici», 37, 4, 1996, pp. 1227-1255;
  • Giovanni Spagnoletti (con la collaborazione di Michaela Bohmig), Francesco Misiano o l’avventura del cinema privato nel paese dei bolscevichi, Dino Audino, Roma 1997;
  • Bruno Grieco. Anni ’20: Francesco Misiano, grande producer del cinema russo, «Slavia», VII, 4, 1998, pp. 3-14;
  • Nando Marzano e Fortunato Nocera, Francesco Misiano. Il pacifista che portava in valigia la corazzata Potëmkin, Città del Sole, Reggio Calabria, 2009;
  • Giuseppe Masi, Misiano, Francesco, in Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. 75, Roma 2011;
  • Rocco Lentini, Da Riace ad Ardore la storia del cinema, «Azione Metropolitana»,VII, 4-5, 2020.

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Casellario Politico Centrale, fasc. Francesco Misiano, b. 3315.
  • Fondazione Istituto Gramsci, Roma, Carte Misiano;
  • Istituto campano per la storia della Resistenza, Fondo Vera Lombardi, fasc. Centenario della nascita di Francesco Misiani.
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