Mitidieri, Salvatore

Salvatore Mitidieri [Laino Borgo (Cs) 27 novembre 1883 – Vipacco (Gorizia) 24 ottobre 1917] 

Quarto di sette figli di Giuseppe e Teresina Rossi, dopo le classi elementari si dedica alla vita contadina fino all’età di 17 anni per alleviare le fatiche dei genitori nel lavoro dei campi. Riprende gli studi quando nella pensione rilevata dal padre a Laino vi soggiorna Giovanni Cacace, un insegnante di Napoli richiesto da alcune famiglie del luogo per provvedere all’istruzione dei propri figli. Completate le scuole primarie, decide di proseguire gli studi nel seminario di Cassano allo Jonio, nella segreta speranza dei genitori che seguisse le orme sacerdotali di uno zio e due prozii paterni. Per il profitto e la diligenza, nel Ginnasio merita due medaglie d’argento, nonché la promozione nel 1902-1903 alla scuola filosofico-letteraria senza obbligo di esami finali.
La chiamata di leva nel 1903 fu il pretesto per abbandonare il seminario, avendo compreso di non avere vocazione per il sacerdozio. Dopo avere beneficiato di qualche rinvio, tra il 1905 e il 1906 svolge il servizio militare a Bari, dove consegue la licenza ginnasiale, completando il triennio nel Liceo “Cagnazzi” di Altamura. Da qui, con altri studenti, si reca a Messina e Reggio colpite dal terremoto del 1908, guadagnandosi l’encomio del governo per il soccorso prestato ai colpiti dal sisma. Concluso il percorso liceale, si iscrive alla Facoltà di Lettere dell’Università di Roma, usufruendo di una borsa di studio Pezzullo.
Consegue la laurea nel 1913 discutendo con Adolfo Venturi, primo titolare di una cattedra di Storia dell’arte in Italia, una tesi su Mattia Preti. La stima del maestro gli vale l’invito a collaborare alla rivista «L’Arte» da lui diretta a partire dal 1914, pubblicandovi la sua tesi, nel frattempo ampliata dopo l’iscrizione all’Accademia Santa Lucia di Roma e la vincita di una borsa di studio in storia dell’arte medievale e moderna. Alle soglie della laurea, viene coinvolto da Alfonso Frangipane nell’allestimento della prima mostra catanzarese sul pittore di Taverna in occasione del terzo centenario della nascita.
Negli anni romani matura alcune esperienze di docente in scuole tecniche, seguendo qualche corso alla Facoltà di agraria per acquisire conoscenze utili al lavoro agricolo e a quella di medicina, per impratichirsi nelle cure infermieristiche, memore sia del servizio militare prestato nell’11ª Compagnia Sanità di Bari, sia dell’aiuto prestato ai terremotati calabro-siculi.
Nel 1915 è chiamato alle armi e destinato in zona operazioni a Pocol col grado di caporale aiutante di sanità in un ospedaletto del IV Corpo d’armata. Il titolo di studio posseduto e le sue qualità morali ne favoriscono la promozione nel ruolo degli ufficiali di complemento. Nel corso della 12ª battaglia dell’Isonzo del 24 ottobre 1917 trova la morte a Vipacco (all’epoca provincia di Gorizia; oggi Vipava in Slovenia). Per il suo sacrificio gli fu conferita dal Ministero della guerra la Medaglia di gratitudine nazionale e, successivamente, in memoria, un Diploma al merito e nel 1921 la Croce al merito di guerra. Al suo nome è intitolata la Biblioteca civica di Laino Borgo e in una lapide del Liceo “Cagnazzi” di Altamura è ricordato con altri alunni di quell’Istituto caduti nella Grande guerra. Nel fascicolo del 1918 della rivista «L’Arte» Adolfo Venturi ne tesse il necrologio, additandolo come «un giovane studioso e forte, […] che avrebbe dato studi e ricerche ai monumenti calabresi».
L’interesse di Mitidieri per Mattia Preti risente sia dell’insegnamento di Venturi di scoprire la vicenda artistica calabrese in base alla dialettica e alla circolarità regione/nazione, superando il pregiudizio di una Calabria pressoché assente in campo artistico, sia della convinzione personale che fosse compito degli intellettuali conoscere e studiare la storia della propria regione, riscattando secoli di emarginazione. Con questo intento, negli ultimi anni universitari dà vita a Laino al quindicinale «Il Convito», attento ai problemi dell’emigrazione e quelli economici del circondario lainese e della regione. La rivista esce solo tra ottobre del 1912 e gennaio del 1913, coinvolgendo gli amici Leone Ricca, Luigi Bloise, Francesco Rogati e Italo Maione, nato a Benos Aires da genitori di Paola e conosciuto all’Università di Roma, avviatosi agli studi germanistica e in seguito docente della disciplina negli atenei di Messina, Palermo e Napoli, oltre che collaboratore de «Il Baretti» e «La Nuova Antologia». Amici precedentemente coinvolti (1910-1912) nella costituzione di una Biblioteca popolare nel suo paese natale, espressione della sua sincera vocazione per la cultura e della persuasione di superare in Calabria e nel Mezzogiorno l’alto tasso di analfabetismo che all’epoca li affliggeva.
Il lavoro su Mattia Preti è la prima indagine storico-filologica sull’artista calabrese, ancora oggi menzionata dagli storici del tavernese. L’indagine consta di un saggio storico-critico su Il Seicento e l’arte di Mattia Preti; di schede di commento e lettura iconografica di quarantotto opere, alcune corredate di foto; di una considerazione riassuntiva sulla poetica pretiana. In appendice, è riportato il catalogo delle opere commentate e non commentate e la bibliografia. (Saverio Napolitano) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Rodolfo Prince, Biografia di Salvatore Mitidieri, in S. Mitidieri, Fiori d’autunnoMattia PretiEpistolario, a cura di R. Prince, Cosenza 1977.
  • Saverio Napolitano, La Grande Guerra nelle lettere e nel diario di un ufficiale calabrese, in «Rivista calabrese di storia del ’900», 2, 2011.
  • Saverio Napolitano, Salvatore Mitidieri storico dell’arte di Mattia Preti, in «Il Veltro. Rivista della civiltà italiana», LVI, 1-2, 2012 e in «Archivio storico per la Calabria e la Lucania», LXXVIII, 2012. 
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