Murdaca, Filippo

Filippo Murdaca [Gerace Marina, 20 aprile 1906 – Roma, 24 settembre 1999]

Nacque a Gerace Marina, odierna Locri, in una famiglia possidente di S. Ilario del Jonio, nella quale, nel rispetto della più antica tradizione, non doveva mancare il laureato. E laureato era il padre di Filippo, Giovanni Battista (1873-1923), che aveva studiato giurisprudenza e che, oltre a curare le sue proprietà, esercitava l’avvocatura nel foro di Gerace Marina. Come il padre, furono penalisti Filippo (secondogenito) e Michele (terzo), mentre Bruno, il primogenito, fu civilista a Roma.
Dopo gli studi medi, Filippo fu mandato a completare la propria formazione a Tivoli, nel Convitto nazionale «Amedeo di Savoia duca di Aosta», quindi a Roma, alla “Sapienza”, dove conseguì la laurea il 13 novembre 1928, a 22 anni di età.
Per gli anni del fascismo non è dato sapere del suo rapporto con il regime, né se abbia frequentato ambienti del movimento cattolico; verosimilmente si dedicò a tempo pieno alla professione forense, acquistandosi una buona dote di competenza e di affidabilità. Risulta impegnato in attività politiche, insieme con il fratello Michele, a partire dalla fine della guerra nel Sud.
Nel 1944 viene ricordato tra i promotori della costituzione a Locri della sezione della Democrazia cristianadel cui consiglio direttivo fece parte insieme con Paolo Carnuccio (segretario politico), Gesumino Aglioti, Vincenzo Carabetta, Eleonora Foti. L’8 marzo 1945, a conferma del ruolo direttivo acquisito, fece parte della delegazione della Dc che intervenne alla riunione per la costituzione del comitato locale del Cln (poi effettivamente varato il 30 agosto successivo).
La sezione locrese della Dc fu per Filippo Murdaca la base di lancio per una quasi trentennale carriera politica, preparata e consolidata simbioticamente con il fratello Michele, questi impegnato a presidiare il territorio in sede locale, lui, stanziandosi a Roma, vicino alle sedi del potere centrale e ai palazzi parlamentari e governativi, frequentati con continuità e solerzia. I Murdaca furono per anni i dòmini del potere locale, costituendo la prima delle tante famiglie politiche che hanno caratterizzato il dopoguerra della Locride.
A Locri, preparò e ottenne la candidatura per la Costituente e conseguì 19.422 voti, risultando terzo tra gli eletti calabresi della Dc, votato coralmente dai cattolici: «la gente che si recava alle urne – si legge nelle dichiarazioni di un attivista comunista dell’epoca – votava a scheda aperta per il principino nel Referendum e per Filippo Murdaca candidato della Dc per l’Assemblea costituente».
Dal 12 giugno 1946 al 31 gennaio 1948, dunque, Murdaca partecipò alla Costituente, ma senza lasciarvi tracce in qualche modo significative, tanto che negli atti dell’Assemblea non si rinviene alcun suo intervento. Ciò, tuttavia, non fu di ostacolo per ottenere la candidatura alla Camera dei Deputati nell’elezione del primo Parlamento repubblicano. E fu nuovamente eletto, unico della provincia di Reggio, sia pure undicesimo fra i tredici deputati calabresi della Democrazia cristiana.
A Montecitorio, fu componente della Commissione Affari di giustizia e autorizzazioni a procedere, ma il 26 luglio del 1951, costituendosi il settimo governo De Gasperi, fu chiamato a farne parte come sottosegretario al Lavoro e alla previdenza sociale, incarico ricoperto fino alla conclusione della legislatura (21 giugno 1953).
In quegli anni, l’impegno parlamentare di Murdaca può essere così sintetizzato: due proposte di legge presentate come primo firmatario; due interrogazioni con risposta scritta; numerosi interventi in commissione e in assemblea su progetti di legge, soprattutto su quelli relativi a questioni giuridiche.
Particolarmente interessante fu la proposta di legge per la costituzione in comune autonomo della frazione Natile di Careri (annunziata il 18 maggio 1949), che, però, non giunse a compimento, essendo stato il suo iter sospeso in attesa dell’istituzione dell’Ente Regione (cosa che sarebbe avvenuta nel 1970). Quella proposta, tuttavia, denotava l’apprezzabile sensibilità del parlamentare locrese per i problemi del territorio natio, da sempre tra i più poveri ed emarginati della regione, negletto dagli uomini e tartassato dalla natura, come in occasione delle alluvioni del 1951 e del 1953. Murdaca, naturalmente, fu nel seguito di De Gasperi durante il viaggio compiuto in Calabria nel mese di marzo del 1952, per osservare de visu le condizioni della regione, ma, soprattutto, dal 1951 (e fino al 1958) fu assiduamente presente alle riunioni del gruppo dei parlamentari democristiani calabresi promosse dai vescovi della regione – con a capo l’infaticabile arcivescovo reggino Giovanni Ferro – per discutere e contribuire alla soluzione dei più vistosi problemi individuati dagli ambienti cattolici regionali e dalla Pontificia Opera di Assistenza nazionale.
Nel 1953 Murdaca fu rieletto alla Camera dei Deputati8, ma non fu più chiamato a far parte di alcun governo; entrò, comunque, nella commissione Giustizia e trasporti e in quella speciale per l’esame dei disegni di legge recanti «Provvedimenti straordinari per la Calabria» e «Provvidenze per le zone colpite dalle alluvioni in Calabria» e fu relatore su innumerevoli provvedimenti, in una occasione in nome di una delle due minoranze costituitesi sulla proposta di legge del suo compagno di partito on. Giovanni Braschi, per la «Disciplina delle locazioni di immobili adibiti ad uso di albergo, pensione o locanda, e del vincolo alberghiero». 
Anche durante questa legislatura, Murdaca, oltre ad innumerevoli interrogazioni (soprattutto sulla lentezza nell’esecuzione di opere pubbliche – strade ed edifici scolastici – nella Locride e sulla drammatica situazione dell’azienda “Primerano” di Bovalino), presentò due progetti di legge: il primo relativo all’immissione in ruolo dei sanitari occupati interinalmente da oltre dieci anni, l’altro contenente norme integrative di un testo unico approvato nel 1957. Da ricordare il suo intervento in aula, del 5 ottobre 1955, sul disegno di legge relativo allo «Stato di previsione del bilancio del Ministero dell’Interno», nel quale, richiamandosi alla nota «Operazione Marzano», denunciò aspramente come strumentalizzazioni le accuse di certa stampa e delle opposizioni, particolarmente quelle del deputato socialista reggino Rocco Minasi (invitato a «guardare in casa propria»), negando con forza qualsiasi legame dei deputati democristiani, anche suo personale, con la mafia e i malavitosi aspromontani. 
Verso la fine del 1957, preparandosi le candidature per le elezioni politiche dell’anno seguente, si crearono nella Dc locridea delle situazioni che videro coinvolto l’on. Murdaca in maniera penalizzante. L’elezione del fratello Michele a sindaco di Locri al posto dello “sfiduciato” Carmine Migliaccio Spina, più che rafforzare la “famiglia Murdaca”, stimolò le ambizioni di tante altre “famiglie” locresi antagoniste, desiderose di contare nei giochi del potere; e l’essersi apertamente (ma invano) schie- rato a favore della candidatura dell’uscente sen. Francesco Calauti nel collegio di Locri, avversata dalla segreteria nazionale della Dc e da vari ambienti – anche ecclesiastici – locali, indebolì in maniera evidente l’on. Murdaca, che, pur candidato per la terza volta alla Camera, e pur avendo la Dc incrementato i suoi voti nella Locride, non riuscì ad essere rieletto, finendo terzo dei non eletti. 
Bocciato per la Camera dei Deputati, nel 1960 Murdaca ottenne di candidarsi al Consiglio provinciale di Reggio, nel collegio di Cittanova, ma risultò soltanto il primo dei non eletti. In Consiglio, tuttavia, entrò nel 1961, in seguito a una delle tre o quattro vacanze registratesi quell’anno. Ricandidatosi nel 1964, quella volta nel collegio di Locri, fu eletto con 3.852 voti. Nel frattempo, nel 1963, Murdaca aveva tentato la via del Senato, candidandosi nel collegio di Locri, dove i 29.241 voti conseguiti, pari al 39,7%, lo piazzarono soltanto al primo posto tra i non eletti. Fuori del “palazzo” rimase, però, soltanto per qualche anno, perché il 23 giugno 1965, morto il sen. Vittorio Pugliese, fu chiamato a sostituirlo ed entrò nella commissione Agricoltura e foreste e nella Commissione consultiva concernente “Provvedimenti per lo sviluppo dell’agricoltura”.
Durante la legislatura presentò sette progetti di legge, uno dei quali, il più rilevante per la regione, concernente “Provvedimenti straordinari per la Calabria”, cofirmato con i senatori calabresi Militerni, Spasari, Berlingieri e Perugini. 
Nel 1968, sempre candidato nel collegio senatoriale di Locri, Murdaca risultò nuovamente primo dei non eletti, ma il 25 novembre 1971 rioccupò il seggio di Palazzo Madama, vacante per la morte del sen. Tommaso Spasari. Ormai, però, era in stato avanzato il lento declino politico dei fratelli Murdaca, iniziato grosso modo nel 1960: sia Filippo che Michele (che era sindaco di Locri ininterrottamente dal 1957), i quali sembra che non avessero mai aderito ufficialmente ad alcuna delle correnti democristiane, si ritrovarono emarginati e sempre più contrastati nella gestione del potere, conteso apertamente e senza esclusione di colpi e di mezzi dalle famiglie emergenti della Dc locrese. Quelle lotte furono devastanti per entrambi i fratelli, i quali, avvicinandosi la scadenza elettorale del 1972, decisero di abbandonare la Dc e passarono al Msi: Michele fu candidato della “Fiamma”, non eletto, nel collegio senatoriale di Locri ed alla Camera dei Deputati; Filippo fu candidato con identico risultato in un collegio senatoriale del Lazio. 
Quella candidatura fu l’atto finale di una carriera politica e parlamentare lunga più di un quarto di secolo. Ritiratosi a vita privata e dedicatosi a tempo pieno alla mai dismessa attività forense, concluse la sua vita terrena a Roma, il 24 settembre 1999, alla veneranda età di 93 anni. Sposatosi a tarda età non ha avuto figli. (Enzo D’Agostino) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Giuseppe Calogero (a cura di), Storia e cultura della Locride, Editrice La Sicilia, Messina 1964, p. 199
  • Giuseppe Errigo, La Locride. Società politica economia 1943s-1955, Pellegrini, Cosenza 1989, pp. 18, 227; 
  • Enzo D’Agostino, Filippo Murdaca, in I calabresi all’Assemblea Costituente, a cura di Vittorio Cappelli e Paolo Palma, Rubbettino, Soveria Mannelli 2020, pp. 165-173.
  • Giuseppe Errigo, La Democrazia Cristiana jonica dall’inizio del secolo agli anni Novanta, Ms inedito. p. 25.
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