Murizzi, Rocco Bruno

Rocco Bruno Murizzi [Tresilico, oggi Oppido Mamertina (Reggio Calabria), 20 agosto 1840 – Gioiosa Jonica (Reggio Calabria), 4 novembre1918]

Figlio di Francesco, di professione piperniere, e di Fortunata Meduri, contadina, Rocco Bruno Domenico Murizzi (così nel registro dei nati, anche se qualcuno ha scritto Morizzi)) si appassiona all’arte dell’intaglio e della scultura sin dalla fanciullezza ma dai genitori, considerate le strettezze economiche del nucleo familiare, è avviato al mestiere di scalpellino. Comunque, la creatività che cova in lui lo spinge a modellare con la creta che ricava dalle vicine fiumare, una serie di statuine. Fino a una certa età deve aiutare il padre, nel suo impegno lavorativo anche se il suo chiodo fisso rimane sempre l’arte con in primo piano quella statuaria. La svolta è data tra 1855 e 1856 dalla presenza dello scultore partenopeo Francesco Biangardi a Cittanova, qui chiamato dal nobile don Camillo Palermo, priore della chiesa matrice, che si è entusiasmato dopo aver acquistato a Napoli una statua della Pietà dello stesso. Il Biangardi è, tra l’altro, l’autore delle famose Varette che ancora oggi si conservano nella cittadina della Piana.
Un bel giorno una zia del Murizzi, accortasi che il nipote aveva modellato nel legno un minuscolo e grazioso Cristo in croce, lo porta a farlo vedere al parroco. Questi, parecchio ammirato, il giorno seguente si reca a Cittanova e riferisce tutto al Biangardi, il quale, prima di allontanarsene, esprime il desiderio d’incontrare il piccolo Rocco. Da ciò scaturisce l’invito a trasferirsi a Napoli per lavorare nel suo laboratorio. La partenza si verifica il 14 giugno del 1856. Forgiatosi con un simile istruttore, ecco il suo iniziale lavoro: una statua lignea che viene installata nella chiesa di San Gregorio Armeno. A Napoli dà fuori altre solide espressioni in terracotta: uno scugnizzo napoletano, la Pietà, l’Immacolata, busto di filosofo, produzioni oggi tutte conservate in varie località presso parenti.
Nel 1864 il Biangardi ritorna a Cittanova per dar luogo ad altre opere e, naturalmente, avviene anche il rientro del Murizzi. Ma, partito Biancardi verso Catania, lo scultore tresilicese è forzato a ritirarsi nel paese natale. Qui apre una sua bottega e il primo frutto è rappresentato da un monumentale gruppo ligneo di San Giuseppe con Bambino realizzato nel 1873 per l’omonima chiesa omonima di Oppido che lo rende celebre in tutta la Piana. Seguono a partire dal 1882 dei manufatti in cartapesta: San Rocco per la chiesa di S. Maria Assunta di Careri, S. Anna per Scroforio e un’imponente Immacolata per Quarantano. Quindi dà vita a una statua lignea di S. Rocco collocata a Tresilico e al restauro della Madonna del Carmelo a Gioiosa Jonica. Qui si reca al seguito del maestro stuccatore Francesco Gangemi da Seminara.
Era destino che nella ridente residenza ionica il Murizzi continuasse il suo cammino artistico. Difatti, sposata nel 1887 d. Letizia Rodinò, persegue nella sua attività e una loro figlia, Gemma (1896-1963) sarà una nota e apprezzata scultrice Sono famosi i suoi presepi e le sue cosiddette maddamme. Gemma, sposatasi con Giovanni Incorpora procreerà altri due validi esponenti dell’arte e della letteratura: Salvatore (1920-2019), scultore e pittore e Gaudio (1921-2013), scrittore e archeologo. Da altra figlia, Aurora, proviene Perla Panetta Napoli, pittrice e scrittrice (n. 1923). In buona sostanza la famiglia Murizzi-Incorpora si qualifica una vera fucina di artisti.
Tanti i lavori espressi dopo il matrimonio dall’artista tresilicese: Cristo in croce (legno cromato), San Giuseppe (terracotta), putto in legno e altro. Sue fatiche sono ancora visibili, tra l’altro, nelle chiese di Giojosa Jonica, Martone, Bombile di Ardore, Zurgonadi, Varapodio, Roccella, S. Giovanni di Gerace, Fabrizia, Cirella e Ardore. Se ne ritrovano parecchie anche in collezioni private.
Muore all’età di 78 anni per cancro cutaneo, causatogli dalla puntura di una spina di rovo mentre andava a Tresilico per trovare i parenti.
Vincenzo Nadile scrive che il Murizzi «era un uomo molto religioso» e che «prima di iniziare un’opera d’arte sacra, era solito pregare e si concentrava in modo tale da chiedere “scusa” o “perdono” al santo o alla santa che stava per uscire dalle sue mani, sotto i colpi dello scalpello, che era costretto a dare al tronco per modellarne l’immagine». (Rocco Liberti) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Salvatore Incorpora, Lo scultore Rocco Bruno Murizzi, «Calabria Sconosciuta», XIX, 70, 1996, pp. 39-42;
  • Vincenzo Nadile, Il culto di S. Rocco a Gioiosa Jonica, Litografia Diaco, Bovalino 2001;
  • Arturo Zito de Leonardis, “I Biangardi” Maestri Scultori del Legno nell’Arte e nella Storia. “Le Varette” dei Sacri misteri del Venerdì Santo di Cittanova (RC), Edizione Accademia Libera “Novi Albòri”, Cittanova 2001;
  • Tiziano Rossi, Rocco Bruno Murizzi. Il dolore nell’arte, Litografia Diaco, Bovalino 2006;
  • Bruno Chinè, Rocco Bruno Murizzi. Da “figlio del popolo” a maestro dell’arte sacra, «Gazzetta del Sud», 22 settembre 2006;

Nota archivistica

  • Comune di Oppido Mamertina, Atti dell’ex-Comune di Tresilico, Stato Civile, Nati, a. 1840, folio 12, n. 23.
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