Musolino, Eugenio

Eugenio Musolino [Reggio Calabria, 20 giugno del 1893 – 2 settembre 1989]

Nasce a Gallico, quartiere popolare di Reggio Calabria, da una famiglia cattolica della media borghesia reggina che lo instrada ai principi sociali del cristianesimo. Dopo aver conseguito la maturità classica al Liceo Campanella di Reggio, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Messina. In quell’ambiente universitario si avvicina alle posizioni irredentiste e interventiste e interrompe gli studi per arruolarsi da volontario nell’esercito. In quanto diplomato liceale partecipa alla Grande Guerra con il grado di capitano di complemento ed è ferito in combattimento in modo non lieve sul Carso, tanto da essere riconosciuto invalido e decorato con medaglia d’argento al valor militare. 
Proprio l’esperienza bellica fa maturare in lui delle nuove convinzioni politiche. Così come era accaduto, infatti, ad altri militanti socialisti interventisti, le dure condizioni della guerra, lo sprezzo dei ranghi superiori dell’esercito, le punizioni sommarie comminate al «grande esercito contadino» gli fanno maturare un sentimento di ostilità e di rivalsa nei confronti delle gerarchie sociali, accompagnato da una cocente delusione sull’esito del conflitto e sulla politica condotta dal ceto dirigente liberale.
In trincea, sul Carso, Musolino solidarizza con la truppa; ritrova i contadini delle sue contrade meridionali, ne percepisce le paure, le speranze, ma anche e soprattutto il loro essere tagliati fuori da quella storia nazionale, che non comprendono e che non gli appartiene. Il legame che stringe con gli affanni di quel cosmo rurale lo accompagnerà per tutto il resto della vita e a questo mondo e alle sue battaglie dedicherà un testo di ottima fattura. Alla fine del conflitto rientra in Calabria e, ormai intimamente cambiato nelle sue idee e nella percezione delle questioni sociali, comincia la sua lotta politica contro gli agrari che sfruttavano il bracciantato. 
Nel 1920 completa gli studi interrotti, laureandosi in giurisprudenza e inizia l’attività forense a Reggio Calabria, ma le esperienze vissute in guerra non lo abbandonano e dà vita, divenendone poi vicepresidente, all’Associazione Nazionale Combattenti, fino al 1921 Nel febbraio di quello stesso anno s’iscrive al Partito Socialista e fonda a Reggio Calabria la sezione del partito. Tuttavia le fibrillazioni all’interno della sinistra italiana e la politica dei socialisti considerata da lui troppo attendista lo portano nel giugno del 1924 ad aderire al Partito Comunista, e nel febbraio del 1926, diventa dirigente del partito e viene nominato fiduciario, per la provincia di Reggio, del Soccorso Rosso, l’ufficio giuridico di assistenza alle vittime politiche.
Il 21 novembre del 1926 dello stesso anno è tratto in arresto dalla polizia fascista, in quanto la sua attività politica da dirigente comunista sempre tesa nella difesa dei diritti delle masse bracciantili allarma le forze di pubblica sicurezza che lo ritengono, e non a torto, «elemento pericoloso alla sicurezza pubblica». Per tali ragioni è condannato al confino per la durata di tre anni e inviato a Pietragalla, in provincia di Potenza; viene poi trasferito nell’isola di Pantelleria, e infine a Ustica. Il 4 maggio 1928 il Tribunale Speciale lo condanna a 13 anni di reclusione ed è rinchiuso nel carcere di punizione di Portolongone in isolamento per due anni.
Scarcerato grazie ai benefici dell’indulto nel 1934, rientra in Calabria ed è sottoposto a libertà vigilata, ma nel 1940 rifiuta di esporre la bandiera tricolore dalla sua abitazione in occasione dell’entrata in guerra dell’Italia e, per tal ragione, è nuovamente internato nel campo di concentramento di Colfiorito, in provincia di Perugia, dove si ritrova con Lelio Basso, Ugo Fedeli e altri antifascisti. Anche in regime di detenzione non cessa di dar battaglia e dopo aver pubblicamente contestato il disumano trattamento ricevuto nel campo di concentramento di Colfiorito, è rinchiuso nel carcere di Perugia e poi trasferito in diverse località di confino, come le isole Tremiti, Ariano Irpino e quindi Monteforte Irpino e in seguito Istonio, dove vive in prigionia gli ultimi mesi da detenuto prima della liberazione, avvenuta il 17 agosto 1943.
Dopo la caduta del fascismo può rientrare a Gallico, dove riprende la militanza politica divenendo segretario della federazione del Pci di Reggio Calabria. Proprio in quegli anni, in qualità di dirigente politico del Reggino, prova a gestire la spinosa questione della “Repubblica di Caulonia”, dove, il 6 marzo del 1945, con una parte del Paese ancora in guerra e le truppe dell’AMGOT intente a risalire la penisola, la popolazione di questo piccolo centro della provincia di Reggio affacciato sul mar Jonio, insorgeva proclamando per alcuni giorni una Repubblica che si ispirava ai principi della Russia sovietica. Musolino cerca di mediare tra la diffidenza di Palmiro Togliatti e del gruppo dirigente nazionale del Partito comunista, ora assestato su posizioni più pacate dopo la “svolta di Salerno” e il focoso sindaco di Caulonia Pasquale Cavallaro che guida la sommossa. Di comune accordo, il prefetto di Reggio Calabria Priolo ed Eugenio Musolino chiedono a Cavallaro le dimissioni dalla carica di sindaco in cambio dell’impunità per tutti coloro che avevano partecipato ai moti.
Ottenuto il beneplacito del sindaco, Musolino si adopera da subito per il disarmo dei rivoltosi anche per evitare l’intervento dei carabinieri ma, al tempo stesso, avverte confidenzialmente Cavallaro «di stare comunque in guardia per l’avvenire se voleva salva la vita sua e quella dei suoi figli, perché il comando dell’Arma, offeso per la presa in ostaggio dei suoi militi, aspettava l’occasione propizia per riscattare il proprio prestigio».
Consigliere provinciale di Reggio Calabria nel 1946, incarico questo che mantiene ininterrottamente per 14 anni fino al 1960, ricopre l’incarico commissario dei consorzi di bonifica.
Nel 1946 è eletto deputato all’Assemblea Costituente per la circoscrizione calabrese. Membro della Giunta delle elezioni, durante i lavori dell’Assemblea interviene raramente al dibattito ponendosi sempre in linea con le posizioni assunte dal Partito. Gli unici momenti in cui interviene con più vigore sono quelli delle discussioni relative alla magistratura e alla nascita delle Regioni. In quest’ultimo caso dimostra di avere le stesse perplessità di Fausto Gullo sul ruolo da dare all’istituzione regionale e, più in generale, sul decentramento dei poteri dello Stato. Successivamente è chiamato a far parte del Comitato centrale e della Commissione centrale di controllo del Pci e dall’8 maggio 1948 al 24 giugno 1953 è senatore di diritto, per avere scontato sette anni di carcere, in seguito a condanna del Tribunale speciale, e perché deputato alla Costituente: membro della Giunta per l’esame delle domande di autorizzazione a procedere in giudizio, ricopre anche l’incarico di vicepresidente Commissione Giustizia. Nel 1953 è rieletto alla Camera, per la circoscrizione calabrese, e ricopre l’incarico di vice presidente della commissione giustizia dal 1° luglio 1953 al 30 giugno 1956, presentando diciotto progetti di legge tra cui quello, particolarmente rilevante, del 1953 sull’abbattimento delle baracche presenti nei territori terremotati e la costruzione di alloggi popolari.
Si ritira dalla politica attiva nel 1958 per ragioni di salute.
Si spegne nella sua Reggio Calabria a 96 anni. Nel 2010 gli è viene conferito, alla memoria, il Premio Gallico. Per ricotdarlo, su iniziativa delle associazioni culturali Anassilaos e Nuovo Giangurgolo, nel 2012, è stata eretta una lapide presso la sua casa natale in piazza Calvario a Gallico. Vie a suo nome esistono in alcuni centri della Calabria. (Oscar Greco) © ICSAIC 2020

Opere

  • Fazzoletto rosso – opera teatrale in quattro atti, Edizioni I manoscritti, S.l. 1963;
  • Umanità e Rivoluzione, La Procellaria Editrice, Reggio Calabria 1973;
  • Quarant’anni di lotte in Calabria, Teti editore, Milano 1977 (Premio Sila).

Nota bibliografica

  • I deputati e senatori del secondo parlamento repubblicano, Roma, ad nomen; EAR, Roma 1955;
  • Ferdinando Cordova, Musolino Eugenio, in Franco Andreucci e Tommaso Detti,Il movimento operaio italiano – Dizionario biografico, vol. 3, Editori Riuniti, Roma 1976, pp. 633-634.
  • Simone Misiani, La Repubblica di Caulonia, Rubbettino, Soveria Mannelli 1994, pp. 71-72.
  • Oscar Greco, Eugenio Musolino, in Vittorio Cappelli e Paolo Palma (a cura di), I costituenti calabresi, Rubbettino, Soveria Mannelli 2020, pp. 171-173

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Casellario Politico Centrale, busta 3467.
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