Talotta Gullace, Teresa

Teresa Talotta Gullace [Cittanova (Reggio Calabria), 8 settembre 1906 – Roma, 3 marzo 1944]

Proviene da una umile famiglia di contadini e braccianti;  figlia di Vincenzo e Caterina Condello; nonostante la famiglia sia molto numerosa e c’è bisogno di aiuto, i genitori le permettono di frequentare la scuola tanto che riesce a completare l’intero ciclo delle elementari. A 17 anni sposa Girolamo Gullace, un muratore cittanovese, emigrato a Roma alla fine della Grande Guerra per fare il manovale in uno dei tanti cantieri della capitale. Dopo il matrimonio tentano di sistemarsi a Cittanova ma il lavoro scarseggia e così Girolamo si vede costretto a ritornare a Roma.
Si adattarono a vivere in uno dei quartieri più poveri, nella zona tra la stazione San Pietro e Via delle Fornaci, chiamata «la Valle dell’inferno» perché ospitava le baracche più fatiscenti in un’area, che pur essendo vicinissima al Vaticano, era fortemente degradata. La famiglia Gullace abitava in Vicolo del Vicario, proprio nella zona delle fornaci di mattoni, ed era formata da cinque figli, il più grande – Emilio – già in età per fare il soldato, gli altri tre maschietti erano in età scolare mentre la più piccola, Caterina, andava all’asilo dalle monache. Dopo il 1940, con l’arrivo dei tedeschi Girolamo aveva trovato lavoro in un cantiere edile di un’impresa tedesca e malgrado le vicissitudini accadute dopo l’8 settembre del 1943, questo fatto lo faceva sentire al riparo da persecuzioni ed arresti più della dichiarazione internazionale che aveva proclamato Roma, «città aperta».
Nei primi mesi del 1944 le truppe tedesche di occupazione, appoggiate dai fascisti, effettuano in continuazione massicci rastrellamenti tra la popolazione civile. L’obiettivo primario è quello di individuare, grazie a retate indiscriminate, i partigiani o gli sbandati o i disertori; in secondo luogo si tratta di reclutare forzatamente manodopera utile per lavori di supporto.  Girolamo Gullace viene catturato nella mattinata del 26 febbraio 1944 a seguito di un controllo da parte dei Carabinieri, nella zona di Porta Cavalleggeri e viene rinchiuso nella caserma dell’81° Fanteria in Viale Giulio Cesare.
Appresa la notizia dell’arresto del marito, Teresa, anche se in attesa del sesto figlio, si reca subito davanti alla caserma e tenta di parlare con Girolamo, di passargli qualche tozzo di pane e qualche indumento e di confortarlo. Per cinque mattine di seguito si reca in Viale Giulio Cesare, lì, davanti alla caserma, stazionano poche donne e, in qualche modo, complice qualche milite pietoso, riesce a comunicare con il marito. La mattina del 3 marzo, invece, vi è un assembramento mai visto perché nei due giorni precedenti sono stati rastrellati centinaia di uomini e ora i loro familiari pretendono di avere notizie e tumultuano e gridano contro i tedeschi. Da parte loro, i prigionieri, attaccati alle inferriate delle finestre, incitano i manifestanti invitandoli a venire in avanti. 
Lungo il marciapiede è stato disposto un cordone di soldati a protezione della caserma e questi, con i fucili spianati, impediscono alle donne di avanzare. Teresa, che ha portato con sé il figlioletto Umberto, capisce che il marito ha qualcosa da dirle, si spinge fin che può in avanti e il ragazzo riesce a capire che il padre vuole che vada al cantiere dove lavora per farsi rilasciare dai suoi datori di lavoro un attestato. Il ragazzo si allontana e Teresa viene risucchiata indietro dalla folla; senza scoraggiarsi, a forza di gomitate e spintoni, riesce nuovamente a guadagnare la prima fila, quella che fronteggia direttamente i tedeschi. Da questo momento in poi le versioni sull’accaduto sono contrastanti. Secondo una prima versione, si sarebbe spinta tanto in avanti, sostenuta anche dalla folla che gridava il suo nome, al punto da riuscire a raggiungere la finestra dove si trovava il marito e a lanciargli un involto. Nel ritornare indietro, un soldato tedesco la uccide con un colpo di fucile. Secondo un’altra versione, Teresa avrebbe tentato di superare lo schieramento dei soldati ma uno di questi le avrebbe sbarrato la strada e dopo un alterco abbastanza violento, nel corso del quale lei avrebbe sputato addosso al tedesco, questi, spianando un mitra, fa partire una raffica che colpisce la donna al ventre. Un terza versione sostiene che a ucciderla sia stato un SS, che a bordo di una moto, andava avanti e indietro lungo il viale, agitando un fucile e una pistola Luger e che sia stato proprio questo soldato a bordo della motocicletta a sbarrarle la strada, bloccandola al centro della carreggiata e, a quel punto, il soldato abbia sparato senza pensarci due volte. La versione più accreditata, parla di un sottoufficiale tedesco, un maresciallo delle SS, che all’improvviso esce dalla caserma, pistola in pugno, si avvicina a Teresa e, senza dire una parola, le spara un colpo dall’alto in basso, all’altezza della gola.
Anche le fasi successive all’assassinio risultano confuse. Un gruppo di donne circonda il corpo di Teresa e impedisce a chiunque di avvicinarsi e quando finalmente i soldati riescono a disperdere i dimostranti, scoprono che il corpo della donna è totalmente ricoperto di fiori. Altra versione sostiene che un gruppetto di partigiane, Laura Lombardo Radice, Carla Capponi, Marisa Musu, Adele Maria Jemolo e Marcella Lapiccirella, non appena vedono cadere la donna, pistola in pugno, tentano di aggredire il maresciallo tedesco che sta cercando di rientrare nella caserma.  La folla, intuito quanto è successo, avanza contro i soldati chiedendo la liberazione dei prigionieri. Carla Capponi viene arrestata e riesce a liberarsi rocambolescamente della pistola, mentre la Musu le infila nella tasca del cappotto la tessera degli Universitari fascisti. L’arrivo di un’ambulanza della Croce Rossa sblocca la situazione, anche perché il comandante tedesco ordina l’immediata liberazione di Girolamo, che così può accompagnare la moglie all’obitorio. La Croce Rossa e il parroco assisteranno la famiglia in quel tragico frangente fornendo un primo soccorso materiale oltre che conforto nel dolore.
Nel pomeriggio un gruppo di Gappisti, comandato da Mario Fiorentini, nel nome di Teresa Gullace, assalta la caserma di Viale Giulio Cesare e nello scontro a fuoco che segue, vengono uccisi due fascisti (qualcuno dice tre) e  una donna che stava uscendo dalla vicina chiesa di San Gioacchino. In quello stesso pomeriggio, viene diffuso un volantino clandestino, scritto probabilmente da Laura Lombardo-Radice e stampato da Pietro Ingrao, in cui si denuncia l’uccisione a freddo di una madre di cinque figli e in attesa di un sesto. Teresa Gullace diventa il simbolo della Resistenza delle donne romane.
Il 7 ottobre 1945, l’Unione Donne Italiane, a nome delle donne della Resistenza romana, appone sulla caserma di Viale Giulio Cesare, una lapide che ricorda il sacrificio della donna «simbolo dell’eroica resistenza romana».La protagonista del film di Roberto Rossellini «Roma città aperta», la «Sora Pina» – Anna Magnani – viene unanimemente identificata con Teresa Gullace.
Il 2 giugno 1976, nel 30° anniversario della Repubblica, la Presidenza della Regione Lazio conferisce a Teresa Gullace la medaglia d’oro della Resistenza, quale riconoscimento del suo sacrificio di madre e di moglie. Con Decreto del 31 marzo 1977, il Presidente della Repubblica le conferisce la medaglia d’oro al valor civile con la seguente motivazione: «Madre di cinque figlie ed alle soglie di una nuova maternità, non esitava ad accorrere presso il marito, imprigionato dai Nazisti, nel nobile intento di portargli conforto e speranza. Mentre invocava con coraggiosa fermezza la liberazione del coniuge, veniva barbaramente uccisa da un soldato tedesco». Il 25 aprile 1978 il Sindaco di Roma le conferisce la medaglia d’oro al valor civile.Il 24 aprile 1980 il Consiglio Comunale di Cittanova le conferisce la medaglia d’oro per merito civile e delibera, altresì, di intitolare a lei la via in cui è nata e di apporre una lapide sulla sua casa natale.
A Roma, nel 1989, il Liceo Scientifico che sorge nella zona di Cinecittà, è stato intitolato a Teresa Gullace e nell’atrio dell’istituto è stato collocato il busto scolpito da Ugo Attardi a lei dedicato.
Nel 1995, nel cinquantenario della fine della seconda guerra mondiale, Poste Italiane sceglie Teresa Gullace per rappresentare, nella quartina commemorativa, «le donne nella seconda guerra mondiale».
Teresa Talotta Gullace è l’unica donna a essere sepolta tra i caduti della Resistenza. (Antonio Orlando) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Giorgio Amendola, Lettere a Milano, Editori Riuniti, Roma 1976;
  • Laura Lombardo-Radice, Soltanto una vita, Baldini-Castoldi-Dalai, Roma 2005;
  • Stefano Roncoroni, La storia di Roma citta aperta, Edizioni Le Mani, Bologna 2006;
  • Antonio Orlando, “Anna e Teresa” – il reale e l’immaginario nella vicenda di Teresa Gullace, «Rivista Calabrese di Storia del ’900», 1, 2014.
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