Tano, Eugenio

Eugenio Tano [Marzi (Cosenza), 7 luglio 1840 – Firenze, 6 dicembre 1914]

Quarto di dieci figli, nacque da Carlo, di casato benestante e illustre di Marzi, e da donna Rosa Nicoletti, nativa di Rogliano. Un suo antenato, il cappuccino Diego Tano, morì sotto le macerie del terremoto del 27 marzo 1638, sabato delle Palme, mentre predicava nella chiesa di San Domenico a Rogliano. Il padre fu sindaco del paese tra il 1840 e il 1849 e successivamente fu direttore delle Regie Poste di Cosenza.
Eugenio apprese i primi rudimenti della pittura sin da piccolo, in famiglia, in quanto il padre era appassionato dell’arte pittorica e di tanto in tanto, si dilettava a dipingere qualche quadro con motivi religiosi, ancora oggi conservati da alcuni privati di Marzi.
Educato alle idee liberali, non ancora maggiorenne, seguì il padre nelle lotte risorgimentali, partecipando attivamente a quelle che caratterizzarono il suo territorio sul finire dell’agosto 1860, allorché Garibaldi sconfisse l’esercito borbonico a Soveria Mannelli ed entrò trionfalmente a Rogliano dove emanò i famosi decreti a favore delle popolazioni povere di Calabria Citra.
Ricordando quella esperienza, in una lettera allo storico e politico Raffaele De Cesare tra l’altro scrisse: «All’alba di quel giorno io ebbi ordine di unirmi al maggiore Ferdinando Bianchi per andare parlamentari presso il generale Ghio. Nel lasciare il nostro campo, mio padre, ch’era colla sua compagnia agli avamposti, mi abbracciò con tenerezza ed orgoglio»; e poi ancora, ricordando il momento in cui vide per la prima volta l’Eroe dei Due Mondi: «in men d’un’ora abbiamo raggiunto Garibaldi, che si era spinto con pochi del seguito fino a quella posizione. Facemmo a lui la relazione del fatto, ed egli ci disse parole che la modestia mi vieta di ripetere» (De Cesare).
Seguì l’esercito garibaldino e il Generale sino a Capua, combattendo nella decisiva battaglia sul Volturno: fu, insomma, garibaldino convinto ed entusiasta.  «Per le sue benemerenze patriottiche e per il suo talento, Tano ottenne, dall’Amministrazione della Provincia di Cosenza un assegno mensile di studio che si protrasse nel tempo (dal 1861 al 1867) e che gli permise di dedicarsi con assiduità e profitto alla preparazione pittorica (…) frequentando l’Istituto delle Belle arti di Napoli» (Campisani).
Nel luglio 1864 si trasferì a Firenze per continuare gli studi di pittura.
Fece parte della massoneria «raggiungendo in essa l’ambitissimo 33° grado e quindi il vertice della gerarchia, diventando anche Membro Onorario del Supremo Consiglio d’Italia fin dal dicembre 1899» (Campisani). 
Fu amico di personalità di rilievo nazionale come Garibaldi, re Vittorio Emanuele II, Giosuè Carducci, Alfonso Casanova, Carlo e Luigi Giordano. Il poeta vate, in una sua lettera ad Adriano Lemmi, scrisse un giudizio particolarmente lusinghiero del quadro raffigurante la Regina Margherita, opera del pittore di Marzi.
Allievo di Stefano Ussi, fu ritrattista e paesaggista di fama, ma, con il soggiorno fiorentino la sua pittura fece tesoro della lezione di Filippo Palizzi, «campione di verismo minuzioso e descrittore di scene di ordinaria quotidianità», per cui fissò sulla tela anche temi tratti dalla vita di tutti i giorni, gente umile e scenette popolari. Partecipò a numerosi concorsi, mostre ed esposizioni, anche all’estero, conseguendo spesso vittorie e primi posti. Tra le tante – come ricorda Enzo Le Pera –  prese parte a due Promotrici di Belle Arti di Napoli, nel 1862 con un Ritratto di Attilio Bandiera e nel 1864, con I verbi passivi; alla Esposizione della Camera di Commercio ed Arti a Cosenza del 1864-1865 ricevette la prima medaglia d’oro: e in seguito fu presente dal 1865 al 1880 alle Promotrici di Torino, dove nel primo anno espose un Ritratto di Garibaldi, riproposto all’Esposizione Nazionale di Napoli del 1877. Prese parte ancora, per citare le più importanti, alla Esposizione Universale di Vienna (1873) con la tela «Inaugurazione degli scavi di Ercolano fatta da sua Maestà Vittorio Emanuele II Re d’Italia», a quella di Genova del 1885, a quelle di Firenze dal 1878 al 1893, di Milano del 1885. Nel 1912, ancora, ben sei sue opere (Ritratto del patriota senatore Donato Morelli, Ritratto di GaribaldiRitratto di Giosuè Carducci, Studio di paese, Idillio rusticano e Idillio di figure), alla 1ª Mostra d’arte Calabrese che si tenne a Catanzaro.
Diverse sue opere sono esposte in vari musei e sale di rappresentanza d’Italia.  Alcuni ritratti di esponenti di Casa Savoia sono custoditi nel Palazzo della Provincia di Cosenza.
Si spense a Firenze all’età di 74 anni. 
Nel 1932, in occasione del cinquantenario garibaldino in Calabria, fu organizzato un comitato con personalità di Marzi e Rogliano per ricordare degnamente l’illustre concittadino. «Si pensò di reperire notizie per la pubblicazione di un volume sull’attività di Eugenio Tano (…) e di far murare una lapide marmorea sul prospetto della sua casa natale con la seguente epigrafe: “In questa casa/ Da nobile invidiata prosapia/ Il 6. 7. 1840/ Senza sfarzo nacque/ Eugenio Tano/ Garibaldino fervente/ In Soveria nel 1860/ Alle orde borboniche/ Impose intrepido la resa/ Pittore insigne/ In Firenze nel 1914 moriva/ Cinta la testa di duplice corona/ A eterna memoria/ I suoi concittadini/ Grati posero/ Marzi 1932» (Campisani). Le due nobili iniziative, però, non furono portate a termine. 
Solo nel 1984 il comune di Marzi gli ha intestato una via. (Leonardo Falbo) @ ICSAIC 2020

Opere

  • San Gerolamo (1853);
  • I verbi passivi (1864);
  • Ritratto di Attilio Bandiera (1864);
  • Ritratto di Garibaldi (1865);
  • Ritratto di Donato Morelli (1865);
  • Vittorio Emanuele II in visita agli scavi di Ercolano (1872);
  • L’incontro di Vittorio Emanuele II e Garibaldi a Teano;
  • Ritratto di Vittorio Emanuele II (1874);
  • Un questuante (1875);
  • Il ritorno dalla montagna (1875);
  • Il cieco (1875);
  • Il monello (1875);
  • Il ritorno dalla cerca (1875);
  • La piccola lavandaia (1876)
  • Un’aia (1876);
  • Campagna toscana (1878);
  • La torre di Michelangelo (1878);
  • Il prete di campagna (1884);
  • L’Arno (1881);
  • Un bagno nascosto (1884);
  • D’Ardenza ad Antignano (1885);
  • Paesaggio toscano (1887);
  • Ritratto della Regina Margherita di Savoia (1888);
  • Ritratto di Umberto I° (1888);
  • Frate che va alla Chiesa di Monte alle Croci;
  • Veduta di Firenze dal Piazzale Michelangelo;
  • Idillio rusticano (1912);
  • Studio di figure (1912);
  • Studio di paese (1912);
  • Ritratto di Giosuè Carducci (1912);
  • Ritratto di Vittorio Emanuele III vestito da marinaretto.

Nota bibliografica

  • Raffaele De Cesare, Una famiglia di patrioti. Ricordi di due rivoluzioni in           Calabria, Forzani e C. Tipografi del Senato, Roma 1889, cap. VIII, pp. CC-CCI;
  • Luigi Costanzo, I Marsi di Calabria. Dalle origini al XIX secolo, Edizioni Orizzonti Meridionali, Cosenza 1993;
  • La Pittura Napoletana dell’Ottocento, Pironti, Napoli 1993, ad vocem
  • Ugo Campisani, Un pittore calabrese dell’Ottocento. Eugenio Tano, Edizioni Orizzonti Meridionali, Cosenza 1997, pp. 39 e 63;
  • Enzo Le Pera, Arte di Calabria tra Otto e Novecento, Rubbettino , Soveria Mannelli: 2001, pp. 197-198;
  • Ugo Campisani, Artisti calabresi. Otto e Novecento. Pittori scultori storia opere, Pellegrini, Cosenza 2005;
  • Enzo Le Pera, Enciclopedia dell’Arte di Calabria, Ottocento e Novecento, Rubbettino editore, 2008;
  • Tonino Sicoli, Il Garibaldino ritrattista, «Il Quotidiano della Calabria», 22 maggio 2011;
  • Enzo Le Pera, Gli artisti della Calabria. Dizionario degli Artisti Calabresi dellOttocento e del Novecento. Pellegrini, Cosenza 2013, ad vocem;
  • Antonietta De Fazio, La Calabria e i suoi artisti. Dizionario dei pittori 1700-1930, Rubbettino, Soveria Mannelli 2020, ad vocem.

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