Valente, Vincenzo

Vincenzo Valente [Corigliano Calabro (Cosenza), 21 febbraio 1855 – Napoli, 6 settembre 1921]

Nacque da Nicola Fabio, proprietario e da Maria Teresa Bovio, anche lei proprietaria, come è annotato nel Registro dello Stato Civile del Comune di Corigliano Calabro. Trascorse la fanciullezza nel paese natio, «tra gli agi economici familiari e l’insaziabile sete di sapere musicale che lo spingeva ad intonare ogni sorta di melodia» (De Bartolo-Misurelli). Grazie ai genitori forniti di buona cultura (il padre era appassionato di studi umanistici e si dilettava di poesia), ebbe modo di respirare in casa un discreto clima culturale e artistico. Quand’era ancora molto giovane, i genitori lo mandarono a studiare a Napoli, dove poté frequentare la scuola di Musica del siciliano Salvatore Pappalardo, stimato maestro e sostenitore della musica strumentale da camera. E Napoli accolse Vincenzo Valente «e gli aprì l’anima alle più pure gioie di una ispirazione fervidamente artistica» (De Bartolo-Misurelli).
A quattordici anni già conseguì il primo successo, portando a termine pagine musicali che evidenziavano precoci attitudini compositive. A 15 anni acquistò larga popolarità con la composizione della canzone T’aggia parlà nu pocu, su versi di Raffaele De Lillo. Nel 1879 sposò in Napoli Virginia Cavalieri, dalla quale ebbe due figli, Federico e Nicola, quest’ultimo musicista come il padre.
Intorno al 1910 si recò in Francia, a Marsiglia, quale professore di musica e maestro d’orchestra, e a Parigi, e lì compose le operette Vertiges d’amour e Signorina Capriccio. Scrive il suo biografo Francesco Grillo che, per merito di musicisti come Vincenzo Valente e di poeti come Salvatore Di Giacomo, la canzone napoletana, sul finire dell’Ottocento, assurse a vera e propria opera d’arte. «Napoli cantava come mai prima d’allora – fa notare Grillo – ed attraeva l’attenzione generale in Europa e in America», specialmente con l’annuale Festa della Canzone di Piedigrotta. Ogni anno, a settembre, c’era sempre una canzone di Valente che riscuoteva grande successo. Ne ricordiamo qualcuna: BamminellaE cerase! Tarantella sorrentina,  ‘A capa femminaLuna curtese. Canzoni tipiche musicate da Valente erano le cosiddette “barcarole”. ’A sirena ispirata al mito di Ulisse è la più famosa. Protagonista è un giovane marinaio innamorato d’una ragazza di Procida, nota a Napoli e nei dintorni per la sua incantevole bellezza di sirena. I versi sono di Salvatore Di Giacomo. Un’altra canzone di successo di Valente è Muntevergine, in cui viene descritta la caratteristica festa della Madonna omonima. 
Valente eccelle anche nella canzone satirica, la famosa “macchietta”, da lui creata ed elevata a forma d’arte. Una delle prime di queste macchiette, dovute alla verve di Ferdinando Russo, intitolata L’elegante e musicata da Valente, satireggiava un “viveur”, evidenziando in modo caricaturale i “conservatori”, i possessori di blasone e di terre, con tutti i loro privilegi sanciti dal cosiddetto “Codice civile”. Per aver composto numerose commedie musicali, inoltre, Valente è considerato, «il vero creatore dell’operetta italiana» (Grillo). Ne compose undici, tra le quali I Granatieri, «un brioso capolavoro pieno di grazia e di comicità musicale» (Grillo). Oltre alle operette sopracitate, Valente compose circa quattrocento canzoni, che furono edite, oltre che dalla celebre Casa Editrice Ricordi di Milano, dai più noti editori di musica napoletani (Bideri, Santojanni, Morano, Izzo, Feola e altri).
L’illustre musicista coriglianese è stato, quindi, un importante protagonista dell’arte e della cultura musicale italiana del secondo Ottocento e del primo ventennio del XX secolo.  Il più alto riconoscimento del suo valore artistico venne da Giosuè Carducci del quale Valente rivestì di note musicali la composizione poetica “Mattinata”. La canzone pubblicata nel 1903 dalla casa editrice “Genesio Venturini” di Firenze, ebbe come titolo “Amate”.
«Per oltre cinquant’anni – scrive lo studioso coriglianese Enzo Cumino – le note musicali del Valente si alzarono alte, per illuminare la scena sempre attenta e vogliosa di novità del mondo culturale napoletano ed italiano, a cavallo tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900». Il suo genio musicale attinse molto dall’ambiente effervescente della Napoli di Salvatore Di Giacomo, Matilde Serao, Ferdinando Russo e dal clima culturale nazionale dominato in quel periodo dalla triade Carducci-Pascoli-D’Annunzio.
Morì in Napoli a 66 anni d’età. In ricordo della sua cinquantennale attività artistica, il suo paese natale, nel 1927, gli ha dedicato una piazzetta e un teatro. Da qualche anno (dal 2007) opera a Corigliano un «Centro di Valorizzazione Vincenzo Valente», che organizza un «Premio Vincenzo Valente», patrocinato dal Comune e rivolto alle scuole. (Franco Liguori) @ ICSAIC 2020

Opere musicali

Le operette più famose

  • I Granatieri
  • Pasquita
  • Signorina Capriccio
  • L’usignolo
  • Vertigini d’amore

Le canzoni più famose

  • ’A carambola
  • ’A contentezza
  • ‘A fenesta luntana
  • ’A primma donna
  • Balcone d’oro
  • Bella ca siente
  • ’E femmene
  • L’elegante
  • ’O malandrino
  • ’O cantastorie
  • Serenata
  • Vucchella mia…
  • Montevergine
  • La Montanara
  • Sciamma d’ammore
  • Core ’e mammà
  • Ammore sfati riuso
  • Suonno passato
  • Ttippete-tàppete

Nota bibliografica

  • Antonio Venci, La canzone napoletana nel tempo, nella letteratura, nell’arte, Guida Editore, Napoli 1955;
  • Francesco Petriccione, Piccola storia della Canzone napoletana, Messaggerie Musicali, Milano 1959;
  • Francesco Grillo, Profili calabresi: Luigi Palma-Vincenzo Valente, «Calabria Nobilissima», XVI, 1962, pp. 55-72;
  • Enzo Viteritti (a cura di), Vita coriglianese d’altri tempi. Il Cav. Vincenzo Valente, «Il Serratore», III, 12, pp. 18, 1990;
  • Vittorio Paliotti, Storia della canzone napoletana, Newton Compton Editori, Roma 1996;
  • Salvatore Palomba, La canzone napoletana, L’ancora del Mediterraneo, Napoli 2003;
  • Carmelo Pittari, La storia della canzone napoletana, Editore Baldini e Castoldi, Milano 2004;
  • Luigi De Bartolo, Liliana Misurelli, I suoni dell’anima. Vincenzo Valenteinterprete del sentimento popolare napoletano, MIT, Cosenza 2005.
  • Enzo Viteritti, La pratica culturale dal primo dopoguerra ad oggi, in Fulvio Mazza (a cura di), Corigliano Calabro. -Storia Cultura Economia, Rubbettino, Soveria Mannelli 2005;
  • Luigi De Bartolo, Liliana Misurelli, Un ragazzo prodigio dalla Calabria a Napoli, Libreria Aurora, Corigliano Calabro 2007;
  • Liliana Misurelli, Vincenzo Valente nasceva a Corigliano Calabro il 21 febbraio 1855, «Il Blog di Corigliano Calabro», 21 febbraio 2020 (www.coriglianocalabro.it/index.php/cultura/25335-vincenzo-valente-nasceva-a-corigliano-calabro-il-21-febbraio-1855);
  • Enzo Cumino, Gli scrittori di Corigliano Calabro (dal 1500 al 1997), Mangone Industrie Grafiche, Rossano Calabro 1997, p. 145;
  • Enzo Cumino, Quando Valente incontrava Carducci, «Mondiversi», VIII, 3, 2010. 
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