Valentini, Mario

Mario Valentini (Cosenza, 3 febbraio 1892 – 5 novembre 1979)

Secondogenito di Francesco, medico-filantropo nativo di Dipignano, e di Rachele Conflenti. Il fratello Vincenzo (1889-1939), fu uno stimato avvocato del foro cosentino. Sin da ragazzo manifestò una grande passione per lo studio e un’attitudine per le scienze. Si appassionò alla cultura medica negli anni del liceo, leggendo, Tabulae e la Fabrica di Vesalio, nonché i testi di Gabriele Falloppio e di Bartolomeo Eustachio.
Completato il Liceo Classico «B. Telesio» a Cosenza, conseguendo la licenza d’onore, per seguire le orme paterne si iscrisse alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Napoli. Negli anni 1913-1914 fu “allievo interno” nell’Istituto di Patologia Medica, diretto dal prof. Pietro Castellino e negli anni 1915-1916 fu interno nella Clinica Medica diretta dal prof. Antonio Cardarelli. Si laureò nel 1916 e fu subito arruolato come ufficiale medico, partecipando alla prima guerra mondiale in Italia e in Albania. Per l’assistenza prestata ai feriti e per aver contribuito a debellare un’epidemia di tifo petecchiale, fu insignito della «croce al merito di guerra» e ottenne anche l’encomio solenne del XVI Corpo di Armata con la seguente motivazione: «animato da alto spirito del dovere attese sempre infaticabilmente con calma e coraggio al pronto soccorso dei feriti». Al termine del servizio militare, tornò a Napoli lavorando nella Clinica Medica e nell’Ospedale degli Incurabili. Frequentò pure l’Istituto Sieroterapico Milanese, acquisendo nuove tecniche diagnostiche di laboratorio.
In seguito a concorso per titoli ed esami, nel 1920 fu nominato assistente presso l’Ospedale Civile di Cosenza sotto la direzione di Roberto Falcone. Al termine del servizio di assistentato ordinario, nel 1922, rimase in ospedale. Lavorò nel reparto di medicina e gli venne affidata la direzione del Reparto di Indagini. Nel 1929, a seguito di concorso pubblico, divenne primario, svolgendo una intensa e qualificata attività al servizio dei malati e facendo del reparto uno dei punti di riferimenti per i giovani medici in cerca di formazione qualificata. Quasi trent’anni dopo, nel 1958, gli fu affidata anche la Direzione sanitaria dello stesso ospedale.
Iscritto al Partito nazionale fascista dal 31 luglio 1933, fu proposto all’incarico di vice-podestà ma la sua nomina ebbe parere negativo della Questura perché non lo riteneva politicamente di provata fede fascista. Tanto che nel dopoguerra, amico del leader socialista Giacomo Mancini, fu vicino al Psi.
Consulente medico dell’Istituto Nazionale Infortuni per un trentennio, è stato soprattutto Presidente dell’Ordine Provinciale dei Medici di Cosenza, più volte riconfermato e attivo dirigente della Società medico chirurgica calabrese di cui è stato uno dei fondatori e di cui nel 1967 fu eletto presidente. Consigliere dalla Biblioteca civica cosentina, fu socio Ordinario dell’Accademia Cosentina e dal 1965 Segretario perpetuo della stessa. Ebbe moltissimi riconoscimenti: nel 1964 fece parte del Consiglio Superiore della Sanità e il 10 giugno di dieci anni dopo, il Ministro della Sanità Luciano Dal Falco con Decreto del Presidente della Repubblica, Giovanni Leone, del 5 giugno 1976, gli conferì la Medaglia d’Oro al Merito della Sanità Pubblica. 
Socio ordinario della Società di Medicina Interna e componente del Consiglio Sanitario Provinciale, ha svolto anche un’intensa attività scientifica, didattica ed ospedaliera attraverso pubblicazioni scientifiche, comunicazioni, relazioni a congressi nazionali e internazionali; ha tenuto lezioni ai corsi di perfezionamento per medici condotti alla Scuola Infermieri dell’Ospedale Civile dell’Annunziata e alla Scuola Infermieri della Croce Rossa Italiana. Pubblicò molti contributi scientifici, tra cui vanno ricordati: Un caso di aneurisma traumatico dell’arteria tribale anteriore trattato con l’endoaneurismografia (1922); Invaginazione cronica ileoceco-colica (1923); Resoconto delle operazioni eseguite nell’Ospedale Civile di Cosenza (1923); Sopra un caso di lipoma suppurato (1923); La sifilide del testicolo (1924); La terapia della pleurite col cloruro di calcio (1924); Pseudo appendice malarica (1931); Linfoadenosi leucemica sub-acuta a tipo splenomegalico puro (1931); Sindrome appendicolare della malaria (1931); L’appendicite in Cosenza nel primo semestre 1933 (1933; Contributo alla terapia dell’empiema con i nuovi antibiotici (1949); Orientamenti Sociali della medicina (1952); Piano di Studio della reta ospedaliera calabrese in collaborazione con l’Ente Studi Economici per la Calabria (1964).
Considerato a giusta ragione uno degli ultimi medici “semeiologici”, che faceva, cioè, diagnosi con l’esame fisico, stroncato da un male incurabile che lo costrnse a lungo immobile a letto, si spense all’età di 88 anni nella sua casa di via Alimena a Cosenza. La sua morte, come scrisse il presidente dell’ordine dei medici di Cosenza, Consalvo Aragona, destò grande commozione «per l’ampia portata dell’insegnamento di vita e della funzione che egli ha inteso elargire, consapevole della insostituibile validità della democrazia sostanziale»
Così, Giacomo Mancini, suo amico, su «Il Giornale di Calabria» ricordò “don Mario”, come tutti lo chiamavano: «Un grande medico che aveva qualità che nessun trattato è in grado di dare e nessuna università riesce a trasmettere. Tra queste qualità possedeva la ricchezza del sentimento umano, la partecipazione sentita alle sofferenze, la inesauribile sensibilità che la professionalità eccelsa e la sapienza del clinico anziché attenuare affinavano sempre di più. Cosenza, piccola città di prima della guerra, con Mario Valentini a piedi dalla vecchia sede dell’Inam di piazza Grande in giro per le case, per i tuguri, per i vicoli. Medico di tutti. Chi farà mai il censimento delle visite, dei malati della sua premurosa assistenza? Chi saprà ricordare nel modo giusto le grandi lezioni rivestite di modestia che ha saputo impartire dalle corsie del vecchio ospedale e poi successivamente, per molti anni ancora dal nuovo ospedale? Sono stati anni di lavoro fervido, utile, prodigato per il bene collettivo durante i quali si è formato un patrimonio inesauribile che si trasmette attraverso le generazioni». 
Come è stato detto, con lui – considerato il padre nobile della medicina calabrese – scomparve una guida per diverse generazioni di medici, ma anche una delle personalità più rappresentative del mondo medico e culturale del Novecento calabrese.
Per rendergli onore e ricordarlo l’Ospedale di Cosenza gli ha intitolato una Divisione di Medicina. A lui è intestata una traversa nei pressi dell’Ospedale. (Teresa Papalia) @ ICSAIC 2021 – 6 

Nota bibliografica

  • Mario Valentini eletto Socio perpetuo dell’Accademia Cosentina, «Cronaca di Calabria», 28 novembre 1965;
  • È morto Mario Valentini medico e cittadino esemplare, «Il Giornale di Calabria», 8 novembre 1979;
  • Giacomo Mancini, Un’opera indimenticabile, «Il Giornale di Calabria», 8 novembre 1979;
  • Consalvo Aragona, Un uomo sereno, «Il Giornale di Calabria», 8 novembre 1979;
  • Antonio Petrassi, L’ ospedale dell’Annunziata e i grandi medici calabresi, Editoriale Bios, Castrolibero 2005, p.103-105;
  • Gustavo Valente, Dizionario Bibliografico biografico geografico storico della Calabria, vol. VII, Edizioni GeoMetra, Cosenza 2008, pp. 441-442
  • Francesco Gallo, I grandi medici calabresi da Alcmeone a Dulbecco,  Imprimitur, Padova 2013, pp. 165-166.

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