Valentino, Giuseppe

Giuseppe Valentino (Reggio Calabria, 21 luglio 1865 – 27 giugno 1943)

Figlio del letterato e patriota Felice e di Agata Donato, nacque in una delle famiglie più antiche di Reggio Calabria. Dopo avere frequentato le scuole di base e quelle superiori in città, come da tradizione delle famiglie cospicue fu avviato allo studio della Giurisprudenza. È stato così avvocato, oratore e protagonista della vita pubblica di Reggio Calabria. Attratto prestissimo dalla politica, fu eletto per la prima volta consigliere comunale a 25 anni e venne sempre riconfermato fino alla istituzione dei podestà, durante il fascismo. Liberal-democratico, eletto deputato rappresentò il collegio di Caulonia dal 1904 al 1909. Fu segretario e commissario della prima legge pro Calabria del 1906. Nella sua attività parlamentare fu molto attivo. Con Biagio Camagna e Pietro Larizza, presentò il progetto di legge «Tombola telegrafica nazionale a favore dell’ospedale di Reggio Calabria», approvato nel 1907. Col suo nome risultano 14 interventi su diversi argomenti, dai ritardi nei lavori di bonifica di Caulonia, al nuovo orario del treno Reggio-Napoli e altre questioni relative all’esercizio di Stato delle Ferrovie, alle ferrovie complementari, ai provvedimenti da prendere per il mancato raccolto oleario, al bilancio del ministero dei Lavori pubblici, alle agevolazioni agli enti locali in tema di sovraimposte.
Il 27 novembre 1908 commemorò l’ex deputato Rocco Scaglione di Locri.
Fu più volte assessore e quindi sindaco della città, consigliere e presidente dell’amministrazione provincialeeccellendo per acume, rettitudine e fedeltà all’interesse generale.
Il suo nome rimane indissolubilmente legato alla ricostruzione di Reggio dopo il tremendo terremoto del 1908 durante il quale perse la sua famiglia. Sopravvissuto alla tragedia, fece di tutto, con forza e con straordinaria passione, per la rinascita della città, mettendo talvolta a rischio anche il patrimonio familiare, in quanto assumeva personalmente debiti per somme consistenti, per l’esecuzione di lavori anche prima che venissero finanziati.
Da assessore ai lavori pubblici prima (dal mese di luglio del 1911, quando dimostrò attivismo e capacità amministrativa), e poi da sindaco (dal 1916 al 1923), fu dunque l’autentico ricostruttore dopo lo spaventoso sisma del 1908 che rase al suolo la città. Sorretto nel suo sforzo dalla solidarietà di Giuseppe De Nava – che fu più volte Ministro e al quale si deve la legislazione sapiente a favore delle città distrutte dal terremoto calabro-siculo – operò con fervore inesauribile, al disopra dei piccoli e meschini contrasti dei partiti, che cessarono di dilaniarsi dopo la sua elezione a sindaco. L’Italia era in guerra, impegnata nel duello mortale contro l’Austria-Ungheria, quando con votazione plebiscitaria fu eletto: l’attività ricostruttrice, per gli eventi bellici, languiva. 
Iniziava una nuova epoca per la storia della città. Disse, assumendo la carica: «Noi bandiremo da ogni atto della nostra gestione ogni suggestione che risenta degli antichi partiti locali. Noi saremo ispirati soltanto dalla concordia degli animi nello sforzo unico e supremo verso l’interesse generale del Paese che faremo sempre prevalere contro ogni interesse particolare, ad esso contrario. Diversamente non saremmo figli degni di questa nostra Italia, che pur tanto gloriosa nella storia, oggi è più gloriosa che mai». E tracciava, quindi, sobriamente e in termini concreti e inequivocabili, il programma per l’azione da svolgere – un vasto programma di opere pubbliche, in gran parte già appaltate ma sospese –, tanto da essere rieletto nel 1920 con una eterogenea maggioranza forte di 32 seggi su 40.
Non si concesse pause e non ebbe soste fino al 1923, quando dal fascismo fu costretto a dimissioni forzate per l’accusa di «irregolarità amministrative» per avere realizzato molte opere pubbliche con il solo progetto di massima e avere aumentato il deficit comunale in previsione dei contributi dello Stato (cose che invece i reggini apprezzavano), il consiglio comunale fu sciolto e fu nominato un Commissario Prefettizio. A quella data il livello di realizzazione di opere pubbliche era molto alto, ma in seguito si bloccò per almeno tre anni.
«Combattivo, preciso, senza deviazioni, era un realizzatore instancabile», scrisse Luigi Aliquò-Taverriti.  Il suo motto era: chi ha tempo non aspetti tempo…». Forse presago – certo lungimirante – lo applicò senza incertezze nella azione quotidiana. 
Durante la sua sindacatura, il 10 marzo del 1918, fu inaugurata la tranvia che attraversava l’intero centro cittadino, dal ponte Annunziata alla chiesa dei Riformati. Furono spesi 50 milioni di lire e nel nuovo piano regolatore sorsero gli edifici solenni, le case private, le case popolari, le scuole (tra cui la Scuola Normale per 700 alunne), e soprattutto l’incantevole Lungomare, facendo arretrare di cinquanta metri gli edifici che prima del sisma erano a ridosso del mare, con uno schema urbanistico che ricorda la Promenade des Anglais di Nizza e la Croisette di Cannes. Con il supporto dell’ing. Pietro De Nava, responsabile del Piano Regolatore, fu realizzato il sorprendente programma che tendeva al rapido sbaraccamento ed alla nascita della città moderna. 
Negli anni del fascismo subì persecuzioni ma soprattutto incomprensioni. Per la sua tomba aveva scritto: «Ricostruì la Città e si ebbe l’ostracismo», ma non gli diedero l’autorizzazione per fare murare quella lapide preventivamente.
Sposato, ebbe un figlio, Saverio, nel secondo dopoguerra impegnato in attività culturali (fu tra i fondatori del circolo del cinema «Sequenze» e regista di raffinati documentari, nonché uomo di teatro: con Leopoldo Trieste aveva messo su una compagnia teatrale. Suo nipote, omonimo Giuseppe Valentino, è stato senatore della Repubblica dal 1996 al 2013, per AN e PdL.
Morì all’età di 78 anni. Quando nel giugno del 1943, la sua bara passò per le strade deserte di Reggio, per essere trasportata al Cimitero, la città era ancora una volta coperta dalle macerie provocate dai bombardamenti della guerra.
A ricordo del «sindaco della ricostruzione», l’amministrazione comunale ha intitolato una via. (Leonilde Reda) @ ICSAIC 2021 – 08

Scritti

  • La commemorazione del 20 settembre. Discorso, s. n., Reggio Calabria 1900;
  • Sul bilancio del Ministero dei lavori pubblici. Trazione elettrica e tariffe differenziali: discorso pronunziato alla Camera dei deputati addì 5 giugno 1905: Tip. della Camera dei deputati, Roma 1905;
  • Discorso inaugurale del presidente avv. Giuseppe Valentino, Stab. tip. del Corriere, Reggio Calabria dopo il 1916;
  • Calabria e altro. Discorsi d’inaugurazione della Mostra calabrese d’Arte Moderna, pronunciati in Reggio di Calabria il 12 settembre 1920 dal sindaco della citta on. Giuseppe Valentino e dal prof. Alfonso Frangipane, Prem. off. graf. La Sicilia, Messina 1921;
  • Frammenti, Tip. Corriere di Calabria, Reggio Calabria 1927;
  • Nel Venticinquennio. 28 dicembre 1933. La Ricostruzione di Reggio, Stab. Tipografico Francesco Morello, Reggio Calabria 1928 (poi Tip. A. Giuli, Reggio Calabria 1933);
  • Da Monza alle Argonne: frammenti. Discorsi e scritti vari, Tip. A. Giuli, Reggio Calabria 1934;
  • Rapport general au Congres international de viticulture de Paris, C. Colombo, Roma 1937;
  • Nel ventennale della grande vittoria. La vittoria del Piave e di Vittorio Veneto nella città e nella provincia di Reggio Calabria, Stab. tip. C. Colombo, Roma 1938.

Nota bibliografica

  • Filippo Aliquò-Taverriti, Reggio 1908-1958, Stab. Tipografico del “Corriere di Reggio”, Reggio Calabria 1958, pp. 361-363;
  • Gaetano Cingari, Reggio Calabria, Laterza, Bari, 1988, p. 249 e sgg.;
  • Fulvio Mazza, (a cura di), Reggio Calabria. Storia cultura società, Rubbettino, Soveria Mannelli, 1993, ad indicem;
  • Ornella Milella, Introduzione a Giuseppe Valentino, Nel venticinquennio. 28 dicembre 1933. La ricostruzione di Reggio, Ginevra Bentivoglio, Roma 2008.
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