Venneri, Marco

Marco Venneri [Cariati (Cosenza), 31 ottobre 1857 – Rossano (Cosenza), 25 marzo 1935]

Nacque da Gennaro, capitano della Guardia Nazionale di Cariati e Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, e da Gabriella Salvidio, di antica e nobile famiglia di Acri. Fu battezzato nella cappella del palazzo di famiglia, sito in Cariati alla via Annunziata, dal vescovo dell’epoca, mons. Nicola Golia, e gli furono imposti i nomi di Marco, Angelo, Raffaele. La sua era una famiglia che da secoli si segnalava fra le più notabili e benestanti del paese, che fin dal Seicento aveva espresso molti dei pubblici amministratori locali, e si era imparentata con altre famiglie gentilizie del paese e del territorio. Fece i suoi primi studi in loco, dove era attivo, a quell’epoca, un fiorente Seminario vescovile, in cui insegnavano ottimi maestri, ma fu anche seguito in casa da un precettore, come si usava a quel tempo nelle famiglie di ceto nobiliare. Passò, poi, a studiare nel Convitto Nazionale di Cosenza, dove conseguì la licenza liceale. La sua aspirazione a proseguire gli studi all’Università fu, però, frustrata da un difficile momento finanziario vissuto dalla famiglia, che non gli permise di iscriversi e frequentare l’Università. Non si scoraggiò, comunque, per questo, e approfondì e affinò da autodidatta la sua formazione, che fu prevalentemente di tipo umanistico, con particolare inclinazione verso la poesia, che diventerà la sua attività preferita, senza escludere, comunque, l’interesse per la storia, per l’arte, per i problemi sociali e per quelli religiosi. Fu un cattolico convinto e praticante, al punto da divenire, negli anni, la persona di fiducia, il consigliere, il collaboratore dei vescovi di Cariati del suo tempo, da Giuseppe Barillari a Lorenzo Chieppa, da Giovanni Scotti a Giuseppantonio Maria Caruso.
Il suo nome rimane legato principalmente alla sua quarantennale attività di docente di discipline letterarie nel Seminario vescovile di Cariati, dalla fine dell’Ottocento a metà degli anni Trenta del Novecento, come ricorda anche l’iscrizione in latino su una lapide marmorea ancora presente nell’antico edificio. 
Non poche sono le testimonianze di suoi ex-discepoli, molti dei quali affermatisi in vari campi, che lo ricordano, a distanza di molti anni, con espressioni di grande stima e affetto, tra cui lo storico, poeta e giornalista Angelo Vaccaro, che lo definisce «un guerriero del bene ed un santo apostolo della scuola, un maestro nel senso più preciso e più nobile della parola», «poeta vero ed uomo di vasta e solida cultura» o lo scrittore italo-albanese  Francesco Argondizza, il quale lo ricorda con queste parole: «Egli non aveva nessuna laurea, ma il suo genio era quello di insegnare (…). Quando egli parlava, ci infiammava. Egli si incantava del suo stesso parlare e anche noi nell’ascoltarlo eravamo come incantati». Per don Gaetano Maone, per molti anni Rettore del Seminario di Cariati, che lo ebbe a docente quand’era seminarista, «fu un gigante di cultura letteraria, antica e moderna, oratore forbito di parola facile e di elevatezza di pensieri (…), I capolavori di Dante, di Milton, di Petrarca, di Boccaccio, dell’Ariosto, del Tasso, del Leopardi, del Manzoni gli erano cose familiari, pane quotidiano che magistralmente sapeva spezzare e trasfondere nella mente dei suoi discepoli». 
Si sposò giovanissimo (a 21 anni) con una sua parente stretta, vedova con tre figlie, più grande di lui di 10 anni: Rachele Cipriotti, che gli diede cinque figli.
La sua vita fu quella semplice e appartata di uno dei tanti eruditi di paese, appartenenti, per lo più, a famiglie notabili. Una vita divisa tra l’attività dell’insegnamento nel Seminario di Cariati, una notevole e appassionata attività di verseggiatore colto, di pubblicista, di conferenziere, di uomo di scuola e di pubblico amministratore. Il periodo della sua docenza in Seminario va dal 1898 al 1935, e comprende anche la fondazione e la presidenza di una Accademia di Musica e di Poesia, che stimolava le capacità artistico-letterarie dei giovani seminaristi, arricchendone la formazione. A partire dal 1911 fu corrispondente della testata cosentina «Cronaca di Calabria», e, poi, anche della rivista «Terra nostra», pubblicata a Roma. Molto apprezzata fu la sua produzione in versi, in gran parte rimasta inedita, e così pure il suo attivismo nel difendere i beni culturali del comprensorio di Cariati-Rossano, nella sua veste di Ispettore onorario, che lo portarono a stabilire rapporti di collaborazione e di amicizia con i soprintendenti  Paolo Orsi ed Edoardo Galli, entrambi chiamati a Cariati per farli intervenire a tutelare la quattrocentesca Chiesa dei Minori Osservanti, che versava in condizioni di estremo degrado. Non meno significativo fu l’apporto che diede al suo paese, come amministratore, sia come semplice consigliere comunale, negli ultimi decenni dell’Ottocento e agli inizi del nuovo secolo, sia come sindaco dal 1899 al 1902, mostrandosi sempre sensibile e vicino ai problemi delle classi sociali più umili.  A tal proposito è rimasto memorabile un suo discorso in consiglio comunale nel settembre del 1887, in cui denuncia la grande “miseria” in cui viveva una parte considerevole della popolazione, per la mancanza di lavoro che costringeva molti a emigrare in America: «L’emigrazione, l’America, là dove i sudori si pagano, là fugge il nostro contadino. Qui è terra esausta per lui, qui i suoi sudori non sono compensati, direi quasi nemmeno dal cielo. Qui la sua patria, i suoi affetti, la sua famiglia, è tutto un affare senza attrattive che deve dimenticarsi perché non ha vita, quando non ha pane».
In un altro suo discorso, tenuto in consiglio comunale nel luglio 1917, esaltò «il sacrifico grande e sublime dei prodi e generosi figli del Comune di Cariati, i quali fanno abbandono delle loro giovani esistenze per la Patria», sottolineando che essi erano «in gran maggioranza i figli di famiglie umili ed operaie», ammonendo a non dimenticare «il nome loro onorato, il loro sacrificio generoso». E lui stesso fu molto vicino, nel periodo della Grande guerra, alle donne cariatesi che persero i mariti o i figli in quel tremendo conflitto, aiutandole economicamente nel suo ruolo di presidente della Congregazione comunale di Carità.
Numerosi furono i titoli di benemerenza e gli incarichi di responsabilità avuti nel corso della sua vita. Ne ricordiamo alcuni: nel 1894 fu nominato Delegato scolastico del Mandamento di Cariati; nel 1900 l’Istituto Filosofico, Ordine Cattolico dell’Aquila Reale, lo nominò Cavaliere Ufficiale al Merito; nel 1912 ebbe dal Ministero dell’Istruzione la nomina a Ispettore dei Monumenti, Scavi ed oggetti di antichità e d’arte, per il Circondario di Rossano Calabro; nello stesso anno, su proposta di mons. Giovanni Scotti, vescovo di Cariati, Papa Pio X, lo nominò Cavaliere di San Silvestro; nel 1915 fu nominato da Vittorio Emanuele III, Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia; nel 1919 il Ministero della Pubblica Istruzione lo premiò con Diploma di I grado e con medaglia d’oro per benemerenze scolastiche; nel 1922 entrò a far parte, come socio, per meriti letterari, dell’Accademia Cosentina; nel 1926 la Croce Rossa Italiana gli conferì il Diploma di benemerenza. Dal 1915 e fino al 1934 fu presidente dell’Asilo Infantile di Cariati. 
Morì a Rossano, all’età di 78 anni, durante un’occasionale permanenza in casa di parenti. Dopo i solenni funerali celebrati in Cattedrale a Cariati, fu sepolto nel Cimitero del suo paese.
Il 15 dicembre 1992, il Collegio docenti del II Circolo Didattico di Cariati, accogliendo un nostro suggerimento, gli intitolava il plesso scolastico di Contrada Tramonti. Quella intitolazione fu solennizzata nel giugno del 1996 con la pubblicazione di un opuscolo biografico-storico.
Secondo lo scrittore Rocco Taliano Grasso, «Marco Venneri appartiene con merito al panorama dei poeti e degli intellettuali calabresi che […]  contribuiscono a dare della nostra terra l’immagine di una comunità in fermento, nient’affatto refrattaria alla cultura e alla dedizione alle Muse». Gran parte della sua produzione lirica, in italiano ed in vernacolo, rimane inedita ed è custodita dai suoi discendenti. (Franco Liguori) @ ICSAIC 2021 – 12 

Opere

  • All’Ecc.mo Monsignor Vescovo di Cariati D. Lorenzo Chieppa, Tipografia napoletana F. Ricciardi, Napoli 1904;
  • Centenario Costantiniano- Inno “In hoc signo vinces”, Tip. Velardi, Napoli 1913
  • Franco Giannone (sirventese), Tipografia del “Popolano”, Corigliano 1924;
  • In memoria di un eroe, Tipografia “Nuova Rossano”, Rossano 1929;

Nota bibliografica

  • Domenico Palmieri Tucci, L’eco del cuore – Versi, Catanzaro 1957, pag.13
  • Francesco Argondizza, Marco Venneri, in «Cronaca di Calabria», 20 agosto 1961;
  • Angelo Vaccaro, Maestri d’altri tempi: Marco Venneri, in “Cronaca di Calabria”, n.3, 17 gennaio 1965;
  • Emilio Barillaro, Dizionario bibliografico e toponomastico della Calabria, vol. II, Pellegrini, Cosenza 1976, p. 50;
  • Romano e Franco Liguori, Cariati nella storia, Tipolito Ferraro, Cirò Marina 1981, p. 127;
  • Gaetano Maone, Il professor Marco Venneri, in «Il Savellese», novembre 1984;
  • Franco Liguori (a cura di), Giovanni Di Napoli, E. Raffaele Faggiano, Marco Venneri: tre figure di maestri ed educatori per l’intitolazione delle Scuole Elementari di Cariati, Tipografia Grafosud, Rossano, 1996
  • Luigi Mariano, Tre scuole intitolate a Di Napoli, Faggiano e Venneri, in «Il Crotonese», 14-17 giugno 1996;
  • Maria Gabriella Dima, Omnia, Tip. Arti Grafiche, Corigliano Calabro 2004;
  • Assunta Scorpiniti, Pubblicata la raccolta degli scritti di Venneri, in «La Provincia cosentina», 14 settembre 2004:
  • Enzo Viteritti, Illustrata in un libro la figura e l’opera di Marco Venneri, in «Il Serratore», ottobre 2004.

Nota archivistica

  • Archivio Comunale, Cariati, Registro delle deliberazioni consiliari, anni 1887 e 1917;
  • Archivio Vescovile, Cariati;
  • Archivio famiglia eredi Marco Venneri, Cariati.
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