Vilardi, Giuseppe

Giuseppe Vilardi (Reggio Calabria, 6 marzo 1899 – Latina, 8 maggio 1972)

Nato in una ricca famiglia di proprietari terrieri e commercianti di prodotti agroalimentari. Il padre Paolo, la madre Filippa Delfino e i fratelli Giuseppe, Antonio e Pietro e la sorella Angelina furono tra i protagonisti della vita sociale e politica della città. Studiò nella città natale, si diplomò in ragioneria e si dedicò all’azienda di famiglia. E mentre il fratello Antonio fu consigliere comunale e presidente della Camera di commercio di Reggio, egli fu componente del consiglio d’amministrazione di istituti bancari locali.
Il suo nome è legato specialmente alle attività sportive, in particolare alla squadra di calcio della città. Nel 1914, infatti, nacque la Reggina Calcio per iniziativa di un gruppo di reggini che fondarono l’Unione Sportiva Reggio Calabria (11 gennaio). Tra alti e bassi, altre realtà apparvero e scomparvero nel panorama della Reggio calcistica, quali l’Ausonia, l’Audace e il Reggio Sporting Club. Dopo alterne vicende, nel 1922 fu costituita la Reggio Foot Ball Club, che oltre ad avere una dirigenza e una squadra stabile s’impegnò a trovare un terreno di gioco. La partecipazione alle attività calcistiche ufficiali accese il tifo calcistico reggino che mise in evidenza la grande criticità: la mancanza di un vero impianto sportivo con terreno di gioco.
Nel 1928, alcuni dirigenti della squadra di calcio, conoscendo la passione sportiva di Giuseppe, “Peppino”Vilardi, lo convinsero ad assumere la guida della società. La nuova dirigenza richiese la variazione di denominazione (per ragioni amministrative) per cui dalle ceneri del Reggio F.B.C. nacque l’Unione Sportiva Reggina (U.S. Reggina), e Vilardi guidò la società da 1928 al 1932. Il suo primo atto fu quello di approntare un campo di gioco regolamentare, mettendo a disposizione un terreno di sua proprietà nel quartiere S. Anna e pregando un congiunto imprenditore edile (zio Pizzimenti) di spianare il terreno.
Nacque così, per merito suo, il mitico Sant’Anna che rimase scolpito nel cuore della tifoseria reggina. L’inaugurazione avvenne il 4 novembre 1928 e per sua volontà fu intitolato a Michele Bianchi, quadrunviro della marcia su Roma: «l’undici di Vilardi» scese in campo per la prima volta con i colori amaranto. Grandi e unanimi furono i riconoscimenti nei suoi confronti per i brillanti risultati nella conduzione della società calcistica che gli valse l’attribuzione di una medaglia d’oro quale riconoscimento per l’impegno profuso. Lasciò la presidenza nel 1932 dopo anni di partite eccellenti e, congiuntamente, iniziò un periodo di declino della squadra e della società. Fu un mecenate filantropo per la società di calcio e andò via in silenzio lasciando al padre Paolo e al fratello Antonio il testimone.
Noto imprenditore impegnato nella produzione e commercializzazione di prodotti agricoli e in particolare della essenza di bergamotto, per dieci anni, poi, operò a Rossano Calabro, in provincia di Cosenza, rivitalizzando aziende agricole con la riconoscenza di tante famiglie per le quali creò molti posti di lavoro.
Sposò Maria Farisano e dalla loro unione nacquero tre figli: Paolo, Giovanni e Raffaella. Prima Paolo e poi Raffaela morirono giovani. A ricordo di Paolo finanziò una borsa di studio presso il liceo frequentato dal figlio per sostenere agli studi ragazzi meritevoli. Industriale e commerciante molto noto, uomo integro, il 25 aprile 1938 ricevette l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia.
Il suo ingresso in politica avvenne in un momento molto particolare per l’Italia e, a maggior ragione, per la Calabria. Tra il 1944 e il 1945, a Reggio e provincia il neonato Fronte dell’Uomo Qualunque (FUQ) di Guglielmo Giannini riuscì a registrare 15.000 iscritti contro i 24.500 della Democrazia Cristiana, i 12.000 del Partito Comunista, gli 11.500 del Partito Socialista di Unità Proletaria, gli 850 del Partito Monarchico, e gli 850 del Partito repubblicano. 
La “chiamata alla responsabilità” delle grandi famiglie di proprietari terrieri e commercianti di Reggio lo indusse a partecipare attivamente alla fondazione e all’affermazione di un movimento che sembrava essere distante dai partiti politici tradizionali e che si proponeva di dar voce all’«uomo della strada».  
Nel 1946, così, si candidò alla Costituente nella lista del Fronte dell’Uomo Qualunque nel collegio XXVIII (Catanzaro).
La campagna elettorale a Reggio e, maggiormente, in provincia – dove qualunquisti armati giravano indisturbati senza alcun intervento del prefetto considerato «un po’ filoqualunquista»  – non fu facile per i candidati dei vari partiti, esclusi quelli che si riconoscevano nella Monarchia. 
Un lungo corteo, infatti, portò in trionfo Vilardi per numerose città della Calabria, così a Rossano, a Corigliano, a Rosarno, a Oppido, a Bagnara…  presentò un appassionato manifesto politico: «Alla lotta ho creduto di partecipare non per ambizioni personali né per il raggiungimento di cariche politiche ma unicamente perché cosciente che ogni italiano deve contribuire con tutte le sue possibilità alla riuscita di questa prima prova della nostra rinascita. L’Assemblea Costituente che il 2 giugno prossimo gli italiani dovranno eleggere dovrà decidere della nuova forma di governo. E noi vogliamo che essa possa essere definitiva e dal popolo desiderata costituzione dello Stato. Deciderete voi dunque sugli uomini che vorrete mandare a questa assemblea. Ma deciderete mandandovi degli uomini che abbiano una tradizione familiare e morale basata su onestà e lavoro. È questo il binomio di cui gli uomini di governo non dovrebbero essere privi se realmente si vuole che il popolo abbia finalmente pace, lavoro, libertà». 
A Reggio Calabria l’Uomo Qualunque, a sorpresa, raggiunse il 15,91% dei voti. Eletto all’Assemblea Costituente, fu proclamato il 12 giugno 1946 e la sua elezione convalidata il 18 luglio 1946. Iscritto al gruppo parlamentare del Fronte Liberale Democratico dell’Uomo Qualunque (6 luglio 1946-27 agosto 1947) e successivamente al Gruppo Misto (dal 27 agosto 1947 al 31 gennaio 1948). 
Partecipò ai lavori parlamentari, tollerando la presenza ingombrante e chiassosa di Giannini. Firmò la proposta di Umberto Merlin sul diritto di sciopero con un emendamento tendente a proibire lo sciopero e la serrata, o, in subordine, a stabilire la loro regolamentazione per legge e a sancire nella Costituzione l’obbligatorietà dell’arbitrato nei conflitti di lavoro. Votò la Costituzione Repubblicana approvata con 214 voti contro 145 contrari, promulgata il 27 dicembre 1947.
Subì la metamorfosi del Fronte dell’Uomo Qualunque, partito che scivolò dopo le elezioni su nostalgie fasciste e verso espressioni autoritarie.  In realtà il movimento dell’Uomo Qualunque si rivelò un partito di contrasto dal linguaggio violento e volgare, agli antipodi del carattere e dell’impegno sociale di Vilardi e dei vincoli fondanti del movimento, tant’è che nel giro di quattro anni (1944-1948) annegò nel disordine e nei debiti, abbandonato dalla maggior parte dei suoi eletti compreso Vilardi. Giannini, che non concesse spazio a nessuno in Parlamento, inveì violentemente contro i dissidenti e il 27 agosto 1947 sulle pagine dell’«Uomo Qualunque» li definì «Il partito della forchetta… per creare sottofronti partiti nel Partito, conventicole e comunelle … solite lagrimevoli coglionerie». A Sorrento provocò la frattura definitiva incitando i qualunquisti a «scegliersi rappresentanti più qualunquisti per le prossime elezioni», con le immediate dimissioni di Vilardi e altri. Emilio Patrissi capeggiando un’ala oltranzista, diede vita, con una scissione, al Movimento nazionalista di democrazia sociale e a un Partito nazionalista. Vilardi vi aderì subito con altri parlamentari, salvo a pentirsene dopo poche settimane. Ma pur iscritto al Gruppo Misto, rimase poco tra gli oppositori di Giannini, tanto che al Congresso del Partito di fine settembre, nel suo discorso di chiusura, Giannini annunciò «di aver accolto nuovamente il “figliol prodigo” Vilardi, perché si tratta in fondo di un bravo ragazzo che non si è reso colpevole del “reato di leso partito”».
Sta di fatto, tuttavia, che la sua presenza all’Assemblea Costituente fu molto silenziosa. Il suo nome non risulta su alcun atto parlamentare, né è mai intervenuto in aula. Nonostante ciò, nel 1948 ripropose la sua candidatura nella lista del Blocco Nazionale ma non fu eletto.
Per ragioni di lavoro si trasferì a Latina con tutta la famiglia dove proseguì la sua attività commerciale nel settore agricolo-agrumario mantenendo i rapporti con la famiglia a Reggio, tornando spesso nella “sua” città e passando le vacanze con i nipotini nel “Villino Vilardi” in Sila.
Morì all’età di 73 anni. (Alfredo Focà) © ICSAIC 2021 – 5

Nota bibliografica

  • Saverio e Alfredo Pedullà, Grande Reggina, Edizioni La Campanella, Roma 1999. 
  • Gaetano Cingari, Reggio Calabria, Laterza, Roma-Bari 1988, p. 352. 
  • Alfredo Focà, Giuseppe Vilardi, in Vittorio Cappelli e Paolo Palma (a cura di), I calabresi all’Assemblea Costituente, Rubbettino, Soveria Mannelli 2020, pp. 259-

Nota

  • Un particolare ringraziamento alla dott.ssa Annamaria Vilardi per le preziose informazioni fornite.   
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