Villari, Rosario

Rosario Villari [Bagnara Calabra (Reggio Calabria), 12 luglio 1925 – Cetona (Siena), 17 ottobre 2017]

Nacque a Bagnara Calabra, paese originario della madre, il 12 luglio 1925, da Francesco, impiegato (poi funzionario) alle Poste e Anna Isaia, insegnante, secondo di cinque figli tra cui Lucio, anche lui storico. La famiglia risiedeva a Reggio Calabria, dove Rosario studiò fino alla maturità classica per poi iscriversi nel 1942 all’Università di Firenze. Trasferitosi a Messina a causa della guerra, vi si laureò in Lettere e Filosofia nel 1947.
Era maturato nel frattempo il suo impegno politico: iscritto al Partito comunista dal 1944, nel 1949-50 fu tra i leader dell’occupazione contadina delle terre nelle zone di Caulonia, Bivongi, Pazzano e Stilo.
Prese avvio allora anche la sua carriera di storico, con la pubblicazione dei suoi primi saggi negli anni Cinquanta e l’inizio della sua carriera accademica. Fu dapprima assistente incaricato della cattedra di Storia medievale e moderna all’Università di Messina, dove nel 1954 divenne assistente ordinario e, dal 1958, professore incaricato di Storia moderna.
Trasferitosi intanto a vivere a Napoli, vi divenne redattore della rivista «Cronache meridionali», avviandovi i suoi studi sulla Questione meridionale di cui fu tra i principali interpreti, e basti ricordare l’antologia da lui curata su Il Sud nella storia d’Italia (Laterza, 1961). Al contempo, alacre e pionieristico fu il suo impegno nello studio delle campagne meridionali, il cui frutto principale fu il volume Mezzogiorno e contadini nell’età moderna, edito ancora da Laterza nel 1961.
Nel 1958 fu tra i fondatori della rivista dell’Istituto Gramsci «Studi storici», uscita a partire dal 1959 e presto affermatasi fra le principali riviste storiche italiane. Membro del comitato di direzione dal 1964, Villari fu co-direttore della rivista dal 1967 al 1973 e unico direttore di essa dal 1976 al 1982.
Proseguivano intanto le sue ricerche sulla storia meridionale; e se in un primo momento si concentrò sul Sette-Ottocento, tra gli anni Cinquanta e Sessanta maturò la svolta che lo portò a concentrarsi sul Seicento, e in particolare sul lungo processo che portò allo scoppio della rivoluzione napoletana del 1647-48, cui dedicò un altro suo libro di grande successo: La rivolta antispagnola a Napoli. Le origini 1585-1647 (Laterza, 1967).
L’anno successivo divenne professore ordinario di Storia moderna a Messina, da cui si trasferì nel 1971 all’Università di Firenze per spostarsi in seguito, dal 1979, alla «Sapienza» di Roma, dove insegnerà fino al pensionamento divenendone poi professore emerito. Tra il 1968 e il 1970, inoltre,  uscì per Laterza il suo celebre manuale di storia, che sarà ristampato più di 30 volte e sul quale si formeranno generazioni di Italiane e di Italiani, mentre nel 2002 uscì un suo nuovo manuale col titolo Sommario di storia.
Intanto, con gli anni Settanta si consolidò la sua fama internazionale, e fu tra l’altro Visiting Professor presso il prestigioso St. Antony’s College di Oxford, nel 1974; mentre proseguiva il suo impegno politico e civile. Nominato membro del Comitato centrale del Pci, nel 1976 fu candidato come capolista alla Camera dei Deputati nella sua Calabria e ottenne un successo clamoroso, risultando eletto con più di 130.000 preferenze.
In quegli stessi anni notevole fu il suo impegno anche a sostegno degli intellettuali del dissenso nei paesi ricadenti nel Patto di Varsavia, dopo che già nel 1956 era stato tra gli intellettuali comunisti che avevano protestato per l’invasione sovietica dell’Ungheria. Nel 1977, con altri intellettuali legati al Partito comunista, pubblicò un appello di solidarietà al movimento cecoslovacco Charta 77 (animato da personalità come il futuro presidente della Repubblica Václav Havel), esprimendo «grave preoccupazione» per «le costrizioni imposte all’esercizio dei diritti civili e politici, gli impedimenti alle libertà di ricerca, di espressione, di pubblicazione e di dibattito». Ancora nel 1977 fu, con il sindacalista Bruno Trentin, l’unico membro del Pci a prender parte al Convegno internazionale di Venezia su Potere e opposizione nelle società post-rivoluzionarie, organizzato dal quotidiano «Il Manifesto».
Conclusasi l’esperienza parlamentare nel 1979, con gli anni Ottanta Villari divenne uno degli storici italiani più famosi al mondo: tra i massimi studiosi del Seicento, nel 1981-82 fu Visiting Professor al prestigioso Institute for Advanced Studiesdi Princeton, mentre si consolidava la sua grande amicizia con altri colleghi di fama mondiale come Eric Hobsbawm e John Elliott.
Nel 1987 pubblicò per Laterza l’Elogio della dissimulazione. La lotta politica nel Seicento, saggio pionieristico che impostò su nuove basi il tema della simulazione e dissimulazione, dimostrando che nell’età barocca quest’ultima era usata anche come tecnica di opposizione. Mentre nel 1991 diresse il volume dedicato a L’uomo barocco nell’ambito di un vasto progetto internazionale (L’uomo nella storia, uscito in diverse lingue) che vide alla direzione dei vari volumi alcuni tra i maggiori storici del mondo, tra cui – a parte Villari stesso – Jean-Pierre Vernant, Jacques Le Goff, Eugenio Garin, Michel Vovelle e François Furet. Nel 1994, poi, pubblicò (sempre per Laterza) Per il re o per la patria. La fedeltà nel Seicento in cui mise in luce una corrente di patriottismo democratico affermatasi nei mesi della rivoluzione napoletana del 1647-48.
Nel frattempo, nel 1990 fu nominato socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei; e dal 1990 al 1995 fu il presidente della Giuria del Premio Viareggio. Assunta nel 1996 la presidenza della Giunta Centrale per gli Studi Storici, entrò a far parte dell’International Committee of Historical Sciences, partecipando all’organizzazione del Congresso internazionale di scienze storiche (Oslo, 2000). Nel 2002, inoltre, fu tra i promotori e fondatori della Società italiana per la storia dell’età moderna (Sisem).
Mentre proseguiva il suo impegno politico e civile, continuò fino alla fine anche nelle sue ricerche: nel 2010 uscì l’importante raccolta di saggi Politica barocca. Inquietudini, mutamento e prudenza (Laterza); e nel 2012 concluse l’ultra cinquantennale lavoro sulla rivoluzione napoletana di metà Seicento, pubblicando per Mondadori l’imponente Un sogno di libertà. Napoli nel declino di un impero 1585-1648, forse il suo capolavoro storiografico, nel quale dimostrò come fosse un grave errore identificare una rivoluzione durata otto mesi con colui che ne fu il leader per soli pochi giorni (Masaniello), e rivelò la straordinaria ricchezza politica e ideale dell’avvenimento.
Sposato più volte, ebbe due figli (Francesco e Antonella) dalla prima moglie Aldina Degioannis, scomparsa prematuramente. Morì a 92 anni a Cetona (Siena), dove possedeva un casolare nel quale amava trascorrere lunghi periodi con la moglie Anna Rosa Santi, ospitandovi i numerosi amici e colleghi italiani e stranieri ai quali era legato. Ogni estate, inoltre, tornava per un mese nella sua Calabria, trascorrendovi una parte dell’estate.
Tra i maggiori storici italiani del Novecento, in considerazione della rinomanza internazionale dei suoi studi, del suo ruolo nell’Accademia dei Lincei e delle altre prestigiose cariche rivestite nel corso della sua carriera, fu sicuramente il più grande storico calabrese di sempre. È stato cittadino onorario di Bagnara Calabra, di Cosenza e di Cetona. La sua Bagnara lo ha celebrato intitolandogli una piazza sul Lungomare e un Liceo (Luca Addante) ©ICSAIC 2020

Opere

Oltre ai libri citati nel testo

  • Mezzogiorno e democrazia, Laterza, Roma-Bari 1978 (1964);
  • Ribelli e riformatori dal XVI al XVIII secolo, Editori Riuniti, Roma 1983 (1979);
  • Storia dell’Europa contemporanea, Laterza, Roma-Bari 1985 (1971);
  • Mille anni di storia. Dalla città medievale all’unità dell’Europa, Laterza, Roma-Bari 2005 (2000)

Tra le curatele

  • Scrittori politici dell’età barocca, Ist. Poligrafico dello Stato, Roma 1998 (con Leonardo Perini);
  • Filippo II e il Mediterraneo, Laterza, Roma-Bari 2003 (con Luigi Lotti);
  • Universalismo e nazionalità nell’esperienza del giacobinismo italiano, Laterza, Roma-Bari 2003 (con Luigi Lotti);
  • Giulio Genoino, Memoriale dal carcere al re di Spagna, Olschki, Firenze 2012.

Nota bibliografica

  • Elena Valeri, Bibliografia degli scritti di Rosario Villari, in Storia sociale e politica. Omaggio a Rosario Villari, a cura di Alberto Merola, Giovanni Muto, Elena Valeri, Maria Antonietta Visceglia, FrancoAngeli, Milano 2007, pp. 11-29;
  • John H. Elliott, Naples in context. The Historical Contribution of Rosario Villari, in Storia sociale e politica. Omaggio a Rosario Villari, a cura di A. Merola, G. Muto, E. Valeri, M. A. Visceglia, FrancoAngeli, Milano 2007, pp. 33-45;
  • Leonardo Rapone, Rosario Villari, «Studi storici»; LVIII, 2017, pp. 873-79;
  • Umberto Gentiloni Silveri, Briefly remembering Rosario Villari, «Journal of Modern Italian Studies», XXIII, 2018, pp. 229-233;
  • Rosario Villari Storiografia e politica nel secondo dopoguerra, numero monografico di «Studi storici», LXI, 3, 2020 (saggi di L. Addante, F. Barbagallo, E. Bernardi, F. J. Bouza, L. R. Caputo, M. Ciliberto, J. Davis, J. Elliott, M. Formica, U. Gentiloni Silveri, F. Giasi, F. Gui, L. Masella, G. Muto, S. Pons, A. M. Rao, L. Rapone, L. Ribot Garcia, E. Valeri, P. Ventura, M. A. Visceglia);
  • Luca Addante, Villari, Rosario, in Dizionario biografico degli Italiani, vol. 99, Istituto della Enciclopedia italiana Treccani, Roma 2020 (in stampa).
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