Visalli, Vittorio

Vittorio Visalli [Sant’Eufemia d’Aspromonte (Reggio Calabria), 15 ottobre 1859 – Reggio Calabria, 27 giugno 1931]

Nacque da Ottaviano e Maddalena Imparato. Il padre, storico e latinista, conosciuto negli ambienti letterari per aver tradotto I Tristia di Ovidio, partecipò nel 1848 al moto insurrezionale e per questo fu condannato a dieci anni di ferri insieme ad altri componenti della famiglia. Ristretto sull’isola di Ventotene, Ottaviano trascorse gli arresti domiciliari presso un ricco proprietario terriero, Aniello Imparato, di cui sposò la figlia prima di far rientro a Sant’Eufemia. Volontario garibaldino, venne nominato capitano della Guardia nazionale. Anche altri membri della famiglia furono attivi rivoluzionari, come il nonno paterno Vittorio, lo zio Vitaliano, esattore delle tasse morto nel tentativo di fuggire dalla polizia borbonica, lo zio Paolino, noto pittore, deceduto in carcere, e lo zio Vincenzo, ancora minorenne, che fu condannato ai ferri. Nella famiglia Visalli si contavano, inoltre, altri due illustri pittori, Rocco e Vincenzo, e i due scienziati Luigi e Francesco.
Vittorio crebbe, quindi, in un ambiente segnato da un forte clima rivoluzionario e amor patrio, in cui parole come unità nazionale, libertà e costituzione erano il pane quotidiano per un giovane che, crescendo, dimostrò una viva intelligenza e una forte predisposizione per le materie umanistiche e il diritto; fu sospinto da una passione per gli studi e per il sapere così forte, che si cimentò negli studi da autodidatta a causa delle ristrettezze economiche della famiglia, caduta in stato di povertà per via della repressione poliziesca. Nel 1876 ottenne la licenza normale inferiore e insegnò nelle classi elementari dei comuni di Gallina e Reggio Calabria, oltre che in diversi istituti privati. Giovanissimo iniziò ad esercitare la professione forense, che in seguito tuttavia abbandonò. Nel 1879 ottenne la patente magistrale superiore.
Dal gennaio 1880 al settembre 1882 prestò servizio militare nel 73° reggimento di fanteria, e fu inviato a Lecce e a Spoleto. Congedatosi, passò un periodo a Maida, nel Catanzarese, presso il padre che vi lavorava come cancelliere della pretura. Dopo un breve periodo a Napoli in cui iniziò a raccogliere documenti sul Risorgimento calabrese, nel 1885 insegnò a Palmi e negli anni 1888-89 fece ritorno a Napoli dove si abilitò all’insegnamento nelle scuole medie presso la Regia Università. Nel 1890 ottenne la cattedra di geografia alla scuola normale di Nuoro, dove conobbe Grazia Deledda, con cui si confrontò e scambiò pareri e opinioni sui propri manoscritti; secondo il suo biografo familiare, la destinazione Sardegna fu diretta conseguenza di una relazione stilata da un funzionario della pubblica sicurezza, con relativa velina al ministero degli Interni, in cui si segnalavano le sue conferenze su Giuseppe Garibaldi. Nel 1894 fu trasferito alla scuola normale di Messina con la carica di vice direttore, e da lì passò alla Scuola di Arti e Mestieri.
Nel terremoto del 1908 perse la moglie Giuseppina Angimeri, originaria di Palmi, e la figlia Maddalena. L’anno dopo fu promosso direttore della Scuola Normale di Catanzaro e nel 1914 fu trasferito a quella di Tivoli, dove sposò Maria Mottareale e divenne direttore della Scuola Normale di quella città. Nel 1923 fu nominato preside dell’Istituto Magistrale di Lodi; nell’ottobre del 1926, su sua richiesta, fu collocato a riposo per motivi di salute, scegliendo come residenza Reggio Calabria. Fu un prolifico scrittore di manuali e sussidiari per le scuole elementari e medie.  
Fondò la Società Calabrese di Storia Patriottica e l’associazione Pro Calabria. Negli anni Venti suo allievo fu Vito Giuseppe Galati, (1893-1968), politico di area popolare, che lo descrive come una persona seria, onesta e retta, fortemente legato all’idea di una pace mondiale e di una convivenza umana, secondo i canoni dell’umanitarismo ottocentesco, da perseguire attraverso la fratellanza umana universale; un uomo forgiato all’ideologia umanitaria più democratico-laica che socialista, che credeva fortemente nella missione guida dell’Italia per l’umanità, impostazione alimentata dalla speranza in una pace perpetua. Perseguì, pertanto, un’analisi laica, laicista e laicizzante quale chiave di lettura dei moti del 1847-48, alla ricerca di una continuità ideale e valoriale con la rivoluzione del 1799 e con l’esperienza della Repubblica Napoletana; con l’effetto di sminuire e sacrificare il legame con gli eventi che determinarono il risorgimento nazionale che furono intesi solo diacronicamente, cadendo nella prolissità del racconto cronologico, laddove non vi era un legame con la ricostruita vicenda storica della rivoluzione partenopea. Il suo merito va ascritto alla caparbietà e all’impegno genuino nel ricercare documenti e atti relativi al Risorgimento calabrese, alimentati da una tenace passione per la sua terra, che lo portò a visitare diverse città allo scopo di rintracciare negli archivi pubblici e privati documenti, carte e lettere. Ancora oggi alcuni dei suoi libri risultano fondamentali per la conoscenza dei moti calabresi che portarono all’Unità d’Italia.    
Nel 1907 scrisse della battaglia d’Aspromonte, durante la quale Giuseppe Garibaldi, che egli considerò il «Padre dell’Italia moderna», fu ferito e fatto prigioniero, dopo un violento scontro con le truppe italiane, per impedirne la marcia sulla Roma papalina. 
Docente e conferenziere, Vittorio Visalli viaggiò per il Mezzogiorno tenendo un’intensa attività di promozione culturale. Allo scoppio della prima guerra mondiale nel 1915 si prodigò con tutti i mezzi per il sostegno ai militari in prima linea, con una forte attività di propaganda a mezzo stampa. Promosse insieme ad altri una raccolta fondi per la madrepatria, al fine di sostenerne lo sforzo bellico. Il giorno dell’armistizio tenne una conferenza in onore della vittoria nella grande sala del Tivoli National Boarding School, che riscosse grande entusiasmo. Nel 1919 pubblicò un libro sui suoi studenti caduti e feriti in guerra. Provò simpatia per il Fascismo, conobbe personalmente Benito Mussolini che visitò la scuola di Lodi da lui diretta, ma non visse abbastanza per cogliere tutte le sfaccettature negative e liberticide del regime. 
Dopo aver lasciato l’incarico di direttore in Lombardia, si ritirò a Reggio Calabria. In questo periodo scrisse diverse opere sul Risorgimento, tra cui Lotta e martirio del popolo calabrese (1847-1848) pubblicato in due opere, una nel 1828 e l’altra postuma, recensita da numerose testate tra cui Il «Corriere della Sera», «La Tribuna», il «Giornale d’Italia», «Il Messaggero», «Il Popolo di Calabria», «Il Lavoro Fascista», «Nosside», «La Coltura regionale», «Terra nostra», «La Gazzetta di Messina». 
Morì a 71 anni a Reggio Calabria. Riposa nel cimitero di Gioia Tauro, cittadina in cui visse il fratello Luigi (1863-1937), anch’egli letterato e consigliere comunale.
Scrisse e collaborò attivamente con riviste e giornali. Fu redattore di numerosi sussidiari e supplementi per le scuole di ogni ordine e grado.
La biblioteca Visalli, costituita da circa 1.500 volumi, fu donata dalla vedova alla Comunale De Nava di Reggio Calabria. I documenti e le carte del suo archivio privato sono conservati nell’Archivio di Stato di Reggio Calabria sotto il nome di Fondo Visalli e comprende documenti che vanno dal 1815 al 1893. Gli sono state intitolate una via ed una scuola elementare di Sant’Eufemia d’Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria. Un suo busto in bronzo fu scoperto il 29 dicembre 1932 presso la biblioteca comunale “Pietro De Nava” di Reggio Calabria (Fabio Arichetta) @ ICSAIC 2020

Opere principali

  • Domenico Spanò Bolani nel 1860. Documenti inediti, Tip. P. Lombardi, Reggio Calabria 1890.
  • I Calabresi nel Risorgimento italiano. Storia documentata delle rivoluzioni calabresi dal 1799 al 1862, G. Tarizzo e figlio, Torino 1891;
  • Semel, G. Lopresti, Palmi 1894;
  • Su la nascita e la giovinezza dell’ammiraglio Ruggiero Di Lauria. Ricerche, D’Amico, Messina 1900;
  • Conferenze e discorsi (1911). Il Papato e l’Italia, s.m., Messina 1901;
  • Tisia nella Brezia. Studio storico, Tipografia D’Amico, Messina 1902;
  • Per l’apertura del convitto “Massimo D’Azeglio”, s.m., Gallico 1902;
  • Nel centenario della nascita di Giuseppe Mazzini, s.m., Messina 1905;
  • Aspromonte, Narrazione storica con illustrazioni e documenti, Tipi F. Nicastro, Messina 1907;
  • Per la festa universale della pace, Trimarchi, Palermo 1911;
  • Scritti storici e letterari, Trimarchi, Palermo 1914;
  • Letture geografiche per le scuole medie, Fratelli Vena, Palermo 1914;
  • Vittoria! Tip. Majella di A. Chicca, Tivoli 1918;
  • Casimiro de Lieto e la Lega italica del 1848, Tip. della Camera dei Deputati, Roma 1919;
  • Lezioni di Storia per le scuole elementari, 3 voll., Guido Mauro, Catanzaro 1928;
  • Lotta e martirio del popolo calabrese 1847-1848, 2 voll., Guido Mauro, Catanzaro 1928.

Nota bibliografica

  • Vito Giuseppe Galati, Necrologio, «Archivio storico per la Calabria e la Lucania», I, 1931, pp. 358-367;
  • Luigi Visalli, Vittorio Visalli, Tipografia Fata Morgana, Reggio Calabria 1931;
  • Ludovico Perroni Grande, Vittorio Visalli, Tipografia Fata Morgana, Reggio Calabria 1932;
  • Antonio Jofrida, Un illustre storico calabrese dimenticato: Vittorio Visalli, «Calabria letteraria», 10-12, 1991, pp. 89-91;
  • Enzo Le Pera, Arte di Calabria tra Otto e Novecento. Dizionario degli artisti calabresi nati nell’Ottocento, Rubbettino, Soveria Mannelli 2001, p.  250.
  • Fulvio Mazza (a cura di), Gioia Tauro: storia, cultura, economia, Rubbettino, Soveria Mannelli 2004, pp. 212 e 231;
  • Domenico Forgione, Vittorio Visalli, da Sant’Eufemia al pantheon degli storici, https://forgionedomenic.blogspot.com/2015/12/vittorio-visalli-da-santeufemia-al.html;
  • Vittoria Saccà, Garibaldi fu ferito. I fatti di Aspromonte nella visione di Vittorio, in www.vittoriasacca.it/2012/01/17/vittorio-visalli-lo-storico-nato-a-santeufemia-daspromonte/.

Fonti archivistiche

  • Archivio di Stato di Reggio Calabria, Fondo Visalli.
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