Vitrioli, Annunziato

Annunziato Vitrioli (Reggio Calabria, 14 aprile 1830 – 11 marzo 1900)

Pittore e musicista, nacque da Tommaso e da Santa Nava. Fratello di Diego. Compiuti i primi studi letterari in città, si recò a Napoli a studiare pittura e disegno presso l’Istituto di Belle Arti apprendendone i principi da Giuseppe Mancinelli, Gabriele Smargiassi, Michele Di Napoli, Salvatore Fergola, Tommaso De Vivo. All’età di 14 anni eseguì a penna una composizione, raffigurante il Diluvio Universale, da lui ideata, che fu in seguito premiata all’Esposizione del 1851 a Napoli con medaglia d’argento recante la dicitura: «Ferdinando II Re delle Due Sicilie. Premio al merito distinto a D. Annunziato Vitrioli».
Nello stesso anno il fratello Diego, di dieci anni più grande, in una lettera latina indirizzata allo storico Stanislao d’Aloe di lui scrisse: «Dunque, quando mio fratello, poco più che fanciullo, con il solo aiuto dell’indole naturale, impugnato il pennello, o uno stilo di piombo, tirò fuori da variati movimenti figure lineari, benché senza alcun colore e, ora le liete fatiche dei contadini, gli uccelli, le barche, le bellezze delle regioni e dei luoghi, ora le truppe militari, le battaglie in terra e in mare o le fittizie morti di eroi dipingeva, attirò su di sé tanta curiosità quanta forse ne hanno avuta in pochi. È assai bello, e non rimarrà l’unico, un suo grande dipinto, nel quale volle adombrato con un lieve velo di pittura scura il destino del mondo intero, quando la terra, sommersa da acque esondanti, avvolse i mortali in un’unica calamità […]. Sotto gli insegnamenti miei e dei dottissimi autori antichi spaziava nell’ambito degli studi umanistici, ma non troppo tempo dopo (tanta era la forza e la vivacità del suo ingegno) mio fratello, con uguale entusiasmo, abbracciò l’arte della musica, nella quale […] eccelse in agilità quell’abile mano. Nel 1874 l’Associazione Benemeriti Italiani di Palermo gli conferì la medaglia d’oro ed in seguito divenne socio della Reale Accademia di Raffaello di Urbino e di altre società artistiche dell’epoca.
Sposò Concetta Perrone di Napoli da cui ebbe sette figli; tra questi Tommaso (1857-1931) che fu anch’egli pittore, per lo più paesaggista, e a cui si deve il recupero delle tele del padre e delle opere dello zio Diego dal fabbricato di famiglia danneggiato dal sisma del 1908.
Come il fratello Diego, ottenne onorificenze da Pio IX e da Leone XIII per l’osservanza rigida e scrupolosa dei dettami della Chiesa e per la sua instancabile attività caritativa e benefica. Alla morte del padre nel 1879, fu costretto a trascurare la pittura e la musica per dedicarsi all’amministrazione del patrimonio familiare e parimenti ad opere di religione e carità; fu fondatore e presidente della Conferenza di San Vincenzo De Paoli.

Le opere pittoriche di Annunziato traggono ispirazione dal mondo classico, dal paesaggio e dalla religiosità. La sua personalità si manifesta particolarmente nell’interpretazione romantica delle scene e del paesaggio e soprattutto nel colore che, a volte, si esprime con larghi tratti d’ombra interrotta da luce irrompente e, a volte, si fa vivo con accenti di fresca modernità. Interessante il dipinto La pesca del pescespada che raffigura il tema narrato nello Xiphias del fratello Diego Vitrioli; è vasta la produzione di tele di tema religioso, quali Cristo nell’orto degli ulivi, che ricevette le lodi del Mancinelli, la Madonna col velo, che in Vaticano riscosse l’ammirazione di Papa Pio IX. Diverse tele a tema religioso sono collocate in chiese e santuari della provincia reggina. Fu anche ritrattista; oltre ai ritratti dei genitori e del fratello Diego, dipinse diverse tele di tipi calabresi, e specialmente reggini, con sincerità e naturalezza, cogliendone pose e atteggiamenti caratteristici. Tra di essi il ciabattino Colicchia Calabrò e Sensale di bergamotto.
Il Vitrioli, inoltre, univa alla passione per la pittura anche quella per la musica e per la poesia. Fu autore, infatti, di composizioni di varia natura tra cui l’opera lirica in quattro atti Palmira,  rappresentata con successo nel febbraio del 1896 presso il Teatro Comunale di Reggio, tanto che il musicista fu chiamato venticinque volte alla ribalta, ricevendo il plauso anche del Maestro Cilea. Compose musica da ballo (Gilda, Teodolinda…), numerose romanze (La lontananza, Sola, Fior perduto…), barcarole (È notte, Battista il Gondoliere), canzonette come Non ridere Terè.   
Morì all’età di 70 anni; ne elogiarono i meriti artistici il cavaliere Melissari nel giornale «Calabria» e l’amico scultore Giuseppe Scerbo nella «Gazzetta di Reggio Calabria» del 20-21 marzo, che di lui scrisse: «Amò l’arte che coltivò con l’entusiasmo di un vero innamorato. Amò i poverelli e con essi il bene. (Maria Pia Mazzitelli, Daniela Monteleone, biografia tratta da Il patrimonio Vitrioli: un’eredità cittadina). © ICSAIC 2021 – 10 

Nota bibliografica

  • La prima mostra d’arte calabrese, Istituto Italiano d’arti grafiche, Bergamo 1913;
  • Luigi Aliquò Lenzi e Filippo Aliquò Lenzi, Gli scrittori calabresi: dizionario bio-bibliografico, II, ed. “Corriere di Reggio”, Reggio Calabria 1955, ad nomen;
  • Cesare Minicucci, Figure di artisti reggini: Annunziato Vitrioli, in Brutium, VII, 5, 1928;
  • Enzo Le Pera, Arte di Calabria tra Otto e Novecento: dizionario degli artisti calabresi nati nell’Ottocento, Rubbettino, Soveria Mannelli XXXX.
  • Giovanni Musolino, Annunziato Vitrioli pittore e musicista (1830-1900), «Rivista Storica calabrese» N.S., XX 1-2, 1999; 
  • Enzo Le Pera, Enciclopedia dell’Arte di Calabria, Ottocento e Novecento, Rubbettino, Soveria Mannelli 2008;
  • Maria Pia Mazzitelli e Daniela Monteleone (a cura di), tratto da Il patrimonio Vitrioli: un’eredità cittadina, Pinacoteca civica, Reggio Calabria 2015.
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