Vollaro, Francesco Saverio

Francesco Saverio Vollaro (Reggio Calabria, 30 aprile 1827 –10 agosto 1904)

Nacque da Marino e Maria Conforti; dotato di un’intelligenza brillante, compì gli studi a Catanzaro dove conobbe molti patrioti che lo portarono ad aderire alla Giovane Italia. Terminati gli studi di Legge, si avviò alla professione di avvocato. Molto attivo nell’organizzazione dei gruppi cospirativi calabresi, si contraddistinse per il forte tratto anticlericale, per l’onestà d’intenti e la buona fede, manifestando un forte senso del dovere e un intimo spirito di sacrificio. Questi aspetti della sua personalità furono un tratto distintivo che lo portarono a vivere in prima persona la I Guerra d’Indipendenza e la difesa disperata, ma non priva di speranza, della Repubblica di San Marco.  
Appena ventenne, il 6 ottobre 1847, a seguito della sua partecipazione al moto del 2 settembre 1847 a Reggio Calabria, sotto la guida del canonico Paolo Pellicano, fu condannato dalla Corte marziale a ventisei anni di ferri per il reato di lesa maestà e per avere attentato e cospirato contro il Governo. Trasferito nel bagno penale di Procida, mesi dopo fu scarcerato grazie all’amnistia. Recatosi a Napoli, riprese l’attività politico-patriottica e mobilitò tutte le sue risorse per sostenere il gruppo di reggini e calabresi presenti nella capitale. In quel contesto internazionale di imminente conflitto, Vollaro iniziò a organizzare le liste per l’arruolamento dei volontari ed ebbe diversi incontri con Ferdinando II e i suoi consiglieri. Il «Battaglione volontari napoletani» prese vita il 13 aprile 1848, composto da circa seicento soldati. Lo stato maggiore era costituito da Girolamo Ulloa, quale Maggiore comandante, Cesare Rossarol suo vice, il tenente Giulio Billè, il chirurgo Saverio Auricemma e don Vincenzo Pagano, cappellano militare. 
Nel marzo 1848, oltre duecento uomini salparono da Napoli diretti al porto di Genova per raggiungere Milano. Il Battaglione si stabilì a Curtatone, dove partecipò alla I Guerra d’Indipendenza con Vollaro al comando della IV Compagnia. Egli organizzò un ufficio stampa per la propaganda e la comunicazione.
Il 28 gennaio 1849 Vollaro fu promosso sul campo, Capitano della fanteria in linea del Governo Veneto. Il 27 maggio 1849 circa ventimila austriaci occuparono Marghera dopo un pesante bombardamento; il successivo 18 giugno, Mestre fu nuovamente occupata dagli austriaci con un grande dispiegamento di mezzi di artiglieria per assediare Venezia, che finì per capitolare il 22 agosto 1849.
Saverio Vollaro espatriò prima ad Atene, poi a Malta e a Costantinopoli. Passato da Smirne, sbarcò ad Alessandria d’Egitto. Qui sposò Caterina Schembri e avviò uno studio legale che acquisì grande notorietà. Rientrò in Italia nel 1859 per partecipare al conflitto contro l’Austria, ma fece ritorno ad Alessandria d’Egitto dopo la pace di Villafranca, e lì operò per la raccolta di fondi, per l’acquisto di armi e munizioni da spedire in Italia. Dopo l’Unità, nel 1863, ritornò a Reggio Calabria dove si affermò nel campo forense e rivestì le funzioni di consigliere comunale e provinciale, componente della Giunta Provinciale e della Camera di Commercio e Arti della città. 
Nel 1864 guidò il periodico reggino «Imparziale», giornale di area democratico-radicale in aperto contrasto con il periodico cattolico «L’Albo reggino», uno scontro politico che trascese nella calunnia e nella violenza di accuse che non si fermarono alle semplici insinuazioni, al punto che i cattolici pubblicarono il Costituto del signor Saverio Vollaro – 1847 ora direttore dell’Imparziale giornale pubblicato a Reggio Calabria – Malta 1864, che riportava il verbale dell’interrogatorio subito da Vollaro dopo il moto di Reggio del 1847, in cui alcune affermazioni da lui rese si prestavano a essere interpretate come un tradimento nei confronti degli altri partecipanti al moto.
Nel 1866 fu eletto deputato del collegio di Bagnara Calabra per la IX legislatura, mandato che fu confermato per nove legislature. Dalla XV alla XVII legislatura fu tra i deputati del collegio di Reggio Calabria che parteciparono attivamente ai lavori dell’Assemblea e delle varie giunte e commissioni. Tra le sue dichiarazioni sono da ricordare quelle sulla politica ecclesiastica e sulla politica finanziaria del gabinetto Rudini; in particolare denunciò monsignor  Francesco Converti arcivescovo di Reggio Calabria al Guardasigilli e al ministro dell’Interno, relativamente a una pastorale del frate, «sediziosa ed eccitante alla guerra civile, pubblicata in Roma». Inoltre fu promotore di un contro-progetto avverso al progetto di legge per una tassa sulla macinazione dei cereali, firmato altresì dai deputati Ferraris, Ranco, Mongini, Di Monale, Massa, Ara, San Martino, Como, Calandra, Melissari e Carbonelli; di un progetto di legge sul servizio di navigazione nello stretto di Messina e intervenne frequentemente, anche con toni accesi, per sostenere la costruzione di strade e ferrovie in Calabria e in Sicilia, opponendosi a gruppi di pressione settentrionali che volevano stornare il finanziamento della linea ferrata ionica in favore di una linea da costruire tra Emilia e Veneto. Nella X legislatura si associò alla domanda della votazione per appello nominale sopra un ordine del giorno proposto in occasione delle interpellanze circa le esecuzioni capitali di Monti e Tognetti, due patrioti, autori di un attentato ai danni degli zuavi pontifici che presidiavano la Roma papalina e che aveva come obiettivo quello di avviare il moto insurrezionale con il supporto della colonna guidata dai fratelli Cairoli per anticipare l’ingresso di Garibaldi nella capitale, che però fu sconfitto definitivamente a Mentana. Si batté per importanti opere di bonifica sul territorio calabrese, come quello in contrada Saline del comune di Fossato Calabro, denunziando le gravi condizioni dei contadini e braccianti della zona che venivano decimati dalla febbre malarica. Infine propose l’estensione del credito fondiario a tutti gli istituti bancari del regno per favorirne la diffusione e l’accessibilità. La fusione tra gli uffici di porto e la sanità marittima per omogenizzare il sistema nel paese; inoltre fece varare dalla Camera un piano per la sistemazione dei torrenti. In politica estera intervenne circa l’arresto di cittadini italiani in Abissinia; sulle misure per la tutela di quelli in missioni scientifiche; sulla questione finanziaria egiziana. Fondò la loggia massonica «Aspromonte». Malgrado fosse di famiglia agiata, incrementò le sostanze familiari e le profuse per l’Unità d’Italia tanto da ridursi, negli ultimi anni, a vivere in ristrettezze. Morì all’età di 77 anni a Pellaro, allora comune e oggi quartiere di Reggio Calabria. (Fabio Arichetta) © ICSAIC 2020

Opere

  • Sulla politica italiana in Egitto: dichiarazioni del deputato Vollaro al ministro degli affari esteri svolta alla Camera dei Deputati nella tornata del 12 giugno 1882, Tipografia eredi Botta, Roma 1882;
  • Austriaca res da Napoli-Curtatone a Venezia 1848-1849 – Memorie e ricordi, Tip. Ceruso, Reggio Calabria 1884; 
  • 2 settembre 1847-21 agosto 1860 – Conferenza tenuta nel teatro comunale di Reggio Calabria per la commemorazione promossa dal Municipio della città e dal Comitato delle società cittadine riunite il 21 agosto 1891, Stamperia Diplomatica e Consolare, Roma 1891;
  • Cenni autobiografici: 1847-1894, tipografia R. Confalone, Napoli 1900.

Nota bibliografica

  • Rendiconti del Parlamento Italiano, Sessione 1870-71, Volume III, Eredi Botta, Tipografia Camera dei Deputati, Roma 1873;
  • Atti parlamentari, Sessione 1876-77, Volume 248, Eredi Botta, Tipografia Camera dei Deputati, Roma 1878; 
  • Francesco Domenico Fava, Il moto calabrese del 1847, Tip. F. Nicastro, Messina 1906;
  • Vittorio Visalli, Lotta e martirio del popolo calabrese: (1847-1848), I, Il Quarantasette, Mauro, Catanzaro 1928;
  • Luigi Aliquò Lenzi, Filippo Aliquò Taverriti, Gli scrittori calabresi, dizionario bio-bibliografico, vol. III (N-Z). Reggio Calabria 1955, pp. 346-347; 
  • Jole Lattari Giugni, Parlamentari della Calabria dal 1861 al 1967, Casa editrice “L. Morara”, Roma 1970, p. 428;
  • Domenico De Giorgio, Una loggia massonica a Reggio nel 1870, «Historica»XLVIII, 2, 1995, p. 100;
  • Maria Pia Mazzitelli, Archivio Vollaro, «Historica»IV, 1996, pp. 186-195;
  • Bruno Polimeni, Lotte politiche in Provincia di Reggio Calabria dal 1861 al 1943, Città del sole, Reggio Calabria 2008;
  • Fabio Arichetta, Saverio Vollaro e il battaglione volontari napoletani nella prima Guerra d’Indipendenza,«Calabria Sconosciuta», XXXVII, 146, 2015, pp. 47-49;
  • Fabio Arichetta, Il moto del 2 settembre 1847: il martirio dell’élite neoguelfa della libera muratoria reggina, «Calabria Sconosciuta», XXXVII, 143-144, 2014, pp. 67-69;
  • Viviana Mellone, Napoli 1848. Il movimento radicale e la rivoluzione, Franco Angeli, Milano 2017.

Nota archivistica

  • Archivio di Stato di Reggio Calabria, Fondo Vollaro;
  • Archivio di Stato di Reggio Calabria, Fondo Visalli.
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