Zito, Sisinio

Sisinio Zito [Condofuri  (Reggio Calabria), 15 aprile 1936 –  Roccella Jonica (Reggio Calabria), 6 luglio 2016]

Secondo di quattro fratelli, nacque da Bruno, segretario comunale, un ruolo all’epoca importante e di prestigio, e da Carmela Schirripa, insegnante elementare. Non  poteva non fruire di una condizione relativamente privilegiata. I primi due anni di scuole elementari li frequentò a Platì. Capì allora, guardando i vestiti e le scarpe dei suoi compagni, che il mondo non era uguale e che c’era chi le cose belle le poteva solo sognare. Completò le elementari a Roccella Jonica, dove il padre venne trasferito. E qui, quasi  per un destino tracciato per il figlio, cessata la sua attività di funzionario dello Stato, fu sindaco dal 1965 al 1970. 
Nell’adolescente Sisinio il carattere curioso e irrequieto si era consolidato con l’ansia di conoscere il mondo. A sedici anni partì per l’Inghilterra, terra sognata per apprendere la lingua ma anche per quel che rappresentava in termini di civiltà e democrazia. Per mantenersi andò nelle campagne a raccogliere fragole. Quando ritornò a casa frequentò il Liceo Classico di Locri. Il suo spirito ribelle si scontrò, in seconda, con le limitatezze culturali dell’insegnante di Lettere. Lo scontro ebbe il culmine nell’improponibile traduzione del termine misogino. Fu la goccia che fece traboccare il vaso: rinunciò alla frequenza e decise di andare agli esami di maturità da esterno. Conseguì la maturità con il massimo dei voti. Subito dopo l’ansia della scelta dell’Università. Non voleva andare nella vicina Messina. Era come restare a casa. Il suo progetto era studiare a Roma. Ma nella capitale c’era già il fratello. Il padre non era in condizione di raddoppiare le spese. Il dilemma si risolse partecipando alla selezione per un posto alla Casa dello Studente. Lo ottenne anche in virtù della sua ottima pagella. Si iscrisse a Legge, laureandosi con lode. La laurea era importante ma per Sisinio era solo un punto di partenza: proseguire gli studi ma soprattutto capire cosa succedeva altrove. Cosicché tornò in Inghilterra. Andò al British Council e apprese che c’erano due posti a concorso per un master all’Università di Cambridge. Se ne aggiudicò uno e vi restò due anni, dal 1961 al 1962 concludendo gli studi con una corposa tesi in lingua inglese di diritto costituzionale comparato. Furono per Zito una preziosa occasione per approfondire la conoscenza del sistema politico e istituzionale inglese. Tornato in Italia decise di cogliere altre opportunità. E ottenne, partecipando a un concorso, una borsa di studio per la Sorbona, la grande Università di Parigi. Dopo un anno, ne uscì con un nuovo diploma e, confermando la sua vocazione di poliglotta, con la perfetta conoscenza della lingua francese. Ma, mentre studiava nella capitale francese, pensò che gli servisse aggiungere la Germania. Restò un anno all’Università di Monaco di Baviera, appropriandosi della lingua tedesca al punto da usarla nel prendere appunti. Conclusi gli impegnativi percorsi di studio, lo sbocco naturale che gli si offriva era quello accademico: la carriera universitaria. Cominciò come assistente volontario alla facoltà di Scienze Politiche della Sapienza di Roma. Qui, a Diritto Costituzionale, trovò come assistente, Giuliano Amato con il quale instaurò un’amicizia fraterna che sarebbe diventato anche un sodalizio politico destinato a durare per tutta la vita. Sembrava aprirsi un tranquillo cammino di studioso che avrebbe dovuto approdare all’assegnazione della cattedra. Ma per Zito l’accettazione della normalità non è mai stata la sua bussola. Nelle diverse realtà culturali europee l’osservazione delle organizzazioni sociali, istituzionali, politiche di quei paesi gli suscitava una straordinaria passione. La svolta avvenne quando incontrò Giacomo Mancini, già esponente di primo piano del partito socialista italiano. Il parlamentare calabrese, che era già nella regione un leader, si informò sulla vita del giovane Zito, sugli studi fatti, sugli impegni. Mancini ne colse le qualità e, soprattutto, ne percepì la passione politica. Gli fissò, così, un colloquio con Silvano Labriola, intellettuale napoletano, docente universitario, braccio destro del segretario nazionale del Psi, Francesco De Martino. Era il 1963. L’incontro si concluse con l’invito a lavorare alla direzione nazionale socialista. Zito accettò entusiasta. Fu quasi naturale che la sua attività cominciasse dalla Sezione Cultura: scuola, università, editoria, cinema, teatro, musica. 
Alla direzione del Psi conobbe la futura moglie Assunta De Jonna, una funzionaria del partito, Compagna preziosa nel senso pieno del termine perché anche lei socialista. Hanno avuto tre figli: Bruno, Paola e Francesco.                                                                                              
Si crearono le condizioni e il necessario sostegno per una candidatura alle elezioni politiche del 1968 in Calabria. Non riuscì a farsi eleggere ma i consensi raccolti furono una sorpresa per tutti. Nel 1972 la direzione socialista gli affidò la condirezione, con Federico Coen, di «Mondo Operaio, la rivista teorica del partito. Nel 1976 la prima vera sfida elettorale con la candidatura a senatore nel collegio di Locri: risultò il più giovane eletto, appena quarantenne, della VII legislatura. Sarà rieletto nelle successive quattro legislature. Numerosi e rilevanti gli incarichi ricoperti nel corso dei cinque mandati parlamentari: dal 5 luglio 1976 al 19 giugno 1979 membro della commissione Pubblica Istruzione e vicepresidente, dal 5 agosto 1976 al 19 giugno 1979, della commissione Vigilanza sulle trasmissioni Rai-Tv. Successivamente, ripetuti incarichi di governo: sottosegretario al lavoro dal 4 aprile 1980 al 18 ottobre 1980 nel secondo governo Cossiga; sottosegretario alla Pubblica istruzione nel governo Spadolini dal 28 giugno 1981 al 23 agosto 1982; sottosegretario all’Industria e commercio, artigianato con il governo Craxi dal 4 agosto 1983 al 27 giugno 1986. Intensa e punteggiata di grandi risultati positivi per la sua Calabria è stata l’azione di governo. Per Reggio c’è stato l’impulso determinante per l’istituzione dell’Università, una rivendicazione cominciata nel 1967 e conclusasi con la legge approvata dal Parlamento nel 1982. Da sottosegretario all’Industria, contribuì a portare a compimento il piano di metanizzazione che nel 1980 era stato realizzato solo in tre comuni: Catanzaro, Rende e Crotone. Altro impegno fu quello di attaccare gli storici ritardi e rinvii nell’ammodernamento della statale 106, versante litorale jonico della provincia di Reggio. Un’altra storica battaglia vinta è stata l’istituzione del Parco dell’Aspromonte: una questione economica, ambientale ma anche culturale, civile e politica perché si sottraeva alla criminalità organizzata un consolidato potere di controllo su quel territorio. Per questa battaglia Zito pagò le minacce della ’ndrangheta al punto che gli fu assegnata una scorta permanente. Paradossale fu poi la vicenda giudiziaria in cui per sei anni venne coinvolto, negli anni Novanta, nell’ambito di un’inchiesta per collusione con la mafia della Procura di Palmi. Accuse per le quali si dimise da tutti gli incarichi istituzionali e rinunciò a ricandidarsi nel 1994 al Senato. Venne poi definitivamente assolto ma nella sua memoria quell’inchiesta fu una ferita mai rimarginata.
Poi ci fu l’approvazione del Decreto Reggio, un provvedimento che stanziava risorse per l’ammodernamento infrastrutturale e urbanistico della città. L’altro grande progetto giunto, nel 1988, a un passo dalla realizzazione e, poi, finito nel nulla, fu quello dell’istituzione del Parco Archeologico di Locri. Il campo culturale e politico di Zito in cui si è dispiegata tutta la sua azione è stato quello della questione meridionale inquadrata in un’ottica culturale prima ancora che economica: scuola, teatro, spettacoli, musica, editoria. E proprio per ridare nuova vitalità al dibattito su questi temi, nel 1986, dette vita a una rivista, «Il Regno di Napoli». Tra i numerosi impegni assunti nei suoi mandati parlamentari c’è stata la presenza nella Commissione antimafia e la partecipazione, dal 1987 al 1992, alla Commissione di controllo sugli interventi nel Mezzogiorno. L’ultimo incarico ricoperto nella XI legislatura è stato quello di presidente della commissione Sanità dal 1987 al 1991, durante la presidenza al Senato di Spadolini. Il suo cinquantennio di vita politica si concluse con la stagione (1999-2009) da lui definita esaltante, di sindaco di Roccella Jonica. Trasformò il piccolo centro in un’autentica perla. Si rifece la rete fognaria, un depuratore che consentì di garantire il mare pulito salutato dal riconoscimento, per l’integrità ambientale, delle Cinque Vele ripetutosi per gli anni a venire; si rifece la rete idrica, si rinnovò il sistema viario; si restaurarono le antiche chiese. Il vecchio, cinquecentesco convento dei Minimi si trasformò in una sede multisala per convegni e dibattiti; si restaurò il vecchio castello normanno dei Carafa; si costruì un auditorium con 600 posti; si realizzò il teatro, al Castello, all’aperto, capace di ospitare migliaia di persone. E, con particolare motivo d’orgoglio, Zito fece in modo che dal 1981 Roccella diventasse una finestra sul mondo con il Festival Jazz ospitando i più grandi musicisti europei, americani e dell’area mediterranea. Infine, la realizzazione del porto turistico unico da Reggio a Crotone, in grado di ospitare 450 imbarcazioni. Nel 2017 la prima Vela Blu attribuita, unico porto in Calabria e Sicilia, per l’efficienza e la completezza dei servizi offerti ai diportisti. 
Sisinio Zito è considerato una delle più alte espressioni del socialismo che ha segnato positivamente la storia del Sud, della sua Calabria e di Roccella Jonica. La sua concezione della politica era quella del servizio per la comunità. 
È morto a Roccella nel luglio 2016, all’età di 80 anni. La cittadina jonica ha dato il suo nome allo splendido lungomare da lui voluto. (Raffaele Malito) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Raffaele Malito, Sisinio Zito, Un politico visionario. Il coraggio di rischiare sognando l’impossibile, Città del Sole Edizioni, Reggio Calabria 2018.

Riferimenti archivistici

  • Atti e resoconti Senato nelle legislatura VII, VIII, IX, X, XI.
  • Archivio Fondazione Mondoperaio. 
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