Bosco, Umberto

Umberto Bosco (Catanzaro, 2 ottobre 1900 – Roma,24 marzo 1987)

Nacque da Carmelo, avvocato dello Stato, e da Ambrosina Provenzano. La sua famiglia era originaria di Mongiana, in provincia di Vibo Valentia, dove fu battezzato e trascorse i primi anni della fanciullezza. Fece i suoi studi di base nella città  natale, dove frequentò il Liceo classico “Galluppi” negli stessi anni in cui lo frequentava Corrado Alvaro, che fu suo compagno di studi, ed ebbe come docente Vincenzo Vivaldi, noto e stimato studioso di problemi letterari e linguistici. Di questo suo “maestro” Bosco si ricorderà  sempre con riconoscenza e gli dedicherà  un profilo bio-bibliografico nelle sue  Pagine calabresi.
Gli studi universitari li fece a Roma, all’Università  “La Sapienza”, dove si laureò in Lettere nel 1923 con una tesi su  L’uomo-poeta dei romantici, relatori Vittorio Rossi e Cesare De Lollis. Fece le sue prime esperienze di docente nell’Istituto Magistrale “De Nobili” di Catanzaro, dove insegnò dal 1925 al 1927, frequentando assiduamente la Biblioteca Comunale, diretta da don Pippo De Nobili, del quale si sentiva in qualche modo “discepolo”.
Nel 1927 sposò Ines Marano Toro, che gli darà  dei figli, e si trasferì a Roma.
Due anni dopo conseguì la libera docenza con una prolusione su  Galileo scrittore.    A Roma era stato chiamato, con la formula del “comando” dal suo professore, Vittorio Rossi, che lo fece entrare nella Commissione per l’edizione nazionale delle opere di Francesco Petrarca e, contemporaneamente, nella redazione dell’Enciclopedia di scienze, lettere ed arti fondata da Giovanni Treccani. Iniziava così un produttivo e lungo rapporto che lo vide direttore della  Grande Enciclopedia, del  Dizionario Enciclopedico Italiano,  del  Lessico Universale Italiano  e dell’Enciclopedia dantesca.
Con Domenico Petrini, Pietro Paolo Trompeo, Bruno Migliorini, Mario Praz, fece parte del gruppo della rivista «La Cultura » (diretta dal De Lollis) che rappresentò un momento importante della storia della critica italiana, conciliando la critica estetica con le esigenze della filologia e della storia. Ebbe il primo incarico di docente universitario nell’anno accademico 1929-30, passando poi come titolare della cattedra di Letteratura italiana, all’Università  Statale di Milano, dove insegnò dal 1942 al 1945. Andò poi a insegnare alla Facoltà  di Magistero di Roma, della quale fu anche preside alla fine degli anni Cinquanta. Insegnò in quella Facoltà  e sede universitaria fino al pensionamento avvenuto nel 1970, anche se continuò a tenere lezioni ed esercitazioni come professore emerito fino al 1975.
Nel corso della sua lunga carriera di studioso e di docente universitario, rivestì moltissime importanti cariche. Fu socio ordinario dell’Accademia dell’Arcadia, col nome di  Eristeno Nassio, fin dal 1938. Fu anche socio (1955) e poi accademico della Crusca (1970). Entrò nell’Accademia dei Lincei come socio corrispondente per la classe di scienze morali, storiche e filologiche (1960), diventandone socio nazionale dal 1971. Dal 1959 al 1981 fu presidente della Commissione per l’edizione critica delle opere di Francesco Petrarca e, dal 1959 al 1987, presidente del Centro internazionale di Studi leopardiani di Recanati.    Dal 1969 fu anche vice presidente della  Federation internazionale de langues e littèratures modernes.Fu anche membro straniero dell’Accademia svedese di Goteborg.Dal 1951 al 1973 fu presidente dell’Associazione Internazionale per gli studi di lingua e letteratura italiane.  Nel 1976 la Cambridge University gli conferì la laurea  honoris causa.  Come scrive Vittore Branca (in  L’italianistica,1994), Bosco «ha ubbidito a un ideale di cultura come servizio, come arricchimento spirituale della società  », promuovendo, come fa notare il suo biografo Eugenio Ragni, «la continuazione del  Repertorio bibliografico della letteratura italiana  di Giuseppe Prezzolini, le  Concordanze dei Canti del Leopardi  e quelle del  Decameron  (1969) ». Lo stesso Ragni ricorda che, «sotto la sua presidenza quasi trentennale (1959-1987) il Centro Nazionale di Studi leopardiani di Recanati, conobbe non soltanto la risistemazione quasi totale della sede, ma soprattutto un deciso incremento dell’attività  scientifica, con corsi specialistici tenuti da illustri studiosi, seminari internazionali per giovani leopardisti e che    nel 1964 Bosco «nella veste di membro del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione sollecitò e sostenne l’istituzione della Facoltà  di Lettere nell’Università  di Macerata ».
Un’altra opera meritoria di Bosco ricordata da Ragni è «il salvataggio dell’appartamento in cui a Roma visse e morì Luigi Pirandello »,che nel 1961 divenne la sede dell’Istituto di Studi pirandelliani e sul teatro contemporaneo, da lui stesso diretto fino al 1987.
Intellettuale di grande prestigio nazionale, ha lasciato una vasta produzione di saggistica letteraria, nella quale si riscontrano aspetti metodologici di entrambi i suoi maestri: dal De Lollis    deriva la componente idealistica, crociano-gentiliana della sua formazione, dal Rossi il metodo storico-letterario e filologico. In una nota autobiografica apparsa nel volume  Pagine calabresi  (Parallelo 38, Reggio Calabria 1975, p. 272) egli stesso così dichiara: «Ho fatto della filologia rigorosa, sforzandomi che non fosse fine a se stessa. Mi sono posto di fronte ai poeti come a uomini, penetrando in qualche piega della loro anima e illuminando così qualche loro pagina ». A questo orientamento critico si ispirano i suoi primi saggi, riuniti nel volume  Aspetti del Romanticismo italiano  (Roma,1942), al quale seguì, nel 1959, un’altra raccolta di saggi dal titolo  Realismo romantico, che illustra singole personalità  di poeti e scrittori come Manzoni, Giusti, Prati, Tarchetti, Carducci, Gozzano ed altri.
Particolare importanza rivestono    i suoi studi su Boccaccio e Petrarca, come    un saggio introduttivo a un’edizione del  Decameron  (Rieti, 1929) e il volume  Francesco Petrarca  (Utet,Torino1946)    Seguirono agli scritti sopracitati:  Letteratura italiana dell’Ottocento  (Torino,1954),  Titanismo e pietà  in Giacomo Leopardi  (Firenze, 1957),  Dante vicino  (Roma,1966),  Dante, vita e opere  (Torino,1966),  La lirica del Manzoni  (Roma, 1968), Letteratura del Rinascimento  (Roma, 1970),  Pagine calabresi  (1975). «La vivacità  d’ingegno, l’arditezza di pensiero e lo spirito critico di Bosco emergono in modo prevalente negli studi petrarcheschi, leopardiani e sul Romanticismo” (Giuseppe Olivadoti). Ma non meno importanti sono i suoi studi danteschi. Scrive Pasquale Tuscano, uno dei maggiori studiosi e storici della letteratura calabrese, che «Dante è, col Petrarca e col Leopardi, l’autore che Umberto Bosco sentì più congeniale e tenne ininterrottamente presente durante la sua cinquantennale vita di studioso ». Per Tuscano, «l’allievo di Vittorio Rossi e di Cesare De Lollis osa, per primo, parlare di Dante con una semplicità  di linguaggio, un gusto, una umana simpatia che, da poeta di pochi dotti, l’Alighieri si fa poeta dell’afflato familiare, capace di essere    ascoltato, fraterno e ammonitore, anche dall’uomo comune di ogni tempo ». Oltre a numerosi saggi, Bosco dedicò a Dante delle sintesi divulgative per la serie radiofonica “Classe unica” e, infine, un’edizione commentata della  Divina Commedia, per le scuole, curata insieme a Giovanni Reggio, edita a Firenze nel 1979.
L’opera    di Bosco che maggiormente interessa la gente di Calabria è  Pagine calabresi, un lavoro che «costituisce un rilevante contributo intellettuale alla storia letteraria della Calabria, una sorte di testamento spirituale dell’illustre letterato catanzarese » (Olivadoti), in cui sono illustrati alcuni illustri studiosi, letterati e poeti della Calabria, come Giuseppe Casalinuovo, Bruno Pelaggi, Vittorio Butera, Corrado Alvaro, Filippo De Nobili,Vincenzo Vivaldi e altri ancora. Lo stesso Bosco, nell’introduzione al volume,, così scrive: «In questo volume mi risolvo a raccogliere i miei sparsi scritti calabresi (…). Molti di questi scritti hanno carattere occasionale, frutto più di affetto che di studio (…). In esse mi sforzo costantemente, di ravvisare negli eventi e negli uomini di cui parlo la specifica impronta che la Calabria vi ha lasciato (…). In definitiva, questo libro è l’autobiografia di un emigrato. Tanto che, accommiatandomi dall’Università , mi sono trovato naturalmente a parlar di Calabria ». Tra gli scritti calabresi di Bosco,va citato, infine, il saggio  Calabria letteraria, inserito nel volume  Calabria  (pp. 201-2016), edito nel 1962, a cura dello stesso Bosco, di Alfonso De Franciscis e di Giuseppe Isnardi, su iniziativa della Banca Nazionale del Lavoro. Il saggio mette in evidenza l’apporto significativo dato dalla Calabria alla letteratura nazionale.
Morì a Roma all’età  di 87 anni. Catanzaro, sua città  natale, gli ha intestato una via. Dal 2014 si tiene nella città  un Premio di Poesia “Umberto Bosco”, organizzato dall’Associazione Nazionale Letterati e Artisti, con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale e della Presidenza della Repubblica.  (Franco Liguori)   © ICSAIC 2019

Nota bibliografica

  • Antonio Testa, La critica letteraria calabrese nel Novecento, Pellegrini, Cosenza 1968, pp. 114-133;
  • Pietro Mazzamuto, Umberto Bosco, in Letteratura Italiana. I critici, Marzorati, Milano 1969;
  • Pasquale Tuscano, Letteratura delle regioni d’Italia, Calabria, La Scuola, Brescia 1986;
  • Luigi Grisolia, Umberto Bosco, l’ultimo apostolo dell’educazione nazionale, «Calabria illustrata », XVI, 38, 1988;
  • Giuseppe Olivadoti, Umberto Bosco, «Calabria letteraria », XXXVI, ott. nov. dic. 1988, p. 66;
  • Vittore Branca, La filologia totale di Umberto Bosco e Giorgio Petrocchi, in L’italianistica all’Enciclopedia Italiana, a cura di V.Cappelletti e I.Baldelli, Roma 1994;
  • Renato Nisticò, Poesia, scienza, società  e istituzioni nel Novecento, in Catanzaro. Storia, Cultura Economia, a cura di Fulvio Mazza, Rubbettino, Soveria Mannelli 1994, pp. 285-287;
  • Antonio Piromalli, La letteratura calabrese, Pellegrini, Cosenza, 1996, vol. II, pp.345-346;
  • Pasquino Crupi, Storia della letteratura calabrese-Autori e testi, vol. IV, Ed. Periferia, Cosenza 1997
  • Sharo Gambino, Ricordo di Umberto Bosco, «Calabria letteraria », XLVI, 7-8-9, 1998, pp. 105-106;
  • Pasquale Tuscano, Umberto Bosco lettore di Dante, in P. Tuscano, Per altezza d’ingegno, Rubbettino, Soveria Mannelli2002, pp. 267-276;
  • Eugenio Ragni, Bosco, Umberto, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto Enciclopedia Italiana, Roma 2013.