Bovi, Giovanni jr.

Giovanni Bovi jr. [Palmi (Reggio Calabria), 24 giugno 1904 – Napoli, 26 gennaio 1984]

Figlio dell’avvocato Giovanni Bovi, deputato al parlamento e dalla nobildonna Beatrice Ruocco, compì i primi studi a Palmi e quindi si trasferì a Napoli dove frequentò il Liceo-Ginnasio Vittorio Emanuele III. Si iscrisse poi all’Università partenopea, conseguendo a pieni voti, il 20 luglio del 1927, la laurea in Medicina e Chirurgia. Quattro anni dopo, il 12 marzo 1931, ottenne la specializzazione in Clinica dermosifilopatica, branca che egli coltivò fino agli ultimi anni, senza mai pretendere compenso alcuno dai pazienti, verso i quali nutriva un rispetto e un attaccamento profondi.
La passione per la numismatica sorse in lui da ragazzo, quando, poco più che decenne, il suo interesse venne attratto da un soldo di Pio IX che egli trovò fra il resto della spesa. Questa prima monetina costituì l’incentivo verso la raccolta delle monete, prima disordinata e febbrile, come avviene per ogni neofita, poi, via via, sempre più qualificata e finalizzata fino a formare quella che si può considerare una tra le più importanti collezioni private di monete delle due Sicilie, dai Bizantini ai Borboni. Già a 23 anni, impegnando risorse economiche della famiglia più che agiata, era in possesso una collezione fatta di pezzi rari e unici di Napoli, dell’Italia Meridionale e della Sicilia.
Ancora prima della laurea conobbe a Napoli il Prof. Eugenio Scacchi, nobile figura di studioso e di collezionista, fondatore nel 1913, con altri, del circolo numismatico napoletano. Questi prese a benvolerlo e seppe discernere in lui quelle doti di appassionato studioso che si sarebbero di lì a poco appalesate. Il sodalizio con il Prof. Scacchi, purtroppo, terminò dopo appena due anni con la morte del vecchio maestro ed egli, con rinnovata lena, avvicinò via via gli studiosi e i collezionisti che negli anni Trenta dominavano la scena a Napoli. Tra questi il prof. Luigi dell’Erba, il duca Enrico Catemario di Quadri, il prof. Carlo Prota, la signorina Eugenia Maiorana, figliastra del compianto Memmo Cagiati. La stima del duca Catemario nei suoi confronti era tale che egli volle, nel testamento, indicarlo come la persona alla quale la famiglia avrebbe dovuto rivolgersi, per consiglio, per ogni eventuale acquisto o vendita di monete della sua collezione.
Il continuo contatto con questi eletti studiosi fece maturare la naturale inclinazione del Bovi ed ecco che egli, non ancora trentenne, pubblicò il suo primo volume La doppia oncia di Carlo di Borbone del 1752. Ad esso fece seguito una copiosa messe di lavori (oltre 70), quasi tutti concernenti la monetazione delle due Sicilie.
Scoppiata la seconda guerra mondiale fu arruolato con il grado di capitano medico. Rientrato a Napoli dopo il conflitto, nel 1949 sposò Luisa Mastroianni, infermiera volontaria di Croce aRossa, che aveva conosciuto nel 1942, la quale gli è stata compagna devota ed affettuosa per oltre trent’ anni e che è vissuta nella sua ombra, coadiuvandolo nella redazione e nella spedizione del «Bollettino del Circolo numismatico napoletano», nel disbrigo della corrispondenza del Circolo con i soci e nei giorni dolorosi della sua malattia, interpretando e prevenendolo ogni suo desiderio e ogni sua necessità.
Una volta tornato dalla guerra, l’attrazione per la numismatica diventò così intensa che divenne la sua ragione di vita. A una solida preparazione umanistica, egli univa una eccellente cultura generale, una robusta cognizione della storia, un appassionato amore per il sapere. Infatti, mai pago di illustrare le monete del reame delle due Sicilie, nella scia di Giulio Sambon e del Prota, si mise a indagare negli Archivi di Stato per poter trarre notizie inedite, di prima mano, che contribuissero a lumeggiare un periodo particolarmente affascinante della numismatica napoletana.
Non è possibile, per la mole e la originalità dei suoi lavori, riportare in queste righe i risultati dei suoi studi e delle sue pazienti ricerche d’archivio. Essi sono consegnati nei suoi scritti indicati in calce, cronologicamente, per comodità degli studiosi; costituiscono delle pietre miliari cui devono e dovranno sempre riferirsi coloro che intendono dedicarsi allo studio delle monete napoletane. Tra l’altro egli eccelleva anche nell’arte della riproduzione dei calchi in gesso delle monete, di cui possedeva una cospicua gipsoteca. Questi calchi venivano riprodotti con i colori e le tonalità dei vari metalli di cui essi venivano tratti, tanto da ingannare, a prima vista, anche l’occhio più esperto che riteneva di osservare gli originali.
Per le sue vaste e profonde conoscenze della monetazione delle due Sicilie, insieme con altri pochi studiosi, partecipò alla compilazione dei volumi XVIII, XIX e XX del Corpus Nummorum Italicorum, intrattenendo una fitta corrispondenza con Pietro Oddo conservatore e ordinatore della raccolta di Vittorio Emanuele III che lo aveva chiamato a collaborare e come scrisse Pietro Oddo, «aspettava con impazienza le lettere del dott. Bovi per la sua precisione, chiarezza, bravura e umiltà nel far notare gli errori».
Tra l’altro egli eccelleva anche nell’arte della riproduzione dei calchi in gesso delle monete, di cui possedeva una cospicua gipsoteca. Questi calchi venivano riprodotti con i colori e le tonalità dei vari metalli di cui essi venivano tratti, tanto da ingannare, a prima vista, anche l’occhio più esperto che riteneva di osservare gli originali.
Gentiluomo di antico stampo, di ineccepibile probità, di retto sentire, nutrì, nei confronti del circolo numismatico napoletano, che egli amava come una sua creatura, un amore profondo, esclusivo, possessivo. RIservato, di modi signorili, poteva, a chi non lo conosceva, apparire freddo e distaccato, ma bastava poco a far sciogliere il ghiaccio ed egli si rivelava buono, modesto, comprensivo, tollerante, pronto ad aiutare coloro nei quali intuiva un verace amore per le monete e per lo studio di esse . Cattolico praticante nell’ estensione più completa del termine, ha sempre mostrato disponibilità verso i suoi simili.
Ormai avanti negli anni, Egli ebbe il conforto dell’assistenza di una brava ed affezionata giovane, la fedele Alfonsina Ammutinato, che sarebbe ingiusto non ricordare qui, in quanto ha contribuito ad alleviare le sofferenze del caro amico, fin quando la morte non lo ha colto.
Scompare con lui una cara figura di vecchio gentiluomo, una istituzione del nostro sodalizio, un acuto e profondo indagatore e conoscitore delle monete e della loro storia, un sicuro punto di riferimento per i giovani e i meno giovani, che ha dedicato l’intera esistenza allo studio e alla raccolta delle monete. Sono perfettamente consapevole che questo mio scritto, compilato subito dopo la sua dipartita, non freddo e distaccato, ma bastava poco a far sciogliere il ghiaccio ed egli si rivelava buono, modesto, comprensivo, tollerante, pronto ad aiutare coloro nei quali intuiva un verace amore per le monete e per lo studio di esse.
Studioso convinto di tutto ciò che riguardava la numismatica, frequentò la scuola di paleografia per meglio capire e interpretare le antiche scritture ed i documenti di archivio. 
Fino alla sua morte, fu socio, segretario e presidente del Circolo numismatico napoletano a far data dal 1963.
Dopo la sua scomparsa la moglie, che per trenta anni gli stette accanto condividendo le sue gioie e le soddisfazioni per questa passione, donò alla città di Napoli tutta la collezione di monete per esporla al civico museo Filangieri, unitamente a una preziosa raccolta di medaglie napoletane, ponendo come condizioni: la compilazione di un catalogo con la generale illustrazione delle monete, una adeguata sistemazione del materiale donato, una mostra per mettere in luce i pezzi più rari e preziosi della collezione.
L’elenco completo delle 3.280 monete (in oro, argento e rame) fu raccolto in due grossi volumi pubblicati, per conto dello stesso museo, nel 1988. Nel primo furono inserite le monete emesse dalla zecca di Napoli e nel secondo quelle delle zecche minori dell’Italia meridionale e della Sicilia.
Il 6 ottobre del 1984 il Traina, nel ricordarne la figura, scrisse che «la numismatica ha perso un grande studioso, noi un amico e un collega indimenticabile». E questo perché egli dedicò tutta la sua vita allo studio ed alla collezione di monete e medaglie, con disinteresse ma con tanto amore e con passione infinita e profonda. (Sulla base di una biografia di Michele Pannuti) © ICSAIC 2022 – 2 

Opere

  • Le medaglie degli uomini illustri, Agar, Napoli 1962
  • Le monete napoletane di Filippo 4., 1621-65 e di Enrico di Lorena, 1648, Agar, Napoli 1966
  • Leopoldo di Borbone principe di Salerno. 1790-1851, A. Velardi, Napoli 1981.

Nota bibliografica

  • Michele Pannuti, Giovanni Bovi. Necrologia, in «Bollettino del circolo numismatico napoletano», LXIV – LXV, gennaio-dicembre 1979-1980;
  • Luisa Mastroianni Bovi (a cura di), Studi di numismatica (1934-1984) del Dott. Giovanni Bovi, Velardi, Napoli 1989;
  • Luisa Mastroianni Bovi (a cura di), Catalogo di disegni ed acquerelli del dott. Giovanni Bovi, s. n., Napoli 1993;
  • Bruno Zappone, Uomini da ricordare. Vita e opere di palmesi illustri, Age, Ardore Marina 2000, pp. 57-59;
  • Domenico Ferraro, Giovanni Bovi e la sua collezione numismatica al Museo Filangeri di Napoli,in «Calabria Letteraria», n. 4-6 (apr.-giu.), 2003, pp. 42-43.