Cefaly, Andrea

Andrea Cefaly [Cortale (Catanzaro), 31 agosto 1827 – 3 aprile 1907] 

Nacque da Domenico e Carolina Pigonati, napoletana di origini francesi. Ricevette una prima formazione al Reale Collegio di Catanzaro, dove nel 1835 aveva ottenuto la cattedra di retorica Luigi Settembrini, mantenuta fino al suo arresto nel 1839 per l’affiliazione alla Giovane Italia. Nel 1838 incontrò nella residenza di famiglia una comitiva di viaggiatori stranieri, salvati dal padre Domenico dall’assalto di una banda di briganti; tra questi: Arthur John Strutt che descriverà l’episodio nel suo A Pedestrian Tour in Calabria and Sicily, e Francis Wey che pubblicherà a sua volta un resoconto del viaggio. 
Nel 1842 giunse a Napoli. Seguì prima le lezioni alla scuola privata di Cesare Malpica, iscrivendosi alla fine del 1843 al Reale Istituto di Belle Arti, vincendo le resistenze della famiglia. Per un breve periodo seguì il rigido insegnamento di Camillo Guerra, proseguendo sotto la guida di Filippo Marsigli. Nello stesso tempo partecipò alle lezioni di Francesco De Sanctis. Sensibile ai fermenti antiaccademici, si unì alla libera scuola di pittura di Giuseppe Bonolis. Entrò a far parte della cerchia del maestro Saverio Mercadante, di cui realizzò un ritratto (Napoli, Museo di S. Martino), grazie al conterraneo Paolo Serrao. Partecipe del clima rivoluzionario, preludio dei moti del maggio 1848, Cefaly fu richiamato dal padre a Cortale. Si unì alla lotta antiborbonica combattendo, con il fratello Raimondo, nella Guardia Nazionale ai moti di Filadelfia, nei pressi del ponte delle Grazie; episodio per cui subì una condanna da parte delle gran Corte Criminale che gli impedì il rientro a Napoli fino al 1854. Qui, ottenuto il passaporto grazie alla mediazione dei Padri Scolopi, nel 1855 riprese gli studi di pittura con Giuseppe Mancinelli. Alla scuola del maestro ritrovò i giovani calabresi Achille Martelli e Antonio Migliaccio. Il gruppo iniziò a riunirsi nello studio di Cefaly, situato nel vicolo San Mattia nei quartieri spagnoli, luogo ritratto da Michele Tedesco come la «fucina delle aspirazioni» di giovani permeati dalle teorie palizziane, nutriti dell’idealismo di De Sanctis, uniti dal risveglio del sentimento nazionale di Giuseppe Mazzini. Un racconto della «fucina» è anche nelle memorie di Michele Cammarano. Circolavano in questo sodalizio le figure di riferimento dei Palizzi, che vivevano all’epoca non lontano dallo studio di Cefaly, e di Domenico Morelli.
Nel 1859 è premiato all’ultima Mostra Borbonica per il dipinto La Traviata (o La Tradita), oggi di ubicazione ignota e noto da un’incisione di Saro Cucinotta. Nel 1860 si unì alla spedizione garibaldina col grado di capitano nella Divisione Stocco, seguendola fino a Capua. Nel luglio 1861 scrisse alla madre da Sorrento dove, in compagnia di Nicola Palizzi, eseguì gli studi di paesaggio per la Campagna del Volturno 1° ottobre 1860. Garibaldi: sfondate quella canaglia! (detta anche La battaglia di Capua) (Reggio Calabria, Pinacoteca Civica, in sottoconsegna da Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte), commissionata dal re Vittorio Emanuele, esposta alla prima esposizione nazionale di Firenze (1861). Le esperienze maturate al fronte furono riprese da Cefaly in una serie di dipinti, i quali consentono di annoverarlo nella schiera di quei pittori-soldati che costruirono la nuova epica risorgimentale. Tra questi: l’Autoritratto a cavallo in divisa da garibaldino e l’Autoritratto (entrambi a Catanzaro, Marca) del 1860, quasi un testamento ufficiale prime della partenza, e l’immagine delle truppe a riposo nel Bivacco di Garibaldini (Catanzaro, Marca).
Il 16 dicembre 1861 a Cortale è istituita una Società degli Artieri, con la presidenza onoraria di Giuseppe Garibaldi. In seguito alla morte del fratello Raimondo (30 settembre 1861), Cefaly fece ritorno in Calabria: diventò Capitano della Guardia Nazionale e ricevette una lettera di Giuseppe Mazzini (1862) che, esule a Londra, lo esortava a sostenere il suo programma d’azione. È raggiunto a Cortale da Michele Lenzi, dando vita un Istituto Artistico e Letterario di cui decora l’Insegna (Catanzaro, collezione privata). Gli alunni erano giovani della provincia: Eduardo Fiore, Carmelo Davoli, Gregorio Cordaro, Perfetto Venuti e Raffaele Foderaro che si dedicavano a temi patriottici e a soggetti di genere. Le lezioni erano gratuite e i migliori furono inviati poi a studiare a Napoli con un sussidio della Provincia di Catanzaro. L’esperimento pedagogico è da collegare ad altri due tentativi fatti in Calabria da Antonio Migliaccio a Girifalco e dello stesso Cefaly a Catanzaro. Di questi anni è la scultura All’Italia (1854-65, Cortale, piazza Italia).
Il 15 agosto 1869 sposa Agnese Votta.
Tra le tele d’intonazione sociale e civile realizzate nei quindici anni in Calabria è il Bruto condanna a morte i suoi figli(1863, Catanzaro, MARCA), commissionata per il Palazzo di Giustizia di Catanzaro. Nel 1866 inviò alla Quarta Esposizione della Società Promotrice di Belle Arti in Napoli l’opera Il miglior modo di viaggiare in Calabria (1866, Napoli, Museo Civico di Castel Nuovo), con una dedica polemica al Ministro dei Lavori Pubblici. Il soggetto alludeva alle precarie condizioni della viabilità calabrese, denunciandone lo stato di arretratezza. Sul tema – poi oggetto dell’inchiesta di Leopoldo Franchetti nel 1874-75, incontrato in Calabria da Cefaly – ritornò l’anno successivo inviando alla Quinta Promotrice il Commercio di Calabria (1867, Catanzaro, Banca d’Italia), insieme a Areostato, mezzo di salvezza in Calabria (ubicazione ignota). Nel 1873 Cefaly partecipò all’Esposizione Internazionale di Vienna con La battaglia di Benevento (Catanzaro, Marca). Negli stessi anni fu chiamato a Catanzaro da Antonio Serravalle per lavorare accanto ai pittori toscani Enrico e Federico Andreotti nel suo palazzo, oggetto di una brutale demolizione del 1975.
Eletto nel collegio di Serrastretta, nonostante le contestazioni che portarono a una commissione parlamentare d’inchiesta e nuove elezioni il 28 maggio 1876, quando con 458 voti vinse contro Severino Serrao che ne ebbe 184, Cefaly ricoprì la carica di deputato nel Parlamento del Regno d’Italia (1875-1880), senza farsi molto notare. Per l’occasione, comunque, rientrò a Napoli. Qui nel 1877 partecipò all’Esposizione Nazionale e fu eletto Presidente del Congresso artistico di pittura. Seguì da vicino la nascita del Museo Artistico Industriale e realizzò una serie di maioliche dipinte a gran fuoco. Nel 1878 inviò all’Esposizione internazionale di Parigi il dipinto Paul et Françoise (Dante), acquistato dalla Real Casa di Capodimonte (in sottoconsegna a Catanzaro, Marca).
Da 1880 al 1884 si trasferì a Portici, a Bellavista, in seguito all’aggravarsi delle condizioni di salute della sua famiglia,ritratta in molti bozzetti e dipinti; una lunga serie di lutti gli porterà via sei dei sette figli in tenera età, fra i qualisopravviverà il solo Raimondo. Tra le commissioni per Francesco Florimo e il Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli realizzò cinque ritratti di musicisti. Dopo aver partecipato al fermento espositivo nazionale e internazionale (Vienna 1873, Napoli 1877, Parigi 1878, Melbourne 1880, Roma 1883, Torino 1884), decise di ritirarsi definitivamente a Cortale, dove rientrò nel 1884 con Luigi Zuppetta. Nel 1890 scrisse i Pensieri artistici, con dedica a Camillo Boito. Tra il 1899 e il 1900 realizzò la decorazione Apparizione di Beatrice a Dante nel suo studio a Cortale. L’opera versa in precarie condizioni conservative come l’intero Palazzo di famiglia, l’archivio e la biblioteca in esso contenuti, in uno stato di colpevole abbandono che lo vede da anni precluso agli studiosi. Nel 1899-1900 lavorò per il Santuario della Madonna di Monserrato a Vallelonga. Nel 1904 Levi-Bianchini pubblicò un articolo su Il Cavadenti (1875, Catanzaro, Marca) sulla rivista francese dell’École de la Salpêtrieré. Negli ultimi anni, contraddistinti da una forte disillusione sul piano politico e nonostante l’isolamento forzato, il pittore dimostrò una profonda sintonia con il socialismo umanitario conosciuto dalle pubblicazioni di Tolstoj e dalle Lettere civili di De Amicis (1899). Nel 1898, alla notizia della sommossa popolare di Milano, compose dei versi dal titolo Primo Maggio.
A Cortale sostenne un circolo dedicato a Giordano Bruno, decorandone l’insegna, insieme al figlio Raimondo e al cugino Antonio (senatore, maestro del Grande Oriente d’Italia e amico di Giolitti). Ultima opera è L’incendio di Roma (Catanzaro, Marca), ispirata al Quo vadis? di Sienkiewicz.
Una foto del 1906 lo ritrae nel suo studio insieme al nipote Andrea jr., poi affermato pittore, allievo di Felice Casorati. Cefaly muore a 80 anni. Nel 1912 Alfonso Frangipane organizzò a Catanzaro la Prima Mostra d’Arte Calabrese, evento che coincideva con le celebrazioni in onore del pittore: insieme a Mattia Preti e Francesco Jerace, egli costituiva una chiara testimonianza della continuità della tradizione artistica regionale. Lo stesso Jerace aveva fatto parte del Comitato promotore dell’evento e realizzò per l’occasione un busto ritratto in suo onore (Catanzaro, Villa Margherita). (Maria Saveria Ruga) © ICSAIC 2020

Opere

  • Pensieri artistici, Stab. Tip. Cesare Maccarone, Catanzaro 1890.

Nota bibliografica

  • Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, Discussioni, 10 dicembre 187520 giugno 1876;
  • Giuseppe Barone, Andrea Cefaly, in «La Vita Italiana», II, 5, n. 6, 1896, pp. 527-533;
  • Vincenzo Vivaldi, Un illustre pittore calabrese. Andrea Cefaly, «Rassegna pugliese di scienze, lettere e arti», 7-8, 1905;
  • Alfonso Frangipane, La Prima Mostra d’Arte Calabrese dell’Ottocento, Istituto italiano d’arti grafiche, Bergamo 1913;
  • Giuseppe Pepe-Maturi, Andrea Cefaly, Tipografia Editrice Ferdinando Bideri, Napoli 1921;
  • Antonio Pelaggi, Andrea Cefaly (1827-1907), Tip. La Tipomeccanica, Catanzaro 1971;
  • Maria Pia Di Dario Guida, Cefaly, Andrea, Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 23Roma 1979;
  • Andrea Cefaly e la Scuola di Cortale, catalogo della mostra (Catanzaro, Complesso Monumentale del S. Giovanni), a cura di Tonino Sicoli e Isabella Valente, AR&S, Catanzaro 1998;
  • Maria Saveria Ruga, Il manoscritto ritrovato: Michele Cammarano e la «fucina» di Andrea Cefaly, in «Ricerche di storia dell’arte», 113, 2014, pp. 87-93;
  • Maria Saveria Ruga, The Progress of America (1880) by Andrea Cefaly: a reference to social reform between Italy and America in late 19th century, in Hybrid Republicanism, a cura di Melissa Dabakis e Paul Kaplan, atti del convegno, American Academy, Roma 2016;
  • Maria Saveria Ruga, La «fucina» di Andrea Cefaly: un crocevia di artisti tra Napoli, Firenze e Parigi, Nerbini International, Lugano 2020, in corso di stampa.
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