Converti, Niccolò

Niccolò Converti [Roseto Capo Spulico (Cosenza), 18 marzo 1855 – Tunisi, 14 settembre 1939]

Nicolantonio, questo il suo nome allo Stato civile, nacque da Leonardo e da Elisabetta D’Alotta, una famiglia della borghesia terriera con agganci importanti nell’amministrazione borbonica. Concluse gli studi ginnasiali a Corigliano, poi a Cosenza frequentò le prime due classi del liceo e nel 1872 si trasferì a Napoli per conseguire la maturità  e immatricolarsi alla facoltà  di medicina. Rimase all’Università  partenopea fino al 1885 senza pervenire alla laurea, discussa, solo nel 1909, al suo primo ritorno in Italia dopo la fuga in Francia e una lunga permanenza in Tunisia. Nel frattempo aveva contratto matrimonio con  Giovannina Sica,  una ballerina del Teatro San Carlo, dalla quale ebbe  ben sette figli. Nacquero in Italia; Ernesto e Gustavo a Napoli e Bettina a Roseto. Concetta, Elvira, Leonardo  e Livia sono nati a Tunisi:
Quando giunse studente  nell’ex-capitale del Regno delle Due Sicilie, erano anni in cui nella città  ferveva il dibattito sul socialismo, seguito alla fondazione, nel gennaio 1869, della prima sezione dell’Internazionale. Strinse amicizia con gli elementi rappresentativi dell’anarchismo napoletano e mediando i contrasti ideologici tra i seguaci di Bakunin e i marxisti, si adoperò fattivamente per unificare l’orientamento ideologico e allargare la sfera d’azione del circolo.        
L’entusiasmo giovanile lo accompagnò nella sua abilità  di coordinatore. Nel dicembre 1877 stampò «Il Masaniello »,  bisettimanale anarchico-rivoluzionario, diventato il portavoce ufficiale della sezione. I concetti formulati si rivelarono appropriati e il giornale, dato alle stampe dal 2 dicembre al 7 gennaio 1878 e accettato dall’entourage  della sinistra sovversiva, rappresentò una vera e propria novità . I contenuti, viceversa, non vennero ben accolti dalle autorità  di polizia. Adducendo a pretesto i principi propugnati con conseguenze nocive per la classe operaia, il Prefetto ne decretò la sospensione dopo nove numeri.  
Il periodico conferì, comunque, una certa notorietà  al Converti. Da questo momento avviò una serie di collaborazioni con «L’Avvenire » di Modena e la «Rivista internazionale del socialismo » di Milano e  nel marzo del 1885, fece uscire «Il Piccone », un bollettino in forma di fascicolo, compilato quasi esclusivamente da studenti. In bilico tra comunismo e anarchia, il nuovo foglio, unico a rivelare la circolare di Bakunin in occasione del congresso operaio convocato a Roma da Mazzini, riaffermò le tradizionali concezioni libertarie, dichiarandosi inflessibile sia nelle preferenze politiche e culturali, sia con i socialisti legalitari, sia con i repubblicani, considerati, nella stagione dell’irredentismo. elementi pericolosi per l’ideologia anarchica.  
In contemporanea,  accusato di cospirazione contro la sicurezza dello Stato per aver sottoscritto, a sostegno di Enrico Malatesta, un manifesto dell’Internazionale, firmato da oltre 300 delegati di sezioni, fu deferito al Tribunale di Firenze. Giudicato a piede libero, venne condannato a ventidue mesi di carcere e al pagamento di una multa. Non volendo scontare la detenzione, fece ricorso in Cassazione per prendere tempo e preparare la fuga all’estero.
Converti, pertanto, decise di rifugiarsi in Francia: da Livorno, dapprima raggiunse Bastia, poi Nizza e, in ultimo, Marsiglia, capoluogo del dipartimento delle Bouches du Rhone, e centro vitale in Europa per la presenza di militanti anarchici e per le possibilità  offerte dal porto negli imbarchi oltre Atlantico. Egli non tergiversò e, ben presto, in virtù della sua condotta politica, fu incluso in una lista di 15 anarchici tra «les plus dangereux ».
Reperiti i fondi necessari (la famiglia lo sosteneva finanziariamente), diede vita a «L’Internationale anarchiste – L’Internazionale anarchico »,  un organo  rivoluzionario. Uscito il 16 ottobre 1886 per quattro numeri (l’ultimo il 6 novembre), costituì una modernità  senza precedenti nello scenario del movimento anarchico. Redatto simultaneamente in italiano e in francese in una Marsiglia, dove il clima politico tra le diverse comunità  non era certamente facile, lanciava l’idea del superamento della stagnazione di una stampa imperniata normalmente su fogli ciclostilati o comunque editi saltuariamente, e accollarsi un ruolo «de liaison et de coordination » fra i compagni anarchici. Nell’editoriale di presentazione  A nos lecteurs, Converti si prefiggeva altresì l’intento di  far cessare l’odio, creato e rinforzato dalla pubblicistica borghese, fra operai francesi e italiani. «I nostri sforzi tenderanno a riunirli in un medesimo pensiero: la guerra ai loro nemici comuni, guerra dei morti di fame contro i sazi, degli sfruttati contro gli sfruttatori, degli operai contro i borghesi ». Nel 1887, poi, uscì a Nizza il periodico «Lo Schiavo », anche se lui, venuta meno l’offerta di una collaborazione stabile con due riviste di medicina di Parigi, il 10 gennaio  di quell’anno, mettendo in difficoltà  l’ambiente anarchico italiano nella Francia meridionale, con l’amico Gaetano Grassi, espatriò definitivamente, approdando al  porto della Goletta  a Tunisi, dove pubblicherà  ben sette periodici.
Grazie alle prime amicizie, acquisite tramite lo zio, arcivescovo di Reggio Calabria, visse praticamente nella città  africana fino alla morte. Secondo una nota del prefetto di Cosenza, ottenuta la laurea in medicina, esercitò con grande impegno la professione negli ospedali locali, contribuì all’ampliamento della struttura sanitaria e istituì la Società  di soccorso «Croce Verde », recepita con favore dai musulmani, e per alcuni decenni, da lui presieduta.  
Oltre al lavoro di medico, fu uno dei promotori del movimento operaio maghrebino. Consapevole dello sfruttamento del proletariato locale, cercò di predisporre qualcosa per aggregare la categoria senza distinzione tra lavoratori immigrati e tunisini.    Diffuse dal 1887 in poi alcuni periodici di protesta sociale, iniziò con «L’Operaio »,  un settimanale degli anarchici di Tunisi e di Sicilia, durato fino al 1894 e proseguendo con «La Voix de l’Ouvrier », prettamente sindacalista.  
In contatto con i sindacati europei, caldeggiò battaglie giornalistiche su temi concernenti l’organizzazione politica ed economica e per diffondere le sue teorie non disdegnò di scrivere per alcuni giornali democratici, francesi ed italiani, anarchici e non.  
Nello stesso periodo formò un gruppo anarchico per assistere gli anarchici italiani.    fuggiti dal domicilio coatto nelle isole di Favignana e Pantelleria e sbarcati in Tunisia.    Nel 1896 curò l’edizione di una rivista teorica «La Protesta Umana », con numerosi collaboratori tra gli scrittori libertari, da Hamon a Fabbri, da Cipriani a Raveggi.  
Nel primo Novecento, avvicinatosi al parlamentarismo di Costa, che, nel dicembre 1907, si recò a Tunisi, ci fu una evoluzione nella sua propaganda rivoluzionaria. L’incontro fu, senz’altro, determinante anche per la scelta compiuta nel 1913, allorché, trovandosi in Calabria, si fece trascinare da un movimento popolare per richiamare l’attenzione su alcune infrastrutture da realizzare. Destando enorme sensazione nell’ambito anarchico, italiano ed europeo, si presentò candidato, con programma comunista anarchico, nel collegio di Cassano Jonio per la consultazione del 26 ottobre. Il suo tentativo, fallito nonostante un’attiva campagna elettorale, risultò una forma di opposizione teorica contro lo Stato accentratore.
Rientrato a Tunisi, si dedicò al lavoro e alla famiglia, prodigandosi nell’ospedale coloniale italiano Garibaldi, del quale era stato uno dei fondatori, e dandosi da fare nel soccorrere gratuitamente le persone più disagiate.
Durante il fascismo, oltre a mantenere contatti con le associazioni anarchiche e antifasciste di Francia e di America, venne segnalato dal console generale d’Italia come anarchico militante e irriducibile. Proclamò sempre sentimenti avversi al regime e alla sua politica di rivendicazione territoriale della Tunisia. Considerata l’età  ed attentamente sorvegliato, non si prestò, però, a provocazioni.    
L’ultima sua apparizione pubblica fu il raduno del 14 agosto 1936 in favore del fronte popolare spagnolo. Nel prendere la parola, dichiarò la sua fede «in un avvenire migliore per l’umanità  »  e inviò   «un saluto ai compagni di fede della Spagna che lottano per il trionfo della libertà  ».  
Al funerale di Converti intervennero quasi tutti gli antifascisti residenti in Tunisia. La commemorazione venne tenuta dall’anarchico Sapelli.  Roseto Capo Spulico lo ricorda con una via a suo nome.  (Giuseppe Masi) © ICSAIC 2020

Opere principali

  • Della proprietà , s. n., Marsiglia 1886;
  • Repubblica e Anarchia, Tip. dell’Operaio, Tunisi 1889;
  • I fasci dei lavoratori di Sicilia, Tipografia internazionale, Tunisi, 1893;
  • Socialismo o repubbli ­ca, s. n., s.l. 1900;
  • Che cosa è il socialismo, Tip. Siciliana, Messina, 1900 (poi: Tip. Industria e lavoro, Roma 1905);

Nota bibliografica

  • Gigi Damiani,  Attorno a una vita, L’ Adunata dei Refrattari, Newark 1940;
  • Achille Riggio,  Un libertario calabrese in Tunisia: Niccolò Converti, «Archivio storico per la Calabria e la Lucania », fasc. I-IV, 1947, pp. 65-88;
  • Giuseppe Trebisacce, La vita di un pioniere del movimento operaio, «La Parola socialista »,  17 febbraio 1967 e 19 febbraio 1968;
  • Leonardo Bettini,  Bibliografia dell’anarchismo, vol I, tomo I e II, C. P. Editrice, Firenze, 1972-1976,  ad indicem;
  • Pierre Soumille,  L’anarchisme en Tunisie a la fin du XIX siecle, «Bulletin du CIRA », 18, 1981, pp. 1-35;  
  • Pier Fausto Buccellato e Marina Iaccio,  Gli anarchici nell’Italia meridionale. La Stampa (1869-1893),  Bulzoni, Roma 1982,  ad indicem;
  • Salvatore Lizzano, Roseto nella storia, Kompos, Matera 1989, pp. 291-306;
  • Romain H. Rainero,  Les italiens dans la Tunisie contemporaine, Publisud, Paris 2002;
  • Giuseppe Masi,  Converti, Niccolò,  in  Dizionario biografico degli Italiani,  Roma; e  Dizionario degli anarchici italiani, Biblioteca Serantini, Firenze 2003,  ad vocem;
  • Michele Brondino,  La stampa italiana in Tunisia. Storia e società , 1838-1956, Jaca Book, Milano 1998;
  • Habib Kazdaghli,  Niccolò Converti. Un précurseur de la presse ouvrière en Tunisie (1858-1939),  in Silvia Finzi (a cura  di), Memorie italiane di Tunisia,  Finzi  Editore,  Tunisi  2000,  pp. 185-188;
  • Michele Brondino,  La presse italienne en Tunisie, Publisud, Paris 2005;
  • Pantaleone Sergi,  Stampa migrante. Giornali della diaspora italiana e dell’immigrazione in Italia, Rubbettino, Soveria Mannelli 2010;
  • Giuseppe Masi,  Gli Italiani di Tunisia in un progetto della Memoria, «Archivio storico dell’emigrazione italiana », 15, 2019, pp. 83-88;
  • Giuseppe Masi,  Niccolò Converti, un libertario tra Napoli, Francia e Tunisia (1885-1939), prima parte,   «Archivio storico dell’emigrazione italiana »,17, 1921, in corso di stampa.

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato (ACS), Casellario politico centrale, busta 1460;
  • ACS, Ministero Interno, Gabinetto Prefettura, Rapporti semestrali, Cosenza, B. 7 fasc. 21.