Cordova, Ferdinando

Ferdinando Cordova [Reggio Calabria, 10 aprile 1938 – Grottaferrata (Roma), 11 luglio 2011]

Figlio unico, nato in una famiglia della buona borghesia reggina (il padre, Bruno, era un funzionario pubblico), fece gli studi di base a Reggio e conseguì la maturità al Liceo classico «Tommaso Campanella» di Reggio Calabria. Anche su sollecitazione del padre si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Messina. Una volta laureato e valutando le cose in prospettiva, invece di calarsi nel mare magnum delle fonti del diritto, privilegiò gli arcani disegni della ricerca storica. Si riavvicinò a Domenico De Giorgio, libero docente di Storia del Risorgimento alla facoltà di Scienze politiche, col quale ricoprì la mansione di assistente volontario, concordando seminari ed esami e rimanendo legato da un’amicizia sincera sino alla morte del suo maestro. Alla fine degli anni Sessanta, fu nominato, mediante concorso, assistente ordinario presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Salerno e successivamente gli fu affidato, per circa un ventennio, l’incarico di Storia dei partiti e dei movimenti politici. Chiamato dalla Facoltà di lettere e filosofia dell’Università «La Sapienza» di Roma in qualità di professore ordinario, tenne la cattedra di Storia contemporanea dal novembre 1987 fino al suo collocamento a riposo nell’ottobre 2010. 
A concorrere, in modo tangibile, alla scelta della sua professione (da uomo di legge a storico dell’età contemporanea), fu De Giorgio, suo insegnante di storia e filosofia ai tempi del Liceo. Uomo di grande umanità («un raggio di luce», ricorda Cordova), prese a benvolere il giovane studente, inculcandogli, con un linguaggio semplice ma non banale, la passione per le due discipline. Nell’ultimo anno di scuola, gli propose di aiutarlo nella redazione di «Historica», la rivista, fondata a Reggio nel febbraio del 1948, e «aperta a tutti coloro che hanno qualcosa di nuovo da dire». 
Assimilata la necessaria dimestichezza con gli strumenti dello storico, Cordova vi debuttò con brevi saggi, più letterari che storici. Tra i contributi, le note su Cesare Pavese, Italo Calvino, Giuseppe Dessì, sulla francese Francoise Sagan e su Enrico Granata, uno scrittore calabrese dell’Ottocento. Saggiò anche il teatro di Eugene Ionesco.
Ben presto il suo coinvolgimento, pungolato dai suggerimenti discreti e affettuosi di De Giorgio, si orientarono, in modo risolutivo, verso la storia: dapprima su aspetti del patrimonio culturale della Calabria, L’Accademia di Scienze e Lettere di Catanzaro (ospitato in «Historica») e la Società calabrese di storia patria («Archivio storico per la Calabria e la Lucania»).
Per poi procedere nella trattazione di determinate tematiche: sequenze storiche della realtà calabrese, niente affatto esplorate, l’avvento del fascismo, il processo di Casignana, le logge massoniche, gli albori del Pci. Indagini pionieristiche, basate su una documentazione ampia e originale, risultato di attenti scavi negli archivi italiani e nella stampa dell’epoca, tali da fornire alla storiografia regionale un quadro inedito di proposte, nel corso degli anni confluite in pregevoli volumi, da momenti di storia contemporanea calabrese a personaggi della Massoneria, dalle origini del Pci al fascismo nelle Calabrie. 
Nel decorso del volontariato a Salerno, entrato in contatto con Renzo De Felice, che vi insegnava e andava pubblicando la biografia di Mussolini, il giovane storico gli diede, in lettura, il dattiloscritto della sua prima opera organica, un’elaborazione del ruolo politico e delle vicende del combattentismo (Arditi e legionari dannunziani) dalla grande guerra al fascismo. La monografia fu apprezzata e De Felice, già edotto della produzione sul fascismo in Calabria, scrisse la prefazione. Al tempo stesso, lo incoraggiò a sostenere il concorso per assistente ordinario nell’ Università campana e a trasferirsi da Reggio a Roma, per proseguire gli studi. 
Iniziava una proficua collaborazione (non dilungatasi troppo), con la scuola defeliciana e con «Storia Contemporanea», il bimestrale ideato da De Felice con l’editore «il Mulino». Cordova, assunto il compito di segretario di redazione, se ne avvalse per affinare le sue ricognizioni storiografiche e ritagliarsi uno spazio fra gli storici italiani sul fascismo. Il primo risultato, Le origini dei sindacati fascisti, fu incluso nella ricerca su Partito, Stato e società civile nell’Italia fascista (1922-1945, dell’Istituto di storia moderna dell’Università di Roma.  
Il libro, nel colmare una lacuna, costituisce la principale ricostruzione di un aspetto basilare della crisi dello stato liberale: in che modo il fascismo (con l’appoggio degl’industriali e di apposite leggi), soppresse il sindacato di classe e inquadrò i lavoratori nel nuovo Stato totalitario. 
Altre questioni, affrontate nel suo percorso universitario, riguardano i processi di formazione e le contraddizioni dell’Italia contemporanea e alcuni progetti editoriali. Nel primo ambito, annoveriamo i saggi sulla cultura italiana: il carteggio inedito di Olga e Luigi Lodi, due giornalisti marito e moglie, attenti osservatori della vita del nostro paese, uno spaccato della società italiana e delle tensioni culturali e politiche tra Otto e Novecento; i libri sul Grande Oriente d’Italia e i capitoli sul consenso del fascismo, nel quale i due termini, assenso e dissenso, si intrecciano in maniera inestricabile. Nel secondo campo, con l’editore Bulzoni diresse due collane di saggistica, Storia e documenti e Historia e coordinò la pubblicazione di 50 testi di storia.
Nominato presidente dell’Istituto calabrese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea (Icsaic), aggregato all’Insmli, oggi Fondazione Parri, restò in carica dal 1992 al 2004. Durante la sua presidenza, l’Istituto, oltre a caratterizzarsi come centro di investigazione a livello nazionale, ampliò il suo patrimonio archivistico, acquisendo i fondi di Paolo Cinanni e Nicola Lombardi. 
Con gli amici del Direttivo, nel 1998, avviò la «Rivista calabrese di storia contemporanea», in sostituzione del vecchio Bollettino che aveva «esaurito la fase organizzativa iniziale e di assestamento». Il nuovo organo intendeva superare la dimensione locale e porsi come luogo di lavoro e di analisi sul Mezzogiorno d’Italia.  Dopo pochi numeri, resosi conto che solo uno sguardo proiettato sul lungo periodo poteva evitare «la boria provinciale rivolta ad esaltare glorie di campanile o la erudizione fine a se stessa», la rivista cessò di essere la voce dell’Istituto. La testata, con il sostegno dell’editore Pellegrini, si rinnovò in «Giornale di storia contemporanea»continuando come espressione di Cordova e del comitato scientifico e affermandosi nel settore come una delle più prestigiose.
Con numeri miscellanei e monografici e «aprendo le sue pagine a settori di ricerca di confine», la storia d’Italia nel primo Novecento con specifica attenzione al regime fascista, storia delle migrazioni, storia del movimento operaio e sindacale, storia dei territori, riuscì a coinvolgere giovani storici, italiani e non. In seguito alla scomparsa del fondatore, essa è ripresa, grazie all’editore Pellegrini e a un’aggiornata direzione scientifica.
Gli ultimi mesi della sua vita furono quasi un rimpatrio. Il 16 marzo 2011 venne invitato dal Consiglio regionale della Calabria a celebrare i 150 anni dell’unificazione dello Stato italiano, e il 18 giugno si accomiatò dalla città, partecipando a un convegno al Teatro «Francesco Cilea» di Reggio Calabria sul tema: Uomini e logge calabresi nell’Italia unita, e a una tavola rotonda sull’Unità d’Italia: dopo 150 anni con Lucio Villari e altri. 
Fu l’ultimo impegno di uno «studioso rigoroso e sistematico» e di un «insegnante attento e generoso». Rientrato a Grottaferrata, dove aveva svolto un mandato di consigliere comunale, in seguito a una malattia fulminante, cessò di vivere in pochi giorni all’età di 73 anni, assitito dalla moglie Maria Rosa De Stefano e dai due figli Bruno ed Emanuela. In vita ebbe molti riconoscimenti tra cui il Premio Giacomo Treves (1993) per il miglior volume sulla Massoneria pubblicato in quegli anni, il Premio Nazionale Rhegium Julii (2003) per gli Studi Meridionalistici e nel 2005 il Premio Fondazione Bruno Buozzi per la saggistica.(Giuseppe Masi) © ICSAIC 2022 – 4

Opere di storia calabrese

  • Momenti di storia contemporanea calabrese, Frama, Chiaravalle Centrale 1971;
  • Alle origini del Pci in Calabria, Bulzoni, Roma 1977;
  • Personaggi e documenti della Massoneria in Calabria, Pellegrini, Cosenza 1998;
  • Il Fascismo nel Mezzogiorno: le Calabrie, Rubbettino, Soveria Mannelli 2003;
  • Regione di confino. La Calabria (1927-1943) (a cura di) con Pantaleone Sergi, Bulzoni, Roma 2005.

Opere di storia italiana

  • Arditi e legionari dannunziani, Marsilio, Padova 1969 (poi, Manifestolibri, Roma 2007);
  • Le origini dei sindacati fascisti, Laterza, Bari 1974 (poi, La Nuova Italia, Firenze 1990);
  • Uomini e volti del fascismo, Bulzoni, Roma 1980;
  • Democrazia e repressione nell’Italia di fine secolo, Bulzoni, Roma 1983;
  • Massoneria e politica in Italia 1882-1908, Laterza, Roma-Bari 1985;
  • Agli ordini del serpente verde. La Massoneria nella crisi del sistema giolittiano, Bulzoni, Roma 1990 ;
  • Alle radici del mal paese. Una storia italiana, Bulzoni, Roma 1994;
  • “Caro Olgogigi” Lettere ad Olga e Luigi Lodi. Dalla Roma bizantina all’Italia fascista (1981-1933), Franco Angeli, Milano 1999;
  • Verso lo Stato totalitario. Sindacati, società e fascismo, Rubbettino, Soveria Mannelli 2005;
  • Il consenso imperfetto. Quattro capitoli sul fascismo, Rubbettino, Soveria Mannelli 2010.

Bibliografia

  • Pantaleone Sergi, L’inchiostro del gentiluomo, «Il Quotidiano della Calabria», 12 luglio 2011 (poi su «Giornale di storia contemporanea», 1, 2011, pp. 4-6);
  • Marilena Sgobbia, Addio allo storico Ferdinando Cordova studioso del fascismo. Reggino, era professore alla Sapienza, i«Gazzetta del Sud», 12 luglio 2011
  • Pantaleone Sergi, In memoria di Ferdinando Cordova, «Giornale di storia contemporanea», 2, 2011;
  • Giuseppe Aragno, Per ricordare Ferdinando Cordova, «Rivista calabrese di storia del ’900», 1, 2011, pp. 7-9;
  • Lidia Piccioni (a cura di), Politica e società nell’Italia contemporanea. Per Ferdinando Cordova, numero speciale «Dimensioni e problemi della ricerca storica», 1, 2013;
  • Saverio Napolitano, Conoscenza storica e coscienza civile. La rivista dell’Icsaic (1987-1918), «Rivista calabrese di storia del ’900», 1-2, 2019, pp. 7-38.
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