Crucoli, Luigi

Luigi Crucoli (Reggio Calabria, 2 giugno 1867 – Milano, 21 gennaio 1942)

Nacque da Orazio, insegnante elementare, e da Iole Mussola. Giovanissimo, dal 1884, a seguito del padre occupato quale maestro, dimorò per cinque anni tra    Catanzaro e Reggio. Frequentò le scuole tecniche e fece apprendistato nell’arte della stampa, senza conseguire risultati soddisfacenti. Per il suo carattere turbolento e la scarsa propensione al lavoro, venne messo alla porta da tutte le tipografie locali. Fu assunto in una fabbrica di bibite gassate.
Coniugato con Maria De Nardo, ebbe una figlia.
«Di principi sovversivi e dedito all’ozio e al vagabondaggio »,  secondo le fonti di polizia,  nel corso della sua militanza, gli furono comminate diverse ammonizioni. La prima, 13 marzo 1887, dal pretore di Reggio in quanto indiziato di reati contro le persone e la proprietà . Al fine di sfuggire ai rigori della legge    ed evitare seccature,  dopo una sosta presso i compagni di Trani, riparò in Francia e in Svizzera. Il soggiorno fu utile: contattò  alcuni esponenti del socialismo europeo ed affinò le sue conoscenze dottrinarie.  
Da qualche anno, aveva avviato una collaborazione ad alcuni giornali anarchici:    l’Amico del Popolo  di Napoli,  la  Fiaccola  di Marsala, il  Paria  di Ancona, la  Groupe cosmopolite Revolutionnnaire Socialiste  di Parigi, e uno scambio di corrispondenza con socialisti, italiani, francesi e spagnoli.  Nel 1885 tra i redattori del bollettino settimanale  Il Piccone  di Napoli e nel 1887 collaboratore dell’Humanitas  di Napoli, organo comunista anarchico. Fautore della corrente antiorganizzativa, nello stesso anno fu inserito nella redazione de  Il Demolitore  di Napoli, diretto da Francesco Cacozza, calabrese di Fiumefreddo Bruzio, dipendente delle ferrovie, da tempo nel capoluogo partenopeo e tenace oppositore del metodo organizzativo, ritenuto uno strumento di corruzione della spontaneità  ribellistica delle masse.
Temprato dalle esperienze di pubblicista, l’8 marzo 1888 (appena rientrato dall’estero),  a Reggio fece uscire  L’Operaio,  periodico a sfondo anarchico (la    raccolta dei sette numeri è conservata nella    Nazionale di Firenze), e ben presto incalzato per i concetti, di cui si faceva portatore: abolizione della proprietà  privata ed auspicio della rivoluzione socialista anarchica,  
Seguace di Bakunin, il giornale, avente come sottotitolo un motto di La Fontaine,  Il nostro nemico è il nostro padrone, utilizzò una propaganda elementare,    diffondendo i postulati socialisti con articoli non tutti originali, ma scelti con cura e appropriati (Turati, 19-20 marzo, n. 2). Nella presentazione  Chi siamo,    la redazione    scriveva: «presto detto, siamo lavoratori, siamo la nera falange dei miserabili torturati dalla fame […] Tutto esce dalle nostre mani, ma tutto ci vien negato ». Sottoposto a una particolare censura a causa dell’arditezza e della vocazione barricadera di alcuni trafiletti (n. 6, articolo dedicato alla preparazione della dinamite), fu costretto a cessare le pubblicazioni: difficoltà  finanziarie ed espletamento dell’obbligo di leva del direttore. Nell’ultimo editoriale,  Non vi temo,Crucoli lanciò una precisa accusa contro le manovre repressive poste in atto nei riguardi del gerente responsabile    Francesco Spinelli, invitato a non firmare il giornale.
Chiamato dallo zio materno, emigrato in Egitto (giugno 1896), con regolare passaporto lo raggiunse al Cairo. Assieme si spostarono a Massaua, dove impiantarono una fabbrica di gassose. Nell’agosto dell’ anno successivo si    associò a Reggio ai  Figli del lavoro, un aggregato d’ispirazione socialista, comprendente 100 operai, anche specializzati. Mediante una commistione sindacale e politica, la finalità  dell’operazione    si prefiggeva di rimpiazzare il vecchio gruppo risalente al 1893.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            
Nell’agosto, diede alle stampe «La Luce », periodico anticlericale, organo di rigenerazione sociale,  subito preso di mira dal prefetto, temuto dalla classe borghese ed osteggiato dal clero.  Schieratosi sotto la bandiera del socialismo, il giornale, nel  coinvolgere  i «buoni », «quali che siano le loro idee e le loro convinzioni », aspirava  a    suscitare un’azione politica al di fuori di ogni modello.  
Il foglio, definito attiguo all’anarchismo e non molto osservante della linea ufficiale del partito, non fu accolto favorevolmente da alcuni ambienti socialisti. La sezione di Palmi, all’avanguardia in quegli anni, lo respinse al mittente.
Nei moti del 1898, durante una delle tante manifestazioni di protesta, fu arrestato. Accusato di eccitamento all’odio fra le classi e altri reati e condannato a 6 mesi di carcere. Di conseguenza il giornale, più volte sequestrato e anche scomunicato, dovette essere sospeso. Alla ripresa, prendendo a pretesto le condizioni dell’ambiente e il grado di cultura regionale, il taglio politico, segnato, qua e là ,    da una parabola evolutiva, si accentuò maggiormente.  Ultimato il  congresso socialista di Roma (settembre 1900),   «La Luce »  si avvicinò al riformismo di Turati  e nel 1901 sponsorizzò una collaborazione col partito capeggiato dall’on. Biagio Camagna, del quale aveva appoggiato la candidatura alle politiche del 1900. L’intento era    la genesi di un blocco democratico reggino contro Domenico e Demetrio Tripepi, maggiorenti conservatori, e, soprattutto, contro il cardinale Gennaro Portanova.  
Le aperture poco ortodosse lo portarono a una rottura insanabile con il circolo socialista, determinando la sua estromissione dal giornale e l’allontanamento dalla sezione (1901).  Non rimase, però, inattivo:  il 6 marzo 1902 stampò il settimanale «La Giovine Calabria », genericamente affine ai movimenti popolari. A guidarlo in questa mutazione politica, a parte i dubbi  tra la sua formazione libertaria e l’accettazione    della prassi partitica,  non mancò il legame con la massoneria. Iscritto alla loggia  Stefano Romeo-Aspromonte, insieme con Eugenio Boccafurni e Davide Pompeo, socialisti della prima ora, si rese promotore di una scissione. I tre fratelli, volendo imprimere una svolta di sinistra, costituirono una nuova setta muratoria,  L’Avvenire sociale.
Nel 1910 si trasferì a Milano, dove  trovò un impiego presso la Biblioteca popolare di via San Barnaba.  Fondatore di una società  di incoraggiamento dell’istruzione popolare e dell’arte fotografica, continuò a frequentare le riunioni indette dalla Camera del lavoro. Dal  1915,  dividendosi fra Reggio e Milano,  mantenne una «regolare condotta politica e morale », continuata anche durante il fascismo.  Tra il 1917 e il 1918, a Reggio pubblicò   «L’Imparziale », atipico per la sua monotematcità , con la guerra in primo piano in tutte le pagine (usciva ogni tre o quattro giorni), mentre sottovalutava il contesto politico-amministrativo. Ostile al Camagna, vicino ai socialisti e a Bruno Surace, segretario della CdL, e alla massoneria.  
Nel 1924  fu    chiamato ad amministrare i beni dell’ex deputato popolare Nino Sales e nel    1929 fu  radiato dal registro dei sovversivi. Mori a 75 anni. (Giuseppe Masi) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Filippo Turati,  Uomini della politica e della cultura,  a cura di A. Schiavi, Laterza, Bari 1949, p. 160;
  • Leonardo Bettini,    Bibliografia dell’anarchismo,  vol. I, CP Editrice,    Firenze 1972,  ad indicem;
  • Giuseppe Masi,  Per una storia della stampa socialista a Reggio Calabria. I primi giornali «Il socialista » di Cosenza e «L’Operaio » di Reggio Calabria,   «Historica », XXV, 3, 1972, pp. 117-133;
  • Pier Fausto Buccellato e Marina Iaccio,  Gli anarchici nell’Italia meridionale. La stampa (1869-1893), Bulzoni, Roma 1982,  ad indicem;
  • Gaetano Cingari,  Il partito socialista nel reggino, 1888-1908, Laruffa Editore, Reggio Calabria 1990,  ad indicem;  
  • Giuseppe Masi,  Crucoli Luigi,in  Dizionario biografico degli anarchici italiani,  a cura di Maurizio Antonioli, Giampietro Berti, Santi Fedele, Pasquale Iuso, vol. 1, Bfs, Pisa 2003,  ad nomen;
  • Nicola Criniti,  La stampa politica di Reggio Calabria e provincia (1860-1926),  Rubbettino, Soveria Mannelli 2007,  ad indicem;
  • Katia Massara,  Rivoluzionari e migranti. Dizionario biografico degli anarchici calabresi, Bfs Edizioni, Pisa 2010,  ad indicem;

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Casellario Politico Centrale, busta 1549;
  • Archivio Storico di Reggio Calabria, Prefettura, Relazione 1888, Inventario 34.