Cundari, Evelina

Evelina Cundari (Cosenza, 29 aprile 1914 – Roma, 25 febbraio 1980)

«Bandiera dell’anticonformismo e dell’antifascismo cosentino », come è stata definita, nacque in una famiglia di solide tradizioni religiose, composta da 9 figli. Il padre Antonio, stretto collaboratore di don Carlo De Cardona, nel 1908 fu eletto sindaco di Cosenza, il primo di area cattolica. La madre si chiamava Marina Stumpo. Frequentò il liceo classico «Bernardino Telesio » di Cosenza. Già  in questi anni manifestò sentimenti di dissenso e insofferenza verso il regime fascista. Dopo la maturità , negli anni Trenta, si trasferì a Milano per frequentare l’Università  Cattolica del Sacro Cuore. Furono per lei anni di formazione umana, spirituale e culturale, determinanti per il suo percorso di vita futuro. In questo periodo si iscrisse anche alla Fuci. La presenza a Milano e la frequentazione di un circuito sociale molto attivo a livello politico-culturale gli consentì di avere incontri e frequentazioni con persone che poi divennero personaggi di primo piano a livello nazionale e in Calabria. Tra le tante frequentazioni ricordiamo l’amicizia intrecciata con mons. Enea Selis, allora studente, in seguito dirigente della Fuci e poi arcivescovo di Cosenza dal 1971 al 1979. Selis fu inoltre suo assistente spirituale a Roma al Policlinico Gemelli durante la sua malattia. In questi anni strinse anche rapporti di amicizia con Maria Mariotti, Angela Cingolani Guidi e Gabriella Ceccarelli.
Dopo la laurea, conseguita nel 1937, rientrò a Cosenza dove divenne molto attiva nel campo dell’associazionismo cattolico. Fu dirigente dell’associazione parrocchiale del Duomo e componente del Consiglio nazionale dell’Azione cattolica. Successivamente venne nominata delegata provinciale dell’Opera della Regalità  fondato da Armida Barelli; presidente dell’Unione Italiana insegnanti medi (Ucim); presidente della gioventù femminile di Azione Cattolica dal 1946 al 1950; presidente dei laureati cattolici. Incarichi che dimostravano quanto potesse ormai contare sulla stima delle gerarchie ecclesiastiche, ma anche di possedere un profilo di competenze funzionali a occupare uno spazio pubblico, di solito egemonizzato dagli uomini.
Quando dal Vaticano partì l’invito ai cattolici a partecipare alla ricostruzione del Paese e all’impegno politico rispose prontamente e nel 1946 si candidò al consiglio comunale di Cosenza, dove venne eletta con molte preferenze e nominata assessore. In occasione delle elezioni amministrative del 31 marzo 1946 a Cosenza aveva esortato le donne a essere «numerose, compatte, domani nel fare uso di questo diritto del voto che la patria vi ha concesso in un’ora in cui ha tanto bisogno di voi ». All’impegno politico conciliò anche un’apprezzata attività  culturale ed educativa. Fu membro del consiglio di amministrazione della Scuola di Magistero per la donna e proprio in questi anni venne nominata dall’Accademia cosentina socio corrispondente. Dal 1964 al 1979, anno del suo pensionamento, diresse come preside l’Istituto magistrale n. 2 di Cosenza.
Il suo impegno politico a livello provinciale venne apprezzato dai vertici nazionali della Democrazia cristiana. Nel 1951, infatti, venne nominata delegata provinciale del Movimento femminile del partito. Come delegata faceva parte del comitato provinciale del partito. Ricoprì l’incarico fino al 1965 con grande spirito di servizio.
La politica come esercizio di carità  secondo gli insegnamenti di Sant’Agostino fu pratica costante in tutta la sua vita. Fu anche membro della direzione regionale del Movimento femminile della Democrazia cristiana e in quella nazionale. Nel 1976 in una lettera al giornalista Raniero La Valle, candidato nelle liste del Partito comunista, espresse la sua contrarietà  nei confronti della legalizzazione dell’aborto, che, secondo la Cundari poneva non solo una questione di etica e di fede, ma aveva una dimensione socio-economica da ben ponderare: «Non si può dire al povero che non ha i mezzi sufficienti per poter sostenere la vita di un figlio, che egli, il povero, potrebbe anche essere autorizzato a sopprimere questa vita in gestazione ».
A Roma si trovò a collaborare con le donne cattoliche più impegnate a livello politico e culturale. Molte appartenevano, come lei, alla Regalità  del Sacro Cuore e fu facile perciò trovare punti di convergenza su obiettivi comuni. Furono con lei in rapporti di studio, di collaborazione e di progettazione a Roma e in giro per l’Italia. Per i suoi rapporti di amicizia le invitò spesso a Cosenza per incontri di studio con le donne più impegnate del tempo. Tra queste ricordiamo Elisabetta Conci, Stefania Rossi, Maria Iervolino, Maria Eletta Martini e Vittoria Titomanlio. Con Tina Anselmi e Franca Falcucci vi furono rapporti di collaborazione e di stima reciproca che si tramutarono anche in una solida amicizia.
A Roma, dove morì, venne apprezzata per la sua indipendenza di giudizio, la sua determinazione, il rispetto delle idee altrui, la ricerca del dialogo e la capacità  del confronto. A Cosenza per onorarne la memoria le hanno intitolato una piazza e una scuola. (Nella Matta e Giuseppe Ferraro) © ICSAIC 2022- 9

Nota bibliografica

  • Luigi Intrieri (a cura di), Evelina Cundari, Fasano, Cosenza 1981;
  • Luigi Intrieri, Azione Cattolica a Cosenza (1867-1995), Ave editrice, Roma 1997;
  • Leonardo Falbo, La prima campagna elettorale delle donne e la “Signora Togliatti” a Cosenza, in «Rivista calabrese di Storia del ‘900 », I, 2011, pp. 37-48;
  • Loredana Giannicola, Evelina Cundari, in Tania Frisone, Nella Matta e Marilù Sprovieri (a cura di), Le donne nella storia della Calabria, Jonia editrice, Cosenza 2021;
  • Loredana Giannicola (a cura di), Un viaggio lungo 152 anni. Il Lucrezia della Valle da scuola normale a liceo, Jonia editrice, Cosenza 2014.