Curcio, Giorgio

Giorgio Curcio [Pizzo Calabro (Vibo Valentia), 27 aprile 1833 –  Roma, 27 dicembre 1894]

Nacque a Pizzo, a quel tempo nella provincia di Calabria Ulteriore Seconda, da famiglia agiata. Fece i primi studi localmente, poi si trasferì a Monteleone (l’odierna Vibo Valentia). Il padre, Francesco, quindi lo mandò a Napoli, dove studiò inizialmente scultura, belle lettere e scienze naturali, ma successivamente si dedicò totalmente agli studi di legge. Laureatosi in giurisprudenza il 20 giugno 1855, iniziò subito l’attività legale facendo pratica civile presso lo studio di don Liborio Romano, futuro ministro di Polizia del re Borbone.
L’attentato di Agesilao Milano interruppe la sua promettente carriera di avvocato, poiché, pur essendo estraneo alla vicenda, fu considerato responsabile assieme a parecchi altri calabresi di idee liberali, e fu pertanto incarcerato; considerato elemento sospetto e pericoloso, fu poi inviato al domicilio coatto a Pizzo, sotto la stretta sorveglianza della polizia.
Nel 1860, dopo la spedizione dei Mille, rifiutò un posto di consigliere di Prefettura offertogli da Liborio Romano; concorse, invece, e vinse un posto di pretore di 2ª classe a Calanna, in provincia di Reggio Calabria, iniziando così una brillante carriera di magistrato in diverse località del Paese: dal 7 gennaio 1861 fu giudice mandamentale a Calanna, dal 6 aprile dell’anno successivo giudice al tribunale a Bologna, nel 1867 fu trasferito a Firenze. Nella citta che in quel periodo era capitale del Regno lavorò come segretario al ministero della Giustizia e nel novembre del 1868 organizzò e diresse l’ufficio delie statistiche giudiziarie, con apprezzamento del ministro Michele Pironti.
Con il trasferimento della Capitale d’Italia, si spostò a Roma dove rimase fino al 22 dicembre 1872, quando fu nominato vice presidente del tribunale fiorentino. Nominato presidente di tribunale e destinato a Perugia a partire dal 15 maggio 1874, ricoprì in seguito numerosi e prestigiosi incarichi come consigliere di Corte d’appello presso i tribunali di Messina, Trani, Firenze e dal 28 febbraio 1876 Napoli. Nei tanti centri in cui operò lasciò «tracce durevoli e ricordi affettuosi». 
Il ministro Pasquale Stanislao Mancini lo volle quindi a capo del suo gabinetto e rimase al Ministero con il suo successore Raffaele Conforti fino al 1878.
Studioso del diritto, fu attivo nella preparazione dei congressi giuridici italiani svolti nel 1872 a Roma e nel 1880 a Torino.
Si appassionò anche dalla politica. Nel 1893 si candidò nel collegio di Tropea e ottenne 1448, ma fu battuto dall’on. Baldassare Squitti che ne ebbe 1700, anche se l’elezione venne contestata per diverse anomalie.
Fece il suo primo ingresso alla Camera dei deputati in principio della XV legislatura, eletto
fra i rappresentanti del 2° collegio di Catanzaro. In tale rappresentanza è stato confermato lungo
dopo che la Camera, nella seduta del 29 giugno 1886, ebbe annullata la proclamazione, fatta indebitamente in detto collegio, degli onorevoli Fazzari e Francica, proclamando eletti, invece, Cordopatri e Curcio. Questi, schierato fra gli amici del governo, si fece ben presto favorevolmente conoscere, specialmente negli uffici e nelle Commissioni, in seno alle quali lo chiamò la sua vasta cultura giuridica, il senso prezioso di rettitudine e d’indipendenza che lo contraddistingue. Egli è stato membro, per citare qualche esempio, della Commissione per l’esame del Nuovo Codice penale presentato dal guardasigilli Zanardelli ed è sua la relazione intorno al secondo libro di detto Codice. La sua relazione poi sul progetto di legge concernente il personale di pubblica sicurezza è un lavoro pregevolissimo e completo, ammirevole per larghezza di vedute e per l’importanza degli argomenti che vi sono svolti. «Natura modesta e timida (si esprime così sul suo conto il deputato Riccio), raramente prende la parola nelle sedute pubbliche. Quando parla difficilmente sa mantenere l’attenzione di tutta la Camera, perché ha una voce debole, benché bene intonata e armonica. E poi spesso le sue argomentazioni son troppo sottili, adatte più per un congresso giuridico che per un’assemblea politica la quale, per sua natura, subordina le ragioni e le considerazioni legali alle politiche.
Nel 1883 si parlò di lui come di probabile segretario generale al ministero di Grazia, Giustizia e Culti: ma anche, se non è ancora arrivato al governo, aveva le qualità per arrivarci e in posizione più alta che quella di sottosegretario di Stato.
Nel 1887 presentò un progetto di legge sul porto d’armi e la relazione sul disegno di legge per riordinare le guardie di pubblica sicurezza e difese più volte il progetto con lucidi interventi. Fu designato commissario per le petizioni. Due anni dopo fu relatore del disegno di legge relativo all’«Autorizzazione di vendite e permute di beni demaniali»
Tornato in magistratura dopo la lunga esperienza parlamentare fu uno dei migliori consiglieri della Corte d’Appello di Napoli.
Molte sono le pubblicazioni del Curcio in materia giuridica e tutte pregevolissime. Fra esse, sono notevoli le Lettere sul Codice civile, Persone sospette e Programma di una statistica dei culti. Importantissimo sono poi i suoi lavori di statistica giudiziaria: a essi hanno fatto riferimento i più qualificati giuristi e scienziati italiani e stranieri; da essi furono attinti molti criteri per la discussione del Codice penale, specialmente riguardo alla liberta provvisoria, al porto d’armi, ai giurati.
Per la sua attività di magistrato e politico ebbe numerosi riconoscimenti. Perugia, dove fu apprezzato presidente del Tribunale, gli conferì la cittadinanza onoraria. Il 5 luglio 1877, ancora, fu insignito dell’onorificenza di commendatore della Corona d’Italia e il 14 giugno 1894, pochi mesi prima della sua scomparsa, di Commendatore dell’Ordine mauriziano. 
Forte è sempre stato il suo legame con il paese d’origine e si occupò, anche, della vicenda storica più importante dell’Ottocento che lo riguardava: la fucilazione nel castello della città di re Gioacchino Murat. Morì celibe a soli 61 anni di età. (Liliana Venneri) @ ICSAIC 2022 – 4 

Scritti

  • I monteleonesi, s.n,, s.l. 1856;
  • Considerazioni sopra un porto da costruirsi a S. Venere in Calabria, V. Morano, 1860 Napoli; 
  • Sul codice civile del Regno d’Italia. Lettere, Tip. di Giuseppe Vitale e C., Bologna 1866;
  • Sopra le statistiche penali del Regno d’Italia nell’anno 1869 confrontate con quelle di varii anni precedenti, Stamperia reale, Firenze 1871;
  • Gli omicidi in Italia: studio legislativo e statistico, Tip. Delle Murate, Firenze, s.d (ma 1871?); 
  • La pena di morte in Italia. Studio legislativo e statistico, Tipografia Fratelli Pallotta, Roma 1872;
  • Della statistica giudiziaria civile e criminale nel Regno d’Italia, Tip. Barbera, Roma 1873;
  • Delle persone sospette in Italia, Tip. edit. lombarda, Milano 1874;
  • Il notariato considerato come istituzione, giurisdizione e associazione. Discorso letto il giorno 5 marzo 1876 nell’assemblea de’ notai dei circondari di Perugia e Orvieto, Tip. Santucci, Perugia 1876;
  • Lettera di Giorgio Curcio ai suoi amici del II Collegio elettorale della provincia di Catanzaro, Tipografia Lanciano, Napoli 1882;
  • Programma di una statistica dei culti in Italia, «Annali di statistica», serie 2., v. 15, 1880;
  • Discorso letto nell’ultima tornata della Conferenza Coloniale, Tipografia di Vincenzo Morano, Napoli 1885;
  • Relazione della sottocommissione presieduta dall’on. senatore Giannuzzi Sarelli per la revisione della legge e del regolamento consolare, Ippolito Sciolla, Roma 1886;
  • Sul riordinamento della imposta fondiaria. Commento teorico pratico alla legge 1. marzo 1886, al regolamento 2 agosto 1887 e alle leggi relative, Unione tipografico-editrice, Roma-Torino-Napoli 1888;
  • Osservazioni storiche, statistiche, giuridiche intorno al Codice Penale Italiano. Memoria letta all’accademia pontaniana nella tornata del 16 marzo 1890, Tip. della Regia Università, Napoli 1890;
  • Commentario teorico-pratico della legge di pubblica sicurezza approvata in testo unico e coordinata col codice penale col R. Decreto 30 giugno 1889, n. 6144, n. 3., seguito da un completo repertorio alfabetico-etimologico-giuridico relativo agli argomenti più importanti di detta legge, Unione tipografico-editrice, Torino 1891
  • Su la tomba di Murat dopo 84 anni. Tre lettere inedite del re Gioacchino, Tipografia Passafaro, Monteleone 1900;
  • La Calabria e la sua crisi agricola. Discorso letto nel teatro di Pizzo, Tipografia, Monteleone 1905.

Nota bibliografica

  • Domenico Bardari, Sul riordinamento finanziario de’ comuni in Italia. Lettere scritte da Domenico Bardari all’avv, Giorgio Curcio, tip. di A. Norcia, Siracusa 1869;
  • Salvatore Mele, Note biografiche su Giorgio Curcio, Stab. tip. del prof. V. Morano, Napoli 1882;
  • Terlesforo Sarti, Il Parlamento subalpino e nazionale. Profili e cenni biografici, Tipografia editrice dell’industria, Terni 1890, pp. 333-334;
  • Maria Chiara Bernardini, Curcio Giorgio, in Guido Melis e Giovanna Tosatti (a cura di), Il potere opaco. I gabinetti ministeriali nella storia d’Italia, il Mulino, Bologna 2019, pp. 118-121;
  • C. Ivaldi, Curcio, Giorgio in Guido Melis (a cura di), Il Consiglio di Stato nella Storia d’Italia. Le biografie dei magistrati (1861-1948), Giuffré, Roma 2006, vol. I, pp. 564-570;
  • Giovanna Tosatti, I magistrati nei gabinetti governativi in età liberale, «Studi storici», 4, 2010, pp. 843-854. 

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Consiglio di Stato, Sezione I, Pareri, 1890-1891; Fascicoli personali, fasc. 119; Sezione III, Pareri, 1892-1894; 
  • Ministero di Grazia e Giustizia, Ufficio superiore del personale e affari generali, Ufficio II, Magistrati, Fascicoli personali, I vers., b. 154, fasc. 33552. 
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