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Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea

  ISBN: 978-88-941045-8-5

  A cura di Pantaleone Sergi

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Cristofaro, Biagio

Biagio Cristofaro, [Plaesano di Feroleto della Chiesa (Reggio Calabria), 27 febbraio 1915-Roma, dicembre 1981].

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Figlio di Pasquale, originario di Polistena, di professione ebanista, e di Concetta Fimmanò, residente a Plaesano, frazione di Feroleto della Chiesa. Ebbe due sorelle: Caterina e Rosaria M. Idria. Secondogenito, oltre al primo nome in onore al Santo Patrono del paese, portava anche il nome di Michelangelo, come il nonno paterno. Negli anni ’30 il padre emigrò in America a New York in cerca di lavoro e non farà più ritorno; la madre, casalinga, rimase a Plaesano ed è rimase nel ricordo dei plaesanesi associata al cognome oriundo del marito come «‘a Cristofara».

Frequenta la Scuola Elementare a Plaesano e il rendimento del ragazzo è un lucido preavviso della sua futura preparazione e carriera nel mondo dell’insegnamento. Nel 1926, fu promosso alla classe quinta con ottimi voti e, nello stesso anno, chiese di entrare in Seminario. Puntualmente ogni anno, il parroco inviava una relazione sul giovane seminarista dichiarando che «durante il periodo delle ferie qui trascorse ha dimostrato buona condotta morale e civile e ha frequentato con assiduità le funzioni in chiesa». Biagio rimase nel Seminario di Mileto per sei anni scolastici, dal 1926 al 1932, concludendo gli studi ginnasiali. Iniziò, poi, gli studi classici presso il Pontificio Seminario “San Pio X” di Catanzaro che lasciò dopo le vacanze natalizie del primo anno. Nonostante il vescovo e i suoi familiari cercarono di convincerlo a fare ritorno tra le mura del Seminario, la sua decisione era ormai definitiva.

Nel 1933, concluse il Liceo presso le Scuole statali e si iscrisse alla facoltà di Lettere dell’Università di Messina. Grazie alla sua posizione di studente ebbe l’opportunità di completare gli studi e, ritardando il servizio di leva, fu esentato dai primi bandi di arruolamento di un’Italia ormai entrata in guerra. Nel 1941 fu chiamato alle armi, inquadrato nel 16° Reggimento Fanteria a Cosenza. Nominato caporale per anzianità, tra ricoveri in Ospedale e corsi di formazione, prima della fine dello stesso anno raggiunse il grado di sergente e fu aggregato al 3° Battaglione d’istruzione per frequentare il corso per capisquadra di Fanteria. Nel mese di ottobre dell’anno successivo fu nominato sotto tenente di complemento nel 93° Deposito di Fanteria per il servizio di prima nomina. Il foglio di ruolo matricolare, conservato presso l’Archivio di Stato di Reggio Calabria, manca di ulteriori aggiornamenti ma, grazie a una foto in possesso della figlia che lo immortala insieme a un amico e/o collega all’Acropoli di Atene, si può dedurre che fu inviato in Grecia durante l’occupazione italo-tedesca. Seguendo gli spostamenti del suo Reggimento Cristofaro rimase in Montenegro, con compiti di presidio e guerriglia.

Alla fine degli anni ’40 pubblicò la sua prima opera Cuori Partigiani, un affascinante e intenso diario dell’esperienza partigiana. È lui stesso, in questa opera, a dichiarare di trovarsi «a Fabriano, la città delle gloriose cartiere, dove ero stato trasferito dopo il mio servizio nei Balcani» (p. 12). Sempre nello stesso testo, in un ideale colloquio con il fiume che bagna la città, gli viene chiesto se ricorda il giorno esatto in cui lo incontrò la prima volta e lui risponde: «Dieci soli mancavano all’otto settembre: indossavo ancora la santa divisa» (p. 125). A Fabriano, da Zara, giunse pure Egidio Cardona, nativo di Reggio Calabria. Quell’incontro fu l’inizio di un capitolo entusiasmante per la vita di Biagio: le medesime origini e la sintonia d’intenti li porteranno a stringere un rapporto non solo di amicizia ma anche fare scelte comuni: Biagio, col nome di Gigi, entrò a far parte del gruppo partigiano Tigre operante prevalentemente tra Fabriano e Sassoferrato, partecipando a diverse operazioni pericolose.

Dopo la Liberazione della città, avvenuta nella notte tra il 12 e il 13 luglio 1944, rimase a Fabriano per diversi mesi ancora, e «qui – scrive Terenzio Baldoni – conobbe, anche, una ragazza con cui si fidanzò e dalla quale, se fosse ancora in vita, si potrebbero avere ulteriori preziose informazioni». Sarà la madre a convincerlo a rientrare a Plaesano e, nel suo paese natale, cercò di riorganizzare e riprendere il suo percorso di vita. Tornò con il suo carico di esperienze fatte in diversi anni anche fuori dal suo paesino: il percorso formativo tra Seminario e Università e, non da meno, la chiamata alle armi e la scelta della lotta partigiana.

A Plaesano, al suo ritorno, era cambiato ben poco. Dopo il lungo periodo di assenza, gli sembrò di essere tornato ai tempi del Ventennio fascista; come in molte altre zone, infatti, era cambiato solo il titolo di chi stava alla guida. Si era passati da podestà a commissario o sindaco, ma le persone erano sempre le stesse, come le stesse erano le idee e il modus operandi. I documenti di diversi archivi testimoniano però il proseguire della lotta antifascista anche dopo gli eventi bellici e la caduta del regime. A ottobre del 1945, così, in una lettera indirizzata al vescovo di Mileto per difendere l’operato dei parroci di Feroleto e Plaesano, Biagio denunciò la presenza e le vessazioni dei fascisti o, come li chiama lui stesso, “antitetici satelliti di Belzebù”. Il 1° novembre successivo mise in atto una vera e propria rivolta di paese dalla frazione fino alla sede del Municipio per protestare contro i vecchi fascisti che ancora occupavano le poltrone degli uffici comunali e lasciavano disoccupati reduci, invalidi di guerra e partigiani. Passò qualche mese ma la situazione non cambiò, anzi si acuì maggiormente: nel maggio del 1946 gli ex fascisti si accanirono contro il Cristofaro ma anche contro il parroco di Plaesano.

Iniziò in quegli anni la sua attività di insegnante di Lettere. Cominciò al Ginnasio di Laureana di Borrello e proseguì alla Scuola Media di Polistena.

Il 12 aprile 1950, a Pompei, si unì in matrimonio con Teresa Frezza e, nel 1956, si trasferì a Roma, dopo aver ottenuto la cattedra di Lettere presso la Scuola Media “Pio XII”.

Nel 1972, ormai affermato docente, pubblicò la sua seconda opera, Il Volo, un insieme di poema e poesie. Dedicò il volume «alle vittime di tutte le guerre, di tutte le tirannie, di tutte le ingiustizie». Attraverso la prosa, in quest’opera, affronta diversi argomenti di attualità per quel tempo e non solo. Nella prima parte, composta da venti canti o poemi, spazia dalla guerra in Israele all’allunaggio da parte degli americani, dalla Magna Grecia al terremoto del 1783, dall’episodio di Sacco e Vanzetti alla famiglia Kennedy per arrivare fino a Oriana Fallaci, alla quale dedicava gli ultimi canti, e Martin Luter King. Anche se ormai trapiantato nella Capitale, egli non dimenticò mai le sue origini calabresi e dedicò ampio spazio alla grandezza culturale e storica della Magna Grecia.

La seconda parte dell’opera, invece, è formata da diverse poesie. Come i poemi della prima parte, anche le poesie affascinanti e “trasportanti”. Tra i vari argomenti trattati, non poteva mancare la vicenda partigiana e gli eventi della guerra.

Il suo impegno culturale e politico ebbe un fruttuoso seguito e sviluppo anche durante gli anni romani. Continuò a insegnare Lettere e Musica e fu un eccellente pianista; fu membro dell’Accademia Tiberina e collaborò con “Brutium”, rivista artistico-letteraria di studi calabresi.

Si spense improvvisamente all’età di 81 anni. (Antonio Lamanna) © ICSAIC 2026-04

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Opere edite

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Cuori partigiani, Ed. Sole, Roma 1949;

Il Volo. Poema e poesie varie, Ed. Sole, Roma 1972.

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Nota Archivistica

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Archivio Centrale dello Stato di Roma (sez. Ricompart);

Archivio di Stato di Reggio Calabria:

Archivio Comunale di Feroleto della Chiesa;

Archivio Storico Diocesi di Mileto,Fondo Seminario, Fascicolo Cristofaro Biagio;

Archivio Storico Diocesano di Oppido Mamertina-Palmi;

Archivio Parrocchiale di Feroleto e Plaesano.

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Nota Bibliografica

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Pino Ippolito Armino, Storia della Calabria partigiana. Ed. Pellegrini, Cosenza 2020:

Antonio Lamanna, Piana Partigiana. La vicenda di Biagio Cristofaro, Ed. L’Alba, Maropati (RC) 2025;

Terenzio Baldoni. Cuori Partigiani, in «Il Progresso, n. 17, Fabriano 7 settembre 2006.


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