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Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea

  ISBN: 978-88-941045-8-5

  A cura di Pantaleone Sergi

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Foti, Francesco ( “Roy”)

Francesco Foti [Montebello Jonico (Reggio Calabria), 19 agosto 1909 – Reggio Calabria, 19 novembre 1992]

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Figlio di Domenico e di Mattia Zampaglione. Frequenta fino alla quarta elementare e quindi lavora saltuariamente come contadino e bracciante. Appena diciassettenne, il 7 marzo 1926 emigra a Nizza, dove lavora come fabbro. In Francia matura la sua coscienza politica abbracciando, tre anni dopo, l’ideologia comunista. Diventa Segretario del Soccorso Rosso Internazionale e assume ruoli di responsabilità nelle cellule del PCI, contribuendo alla diffusione della stampa clandestina antifascista (Nostra Bandiera, Bandiera degli Italiani e La Défense).

Per il suo attivismo sindacale viene espulso nel 1931, ma riesce a restare in territorio francese ottenendo regolarmente la nazionalità e i documenti.

Nel 1934, su incarico del Partito Comunista Italiano, si trasferisce ad Ajaccio per collaborare con l’antifascista Vasco Jacopini.

Il 13 ottobre 1936 parte volontario per difendere la Repubblica Spagnola contro l’insurrezione guidata dal “caudillo” Francisco Franco. Si arruola nella XII Brigata Internazionale “Garibaldi” (1o Battaglione, 2a Compagnia), combattendo – nome di battaglia “Roy” – come mitragliere e porta-ordini in alcune delle battaglie storiche più cruente del conflitto: Cerro de los Ángeles, Ciudad Universitaria di Madrid, Guadalajara, Huesca, Brunete e Belchite.

Il 10 marzo 1937, durante la battaglia di Guadalajara, riporta una gravissima perforazione ai polmoni, la frattura di due costole e una conseguente pleurite; nonostante il parere contrario dei medici, torna al fronte pochi mesi dopo.

In seguito, colpito da tifo a Vich (Catalogna), viene trasferito all’ospedale di Denia (Alicante). Qui, grazie alle sue capacità organizzative, assume l’incarico di amministratore della struttura, ricevendo encomi ufficiali dalla “Commissione di controllo”.

In questo periodo incontra Maria Caravaca Perez (nata il 20 aprile 1919), una giovane infermiera spagnola, fiera oppositrice del regime franchista. Il loro legame, cementato dagli ideali comuni, viene suggellato dal matrimonio celebrato il 12 marzo del 1938, a Denia, provincia d’Alicante, regione Valenziana. «Da quel momento – scrive “Roy” nelle sue memorie – la mia Maria assumeva la nazionalità italiana a tutti gli effetti». Cosa che le permetterà di salvarsi, raggiungendo Montebello, col piccolo Francesco, detto Nené, nato a Barcellona nel 1938.

Maria diventa, comunque, la sua compagna di vita, condividendo con lui prove durissime.

Nel 1939, dopo la caduta della Repubblica spagnola, Maria e il piccolo Francesco si ritrovano nel mezzo della Retirada: una fuga disperata in Francia che si trasforma in un incubo di fame e separazioni. Nel 1940, mentre sono rifugiati a Les Sables-d’Olonne, nella Vandea, le autorità francesi dispongono il loro rimpatrio forzato verso la Spagna. Per una fiera oppositrice del regime come Maria, varcare quella frontiera significava la consegna immediata nelle mani dei franchisti e la fucilazione certa.

È proprio in quel momento drammatico che emerge l’abilità strategica di Foti: il loro matrimonio funge da “scudo burocratico”. Maria impugnando il “certificato”, dimostra infatti di non essere una profuga apolide alla mercé di Franco, ma una cittadina italiana.

Francesco, pur internato nel campo di Gurs, tesse una fitta rete di contatti con compagni antifascisti e scrive a Prefetti francesi riuscendo a far trasferire moglie e figlio in salvo a Montebello Jonico, presso i propri genitori.

Con la vittoria di Franco nel 1939 e la conseguente caduta della Seconda Repubblica spagnola, per Francesco inizia un lungo calvario attraverso vari campi di concentramento e prigioni del regime Vichy, tra cui: Argelès-sur-Mer, Gurs, Carcassonne, la Fortezza di Mont-Louis, e il durissimo campo di punizione di Le Vernet d’Ariège.

Dopo un’audace evasione da un campo d’internamento e numerose peripezie, nel 1942 viene catturato dalle autorità fasciste e incarcerato a Reggio Calabria, dove la moglie lo incontrò dopo quattro anni. Etichettato dal “Tribunale Speciale” come «elemento pericoloso agli ordinamenti politici dello Stato»,  il 29 novembre 1941 viene assegnato per cinque anni al confino di Ventotene. Viene liberato il 21 agosto 1943 e riprende subito l’attività politica.

Rientrato in Calabria, insomma, Francesco non smette di essere un punto di riferimento. Assume l’incarico di custode presso la “storica” sede di via Castello della federazione comunista di Reggio. Qui, il suo coraggio si manifesta nuovamente durante i disordini del dopoguerra: come ricordato dal prof. Italo Falcomatà, nell’articolo Alla memoria di un uomo eroico e coraggioso, Foti si espone in prima linea durante la sparatoria contro il corteo monarchico che tentava l’assalto alla federazione comunista.

Dal 1950 lavora come Agente delle imposte dirette, prima presso la ditta “Trezza” e poi presso la “Fari”. In quest’ultima, il suo spirito combattivo si trasforma in azione sindacale: col suo fermo intervento, riuscì a impedire il licenziamento di diversi colleghi, ottenendone la riassunzione. Nonostante il suo passato eroico, mantenne sempre un “innato pudore”, come scrisse Falcomatà, rifiutando spesso di raccontare le sue gesta per timore di cadere nella retorica.

Politicamente attivo nella sezione “Girasole” del quartiere reggino di Gebbione (in seguito intitolata a Falcomatà), si allontanò per divergenze ideologiche con alcuni esponenti, pur rimanendo, fino all’ultimo respiro, fedelissimo all’ideale di base che aveva guidato tutta la sua vita.

Continuando la sua battaglia contro l’oblio, il 2 novembre 1970, scrive una lettera al quotidiano Le Monde che la intitoò «Les oubluies de la Toussaints» (I dimenticati di Ognissanti), denunciando lo stato di degrado delle tombe dei suoi commilitoni antifascisti abbandonate tra i cespugli nel campo del Vernet d’Ariège. La sua voce scuote l’opinione pubblica e richiama il Presidente Georges Pompidou al dovere morale di restituire decoro a chi aveva lottato per il mondo libero. Il recupero del “sito” significava che quel luogo tornasse a essere l’emblema stesso della loro lotta, non più un cimitero dimenticato, ma «L’image qui rappelle la Resistence du monde libre…ansi que le cri de revolte contre les fauteurs de guerre de n’importe quel pays» (L’immagine che ricorda la Resistenza del mondo libero…nonché il grido di rivolta contro i fautori di guerra di qualunque paese).

Maria muore il 15 novembre 1988 a Cuggiono (Milano) e riposa nel piccolo cimitero di Turbigo. Francesco si spegne all’età di 83 anni, nel 1992. Per una tragica ironia della sorte, dopo essere sopravvissuto ai fronti più sanguinosi, ai campi di punizione europei e a gravi malattie, perde la vita a causa di un banale incidente stradale. Viene travolto in Corso Vittorio Emanule III (“Via Marina Alta”) di Reggio Calabria da una giovane neopatentata mentre, in una sera qualunque, si sta recando a gettare i rifiuti nei cassonetti. Muore per una emorragia interna causata dalle gravi fratture riportate, lasciando i tre figli: Francesco, Evelina Pasionaria e Domenica. (Aldo Lamberti) © ICSAIC 2026-02

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Opere

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  • Memorie (inedito)

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Nota bibliografica

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  • Giacomo Calandrone, La Spagna brucia, Editori Riuniti, Roma 1974;
  • Alvaro Lòpez (a cura di), Antifascismo meridionale nella guerra di Spagna. Dalla Spagna al confino, Aicvas (Associazione italiana combattenti volontari antifascisti di Spagna), Roma 1982, p. 32;
  • Adriano Dal Pont e Simonetta Carolini (a cura di), L’Italia al confino: le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, vol. 4, La pietra, Milano 1983, p. 1666;
  • Dino Fienga, Clemente Maglietta, Enzo Misefari, Memoria e antifascismo. Combattenti meridionali alla guerra di Spagna, Athena, Napoli 1989, pp. 134-135; 150-151 (testimonianza di Francesco Foti);
  • Simonetta Carolini (a cura di), Antifascisti nel casellario politico centrale, vol. 8, ANPPIA, Roma 1992, p. 318;
  • Italo Falcomatà, Alla memoria di un uomo eroico e coraggioso, in «Gazzetta del Sud (ediz. Reggio Calabria)», 17 gennaio 1993;
  • La Spagna nel nostro cuore: 1936-1939: tre anni di storia da non dimenticare, Aicvas, Roma 1996, p. 200;
  • Calabria antifascista. Francesco Foti, in «Rivista calabrese di storia del ‘900», I, 1, 2005, pp. 162-165;
  • Ilaria Poerio, Vania Sapere, Vento del Sud: gli antifascisti meridionali nella guerra di Spagna, Istituto “Ugo Arcuri” per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea in provincia di Reggio Calabria, Cittanova 2007;
  • Giulia Medas, Quiénes fueron los voluntarios. Identità, motivazioni, linguaggi e vissuto quotidiano dei volenterosi italiani nella guerra civile spagnola, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Cagliari, 2014, p. 211.

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Nota archivistica

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  • Acs, Mi, Dgps, Dagr, Categoria 793, perseguitati politici, fascicoli personali, b. 37, fasc. Foti Francesco.
  • Rgaspi, fondo Brigate internazionali dell’Esercito repubblicano spagnolo, fondo 545, fasc. Rgaspi F 545 op 6 d 494.

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Ringraziamenti

Si ringrazia la prof. Domenica Foti, figlia di Francesco, per la preziosa collaborazione nella redazione e revisione di questa scheda biografica che sostituisce la precedente del settembre 2021.


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