Fiore, Eduardo

Eduardo Fiore [Sambiase (Catanzaro), 17 luglio 1831 – San Benedetto Ullano (Cosenza), 13 aprile 1916]

Nacque a Sambiase (ora Lamezia Terme), da Francesco Saverio Fiore, farmacista, e da Aloisia Tropea, «reggitrice di casa ». Allo stato civile fu registrato col nome di Odoardo. Sin da ragazzo manifestò le sue innate inclinazioni artistiche, esercitandosi nel disegno e nella pittura, per poi svolgere la sua prima formazione artistica nello studio del pittore catanzarese Domenico Ruffo. Dopodiché, nel 1854, all’età  di 23 anni, avendo ormai maturato l’idea di perfezionarsi al Reale Istituto di Belle Arti di Napoli, chiese un sussidio all’Amministrazione Provinciale di Catanzaro. Nel corso stesso anno, a Sambiase, realizzò il  Ritratto del vescovo di Nicastro  Nicola Berlingieri(Lamezia Terme, Museo Diocesano) e l’anno successivo eseguì il dipinto della  Madonna col Bambino  (Lamezia Terme, coll. privata) su richiesta della benestante Caterina Saladini, raffigurata anche nell’opera. A ogni modo, dopo l’apprendistato partenopeo, sin dai primi anni Sessanta l’artista rese palese la sua mimesi naturalistica più riconoscibile, attraverso una declinazione stilistica volta a definire le sue opere, talvolta anche con vivace icastico verismo. L’artista, sin dai primi anni Sessanta aderì alla «Scuola di Cortale », chiamata «Società  degli artieri », fondata dal pittore cortalese Andrea Cefaly, arricchendovi il suo registro stilistico con inserzioni naturalistiche di matrice palizziana, intercalate da dissolvenze di colore, che prendono forma in stupendi bagliori di luce di morelliana memoria. In queste creazioni si delineano i suoi svolgimenti più maturi anche con istanze classicistiche ben circostanziate, temprate a nuova linfa da un sentito afflato lirico di matrice romantica.
Nella sua pittura, di riflesso cortalese, creò soprattutto una serie di opere con tematiche improntate al  realismo sociale, intimo e minuto dell’ambiente locale e regionale, nonché ispirate ai valori del patriottismo nazionale. Ne sono esempi significativi le opere  La bandiera Italiana  (costumi cortalesi), del 1864,  Bozzetti di figura e di paese  e  Costumi calabresi, esposte nel 1912 a Catanzaro alla prima mostra d’Arte calabrese, curata da Alfonso Frangipane. Questi suoi orientamenti tematici e stilistici, che amò poi riproporre anche nel bellissimo  Ritratto della giovane Giovanna Di Cello, del 1880 (Lamezia Terme, coll. privata), costruito con una resa cromatica sciolta, luminosa e descrittiva, ci fanno e intendere come l’artista avesse bene recepito la lezione del maestro Cefaly, sinteticamente racchiusa nella sua nota frase: «ogni artista farebbe sempre meglio a trattare il soggetto del proprio paese, illustrandone le glorie antiche e manifestando lo spirito dell’attualità  » (Frangipane, 1913).
La «Scuola di Cortale », con presidente onorario l’eroe Giuseppe Garibaldi, operò dal 1862 al 1875 e, fra gli altri, si avvalse anche del supporto didattico dell’irpino Michele Lenzi. Essa, durante i suoi tredici anni di attività , pur concependo una pittura che traeva essenzialmente ispirazione dal costume di vita degli abitanti del territorio locale, chiaramente però a livello stilistico, con connessioni dirette, gravitava attorno al naturalismo integrale di Filippo Palizzi. «Nella sua scuola, infatti, Cefay intendeva proseguire il discorso del naturalismo palizziano, con lo studio della natura, dei suoi effetti di luce, dei fatti della vita di ogni giorno, e soprattutto della vita del proprio paese, vista negli aspetti più intimi e suggestivi, con un’analisi psicologica dei personaggi rappresentati e dei costumi locali » (Salerno, 1993). A essa, oltre all’artista sambiasino, aderì un nutrito gruppo di artisti calabresi, fra i quali: Guglielmo De Martino, Carmelo Davoli, Antonio Palmieri, Garibaldi Gariani, Raffaele Foderaro, Gregorio Cordaro, Guglielmo Tomaini, Michele Mangani, Giuseppe Santulli.  
Fiore, per natura, ebbe un carattere permaloso e irrequieto che manifestò in varie occasioni della sua vita. A tal riguardo, a suo carico, è stato tramandato un episodio dallo stesso Cefaly, nel quale raccontò che l’artista «â€¦artisticamente bastonò un Vice Pretore che lo aveva insultato, ed ora dovrà  discutersi la causa in appello »  (Frangipane, 1932). Il maestro cortalese scrisse questo e altro, in una sua lettera, del 10 febbraio del 1873, indirizzata al suo amico Antonio Serravalle, rinomato avvocato catanzarese, chiedendogli di sostenere Fiore nell’iniziativa legale. Il Frangipane, meravigliandosi di questa indole stizzosa di Fiore, si chiese stupito: «Chi riteneva capace di tanto il buon don Edoardo che noi abbiamo conosciuto bel vecchio e pieno di cortesie quando affrescava la cupola dell’Immacolata a Catanzaro? » (Frangipane, 1932). Del resto, con questo suo spirito libero e anticonformista, quasi da artista  bohémiem ante litteram, a Cortale  ebbe anche una relazione amorosa con la giovane Marianna Greto, che nel 1868 a Sambiase diede alla luce suo figlio Felice, e con la quale solo nel 1876 contrasse matrimonio.
Nel corso degli anni Sessanta e Settanta dell’Ottocento, Fiore mantenne anche stretti rapporti con l’ambiente artistico partenopeo, partecipando più volte alla mostra annuale della Società  Promotrice di Belle Arti. Nel 1868 vi fu presente con  Il servo dell’artista, a quella del 1870 espose il dipinto la  Vanitosa, all’edizione del 1875 si fece ammirare con  Gli innamorati, e poi di nuovo a quella dell’anno successivo partecipò con tre dipinti.
Un suo quadro,  Il servo del pittore  fu acquistato dal re Umberto I.
Nell’ambito della sua attività  artistica, dipinse molti soggetti sacri, come la bellissima tela di  S. Lucia e S.  Filomena  (1864, per la chiesa dell’Annunciazione di Sambiase. In essa le figure delle due Sante, in primo piano, sono immerse in un rigoglioso paesaggio naturale, che, nella sua definizione dei piani spaziali, presenta dettagli di una tessitura cromatica quasi materica con ricercati e delicati effetti di luce tonale. Nel realizzare queste sue opere, l’artista alcune volte però adottò anche scelte stilistiche più di maniera, con opere esemplate su schemi di ricorrente e stabilizzata iconografia classicistica, e quindi più accondiscendenti al gusto della committenza locale, come soprattutto rileviamo nella tela della  Sacra Famiglia, 1885 (Sambiase, chiesa Matrice), risolta su reminiscenze raffaellesche. Così pure vale per l’anonima  Annunciazione  (Sambiase, chiesa dell’Annunciata), da accreditare all’artista, che è una fedele citazione della  Annunciazione  di Scipione Pulzone (Napoli, museo di Capodimonte), dalla quale con meno intenti speculari dipende l’altra anonima    Annunciazione  (riconducibile pure alla sua mano) che si trova nella chiesa del SS. Rosario di Falerna. Nel 1882, inoltre, per la stessa chiesa della cittadina tirrenica, realizzò altri quattro dipinti su tela di uguale formato ovale (cm 200 x 150) raffiguranti la  Presentazione di Gesù al  tempio, la  Natività ,  Gesù fra i dottori  e la  Visita a San  Elisabetta.  
Nella sua variegata produzione di opere troviamo anche vari ritratti commemorativi  post mortem, che eseguì a cominciare dalla fine anni Cinquanta. Ne sono esempi: il  Ritratto di Angelo Montisanti col padre Giovanni  (1865) e quelli raffiguranti fanciulli, definiti da un’espressione enigmatica e distaccata dalla realtà , come il  Ritratto di  Cherubina Conforti  (San Benedetto Ullano, coll. privata) e quello di  Francesco Davoli, 1873 (Lamezia Terme, coll. privata). Questo suo ciclo di opere meriterebbe un’analisi interpretativa più accurata anche per tentare di capire le volute incongruenze anatomiche con le quali l’artista diede forma alle immobili figure dei tristi e sfortunati bambini. L’artista, dopo la morte della moglie, visse gli ultimi anni della sua vita presso il figlio a San Benedetto Ullano (dove Felice si era sposato nel 1904 con la ventottenne Eleuteria Conforti) e vi morì nel 1916, all’età  di 85 anni. (Tarcisio Pingitore) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Alfonso Frangipane, La Prima mostra d’arte calabrese, Catanzaro MCMXII, Istituto Italiano D’Arti Grafiche, Bergamo 1913, p. 39;
  • Alfonso Frangipane, Cefaly e Antonio Serravalle. I versi della Monaca. Alcuni discepoli. Cortesie artistiche, «Brutium », XI, 1-2, 15 gennaio 1932, p. 11;
  • Ugo Campisani, I dipinti di Eduardo Fiore nella chiesa del SS. Rosario a Falerna, «Brutium », LIV, 1, gennaio-marzo 1975, pp. 75-76;
  • Gianluca Berardi, Eduardo Fiore, in Pittori & Pittura dell’Ottocento Italiano, Vol. I, Dizionario degli Artisti, Edizioni Istituto Geografico De Agostini, Novara 1997-1998, p. 238;
  • Enrichetta Salerno, La Scuola di Cortale, Andrea Cefaly e la Scuola di Cortale, a cura di T. Sicoli-I. Valente, Edizioni Ar&S, Catanzaro 1998, pp. 93-96;
  • Tarcisio Pingitore, Eduardo Fiore, in catalogo Andrea Cefaly e la Scuola di Cortale cit., p. 99;
  • Tarcisio Pingitore, Eduardo Fiore pittore della seconda metà  dell’800, seguace del Cefaly a Cortale, «Il Corriere di Roma », 30 ottobre 1998, p. 17;
  • Giovanni Orlando Muraca, Vita e opere di Eduardo Fiore, in Ottavio Cavalcanti (a cura di), Eduardo Fiore. Un pittore meridionale tra ispirazione religiosa e sguardo antropologico,Rubbettino, Soveria Mannelli 2000, pp. 23-32;
  • Giovanni Orlando Muraca, Imago mortis. Note su alcuni ritratti post mortem di Eduardo Fiore, in O. Cavalcanti (a cura di), Eduardo Fiore cit., pp. 33-39;
  • Enzo Le Pera, Fiore Eduardo, in La Calabria e l’Arte. Dizionario degli Artisti Calabresi dell’Ottocento e del Novecento, Gazzetta del Sud, Grafiche Femia, Marina di Gioiosa Jonica (Reggio Calabria) 2005, pp. 62-63.