Franco, Ilario

Ilario Franco [Caulonia (Reggio Calabria), 8 luglio 1899 – Napoli, 21 agosto 1941]

Ilario Luigi, così allo Stato Civile, era figlio di padre ignoto e di Rosa Franco. La madre riuscì a farlo studiare localmente e poi a Locri. Si iscrisse a Giurisprudenza all’ateneo napoletano, ma dovette interrompere gli studi in quanto, dopo la disfatta di Caporetto venne arruolato e partecipò alla Grande Guerra conquistandosi i gradi di Tenente sul campo di battaglia. 
Ancora sotto le armi a Vado Ligure nel 5° Reggimento Bersaglieri, nel 1919, in qualità di presidente della Sezione Combattenti scrisse a Mussolini manifestandogli l’intenzione di dare vita a una sezione dei Fasci di Combattimento a Caulonia. Il futuro Duce gli rispose fornendogli le informazioni richieste. Smobilitato, dunque, fu tra i fondatori del movimento fascista calabrese. Il 28 aprile 1920, scrisse al segretario generale dei Fasci, Umberto Pasella, che il 4 aprile era stata costituita la sezione del Fascio di Caulonia presso la casa del popolo. Fu la prima sezione dei Fasci di Combattimento a essere costituita in Calabria con 30 aderenti, che aveva come punto di riferimento il programma di via San Sepolcro.
Il 23 maggio successivo partecipò al secondo Congresso dei Fasci di Combattimento a Milano e fece un intervento per mettere in evidenza i problemi della Calabria che lui rappresentava e che il governo in carica trascurava; dopo il discorso appassionato il 28 maggio successivo, su sollecitazione di Mussolini, Pasella lo nominò membro del Comitato Centrale.
Nel contempo, Elisa Mayer Rizzoli, presidente dell’Associazione «Sorelle dei legionari di Fiume e Dalmazia», lo omaggiò del gagliardetto ricamato in oro – secondo in Italia – che ella portò a Caulonia nel corso di una apposita cerimonia il 22 settembre 1920. Tornato a Caulonia, costituì le Avanguardie giovanili di Caulonia e Gerace Marina e di ciò diede notizia a Pasella con la missiva del 6 giugno 1920, così come diede notizia della costituzione di alcune Avanguardie fasciste, a Gerace Marina (odierna Locri), Bagnara Calabra, Monteleone (odierna Vibo Valentia). 
A Caulonia costituì anche una cooperativa di lavoro, in modo da avvicinare a sé la massa operaia. Convinto che il Fascismo fosse il movimento con cui rinnovare e riformare la politica e la società calabrese in modo da sconfiggere la borghesia liberale latifondista, a sostegno della sua azione fondò il giornale «Riscatto», Settimanale di battaglie Ardite, organo fascista del movimento operaio calabrese, il cui il primo numero vide la luce a Caulonia il 20 giugno 1920.
Nell’editoriale a sostegno della sua idea e al fine di accattivarsi le simpatie dei lavoratori dei campi scrisse un articolo dal titolo Saluto. Il n. 2 del settimanale, conteneva in prima pagina un articolo dal titolo Fascismo e Arditismo in Calabria, con il quale si metteva in evidenza l’azione del Fascismo e degli Arditi contro il bolscevismo nella regione. Nel numero 3 vi era un articolo con cui si difendeva da un attacco scagliato dalle pagine del periodico socialista «Il Gazzettino Rosso» che aveva criticato le contraddizioni del suo operato.
Il settimanale sostenne sempre la sua lotta contro la borghesia latifondista, come traspare da un articolo dal titolo Organizziamo i contadini per distruggere il latifondo. L’idea che Franco aveva del movimento fascista e lo scopo che il fascismo doveva – a suo avviso – perseguire in Calabria è evidenziata in un articolo, L’ora del Fascismo – Orientamenti teorici, postulati immediati, movimento di gruppi, pubblicato il 18 luglio 1920. 
L’azione politica intrapresa in Calabria che cercò di coinvolgere in ogni caso le masse popolari, ben presto entrò in contrasto con quella a livello nazionale virata a destra. Si rese conto che le sue finalità non erano le stesse di quelle che il Fascismo perseguiva a livello nazionale, anzi erano contrapposte. Dopo essere entrato in contrasto anche con i fascisti locali e aver presentato una lettera di dimissioni al Comitato Centrale dei Fasci «per motivi personali», nel dicembre del 1920 venne dimissionato dallo stesso Comitato e fu escluso anche dalla sezione di Caulonia.
Lasciata la Calabria si trasferì a Savona da dove inviò una lettera al suo amico Giulio Cesare Racco, nella quale, tra l’altro, scrisse: «Io ho inteso con la mia opera demolitrice abbattere l’infausto sistema feudale, che tanto disonore e vergogna comporta a noi Calabresi, per elevare il popolo, che lavora e che soffre, a quei fastigi di libertà e d’indipendenza economica di questo industre settentrione […]. Se le idee attinte a quel sindacalismo puro, che io volli dettare per redimere i lavoratori di nostra terra da un giogo esoso e spregevole, suonano ai fascisti dell’ultima ora come note pestifere di sovversivismo, sia santificato il sovversivismo che iniziò la creazione di una coscienza nel popolo e mirava all’elevamento morale ed economico dei nostri lavoratori».
«Fascista eretico ed estremista», secondo Vittorio Cappelli, tendenzialmente repubblicano, nel 1923 fece ritorno a Caulonia, dove a luglio fondò un Circolo futurista, che ricevette il plauso di Marinetti, e diede vita al giornale «La Fionda», «Giornale del popolo», con il quale portò avanti le idee nella quali credeva già al fronte, che poi erano quelle dei nazionalisti e dei fascisti della prima ora, così come si evince dall’articolo pubblicato nel n. 1 del periodico dal titolo Il ritorno alla terra – Smobilitiamo le officine.  Sempre su detto periodico pubblicò due interessanti biografie di Michele Bianchi e Enrico Toti.  Si interessò sempre, insomma, dell’azione fascista in Calabria, come denota nell’articolo Il Fascismo e La Calabria, pubblicato nel n. 1 della «Fionda», uscito a Caulonia il 25 luglio 1923. In detto giornale, inoltre, diede notizia pure delle vicende del fascio cauloniese.
Con uno strano connubio, poi, strinse amicizia con il comunista Pasquale Cavallaro, al quale lo legava, però, soltanto il progetto di contrastare gli agrari latifondisti che lo avevano fatto espellere dal Fascio, lottando assieme ai contadini per rivendicare le terre usurpate. Assieme fondarono il giornale «La Libertà», sul quale dopo il delitto Matteotti, scrisse articoli di fuoco contro il Fascismo.
Dopo il 1924, pur continuando l’attività di pubblicista, riprese gli studi e si laureò in Giurisprudenza, abilitandosi alla professione di procuratore legale. Nel 1927 chiese di essere riammesso al fascio di Caulonia, ma la sua richiesta non fu accolta. Cinque anni dopo, anzi, su indicazione del prefetto di Reggio Calabria venne schedato nel casellario politico centrale, quale antifascista. Scrisse il prefetto di Reggio Calabria in data 13 luglio 1932 al Ministero dell’Interno: «Agli effetti del servizio schedario mi pregio segnalare a Codesto On.le Ministero l’individuo in oggetto, il quale, in un primo tempo, e precisamente nel 1920, fu fascista e risiedette per qualche tempo a Milano, ma successivamente fu espulso dal Partito per indegnità. Dopo passò all’opposizione e fu corrispondente del soppresso quotidiano “Il Mondo” e di un settimanale “La Libertà” a sfondo antifascista. Nel 1924 prese anche parte al movimento inteso a costituire in questa provincia una sezione ex combattenti dell’Italia Libera”, successivamente non diede luogo a particolari rilievi, fino a quando nel marzo scorso, non fu sospettato, da parte del locale Comando della 163ª Legione M.V.S.N di appartenere alla “Giovane Italia”. Non sono emersi però finora elementi sufficienti, per ritenerlo affiliato alla setta predetta».
Fece seguito un’altra nota datata Reggio Calabria 5 settembre 1932 con la quale il prefetto riferì «che il sovversivo in oggetto è stato rintracciato a Milano e qui rimpatriato con foglio di via obbligatorio».
Una volta tornato a Caulonia, mantenne «regolare condotta» senza dare «luogo a rilievi di natura politica. Nel 1936 si trasferì a Locri dove, sempre controllato dalla Polizia, dimostrando di «nutrire sentimenti favorevoli al Regime».
Il gagliardetto che le donne fiumane gli avevano offerto nel 1919 e che egli non restituì nel 1920 al momento dell’espulsione dal Fascio, fu consegnato nel 1939 a Benito Mussolini dalla moglie, Giuseppina Codisposti, che aveva sposato nel 1928, nel corso della sosta a Locri del Duce che percorreva la linea jonica in treno.
Oltre ai due periodici fondati a sostegno della sua lotta sociale e politica, fu anche scrittore e pubblicò due volumi: La magistratura del lavoro. Norme pratiche pei giudizi; e Il galateo nella casa di Dio
Si spense a Napoli, dove era in cura per una grave malattia, all’età di 42 anni. (Domenico Romeo) © ICSAIC 2022 – 2

Opere

  • La magistratura del lavoro: Norme pratiche pei giudizi, La Fionda Editrice, Caulonia 1929; 
  • Il galateo nella casa di Dio, La Fionda Editrice, Caulonia 1932.

Nota bibliografica

  • Giorgio A. Chiurco, Storia Della Rivoluzione Fascista, Vol. IV, Vallecchi Editore, Firenze 1929, pp. 88, 89, 99.
  • Emilio Gentile, Storia del partito fascista. 1919.1922. Movimento e milizia, Laterza, Roma-Bari 1989, pp. 92n, 98, 169n;
  • Orazio Raffaele Di Landro, Caulonia dal Fascismo alla “Repubblica”, Litografia Fabio La Rocca, Reggio Calabria 1983;
  • Vittorio Cappelli, Il fascismo in periferia. Il caso della Calabria, Editori Riuniti, Roma 1992, p. 12, 153, 193n;
  • Ferdinando Cordova, Il fascismo calabrese delle origini. Lettere e documenti al Comitato Centrale, in «Rivista Storica Calabrese», n.s, 1-4, 1991-1992, p. 410.
  • Luigi Vento, Siderno 1919-1945 – Cicli amministrativi vicende personaggi, Vol. II, Arti Grafiche, Napoli 1997, pp. 16-17; 
  • Ferdinando Cordova, Il Fascismo nel Mezzogiorno. Le Calabrie, Rubbettino, Soveria Mannelli 2003, ad indicem;
  • Rocco Ritorto, Figure storiche della costa dei gelsomini in Calabria, Pancallo, Locri 2005, pp. 211-219.

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Casellario Politico Centrale, busta 2159 Franco Ilario Luigi.
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