Frojo, Giovanni

Giovanni Frojo [Catanzaro, 1 giugno 1847 – 17 aprile 1925]

Fu pianista, compositore e autore di diversi scritti di carattere musicologico. Il padre Achille, segretario capo del comune di Catanzaro, si accorse presto delle precoci doti musicali del figlio e, all’età di dieci anni, lo avviò agli studi di pianoforte e composizione che svolse a Genova sotto la guida di Giuseppe Bassi. A quattordici anni pubblicò una mazurka e un valzer e si esibì in alcuni pubblici concerti suonando a memoria.
Entrò nel Regio Collegio di musica di San Pietro a Majella di Napoli nel 1866, in età abbastanza elevata. Forse per questo motivo vi rimase per poco tempo, proseguendo poi gli studi al di fuori di esso, con Beniamino Cesi per il pianoforte (che era comunque all’epoca uno degli insegnanti del Collegio di musica) e con Salvatore Pappalardo per il contrappunto e la composizione. Pur essendo un musicista dotato sia come pianista che compositore, Frojo non conseguì il diploma di conservatorio. Lo dimostra una sua lettera dell’aprile 1881, indirizzata alla Regia Accademia di Santa Cecilia in Roma, con la quale chiedeva un favore di «somma urgenza», ovvero se «cotesta R. Accademia, riconosciuto il merito d’un artista, gli possa senza ostacolo rilasciare un Diploma. In caso affermativo desidererei quello di professore di pianoforte. Da dieci anni esercito la professione e dagli scritti che Le invio potrà formarsi un’idea se mi si possa rilasciare detto diploma».
L’Accademia non diede però seguito alla sua richiesta.
Nel 1869 Frojo aveva comunque iniziato una carriera concertistica esibendosi al teatro Piccinni di Bari. Nell’estate del 1870 diresse con successo nel duomo di Catanzaro una Messa di Gloria a tre voci e, proprio in quel periodo, rientrò in modo stabile a Catanzaro. Tre anni dopo, nel 1873, ebbe la nomina a maestro di musica dell’«Educandato Provinciale» che aveva sede in città. Si dedicò così anche a lavori di carattere didattico. Nel 1874 vedeva la luce per le edizioni Vismara di Milano il suo Scuola del meccanismo: nuovo metodo teorico-pratico per pianoforte op. 55. Sembra che il metodo sia stato adottato in vari conservatori anche esteri. Resta documentazione in particolare degli elogi espressi da due personaggi del pianismo dell’epoca attivi a Parigi: Jean-Baptiste Duvernoy e Antoine François Marmontel.
Nel 1875 Frojo si esibì al Teatro comunale di Reggio Calabria. Dopo quell’anno si dedicò in prevalenza all’attività di insegnante, di compositore e di musicologo. Sue composizioni furono pubblicate dalle principali case editrici dell’epoca: Lucca e Ricordi di Milano; Venturini di Firenze; Maddaloni, Izzo e Del Monaco di Napoli; Schmidl di Trieste.
Tra i suoi brani per pianoforte spiccano titoli quali: La voce del cuoreCostanzaIl gondoliereIl confortoValzerPolkaRigolettoSulla riva dello IonioLa postaLa campana dell’eremitaggioConcerti de ClochesL’horologe à Musique, Chanson Calabraise.
Dal punto di vista musicologico produsse un notevole numero di apprezzati lavori: i Ragionamenti musicali (1872), le Osservazioni sulla musica (1873), il Saggio storico-critico sulla musica Indiana, Egiziana, Greca e principalmente italiana (1873), il volume Muzio Clementi: la sua vita, le sue opere e sua influenza sul progresso dell’arte (1878). Tra i suoi scritti andrebbero annoverati anche due inediti: un Dizionario critico-biografico dei più notevoli pianisti compositori italiani antichi e moderni e una monografia su Girolamo Frescobaldi
La mancata pubblicazione del Dizionario è probabilmente dovuta alle notevoli difficoltà cui Frojo andò incontro nella raccolta delle informazioni. Egli se ne lamenta nell’ottobre del 1880 in una lettera a Francesco Florimo, bibliotecario del Conservatorio di Napoli, con la quale chiede allo stesso di «favorirgli i nomi, e se fosse possibile, le notizie biografiche dei più distinti pianisti napolitani da Lanza in qua […]. Ho spedito circa quattrocento lettere circolari, ma disgraziatamente gli artisti italiani un po’ per pigrizia o noncuranza, ed un po’ per modestia fuor di proposito, rompono le uova in mano a chi di loro intende occuparsi».
L’altro lavoro, quello su Frescobaldi, Frojo lo realizzò invece per partecipare ad un concorso avente per tema proprio una monografia sul musicista ferrarese. Il concorso era stato indetto nel 1877 dall’Accademia del Regio Istituto Musicale di Firenze. Egli fu l’unico partecipante al concorso e, forse anche per questo motivo, la commissione, composta da Guido Tacchinardi (presidente) e Alessandro Biaggi, decise di non conferire il previsto premio di L. 200. Fu comunque stabilito di assegnare all’autore, «a titolo di incoraggiamento», la somma di L. 100, ovvero metà di quanto stanziato originariamente per il vincitore. 
Nell’aprile del 1884 Frojo, al Teatro Comunale di Catanzaro, accompagnò al pianoforte Carmine Franchi, prestigioso contrabbassista dell’epoca, in un concerto con musiche di Schubert, Hanser e Bottesini.
Un altro strumento di cui Frojo fu suonatore e teorico fu l’arpa. Per questo strumento produsse varie composizioni, tra cui Rêverie (Napoli, Izzo, 1892 ca.), Preghiera di una fanciulla (Izzo, Napoli 1922) e alcuni lavori di carattere teorico e didattico: Origini e sviluppo dell’arpa (Stab. Tipo-lito tachigrafico musicale, Padova 1887), Scuola della tecnica dell’arpa (Torino, Bianchi, 1896).
Si spense nella sua città natale, all’età di 77 anni.
Le composizioni di Frojo furono piuttosto in voga nei salotti della seconda metà dell’Ottocento e si caratterizzavano per la delicatezza dell’ispirazione e per la genuinità della vena melodica. I suoi lavori didattici e teorici ebbero notevole diffusione: i primi perché consapevolmente indirizzati ad un controllato approccio iniziale allo strumento, i secondi perché erano in grado di condurre piacevolmente il lettore attraverso le più importanti questioni musicali dell’epoca. Dai suoi scritti traspare una certa nostalgia verso la musica aggraziata del periodo classico, contrapposta all’evoluzione delle forme e dei timbri del romanticismo e del post-romanticismo.
Tra i titoli onorifici conseguiti da Frojo vi sono quelli di Accademico onorario del Regio Istituto Musicale di Firenze (1884) e di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia (1885). (Massimo Distilo) ICSAIC 2022 – 2

Opere

  • Ragionamenti musicali, Tipografia del Pitagora, Catanzaro 1872;
  • Osservazioni sulla musica, Tipografia dell’Orfanotrofio, Catanzaro 1873;
  • Saggio storico-critico sulla musica Indiana, Egiziana, Greca e principalmente italiana, Tipografia dell’Orfanotrofio, Catanzaro, 1873;
  • Muzio Clementi: la sua vita, le sue opere e sua influenza sul progresso dell’arte, Ricordi, Milano 1878.

Inediti

  • Dizionario critico-biografico dei più notevoli pianisti compositori italiani antichi e moderni;
  • Girolamo Frescobaldi (monografia).

Nota bibliografica

  • Giovanni Masutto, Maestri di musica italiani del secolo XIX, Stabilimento tipografico di Giovanni Cecchini, Venezia 1882;
  • Atti dell’Accademia del R. Istituto Musicale di Firenze, Anno decimottavo, Stabilimento Giuseppe Civelli, Firenze 1883;
  • Luigi Alberto Villanis, L’arte del Pianoforte in Italia, Fratelli Bocca, Torino 1907;
  • Marilena Gallo (a cura di), Dizionario dei musicisti calabresi, Abramo, Caraffa di Catanzaro 2010;
  • Giovanni Froio, Giovanni Frojo: compositore pianista storico musicale, Centro Studi Musica Sud, Montauro (CZ) 2011.
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