Miraglia, Francesco Biagio

Francesco Biagio Miraglia [Castrovillari (Cosenza), 4 febbraio 1894 – Roma, 9 febbraio 1979]

Nacque da Giacinto, membro di una famiglia di agiati proprietari terrieri, e Angela De Biase, figlia di un avvocato. Trascorse l’infanzia e l’adolescenza a Cosenza, dove conseguì la maturità classica al Liceo «Telesio». Iscrittosi alla facoltà di giurisprudenza presso I’Università di Camerino, in seguito allo scoppio della prima guerra mondiale fu chiamato al fronte nel 20 reggimento della IV brigata bersaglieri «Cremisi», comandata dal generale Piola Caselli. Distintosi in alcune operazioni di guerra, consegui il grado di tenente e la croce al merito. Solo al termine del conflitto concluse gli studi, laureandosi all’Università di Napoli il 17 luglio 1919 con una tesi in diritto civile. Nell’ottobre dello stesso anno entrò per concorso nell’amministrazione dell’Interno e fino al 1926 fu chiamato a prestare servizio nella sottoprefettura di Voghera, e quindi nelle prefetture di Cosenza e Reggio Calabria.
Nel frattempo, il 27 giugno 1925, sposò Elena Vittoria Turco, dalla quale ebbe due figli, Angiolina e Giacinto.
Nel 1927 fu chiamato a Roma presso il ministero dell’Interno dove, a eccezione di un brevissimo periodo in cui fu inviato a svolgere funzioni vicarie presso la Prefettura di Terni (dal dicembre 1938 all’agosto 1939), trascorse gran parte della sua carriera, dapprima come consigliere, poi, dal giugno 1941, come direttore del personale e, infine, come ispettore generale. Quest’ultimo incarico giunse contemporaneamente alla nomina a prefetto di 2ª classe, nel giugno del 1943.
Caduto il fascismo, si rifiutò di prestare giuramento di fedeltà alla Repubblica sociale italiana: una scelta che gli causò, nel novembre 1943, il collocamento a disposizione e la privazione dello stipendio. Una condizione che mutò in seguito alla liberazione di Roma, il 4 giugno 1944, quando fu incaricato dal Comando civile e militare della città e del suo territorio situato in zona di guerra (guidato dal generale Roberto Bencivenga) della riorganizzazione degli uffici della Presidenza del consiglio dei ministri e del ministero dell’Interno.
Per i successivi due anni, fino ai mesi immediatamente successivi alla Liberazione, fu destinato dal governo militare alleato a svolgere le funzioni di prefetto a Livorno. Furono mesi di duro lavoro, in cui egli contribuì alla riorganizzazione delle amministrazioni della provincia e alla graduale ripresa dell’attività industriale e commerciale del capoluogo, in gran parte distrutto (nel 1955 il Comune e la Provincia di Livorno riconobbero ufficialmente questo suo ruolo consegnando gli la medaglia d’oro). Nel giugno del 1945 fu promosso prefetto di 1² classe. Dall’agosto del 1946 fu a disposizione della Presidenza del Consiglio con l’incarico di capo di gabinetto. Fu Alcide De Gasperi a sceglierlo personalmente per i suoi trascorsi nell’amministrazione e per I’indipendenza di azione e di giudizio dimostrata. In questo nuovo incarico si occupò principalmente di tenere i contatti con il Quirinale e con lo Stato del Vaticano (nel 1949 ricevette dal papa Pio XIl le insegne di commendatore dell’Ordine Piano). Numerosi furono tuttavia anche gli incarichi svolti in rappresentanza della Presidenza del consiglio in diversi enti e istituti, tra gli altri, I’istituto superiore di sanità, I’istituto centrale di statistica, il Comitato olimpico nazionale e I’Ente Eur.
Il 12 ottobre 1947 venne nominato anche consigliere di Stato e a questo ruolo ritornò a partire dal settembre 1951, quando cessò dal suo incarico alla Presidenza del consiglio. A Palazzo Spada fu assegnato alla Sezione l, della quale nel settembre 1963 fu nominato presidente.
A partire dal 1953 fu membro di numerose commissioni di concorso in diversi ministeri e di altrettanti enti e associazioni di assistenza.
Il 4 febbraio 1964 fu collocato a riposo con la qualifica di presidente onorario del Consiglio di Stato e con l’onorificenza di Cavaliere di gran croce al merito della Repubblica italiana che si aggiunse ai precedenti riconoscimenti: Cavaliere magistrale del Sovrano Ordine militare di Malta (1948), Grand’ufficiale dell’Ordine di S. Agata di San Marino (1949), Cavaliere dell’imperatore di Persia (1950). Cavaliere dell’ordine di Vittorio Veneto.
Morì a Roma all’età di 85 anni (Leonardo Pompeo D’Alessandro) © ICSAIC 2022 – 4 .

Nota bibliografica

  • Testimonianza su De Gasperi, in «Concretezza», 1974, 10, p. 27;
  • Giovanni Di Capua (a cura di), Testimonianza su De Gasperi, in Processo a De Gasperi. 211 testimonianze di statisti americani ed europei, uomini politici, ecclesiastici, intellettuali, giornalisti, amici ed avversari democristiani, Ebe, Roma 1976.
    Gianni Letta, in «ll Tempo», 11 febbraio 1979;
  • Luis Piazzano, Leghorn: decimo porto. Cronaca di un dopoguerra 1944-1947, Brunello De Batte, Livorno 1979, passim;
  • Giulio Andreotti, Diari 1976-1979, Rizzoli, Milano, 1981, p. 308;
  • Giulio Andreotti, De Gasperi visto da vicino, Rizzoli, Milano 1986, pp. 89 e 197;
  • Giulio Andreotti, Intervento alla cerimonia đi intitolazione del Centro conferenze internazionali dell’Istituto Superiore di Polizia. allo statista Alcide De Gasperi, Roma, 15 agosto 2004 (http://www.interno.it);
  • Alberto Cifelli, I prefetti del Regno nel ventennio fascista, Scuola superiore dell’amministrazione dell’interno, Roma 1999, p. 177;
  • Giovanni Zanfarino, Miraglia, Francesco Biagio, in Guido Melis (a cura di), Il Consiglio di Stato nella storia d’Italia. Le biografie dei magistrati, 1861-1948, Giuffrè, Milano 2006, ad vocem;
  • Giovanna Tosatti (a cura), L’ombra del potere. Biografie di capi di gabinetto e degli uffici legislativi, Roma 2016, https://www.icar.beniculturali.it/fileadmin/risorse/Biografie_Capi_Gabinetto.pdf
  • Leonardo Pompeo D’Alessandro, Miraglia Francesco Biagio, in Guido Melis e Giovanna Tosatti, (a cura di), Il potere opaco. I gabinetti ministeriali nella storia d’Italia, il Mulino,Bologna 2019, pp. 213-217

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Min. interno, Gabinetto, Fascicoli permanenti, Serie F., Prefetture e prefetti, b. 19;
  • Consiglio di Stato, Fascicoli personali, fasc. 899/r.;
  • Presidenza del consiglio dei ministri (PCM), Archivio generale, Dipartimento risorse umane e strumentali, Fascicoli del personale, fasc. Miraglia, Francesco Biagio;
  • PCM, Gabinetto, 1944-1947, b. 3222, 1.1.5/78884 e 78884/2.3.

Nota

  • La biografia è tratta dal volume L’ombra del potere. Biografie di capi di gabinetto e degli uffici legislativi, a cura di Giovanna Tosatti (Roma, 2016) ed è stata adattata dalla redazione del Dizionario senza alterarne il senso. Si ringraziano l’autore e la prof. Tosatti per la gentile concessione.
RSS
Twitter
Visit Us
Follow Me
YouTube
Instagram