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Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea

  ISBN: 978-88-941045-8-5

  A cura di Pantaleone Sergi

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Nisticò, Vittorio

Vittorio Nisticò [Cardinale (Catanzaro), 29 settembre 1919 – Roma, 7 gennaio 2009]

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Vittorio Walter Michele Nisticò, così risulta agli atti dello Stato Civile, era figlio di Giovanni, medico condotto, e di Giuseppina Martelli, appartenente a famiglia benestante di Soverato, dal cui matrimonio erano nati anche il primogenito Giuseppe Vittorio, nel 1917, e Carlo Mario Antonio Salvatore, nel 1926.

La famiglia si trasferì a Soverato, dove il padre continuò a esercitare la professione di medico e i tre fratelli vissero un’infanzia e una gioventù serena e agiata. Vittorio frequentò nella stessa cittadina il Liceo Ginnasio gestito dai Salesiani, conseguendo la maturità classica, laureandosi poi nel ‘42 in Lettere e Filosofia presso l’Università degli Studi di Roma.

Malgrado appartenesse ad una famiglia borghese e avesse frequentato una scuola gestita da religiosi, negli anni in cui studiava a Roma, nell’Italia già in guerra e con notevole fermento antifascista, si avvicinò ai movimenti clandestini. Frequentò Ernesto Bonaiuti, un sacerdote che insegnava Storia delle religioni alla Sapienza, uno dei dodici professori che rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo, e Ruggero Zangardi, che il regime mandò in prigione, ma che ritrovò poi nell’area editoriale del Pci a guerra terminata. Non ebbe, però, parte attiva nelle lotte che portarono negli anni successivi alla liberazione di Roma.

A Roma aveva sposato nel giugno del 1942 Maria Barletta, dalla cui unione era nato Giovanni, detto Vanni (scomparso nel 2022 all’età di 77 anni), che in seguito divenne anch’egli giornalista e capo dell’Ufficio Stampa del Psi durante la segreteria di Bettino Craxi.

Iniziò l’attività giornalistica iniziò nel dicembre 1943, quando a Catanzaro diede vita al periodico Il Bivacco, settimanale di cultura e varietà (bollato da Cesare Mulè come di “tendenze vagamente neofasciste”, il giudizio appare semplicistico e anomalo, e forse dovuto a un eccesso di goliardia scambiato per altro come spiega Roberto Mancuso), anche se la sua vera formazione politica e culturale avvenne nei giornali d'area comunista, approdo conseguente al suo avvicinamento al Partito Comunista a Bari durante la campagna referendaria del 1946 per la Repubblica.

Terminata la guerra, infatti, andò a Bari, dove si impegnò nella campagna referendaria istituzionale del ‘46 e si avvicinò alle sezioni del Pci della città. Il partito assecondò la sua passione per il giornalismo segnalandolo al quotidiano La Voce di Puglia diretto da Nuno Sansone, dove si occupò di cronaca. Nella città pugliese frequentò anche l’allora giovane Aldo Moro e Nicola Cattedra, giornalista che fu poi un suo successore a L’Ora. Il Pci rafforzò nel ‘49 la sua presenza nell’editoria romana affiancando a L’Unità, organo del partito, un quotidiano del pomeriggio, Paese Sera, uno dei cosiddetti giornali “fiancheggiatori” della segreteria di Togliatti. Il direttore, Tomaso Smith, giornalista e intellettuale toscano perseguitato durante il fascismo, cooptò nella redazione, assegnandogli la mansione di notista politico, anche Nisticò, che si mise in luce ottenendo apprezzamenti dal Partito e dai lettori. Rimase a Paese Sera per quasi cinque anni, contribuendo alla diffusione del giornale, divenuto un riferimento importante nell’editoria italiana.

Nel ‘54, Amerigo Terenzi, presidente dell’editrice “Il Rinnovamento”, nonché fondatore di Paese Sera, che da poco annoverava nel gruppo anche la testata palermitana L’Ora, chiamò Nisticò alla direzione del quotidiano siciliano, in edicola anch’esso nel pomeriggio. Doveva essere un incarico temporaneo, volto a rilanciare un giornale che, fondato nel 1900 dalla famiglia degli imprenditori Florio, originaria di Bagnara Calabra, aveva attraversato le varie fasi della storia del Paese, piegandosi anche al fascismo. Primo direttore fu un altro calabrese di Bagnara Calabra, Vincenzo Morello, noto come “Rastignac”. Nisticò restò alla direzione del giornale per oltre venti anni, al punto che il suo nome è indissolubilmente legato alla testata, divenuta l’icona della lotta alla mafia e riconosciuto presidio di legalità. In quei venti anni ha formato più generazioni di giornalisti.

Era arrivato a Palermo in compagnia di Iole Calapso, con la quale intrattenne una relazione dopo la crisi del matrimonio con la Barletta, che sfociò nel divorzio sentenziato molti anni dopo, nell’aprile del ‘73, dopo l’entrata in vigore della Legge “Fortuna-Baslini”. La Calapso era anch’essa giornalista e scrittrice, ma Nisticò fu con lei molto protettivo, evitandole il coinvolgimento diretto nel giornale che dirigeva, per via delle coraggiose inchieste che conduceva.

Sin da quando prese le redini di un quotidiano che evidenziava carenze organizzative ed economiche legate alla progressiva riduzione delle vendite, Nisticò attuò importanti e rivoluzionarie modifiche. Il cambio di passo non riguardò solo le tecniche di impaginazione e di stampa, ma costituì una mirata strategia volta a catturare l’attenzione dei lettori con titoli ad effetto e ricorso a fotografie che divennero parte essenziale delle notizie, soprattutto quelle di cronaca. La linea comunicativa, al contrario dei quotidiani del tempo, era priva di bizantinismi, bensì pragmatica, con linguaggio semplice, essenziale e diretto.

La vera rivoluzione la fece con pochi ma validi “soldati”, che aveva trovato demotivati e legati alle scrivanie, ma che riuscì a trasformare in una squadra coesa per condurre inchieste su argomenti “tabù” e per togliere i coperchi al potere mafioso imperante. All’inizio contò sui colleghi di redazione Felice Chilanti, Nino Sorgi, Michele Pantaleone, Mario Farinella, Enzo Lucchi, Mino Bonsangue, Enzo Perrone, e sui vari corrispondenti dalle province.

Gli anni “ruggenti” di direzione de L’Ora sono stati intrisi di passione civile, di lotta alla corruzione e di impegno per la giustizia sociale: in molti hanno assimilato le battaglie condotte attraverso la stampa, contrapponendo l’inchiostro al piombo, alla nascita effettiva di una cultura antimafia. Le inchieste del giornale, non sempre in sintonia con le indicazioni dei vertici del Pci, proprietario della testata, hanno attraversato la storia della Sicilia e del Paese. Nisticò fu critico per l’invasione dell’Ungheria nel ’55 e per l’occupazione della Cecoslovacchia nel ’68, volle sempre fare informazione libera e indipendente. Per salvaguardare i suoi collaboratori faceva loro usare pseudonimi o firmava lui,  e ha sbattuto diversi “mostri” in prima pagina, partendo dall’inchiesta su Luciano Liggio, esponente di rilievo della criminalità corleonese, passando per il caso Mattei, l’autobomba di Ciaculli, la strage di Via Lazio, la ricostruzione dopo il terremoto nel Belice, l’agguato al procuratore Pietro Scaglione, i boss e i pupari mafiosi emergenti, gli affari dei cugini Salvo. Il suo era “giornalismo investigativo” che anticipava spesso l’attività delle Forze dell’Ordine, scontrandosi anche con le Istituzioni. Gli articoli non avevano “quel linguaggio che mostra solo la pigrizia di chi li ha scritti”. Non mancarono un grave attentato (ottobre del ’58), firmato da Liggio, che arrecò danni ingenti alla redazione e alla tipografia, intimidazioni e – purtroppo – tre giornalisti ammazzati dalla mafia per via delle notizie scovate e pubblicate: Cosimo Cristina, Giovanni Spampinato, Mauro De Mauro.

L’Ora divenne un giornale seguito anche nel continente e a Nisticò va riconosciuto il merito di aver fatto aprire le porte del Pci agli intellettuali. Avvenne nella sua abitazione palermitana, presenti Enrico Berlinguer, Achille Occhetto e Leonardo Sciascia. Il giornale si arricchì di preziosi contributi culturali, tra gli altri, dello stesso Sciascia, Elio Vittorini, Pier Paolo Pasolini, Danilo Dolci, Carlo Levi, Luchino Visconti, Francesco Rosi, aumentando prestigio e tiratura. La missione di Nisticò, che nel ’74 chiamò nella redazione anche Letizia Battaglia, fotoreporter grande testimone della cronaca siciliana, era terminata.

Tornò a Roma nel novembre del ’75 per affiancare Arrigo Benedetti alla direzione di Paese Sera. Numerosi suoi collaboratori de L’Ora hanno fatto carriera e portato avanti il suo verbo giornalistico (basta ricordare Francesco La Licata, Franco Nicastro, Antonio Padalino). Per alcuni anni diresse il mensile di cultura e politica mediterranea Euros e curò alcune pubblicazioni sulla sua esperienza al giornale. Nel 2002 gli venne assegnato il Premio Saint Vincent di giornalismo alla carriera e nel 2003 venne nominato Grande Ufficiale al merito della Repubblica dall’allora presidente Carlo Azeglio Ciampi.

Morì a Roma all’età di quasi 90 anni, assistito da Iole Calapso, sposata nel 1987, divenuta poi scrittrice di successo e paladina dei movimenti per l’emancipazione della donna.

La città di Palermo ha intitolato, per la prima volta in Italia, una strada a un giornale: lo ha fatto il 29 settembre 2019, giorno del centenario della nascita di Nisticò, dedicando a lui una targa, nei pressi della redazione del quotidiano, che ha chiuso i battenti nel maggio del ‘92. (Letterio Licordari) © ICSAIC 2026-4

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Opere

  • Preludio, Ed. La Fiaccola, Milano 1937
  • Itinerario di Arnaldo, Soc. Anonima Edizioni dell’Urbe, Roma 1943
  • Accadeva in Sicilia: gli anni ruggenti dell'«Ora» di Palermo, Ed. Sellerio, Palermo 2001
  • L'Ora dei ricordi, Ed. Sellerio, Palermo 2004

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Nota bibliografica

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  • Felice Chilanti e Mario Farinella, Rapporto sulla mafia, Ed. S. F. Flaccovio, Palermo 1964.
  • Cesare Mulè, Il movimento democratico cristiano e le lotte contadine in Calabria, Edizioni Cinque Lune, Roma 1975, pp. 28-29.
  • Antonio Carvello, Aspetti sociali e politici della Provincia di Catanzaro nel secondo dopoguerra ’43-‘45, in Pietro Laveglia, Mezzogiorno e fascismo, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 1978, p. 648.
  • Emanuele Macaluso, La Sicilia e lo Stato (intervista a cura di Vittorio Nisticò), Ed. Teti, Milano 1979.
  • Pantaleone Sergi, Quotidiani desiderati giornalismo, editoria e stampa in Calabria, Edizioni Memoria, Cosenza 2000, p. 66.
  • Pantaleone Sergi, Pane, pace e costituente. Una “Voce” per la Puglia (1945-1947), Bulzoni Editore, Roma 2004.
  • Roberto Mancuso, Partiti e giornali a Catanzaro dalla caduta del fascismo al referendum istituzionale, Tesi di Laurea (rel. P. Sergi), Facoltà di Scienze Politiche, Università della Calabria, Anno Accademico 2005-2006.
  • Tano Gullo, Nisticò, giornalista eretico che fece grande L'Ora, in «La Repubblica», 9 giugno 2009.
  • Giuseppe Sottile, Vittorio Nisticò, in «Il Foglio», 10 giugno 2009.
  • Felice Chilanti, «L’Ora» e le origini del giornalismo di mafia, su air.unimi.it, 2019.
  • Michele Figurelli e Franco Nicastro (a cura di), Era «L’Ora», il giornale che fece scuola, XL, Palermo 2013.
  • Nino Giaramidaro, Memoria di un indimenticabile quotidiano, in «Dialoghi Mediterranei, 1 novembre 2åå019.
  • Ciro Dovizio, Scrivere di mafia. L’Ora” di Palermo tra politica, cultura e istituzioni (1954-75), tesi dottorato di ricerca, Università degli Studi di Milano, Anno Accademico 2018/2019.
  • Letterio Licordari, L’Ora, inchiostro contro piombo, su giornalistitalia.it, 21 giugno 2022
  • Bruno Gemelli, L’antimafia di Vittorio Nisticò, in «La Riviera», 6 Marzo 2024.
  • Ciro Dovizio, L’alba dell’antimafia. Palermo, L’Ora e le prime inchieste sull’onorata società, Donzelli Editore, Roma 2024.

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Nota archivistica

  • Comune di Cardinale (Catanzaro), Ufficio Stato Civile, Registro delle nascite, atto n. 60, parte I del 1919.
  • Comune di Roma, Registri di matrimonio, anno 1942, parte 2 A, atto n. 1436.
  • Tribunale di Roma, sentenza n. 52 del 18 aprile 1973, Cessazione del matrimonio con Maria Bartetta.
  • Comune di Roma, Registri di matrimonio, anno 1987, parte 1, 1, n. 2494.
  • Comune di Roma, Registri dei morti, anno 2009, parte 1, 6, n. 936.

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