Vitetti, Ernesto

Ernesto Vitetti (Cotrone, ora Crotone, 3 dicembre 1867 – Roma, 11 aprile 1948)

Apparteneva ad antica famiglia, ascritta al patriziato della città di Cotrone. Un ramo si trasferì a Cirò. Il papa Pio VI creò conte palatino e cavaliere dello Speron d’Oro monsignor Leonardo Vitetti, vescovo di Castellaneta dal 1764 al 1778. Un altro membro della famiglia, Domenico Vitetti, fu governatore di Rossano.
Ernesto Vitetti si laureò in giurisprudenza a Roma. Nel 1893 entrò per concorso nell’Amministrazione dell’Interno e fu destinato alla sottoprefettura di Gerace. Nel 1894 sposò Carmelina Iemma. Dal matrimonio nacquero Leonardo avviatosi alla carriera diplomatica (sub voce), Giuseppe illustre medico e Maria Noemi.
All’inizio la sua carriera si svolse nelle regioni del Sud: Catanzaro, Salerno, Reggio Calabria, anche con incarichi di regio commissario presso i comuni di Siderno, Tropea, Pellezzano, Bovalino. Passato nel ruolo dell’amministrazione centrale (all’epoca era distinto da quello dell’amministrazione periferica), il curriculum negli uffici romani lo vide Primo segretario, Capo sezione, Capo divisione, Vice direttore generale. Collaborò a quel tempo al «Manuale degli amministratori comunali e provinciali e delle opere pie», importante rivista diretta da Carlo Astengo.
Per un decennio Ernesto Vitetti fu addetto e poi diresse l’ufficio speciale istituito dopo il terremoto del 28 dicembre 1908 che distrusse Messina e Reggio Calabria. Fu allora emanata una legislazione di emergenza che, in deroga alla normativa ordinaria, introdusse nuovi istituti e procedure. La legislazione speciale s’ampliò attraverso successive stratificazioni e mirò a superare il previgente sistema di controlli, decisioni collegiali, pareri preventivi o consultivi. Nacque una vera e propria burocrazia dell’emergenza, incardinata, oltre che nel ministero dei Lavori Pubblici, in quello dell’Interno. A quest’ultimo fu attribuita la tutela (cioè vigilanza) dei comuni danneggiati dal terremoto, compresi i neonati enti edilizi, la ricostruzione o riparazione degli edifici destinati a servizi pubblici nonché delle chiese, la concessione di mutui per l’attuazione dei piani regolatori, la gestione dei fondi raccolti dai vari comitati di soccorso sorti in tutt’Italia.
Vitetti divenne il dominus di quella complessa macchina organizzativa e, in riconoscimento dell’impegno profuso, ricevette medaglia d’oro di benemerenza. Nel luglio 1919 fu promosso prefetto e destinato a Treviso, dove rimase un anno. Successivamente fu collocato a disposizione per dirigere l’ufficio italiano della commissione interalleata per le riparazioni di guerra, dal luglio 1921 al febbraio 1922 (governo Bonomi) ricoprì l’incarico di Capo gabinetto di Giuseppe Bevione, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Dal maggio 1922 ebbe la presidenza del consiglio di amministrazione dell’importante Pio Istituto di Santo Spirito in Sassia e Ospedali Riuniti di Roma. Mantenne questo incarico sino al dicembre 1926, quando tornò alle funzioni prefettizie, destinato a Piacenza sino al settembre 1927, poi a Messina sino al giugno 1928. Nella città dello stretto gli succedette Agostino Guerresi (sub voce).
Nominato consigliere di Stato, svolse l’incarico sino al 70° anno di età e fu collocato a riposo nel dicembre 1937. Si ventilò anche che potesse essere nominato senatore del Regno, il che sarebbe stato il coronamento di tanti anni di onorato servizio. Con motu proprio del 7 agosto 1936 Vittorio Emanuele III gli conferì il titolo di conte.
Vitetti era insignito delle onorificenze di Cavaliere di gran croce dell’ordine della Corona d’Italia e di Grand’ufficiale dell’ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro.
Morì ultraottantenne nel secondo dopoguerra. (Donato D’Urso) © ICSAIC 2023 – 01 

Nota archivistica

  • Archivio Consiglio di Stato, Vitetti, Ernesto, fasc. pers., n. 613.

Nota bibliografica

  • «Bollettino ufficiale del Ministero dell’Interno», XXXI, 1922, p. 1062; 
  • Oliviero Savini Ricci, Le spedalità romane, Società editrice del Foro italiano, Roma 1936, p. 56; 
  • «XXX annuario del Consiglio di Stato, anno 1937», Istituto Poligrafico dello Stato, Roma 1938, p. 54;
  • Mario Missori, Governi, alte cariche dello Stato, alti magistrati e prefetti del Regno d’Italia, Ministero per i beni culturali e ambientali, Roma 1989, pp. 520, 554, 613;
  • Il Ministero dell’Interno, a cura di Giovanna Tosatti, il Mulino, Bologna 1992, pp. 143-144;
  • Paolo Gaspari, Terra patrizia: aristocrazie terriere e società rurale in Veneto e Friuli, Istituto editoriale veneto friulano, Udine 1993, pp. 303, 309, 312, 330; 
  • La Santa Sede, i vescovi veneti e l’autonomia politica dei cattolici 1918-1922, a cura di Antonio Scottà, Lint, Trieste 1994, p. 197; 
  • Paolo Gaspari, Grande guerra e ribellione contadina, Chiesa e stato, possidenti e contadini in Veneto e Friuli (1866-1921), Istituto editoriale veneto friulano, Udine 1995, p. 283; 
  • Guido Melis, Storia dell’amministrazione italiana, il Mulino, Bologna 1996, pp. 249-260;
  • Luisa Cardilli Alloisi, Il palazzo del Commendatore di Santo Spirito: le collezioni storico-artistiche, Artemide, Roma 1998, p. 191;
  • Alberto Cifelli, I prefetti del regno nel ventennio fascista, Scuola superiore dell’Amministrazione dell’Interno, Roma 1999, pp. 285-286;
  • Gabriella D’Agostini, Vitetti Ernesto, in Il Consiglio di Stato nella storia d’Italia: le biografie dei magistrati 1861-1948, a cura di Guido Melis, Giuffrè, Milano 2006, ad vocem.