Vitetti, Leonardo

Leonardo Vitetti (Gerace Marina, odierna Locri, 15 dicembre 1894 – Roma 14 maggio 1973)

Era figlio di Ernesto (sub voce) e di Carmelina Jemma. Laureatosi in giurisprudenza a Roma, nel 1923 vinse il concorso per l’accesso alla carriera diplomatica. Giudicato uomo di Dino Grandi (che fu prima sottosegretario, poi ministro degli Affari Esteri), dopo un periodo trascorso al cerimoniale, fu inviato in missione presso la Società della Nazioni a Ginevra. In seguito, svolse incarichi nell’ambasciata a Washington, negli uffici della Corte di giustizia internazionale dell’Aja, nell’ambasciata a Londra. Tra le due guerre mondiali partecipò a importanti conferenze intergovernative, quale membro della delegazione italiana.
Nel 1934 sposò Natalie Mai Coe (1910-1987), ricca ereditiera statunitense. L’anno dopo a Londra nacque il figlio Ernesto Guglielmo.
Rientrato a Roma, ricoprì il ruolo di direttore generale col grado di ministro plenipotenziario. Entrò nella cerchia dei più stretti collaboratori di Galeazzo Ciano, che lo ricorda nel diario come «professionista del cavillo». Sovente accompagnò il ministro degli Affari Esteri alle cene esclusive presso i principi Colonna. Il diplomatico calabrese fu «testimone diretto delle principali decisioni di politica estera prese dal nostro governo in quegli anni tremendi, presente a tutte le riunioni ad alto livello» (Enrico Serra), compresi gli incontri tra Mussolini e Hitler. Nel maggio 1939 fu al seguito di Ciano nei giorni dell’occupazione dell’Albania.
Il nome di Leonardo Vitetti ricorre continuamente nei documenti dell’epoca, in quanto consigliere del ministro, esperto di trattati, dominus dell’apparato burocratico. «Ciano ne aveva bisogno, ma non lo amava affatto. Gli rimproverava i suoi modi “ancien régime” e non perdeva occasione per punzecchiarlo ma si appoggiava a lui» (Giordano Bruno Guerri).
Negli anni della seconda guerra mondiale, Vitetti fu membro della commissione d’armistizio con la Francia e sovrintese all’amministrazione dei territori occupati dall’Italia. Nel 1943, quando le sorti del conflitto volgevano al peggio, Ciano lo incaricò di elaborare una bozza di riforma costituzionale, in vista del dopoguerra, poiché evidentemente il genero del duce pensava di potere ancora avere un ruolo. La fatale notte del 25 luglio 1943 fu tra i pochissimi a ricevere le confidenze di Ciano, sull’andamento della drammatica seduta del Gran Consiglio del fascismo.
Dopo la liberazione di Roma, evidentemente compromesso col fascismo, chiese il collocamento a riposo. Nel 1950, fatto inusuale, fu riammesso in servizio, ricoprendo nel decennio successivo nuovi importanti incarichi: membro della delegazione italiana all’assemblea dell’Onu, quando ancora l’Italia non ne faceva parte a pieno titolo, rappresentante permanente presso l’Oece (Organizzazione europea per la cooperazione economica), dal 1956 rappresentante ufficiale dell’Italia all’Onu, infine ambasciatore a Parigi sino al giugno 1961. In quegli anni, avendo stretto legami con Amintore Fanfani, tentò anche la carriera politica, candidandosi in Calabria con la Democrazia cristiana. 
Nel 1962, in occasione del Concilio, fu nominato presidente del comitato istituito dal governo italiano per favorire l’ospitalità e agevolare il soggiorno dei padri conciliari e delle molte personalità convenute a Roma da tutto il mondo.
Negli anni giovanili aveva collaborato a periodici tra cui «Politica» e «L’Idea Nazionale» organo dell’Associazione nazionalista italiana. I repertori bibliografici riportano a suo nome parecchi scritti su temi di politica e storia. Era uomo di vasta cultura, noto anche per studi specialistici sulla poesia medioevale. Collaborò all’Enciclopedia Treccani anche per la storia americana (sua la voce sul presidente Thomas Jefferson). Si spettegolava che «prima di andare a un pranzo si leggesse una pagina dell’Enciclopedia italiana e ne parlasse per tutta la sera» (Giordano Bruno Guerri).  
Leonardo Vitetti aveva titolo nobiliare di conte ed era insignito delle onorificenze di Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana (Omri) e dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro.
Morì all’età di 79 anni. A Roma dimorava in una sontuosa villa nel quartiere Giuliano-Dalmata, oggi centro ricettivo.
Il figlio Ernesto Guglielmo, sposato alla contessa Antonella Martini e deceduto nel maggio 2021, studiò negli Usa e in Gran Bretagna. È ricordato come uno dei maggiori collezionisti ed esperti di divise storiche militari, membro del comitato scientifico dell’Annuario della nobiltà italiana, fondatore del museo storico del Corpo militare EI-SMOM (Sovrano militare ordine di Malta). Con lui si è estinto il casato. (Donato D’Urso) © ICSAIC 2022 – 12

Opere principali

  • Vita di Pietro Perugino (curatela)  Bemporad & Figlio, Firenze 1914;
  • Canzoniere di Giusto de’ Conti (curatela)Carabba, Lanciano 1918;
  • Il conflitto anglo-americano, Zanichelli, Bologna 1920;
  • L’alleanza anglo-giapponese, Stabilimento tipografico Garroni, Roma 1921;
  • La politica del presidente Harding, Società editrice Politica, Roma 1921; 
  • La conferenza di Washington, Società editrice Politica, Roma 1922;
  • Civiltà europea e civiltà americana, Reale Accademia d’Italia, Roma 1932;
  • Considerazioni sui criteri della pace, s.n., Roma 1944;
  • Gli Stati Uniti e l’Europa, s.n., Roma 1948.

Nota bibliografica

  • «Annuario diplomatico del regno d’Italia 1931-IX», Tipografia del ministero degli Affari Esteri, Roma 1931, p. 465;  
  • Chi è? Dizionario degli italiani d’oggi, Casa editrice cenacolo, Roma 1940, p. 985;
  • Chi è? Dizionario biografico degli italiani d’oggi, Scarano, Roma 1957, p. 701; 
  • «La Civiltà Cattolica», CXIII, quaderno 2690, 21 luglio 1962, p. 181;
  • Enrico Serra, Leonardo Vitetti e una sua testimonianza, «Nuova Antologia», CVIII, fasc. 2076, dicembre 1973, pp. 487-492;
  • Leonardo Vitetti, Diario, «Nuova Antologia», CVIII, fasc. 2076, dicembre 1973, pp. 493-501;
  • Leonardo Vitetti, Ministero Affari Esteri, Roma 1976; 
  • Galeazzo Ciano, Diario 1937-1943, Rizzoli, Milano 1980; 
  • Renzo De Felice, Mussolini il duce: lo Stato totalitario 1936-1940, Einaudi, Torino 1981;
  • Alberto Pirelli, Taccuini 1922/1943, Società editrice il Mulino, Bologna 1984;
  • Giordano Bruno Guerri, Galeazzo Ciano, Bompiani, Milano 1985; 
  • Renzo De Felice, Mussolini l’alleato: l’Italia in guerra 1940-1943, Einaudi, Torino 1990;
  • Vincenzo Pellegrini, Il Ministero degli Affari Esteri, il Mulino, Bologna 1992; 
  • Enrico Serra, Professione: Ambasciatore d’Italia, FrancoAngeli, Milano 1999, pp. 185-196; 
  • Enzo Collotti-Nicola Labanca-Teodoro Sala, Fascismo e politica di potenza: politica estera 1922-1939, La Nuova Italia, Firenze 2000, pp. 285-286;
  • Federico Robbe, “Vigor di vita”: il nazionalismo italiano e gli Stati Uniti (1898-1923), Viella, Roma 2008;
  • I diari e le agende di Luca Pietromarchi (1938-1940), Viella, Roma 2009;
  • Giovanni Tassani, Diplomatico tra due guerre, Le Lettere, Firenze 2012, p. 43.