Zanolli, Pia

Pia Zanolli (Belluno, 21 ottobre 1896 – Roma,  18 giugno 1980)

Reggina d’adozione, nacque a Belluno da Enrico e Antonietta Recati, una modesta famiglia anarchica –  legata di amicizia con la poetessa socialista Ada Negri – che per sfuggire a passibili persecuzioni giudiziarie negli anni dieci del Novecento se ne andò in esilio a Zurigo. Qui la famiglia Zanolli ospitò diversi anarchici italiani, tra cui, a partire dall’estate 1917, il reggino Bruno Miséfari (1892-1936), che si era rifugiato in Svizzera in quanto disertore. Pia e Bruno si innamorarono a prima vista, si frequentarono e insieme, grazie anche al convinto attivismo della comunità  anarchica italo-svizzera, portarono avanti una dinamica attività  politica.  I due cominciarono a vivere assieme  e lei lo seguì nel suo peregrinare per l’Europa e l’Italia: espulso dalla Svizzera, infatti, si recò in Germania e subito dopo l’amnistia nittiana  ai disertori  (2 settembre 1919)  rientrò in Italia. Ostacolato dalla polizia, al rientro entrambi furono arrestati a Domodossola. Tornati in  libertà   lei lo seguì inizialmente a Napoli e poi in Calabria.Nell’agosto 1921 si stabilirono a Reggio. E quando Bruno, nel 1922,  riprese i suoi studi a Napoli dove si laureò in Ingegneria e poi s’iscrisse alla facoltà  di Lettere, fece la spola tra Napoli e Reggio.  Fu accanto a Bruno, sia nelle iniziative editoriali (nel 1924 con altri anarchici fondarono il periodico «L’Amico del Popolo » al quarto numero chiuso dal governo fascista) e sostenne le iniziative imprenditoriali del compagno  – ingegnere, poeta, e scrittore –  che  progettò per primo in Calabria l’industria  del  vetro  e fondò nel  1926  a Villa San Giovanni, la prima vetreria (Società  Vetraria Calabrese), in società  con il presidente degli industriali fascisti della provincia di Reggio Nicola Siles (amministratore) e il gerarca fascista Giuseppe Zagarella di Villa San Giovanni (presidente).
A Reggio lei  si dedicò alla pittura e due sue opere (Forze cromatiche  e  Pigama) furono esposte nella Biennale calabrese del 1926, nella sala futurista che fu organizzata dal ventenne pittore Enzo Benedetto. Assieme a lei, che aderiva alla componente anarchica del Futurismo, esponevano esponenti del movimento marinettiano, tra cui lo stesso Benedetto che presentava i suoi  primi quadri futuristi, Fortunato Depero (che espose ben dieci arazzi), Gerardo  Dottori, Gino Soggetti, Benedetta Marinetti  Fillia, Pippo Rizzo, Rougena Zà tkovà  e altri.
Nel 1927 ritornò a Zurigo, ma due anni dopo era nuovamente in Calabria.
Schedata dal regime fascista nell’elenco dei sovversivi pericolosi da arrestare in particolari situazioni, il 28 maggio  1931 sposò Bruno che era in carcere in quanto  arrestato  dal 31 marzo precedente (in luglio, poi, fu inviato al confino nella  colonia di  Ponza). Per potersi congiungere al marito fu necessario il matrimonio, quindi   «passare per la legge, per le istituzioni, per la burocrazia, da sempre invise ai libertari ». In occasione del loro matrimonio fecero stampare una cartolina ricordo con su scritto: «Per volontà  dello stato Pia Zanolli e Bruno Misefari hanno deciso di sposarsi. Amico godi, schiavo impara! ».
Nel 1933 risiedette temporaneamente a Zurigo. Il marito la raggiunse e assieme rientrarono in Italia dove a lui  fu diagnostico un tumore al cervello. Nonostante ciò Bruno continuò a lavorare e la coppia agli inizi del 1934  si stabilì a Davoli,  in provincia di Catanzaro,  dove lui  impiantò un’industria per l’estrazione del quarzo. Quelli che seguirono furono anni per entrambi difficili, sia per i motivi di salute del marito, sia per il vuoto creato attorno a loro dal regime.
Dopo la morte di Bruno avvenuta a Roma  il 12 giugno  1936, lei – in origine sarta e casalinga con la passione per la pittura – dedicò gran parte del suo tempo a raccogliere e archiviare materiale sul pensiero e le opere del marito del quale nel 1967 pubblicò la  biografia dal titolo  L’anarchico di Calabria  con la presentazione di Giacomo Mancini e la  prefazione di Pietro A. Buttitta, ripubblicata dopo cinque anni. Negli anni Sessanta gli aveva dedicato anche un breviario poetico e nel 1975, invece, curò la pubblicazione del volume  Utopia? No! Scritti scelti di Bruno Misefari.  Diede ancora altro alle stampe.
Dopo la seconda guerra mondiale visse a Roma dove è morta a 84 anni nella sua casa di Via Flaminia, presenti Lea e Ver Zanolli, sua sorella e suo fratello. Riiposa nel Cimitero del Verano a Roma nella stessa tomba del suo Bruno.  (Pantaleone Andria). © ICSAIC 2021 – 03  

Opere

  • Tu o uno come te (poesie), Tip. L. Morara, Roma, s.d ma fine anni ’60,
  • Ruota del mondo, Tip. L. Morara, Roma 1965;
  • L’Anarchico di Calabria, Lerici, Milano 1967 (poi La Nuova Italia, Firenze 1972;
  • Utopia? No! Scritti scelti di Bruno Misefari (a cura di), Alba Centro Stampa, Roma 1976;
  • Tutto è vero, Cooperativa tipolitografica, Carrara 1978.

Nota bibliografica

  • Vittorio Cappelli, Luciano Caruso, Calabria futurista: documenti, immagini, opere, Rubbettino, Soveria Mannelli, 1997, p. 112;
  • Fabio Cuzzola, Cinque anarchici del Sud. Una storia negata, Città  del sole, Reggio Calabria 2001;
  • Katia Massara, Donne contro il Duce. Le calabresi e la lotta antifascista, «Rivista storica calabrese », n.s., XXVIII, 1-2, 2007; pp. 293n e 289;
  • Antonietta De Fazio, La Calabria e i suoi artisti. Dizionario dei pittori (1700-1930), Rubbettino, Soveria Mannelli 2020, ad vocem;

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Divisione Generale di Pubblica Sicurezza, Divisione affari generali e riservati, Categoria S13A persone pericolose da arrestare in determinate contingenze, busta 11, fasc. 64 Rc (1929-1932).