Zitara, Nicola

Nicola Zitara [Siderno (Reggio Calabria), 16 luglio 1927 – 1 ottobre 2010]

Proveniente da una famiglia di imprenditori e commercianti, originaria di Maiori, e insediatasi alla Marina di Siderno nei primi anni del ‘900, nacque da Vincenzo e da Grazia Spadaro, di origini siciliane. Compì gli studi primari nella sua città  natale e proseguì gli studi superiori (“senza infamia e senza lode”, come, scherzosamente, amava ripetere) al Liceo Classico di Locri dove conseguì il diploma di maturità . Nel 1945 s’iscrisse alla facoltà  di Giurisprudenza dell’Università  di Napoli ma poi si laureò a Palermo. Nel frattempo aveva abbracciato le dottrine marxiste e aderito al Partito Socialista, costituendo nel 1944 un Circolo del Movimento Giovanile Socialista. Non ancora maggiorenne, partecipò alla campagna per il referendum istituzionale e per l’Assemblea Costituente. Nel 1948 seguì Sandro Pertini nella campagna elettorale tenendo numerosi comizi sia in Calabria che a Napoli.
Conseguita la laurea, lavorò dapprima all’interno dell’impresa paterna e a metà  degli anni Cinquanta, ottenuto un incarico di docente negli I.T. C., emigrò a Cremona. In questo periodo ebbe modo di frequentare a Viareggio Leonida Repaci, del quale divenne collaboratore e amico, e altri intellettuali e politici tra cui Pierpaolo Pasolini e Marco Pannella. Nel 1961, dopo la morte del padre, rientrò a Siderno e  prese la conduzione dell’azienda, ma una serie di circostanze sfavorevoli lo portarono a chiuderla. Tentò anche di avviare una nuova attività  imprenditoriale nel campo della fabbricazione di mobili, ma dopo appena tre anni fu costretto ad abbandonare. L’esperienza negativa lo segnò profondamente, e lo portò a iniziare uno studio intenso delle leggi economiche e a compiere un’approfondita riflessione sulle vicende dell’Italia meridionale pre- e post-unitaria.
Nel 1958 si distaccò dal Partito Socialista per aderire successivamente, dopo la scissione del gennaio 1964, al nuovo Partito Socialista Italiano di Unità  Proletaria (Psiup) di cui divenne segretario di federazione a  Catanzaro. A quell’esperienza seguì una delusione e l’allontanamento definitivo dall’idea del “sistema-partito”, secondo lui strumento non più adatto a interpretare la nuova realtà  meridionale.  
Si dedicò al giornalismo, con discreto successo, divenne pubblicista e fondò nel 1961 con  Titta Foti  il settimanale  Il Gazzettino del Jonio, un battagliero foglio d’informazione al quale collaborarono molti intellettuali calabresi di ogni tendenza politica. A Vibo Valentia, sul finire degli anni Sessanta, dove aveva assunto l’incarico di docente nell’Istituto Commerciale, incontrò il giudice Francesco Tassone e gli intellettuali che si raccoglievano nel Circolo Culturale “Gaetano Salvemini”, tra cui  Luigi Lombardi Satriani,  Mariano Meligrana,    Giacinto Namia,    Sharo Gambino,    Saverio Di Bella,  il pittore  Enotrio Pugliese,  il  glottologo tedesco  Gerard Rohlfs, fino all’economista siciliano  Napoleone Colajanni, con loro avviò un rapporto di collaborazione sulle comuni basi meridionaliste.
Nel 1968 gli venne affidata la direzione di  Quaderni calabresi, nata come rivista del Circolo Salvemini e poi diventato organo del Movimento Meridionale. Non mancò di condurre, da polemista di vaglia, insieme con Franco Tassone, battaglie contro le tante e palesi ingiustizie sociali, contro la corruzione, le speculazioni e il malcostume politico. Ebbe per tali motivi una denuncia per diffamazione dalla quale fu pienamente assolto mentre rimase celebre il processo che contrappose il Circolo “Salvemini” al senatore democristiano Antonino Murmura e che, al di à  dell’esito favorevole, pose fine, per sua volontà , alla carriera giudiziaria dell’avv. Tassone.
Con la pubblicazione de  “L’Unità  d’Italia: nascita di una colonia”  e del successivo “Il proletariato esterno”, rileggendo il processo di unificazione italiana, si convinse che  la questione meridionale non si poteva risolvere né con gli strumenti istituzionali democratici né con quelli della lotta di classe, in quanto, «gli interessi del proletariato settentrionale sono inconciliabili con quelli del proletariato meridionale ».
Gli anni che seguirono al  Sessantotto  e ai  moti di Reggio Calabria,  sintomo determinante di questo antagonismo e dell’impotenza economica e politica dei lavoratori meridionali,  gli diedero  l’occasione per mettere a frutto la sua ampia e profonda visione delle leggi economiche e della storia d’Italia.  
Con la signora Antonia Capria, fine intellettuale e raffinata poetessa, si stabilì a  Stefanaconi,  provincia di Vibo Valentia, dove visse per un lungo periodo con la famiglia, ma nel 1977 rientrò a Siderno per assumere l’incarico di direttore della Biblioteca comunale.  Allontanatosi da  Quaderni calabresi  e dal    Movimento Meridionale a causa dell’inconciliabilità  delle vedute sul futuro del Meridione, che secondo  lui  non può  continuare a  coesistere con lo stato unitario,  offrì la sua collaborazione a  Il Piccolissimo, la Riviera  (di cui è stato direttore responsabile fino alla fine),  il Monteleone,  Lettera ai meridionali  di Fausto Gullo,  Calabria oggi  di Pasquino Crupi,  Scilla,  diretto da Tommaso Giusti e  Indipendenza, una rivista anticapitalista e antimperialista, nata nel 1986, alla quale, tra l’altro, rilasciò una lunghissima intervista che divenne il manifesto del nuovo movimento indipendentista meridionale.
Fattosi polemicamente editore di se stesso pubblicò anche due romanzi,  Memorie di quand’ero italiano    nel 1994 e  ‘O sorece morto    nel 2004, sorprendenti per qualità  di scrittura narrativa.  
Nel 1999 fondò FORA – rivista elettronica del movimento separatista rivoluzionario meridionale – (significativamente dedicata al presidente cileno Salvador Allende) con cui enunciava una nuova teoria del separatismo meridionale che pur mantenendosi ancora nell’ambito del marxismo, si ricollegava alle posizioni    c.d. “terzomondiste” o, per meglio dire, alla “world systems theory” di André Gunder-Frank, Paul Baran, Paul Sweezy, Immanuel Wallesteirn, Celso Furtado e Samir Amin. Nel febbraio la rivista iniziava la pubblicazione on-line in un apposito sito. In un suo scritto l’economista di origini egiziane Samir Amin (1931-2018) riprendeva le tesi di Zitara in ordine alla formazione del capitalismo in alcuni stati mediterranei, definiti dall’economista franco-egiziano “periferici”, e prospettava la validità  di una teoria dello sviluppo ineguale, com’era avvenuto in Italia.
Nel 2003 fondò con altri un circolo dell’Associazione Due Sicilie  a  Gioiosa Ionica  che poi venne a lui intitolato nel 2013. La concezione oramai dichiaratamente indipendentista di Zitara, che non aveva nulla in comune con le idee separatiste della Lega-Nord, fu soggetta a forti critiche, nate    spesso da equivoci e fraintendimenti, il più delle volte generate ad arte e in modo strumentale. Zitara prese anche precise distanze dalla  Lega  e dai movimenti separatisti veneti, a cui è stato spesso erroneamente accomunato.  Negli ultimi anni la sua revisione storica delle vicende del Meridione dopo l’Unità  lo convinsero a sostenere la causa degli estimatori del Regno delle Due Sicilie tanto che il vessillo borbonico, con grande meraviglia dei suoi tanti amici ed estimatori socialisti, comunisti e anarchici, ha in parte ricoperto e accompagnato il feretro durante la cerimonia funebre.  (Antonio Orlando)     © ICSAIC 2022 – 9

Opere

  • L’Unità  d’Italia: nascita di una colonia, Edizioni Jaca Book, Milano 1971 (sec. ed. 2010);
  • Il proletariato esterno, Edizioni Jaca Book, Milano 1972;
  • Le ragioni della mafia (con F. Faeta, L.M. Lombardi-Satriani, P. Martino, M. Meligrana, D. Scafoglio, F. Tassone, V. Teti), Jaca Book, Milano 1983;
  • Il Sud è mafia – Intervista a Radio Radicale del 1 ° dicembre 1990, trascrizione a cura di Mino Errico, ELEAML.org
  • Incontro con Stefano Ceratti, Litografia Diaco, Bovalino 1993;
  • Memorie di quand’ero italiano, ed. in p., Siderno 1994 (ed. riveduta e ampliata, Città  del Sole, Reggio Calabria, 2013);
  • Una versione giusnaturalista del socialismo scientifico, ed. in p., Siderno 1995;
  • Tutta l’égalité, Edizione in proprio, ed. in p., Siderno 1998;
  • Negare la negazione, Città  del Sole, Reggio Calabria 2001;
  • ‘O sorece morto, ed. in p., Siderno 2005;
  • L’Unità  truffaldina, Edizioni FORA, Siderno 2006;
  • L’invenzione del mezzogiorno. Una storia finanziaria, Jaca Book, Milano 2011;

Nota bibliografica

  • Samir Amin, Le développement inégal et la question nationale, in L’homme e la societé – Revue internationale de recherches et de synthèses sociologiques, n. 51-54 – gennaio-dicembre 1979;
  • Carlo Beneduci, Nicola Zitara: memorie di quand’ero italiano, Arti Grafiche GS, Ardore
  • Saverio Napolitano, 1960-1970: la classe politica calabrese tra meridionalismo e localismo, in «Rivista Calabrese di Storia del ‘900 », 1-2, 2008;
  • Franco Zavaglia, Saluto a Nicola Zitara (orazione funebre), in «FORA », 3 ottobre 2010;
  • Romano Pitaro, Perché l’Italia non sa chi è Nicola Zitara, in «Il Quotidiano della Calabria », 4 ottobre 2010;
  • Carlo Beneduci, L’unità  d’Italia nascita di una colonia, in «FORA », 28 marzo 2011;
  • Angelo D’Ambra, Zitara e il colonialismo interno, in «FORA », 21 dicembre 2011;
  • Angelo D’Ambra, L’accumulazione originaria, in «FORA », 6 febbraio 2012;
  • Alfonso Pergolesi, Il sistema protezionista delle Due Sicilie, in Atti del convegno di studi su Nicola Zitara, – Nola, 24-25 febbraio 2012, in «FORA », dicembre 2012;
  • Carmine Conelli, Mezzogiorno post-coloniale, 3 ° Giornata di studi su Nicola Zitara, Nola, 13 maggio 2013, in «FORA », 2013.