Aloisio, Raffaele

Raffaele, Pasquale, Antonio Aloisio [Aiello Calabro (Cosenza), 29 maggio 1800 – doc. fino al 1888]

Figlio primogenito di Benedetto, proprietario, e di Nicoletta Volpe, il resto della sua famiglia comprendeva il fratello Giuseppe e le sorelle Cecilia, Maria Teresa e Ippolita. 
Sulla vicenda umana e artistica di Aloisio, che alcune volte è stato anche confuso con un omonimo pittore aiellese del tempo, purtroppo permangono ancora molti vuoti documentativi riferiti sia al periodo giovanile che a quello degli ultimi anni della sua vita. Resta ancora da accertare, infatti, dove e come abbia acquisito la sua educazione artistica, che portò a termine già sin dalla metà del decennio degli anni Venti con scelte stilistiche assestate e ormai sature di esperienze formative, da connettere agli epigoni di un attardato classicismo eclettico e di maniera che, molto probabilmente, almeno in parte, assimilò anche a Napoli.
Nei suoi orientamenti stilistici di base riecheggiano modelli culturali della tradizione neoclassica del manierismo, del classicismo e del barocco seicentesco del Reni e del Guercino, del realismo caravaggesco, nonché vi assorbe suggestioni compositive barocche di derivazione giordanesca e solimenesca. 
L’artista, che si cimentò anche con successo nella tecnica dell’affresco, si dedicò soprattutto sul versante della pittura sacra, nella quale è riconoscibile la sua cifra stilistica e contenutistica, derivategli dalla cosiddetta pittura alla “maniera grande”, intesa come estrema continuazione di modelli figurativi del manierismo e del barocco. Di sovente dipinse le figure dei personaggi con le membra finemente tornite, quasi come fosse un altro segno distintivo della sua pittura, che si impongono visivamente all’interno del campo piene di peso compositivo, anche quando esse sono definite da un corpo longilineo e affusolato. 
Nell’ambito di questa sua prolifica e manierata produzione di opere, però, di volta in volta, ma soprattutto nel corso degli anni Quaranta, diede anche forma a un classicismo più canonico e felicemente ispirato, di ritrovato e pacato misticismo, quasi di intonazione lirica. Esso prende forma attraverso una densa tessitura cromatica  che contiene colori terziari, chiari  e pieni di luce, come per esempio rileviamo nella tela dell’Immacolata Concezione, 1847, Cosenza, chiesa del SS.mo Salvatore (già presso il monastero di S. Chiara) alla quale stilisticamente si richiama l’altro simile e omonimo soggetto mariano (1850) della chiesa di San Nicola di Blandifori di Dipignano. 
L’artista il 14 ottobre del 1824, ad Aiello, alla presenza del sindaco Alfonso Giannuzzi, con la dichiarata professione giuridica di pittore, contrasse matrimonio con la coetanea Teresa Corchio (figlia di Francesco e di Anna Chiarello), che da un anno era rimasta vedova, e senza figli, per la morte prematura del primo marito Vincenzo Civitelli. Dall’unione dei novelli sposi, due anni dopo, il 5 giugno del 1826, nacque la figlia Nicoletta, che poi morì il 24 agosto del 1888. 
Cronologicamente le sue prime opere risalgono al 1825, delle quali si ha traccia a Lago (CS) nell’ormai inagibile chiesa della  Madonna dei Monti (ad Nives). 
All’anno successivo (1826) risale la tela della Madonna del Carmine con due Santi oranti genuflessi e le Anime del Purgatorio, che si trova nella chiesa nuova di San Luca Evangelista di Vadue di Carolei, ad essa pervenuta dalla cappella della Madonna del Carmine del locale parco storico del Ninfeo.
Nello stesso anno 1826, di nuovo a Lago, eseguì le due opere (tondi): La Madonna del latte e LaMadonna col Bambino e San Giovanni Battista che si trovano nella sacrestia della chiesa della SS.ma Annunziata. Inoltre per lo stesso clero laghitano dipinse le opere raffiguranti LIncoronazione della SS.ma VergineLa Presentazione di Gesù al Tempio e Lo Sposalizio della SS.ma Vergine Maria. Altre sue opere si possono poi ammirare nella chiesa della Madonna della Consolazione di Cleto (CS), tra le quali La Madonna del Rosario e quella di San Giuseppe col Bambino, che furono eseguite dietro committenza privata di un membro della locale famiglia baronale Giannuzzi-Savelli. 
Alla prima metà degli anni Trenta è da collocare la bellissima tela della Madonna del Carmelo in gloria tra l’Angelo Gabriele e San Lorenzo martire, con anime Purganti, custodita nella chiesa della Madonna del Carmelo di Grimaldi (Cosenza).
Come pure sin dal 1835, e a seguire per circa un decennio, lavorò assiduamente anche a Rossano Calabro (Cosenza), realizzandovi varie opere a cominciare da quella raffigurante La Pentecoste(1835), che trova legami di continuità stilistica con la citata tela della Madonna del Rosario di Grimaldi. Ad essa fa seguito la tela dedicata alla martire Santa Lucia, del 1836, se non oltre, che evoca spunti compositivi del Guercino, ed è custodita nella chiesa cattedrale dedicata a Maria SS.ma Achiropita. Sempre per il clero rossanese poi, nel 1840, dipinse la tela del Martirio di Santa Filomena (chiesa di San Bernardino), nella quale con icastico verismo pervenne a verosimili e pregiati esiti di mimesi naturalistica. Altre sue opere, del 1843, sono custodite nella chiesa di San Nilo. 
Durante il decennio 1840-1850 fu ad Acri (Cosenza), dove nella volta della chiesa dell’Annunziata realizzò gli affreschi raffiguranti LAnnunciazioneL’Adorazione dei MagiLo Sposalizio della Madonna con San Giuseppe, mentre nella cupola dell’altare maggiore eseguì le figure dei Quattro Evangelisti, che nel 1950 furono restaurate dal maestro rosetano Emilio Iuso. Inoltre, per la stessa chiesa, dipinse il soggetto mariano di Nostra Signora di Guadalupe. La sua immagine, allungata e quasi stilizzata, con il volto che comunica un’espressione di mite e profonda dolcezza, viene mostrata dall’indio Juan Diego, impressa su un telo bianco.
Nel 1848 fece tappa a Corigliano Calabro. Qui dipinse La Madonna col Bambino fra i Santi Agostino e Antonio Abate (Oratorio della Confraternita dell’Addolorata), La Presentazione di Gesù al tempio e quella dell’Adorazione dei Magi (corridoio delle armi del castello dei baroni Compagna), che reca la firma con le sole iniziali dell’artista e proviene dal locale Santuario della Madonna di Schiavonea, nel quale attualmente si conservano le altre sue due tele Il Riposo della fuga in Egitto e La Gloria di San Giuseppe. Ad Ajello, suo paese natale, per la chiesa di S. Maria delle Grazie, dipinse l’interessante tavola della Madonna con Bambino (o delle Grazie) costruita con delicati toni di rosa e blu. In essa il colore, affrancato dai suoi ricorrenti toni scuri, si rinnova con una sapiente cromia luminosa, a sfumato, che dà forma alle figure con plastici volumi rotondeggianti e vibranti di viva carne. Nella stessa chiesa si conserva anche la tela di Santa Filomena, mentre in quella di San Giuliano troviamo tre affreschi e la tela della Madonna del Carmine. Nella sede municipale invece è custodita una coppia di Angeli oranti candelieri, che dallo stesso Comune fu acquistata anni addietro dal mercato antiquariale veneto. 
Del 1863 è la movimentata scena della tela dell’Assunzione della Vergine Maria che si trova sull’altare maggiore della chiesa di San Michele Arcangelo (cattedrale) di Cariati. 
Allo stesso periodo degli anni Sessanta sono da collocare alcuni dipinti che si trovano nel santuario della Madonna della Catena di Laurignano (CS), fra i quali quelli dedicati alle Visioni mistiche di Frà Benedetto Falcone da Grimaldi, come quello (con toni scuri) dal titolo Frà Benedetto genuflesso col Crocifisso e teschio e quello raffigurante Fra’ Benedetto e la Madonna della Catena con angeli e puttini (1862). 
Il mixer stilistico che scaturisce dalla fusione di elementi formali di cultura manieristica e barocca, viene ulteriormente esplicitato nelle tre pregevoli tele custodite nella chiesa matrice della Natività della SS.ma Vergine Maria, di Rotonda (PZ), i cui soggetti rappresentano la SS.ma Natività della Vergine (1871), la Madonna del Rosario (1872) e il Martirio di Santa Filomena (1872). Con lo stesso medium espressivo inoltre prende forma la grande tela (cm 350×200) della SS.ma Trinità(1871), custodita nella chiesa della SS.ma Trinità di Castrovillari. In essa l’artista rivisita i consueti modelli manieristici, con i corpi delle figure finemente torniti, allungati e dall’andamento esplicitamente spigliato, di cultura barocca. Sempre nella stessa chiesa poi si conserva la tela dell’Estasi di S. Teresa d’Avila, eseguita con un registro stilistico diverso, attraverso il graduale contrasto a sfumato tra luce e ombra, che fa eco al realismo caravaggesco. La sua esecuzione, riferita al 1889, rilevata da Trombetti nel 1989, si porta dietro però un rebus di collocazione temporale dato che l’artista si ritiene da più parti che sia morto prima del 1888. Nella stessa cittadina del Pollino, nella chiesa di San Francesco di Paola, si conserva anche la tela del Cristo deriso, 1870.
L’artista partecipò alla prima mostra della Camera di Commercio ed Arti di Cosenza, in esposizione dal settembre 1864 a gennaio del 1865, con le due opere Lot e le figlie, e La Resurrezione di Lazzaro, che furono assai lodate dal Padula. (Tarcisio Pingitore) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Vincenzo Padula, Esposizione della Camera di Commercio, «Il Bruzio», I, 25 gennaio 1865, pp. 2-3;
  • Gian Luigi Trombetti, Castrovillari nei suoi momenti d’arte, Il Coscile, Castrovillari 1989, p. 98;
  • Giorgio LeoneRaffaele Aloisio a Corigliano«Il Serratore», V, 22, 1992, pp. 35-39;
  • Raffaele Borretti e Giorgio Leone, Raffaele Aloisio, in Ajello. Antichità e Monumenti. Guida storico-artistica (a cura di R. Borretti), II ed., Mit, Cosenza 2001, pp. 63-65;
  • Tarcisio Pingitore, Aloisio Raffaele in Rubens Santoro e i pittori della Provincia di Cosenza tra Otto e Novecento, a cura di Tonino Sicoli e Isabella Valente, Edizioni AR &S, Catanzaro 2003, p. 146;
  • Enzo Le Pera, Raffaele Aloisio, in Enciclopedia dell’arte in CalabriaOttocento e Novecento, Rubbettino, Soveria Mannelli 2008;
  • Maria Elda Artese, Raffaele Aloisio, tesi di laurea (Relatore prof. Giorgio Leone), Università della Calabria, a. a. 2009,
  • Lorenzo Coscarella, Aloisio: dalle radici aiellesi alle opere in provincia, «Parola di vita», 11 aprile 2013, p. 19; 
  • Bruno Pino, Le opere di Aloisio in mostra. Esposte le tele dell’artista nativo di Aiello, «Il Quotidiano del Sud», 2 luglio 2014, p. 49. 
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