Barletta, Biagio

Biagio Barletta [Morano Calabro (Cosenza),12 settembre 1887 – Napoli, 28 ottobre 1947]

Nato da Francesco e da Carmela Rovito. Calzolaio socialista a Morano, a soli diciotto anni, nel 1905, emigra in Colombia. Residente in un primo momento a Ciénaga (Dipartimento del Magdalena), diventa successivamente un importante industriale calzaturiero a Barranquilla, dove gestisce, insieme ai compaesani Antonio Celìa e Antonio Faillace, la Fabrica Italiana de Calzado “Faitala” de Celia & Barletta, fondata nel 1917 dopo aver rilevato il calzaturificio dei colombiani Roberto e Ricardo Echeverría.
Negli anni Venti, la fabbrica, che occupa un grande edificio situato nel Paseo Colòn, dà lavoro a circa 140 operai, dei quali circa 50 sono italiani (tutti i capireparto sono di origine italiana). Assieme a Celìa, fonda anche una conceria, la Impresa de Curtidos Barranquilla, che fornisce di materia prima i principali calzaturifici del Paese.
Rientra una prima volta in patria nel 1913 e collabora attivamente, a Morano, col Circolo socialista di Nicola De Cardona. L’anno successivo si candida nella lista socialista alle elezioni amministrative e mobilita la comunità moranese di Barranquilla, che organizza una sottoscrizione e sollecita i parenti rimasti in patria a sostenere i socialisti. Tornato in Colombia, nel 1921 sarà, con Giuseppe Aronne e Gennaro Viggiano, corrispondente da Barranquilla del giornale comunista di Morano «Vita Nuova». Nel mutato clima politico degli anni Venti, sarà di nuovo a Morano nel 1923, quando sposerà la compaesana Maria Vitola, dalla quale avrà tre figli (Colombia, nata subito dopo il matrimonio; Franco e Maria. concepiti tra il 1926 e il 1928, durante un successivo rientro a Morano). Lascia la famiglia a Morano, occupandosene da lontano e facendo educare figli in collegi fiorentini. Nel frattempo, a Barranquilla, ha un’altra relazione, dalla quale nasce il figlio Blasito. Negli anni Venti, l’ascesa sociale di Biagio Barletta è pienamente compiuta. La vocazione socialista si traduce nell’adesione alla massoneria colombiana di orientamento liberale, anticlericale e antifascista. Risulta che in questo periodo abbia celebrato la ricorrenza laica del XX Settembre, con un discorso letto in spagnolo probabilmente in una loggia massonica. In occasione dei suoi rientri in Italia, frequenta di passaggio una loggia massonica a Barcellona, dove s’incontrano spesso i massoni colombiani che si trovano temporaneamente in Europa. Anche a causa di questa frequentazione e dei suoi trascorsi socialisti, nel 1927 viene accusato di un presunto complotto massonico che sarebbe stato organizzato nella loggia di Barcellona per uccidere Mussolini. Si tratta, in realtà, di una denuncia artatamente costruita da un vendicativo colombiano, tale Simon Carrol, al quale s’era rifiutato in precedenza di far credito. E tuttavia l’accusa provoca l’arresto di Barletta, che trascorre un mese in isolamento nel carcere di Cosenza. Sgonfiatasi la vicenda, alla fine dell’estate del 1927, rientra in possesso del passaporto e nel 1928 potrà tornare definitivamente a Barranquilla, dove riprenderà a occuparsi della sua attività industriale e commerciale.
All’inizio degli anni Trenta, è presidente del “Club Italiano” di Barranquilla, un organismo che rimane separato dal “Fascio” cittadino, al quale non s’iscrive, anche se il 19 maggio 1931 viene radiato dal Ministero dell’Interno dallo schedario dei “sovversivi”. Negli anni successivi riesce a migliorare ancora la sua situazione economica, se è vero che il Banco de la República, tra il 1935 e il 1936, aumenta il credito concesso alla sua ditta e se è vero che costruisce con Antonio Celìa l’Edificio Barcel, nella centralissima calle San Blas. Nel 1942, durante la seconda guerra mondiale, i suoi beni (come quelli di quasi tutti gli italiani e i tedeschi operanti in Colombia) vengono sottoposti, per disposizione dello Stato colombiano che ha dichiarato guerra ai Paesi dell’Asse, all’amministrazione controllata del Banco de la República. Gli viene dato in cambio un sussidio mensile di 700 pesos, fino al 28 giugno 1944, quando gli vengono restituiti i beni: la fabbrica “Faitala”, 12 case (nove delle quali – tra di esse l’edificio Barcel – in comproprietà con la moglie di Antonio Celìa, Rosina Cozzarelli) e la somma di 22.787 pesos.
Nel 1947, rientra in Italia, ma si ammala di leucemia e muore in un ospedale napoletano il 28 ottobre, all’età di 60 anni. (Vittorio Cappelli) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Sergio P. Solano, Ensayos fabriles y estructura social de Barranquilla a finales del siglo XIX, «Cámara de Comercio», XVI, 161, 1994; 
  • Vittorio Cappelli, Emigranti, moschetti e podestà. Pagine di storia sociale nell’area del Pollino (1880-1943), Il Coscile, Castrovillari 1995;
  • Viloria De La Hoz, Banco de la República en Barranquilla (1923-1951), «Quadernos de Historia Económica y Empresarial», 6, 2000;
  • Dino Manco Bermúdez, Nuestro ancestros. Colonia italiana en Barranquilla, Man Comunicaciones, Barranquilla 2000;
  • Testimonianza di Antonio Celìa Cozzarelli (Barranquilla, 5 marzo 2005);
  • Vittorio Cappelli, Tra “Macondo” e Barranquilla. Gli italiani nella Colombia caraibica dal tardo Ottocento alla Seconda guerra mondiale, «Altreitalie», 27, 2003 (traduzione spagnola in «Memoria & Sociedad», 20, 2006);
  • Vittorio Cappelli, Nelle altre Americhe. Calabresi in Colombia, Panamà, Costa Rica e Guatemala,La Mongolfiera, Doria di Cassano Jonio 2004, pp. 117-118;
  • Vittorio Cappelli, Tra emigranti socialisti e massoni. “Il complotto di Barcellona”: un fantomatico attentato a Mussolini, immaginato lungo le piste dell’emigrazione italiana in Colombia e in Centroamerica, in «Daedalus» (on line), 1, 2007, pp. 27-59 [una versione ridotta del saggio è in Giuseppe Masi (a cura di), Tra Calabria e Mezzogiorno. Studi storici in memoria di Tobia Cornacchioli, Pellegrini, Cosenza 2007]. 
  • Sergio P. Solano, Formación de los trabajadores fabriles en el Caribe colombiano, in «El Taller de la Historia», I, 1, 2009.

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato (ACS), Casellario Politico Centrale, b. 546, f. 39523 (Barletta Biagio);
  • ACS, Direzione Generale Pubblica Sicurezza, Affari Generali, Complotti, H2=112, 1927; 
  • Archivio privato della famiglia Barletta-Mainieri, Morano Calabro; 
  • Archivo del Banco de la República, Fondo de Estabilización, Bogotà.

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