Barone, Eduardo

Eduardo Barone [Fagnano Castello (Cosenza), 1 dicembre 1881 – 11 ottobre 1953]

Raffaele Eduardo Antonio, noto con il solo suo secondo nome Eduardo, nacque da Giovanni e da Chiarina Tarsitano. Della sua infanzia si conosce poco o nulla, tranne che frequentò le scuole elementari con l’insegnante Michele Anello e che da giovinetto fece l’aiutante nell’ufficio postale diretto dallo stesso Anello. Poi lo troviamo emigrante negli Stati Uniti d’America, in Francia, in Germania e, forse, anche nei Paesi Bassi, senza avere informazioni dettagliate sulla sua permanenza in quei luoghi.
Di lui giovane, Francesco Adamo scrive: «Indubbiamente egli nacque artista e con il genio segreto. Negli anni giovanili si mise a viaggiare; non possedeva un curriculum di studi classici adeguato; per sopperire a tale lacuna, si era messo a lavorare, e il compenso lo trovò nella sua vivida intelligenza. In America, in Francia e in Germania, al godimento del turista congiunse lo studio delle principali istituzioni educative, che sono molte in quelle Nazioni, e il suo ritrovo furono i Musei, le Gallerie d’arte. Se era partito con la vaghezza di vedere il mondo, ritornò con la volontà di farsi un posto nel mondo. Conobbe tutte le principali città d’Italia. Fu insegnante nelle scuole di Roma…. Tornato dalla guerra (1915-18), rinunziò al suo posto di maestro in Roma e volle tornare alla sua Fagnano».
Era persona coltissima, ma non conosceva il greco e il latino. Aveva viaggiato molto: negli Stati Uniti, in Olanda, in Germania, in Francia. In Italia girò le città più importanti. Ogni tanto ci parlava della sua giovinezza e ci diceva dei suoi viaggi. Abbiamo appreso, così, che da ragazzo era stato inquieto, insoddisfatto: voleva viaggiare, conoscere il mondo, sapere, studiare. Insomma, a Fagnano ci stava troppo stretto. La famiglia, che pure era nobile, non possedeva denaro sufficiente per mantenerlo agli studi e consentirgli di viaggiare per il mondo. Perciò, il giovane Barone, neppure ventenne, se ne andò in America e poi viaggiò in Europa ed in Italia, lavorando per studiare e visitando scuole, musei, gallerie d’arte, monumenti: l’arte l’aveva nel sangue. Come pure aveva innata la vocazione dell’educatore. Insegnò a Roma. Partecipò alla prima guerra mondiale con il grado di caporale maggiore. Alla fine di quel conflitto volle rientrare definitivamente a Fagnano Castello, dove divenne ben presto “fiduciario” delle locali scuole elementari e dove fondò la sua scuola d’arte».
Il giornalista Ermanno Capani scrive: «Dopo una giovanile e proficua esperienza di vita maturata all’estero, prima in America e poi in Francia e Germania, Barone frequentò le principali città italiane, per conoscerne da vicino i luoghi di storia e d’arte, fermandosi alfine a Roma come docente di scuole elementari».
Il 21 agosto 1909 Eduardo Barone sposò la nobildonna Teresina Fiore, «una giovinetta alta e pallida, angelicante nella luce degli occhi e del sorriso, (il più bel fiore del verziere)».
I due non ebbero figli; presero con loro una ragazza di San Lauro, Cristina Fiore, e la tennero come una figlia, senza, però, mai adottarla.
Degli anni seguenti non abbiamo notizie particolari sulla vita di Barone, sappiamo soltanto che lavorava nell’Ufficio Postale locale ubicato nella casa degli Anello, adiacente alla sua. In quegli stessi anni, Barone si preparò da privatista (forse sotto la guida di suo zio Michelangelo Anello) e il 10 febbraio 1916 conseguì la «Licenza normale» presso la Regia Scuola Normale di Cosenza. Il 18 settembre 1916 conseguì (dove, non è riportato sul suo Stato di Servizio) la «Licenza di Abilitazione Magistrale».
Le tre versioni su riportate affermano che il maestro Eduardo Barone ha insegnato nelle scuole elementari di Roma. Dal suo Stato di Servizio, di cui alleghiamo fotocopia in Appendice, non risulta alcun servizio d’insegnamento del Barone a Roma.
Probabilmente, il Maestro, dopo aver conseguito la «Licenza di abilitazione magistrale» il 18 settembre 1916, aveva fatto domanda d’insegnamento, come supplente, nelle scuole elementari di Roma, ma non fece in tempo a iniziare, perché il 12 dicembre dello stesso anno fu chiamato alle armi. Ma questa è una ipotesi, desunta dal fatto che dal suo Foglio matricolare risulta quanto segue: «Visitato per delegazione a Roma addì 25 novembre 1916 … Chiamato alle armi (12 dicembre 1916) per mobilitazione al R. D. 22 maggio 1915 Circol. del 1915 e 771 del 1916 del G. M presentatosi al Distretto Militare di Roma il 27 dicembre 1916».
Sta di fatto che la sua carriera di insegnante elementare, attenendoci al suo Stato di Servizio, che è l’unico atto ufficiale a farne fede, fu svolta tutta a Fagnano Castello, prima come “provvisorio”, poi come “supplente” e infine come “titolare”.
Al termine della guerra gli fu «concessa dichiarazione di aver tenuto buona condotta e di aver servito con fedeltà ed onore» e fu «autorizzato a fregiarsi della medaglia interalleata della Vittoria» per aver partecipato alla Campagna di guerra 1917-1918. Dal suo Foglio matricolare non risulta abbia avuto gradi. A guerra finita, rientrò a Fagnano Castello, dove rimase per tutta la vita insegnando nelle scuole elementari locali e nella sua Scuola d’Arte.
Educatore e artista, è considerato un pioniere della didattica. Tornato a Fagnano Castello, è nominato Direttore didattico facente funzioni della locale Scuola elementare, che oggi porta il suo nome. Nel 1920 fonda una pionieristica Scuola-laboratorio d’Arte, dove insegna, tra l’altro, a lavorare la creta, il legno e il ferro battuto. Il suo metodo di educazione alla manualità attira l’attenzione dei maggiori pedagogisti dell’epoca, tanto che Giuseppe Lombardi Radice si reca nella sua scuola laboratorio per osservare da vicino il suo metodo didattico. Qui, ragazzi presi dalla campagna e dalla strada, esposti quindi un futuro alquanto incerto, vengono prima alfabetizzati e poi avviati alla lavorazione dei materiali. «L’esperimento – come nota Carlo Andreoli – ebbe sicuro successo; tanto da suscitare lusinghieri apprezzamenti anche da parte del Ministero dell’Educazione Nazionale, che v’intravide un modello di scuola da imitare».
Le sue lezioni si svolgono spesso nel giardino della sua casa, dove gli alunni possono seguire il maestro nelle sue creazioni artistiche. Il fine è quello di ricreare in legno a rilievo le grandi opere d’arte del Rinascimento con cornice finemente lavorate. Molti alunni hanno trovato lavoro nell’arredamento privato e urbano.
Da Fagnano si allontanò soltanto qualche volta, giusto per partecipare a riunioni magistrali a Cosenza o a Catanzaro, o per presenziare a fiere nazionali, come accadde per la fiera di Bari del 1934, ove volle sovrintendere personalmente all’esposizione delle opere della sua Scuola d’Arte. Dopo una vita dedicata, dapprima ai viaggi all’estero e in Italia, e poi all’insegnamento nelle scuole elementari e all’educazione all’arte di intere generazioni di giovani di Fagnano e dei paesi vicini
Cessò di vivere a 72 anni ed è seppellito nel cimitero di Fagnano Castello, ma non nella fossa comune come chiedeva nel suo testamento in cui sta scritto: «Prego perché la mia sepoltura sia nella fossa comune».
Fagnano Castello ha dedicato una piazzetta a suo nome (biografia redatta sulla base del volume di Francesco Terranova) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Carlo Andreoli, La bottega d’arte d’Eduardo Barone a Fagnano Castello, «Calabria online», http://www.calabriaonline.com/col/arte_cultura/arte_calabra/barone01.php;
  • Ermanno Capani, Eduardo Barone, un maestro di sapore rinascimentale, «Calabria Sconosciuta», 100, 2003, pp. 19-20;
  • Francesco Terranova, La scuola d’arte di Eduardo Barone a Fagnano Castello, Edibios, Cosenza 2014.
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