Basile, Antonino

Antonino Basile [Palmi (Reggio Calabria, 12 aprile 1908 – 9 febbraio 1973)

Nacque da Giacomo e da Concetta La Capria, primogenito di quattro figli. Compì gli studi medi nella sua città natale e quelli superiori a Reggio Calabria dove nel 1925 conseguì il diploma magistrale all’istituto «Tommaso Gulli».
Dopo aver vinto il concorso per l’insegnamento nelle scuole elementari, cominciò a insegnare, prestando servizio nelle scuole di Laureana di Borrello, Rizziconi e Palmi (1928-29). Il suo percorso di studi non si concluse col diploma magistrale, ma proseguì con l’iscrizione alla Facoltà di Magistero dell’Università di Messina dove si laureò con la votazione di 110/110 e lode, in Filosofia e Pedagogia. L’argomento della sua tesi fu «Il pensiero religioso di Giuseppe Mazzini».
Lo studio del Risorgimento italiano e particolarmente la vita e il pensiero di Mazzini lo interessarono notevolmente, a prescindere dalla tesi di laurea, e durante la sua vita di studioso. I risultati di questi studi sono attestati dalla pubblicazione di numerosi saggi, oltre che dalla sua partecipazione, nell’immediato dopoguerra, alla vita politica della milizia repubblicana.
Nel 1937 superò il concorso per l’insegnamento di materie letterarie e si trasferì a Messina, dove andò a insegnare lettere nell’Istituto Magistrale «Bisazza» fino al 1942. Successivamente ebbe il trasferimento a Reggio Calabria, dove insegnò all’Istituto «Tommaso Gullì» fin al 1950. Nel 1949 conseguì, sempre alla Facoltà di Magistero di Messina, anche la laurea in materie letterarie, col massimo dei voti e la lode, discutendo una tesi sul tema «La città di Taureana nei Bruttii».
Nel 1950, con Giuseppe Pignataro, Nicola De Rosa, Luigi Lacquaniti, Francesco Cipri, Francesco Salerno e Antonio Nasso, fondò e presiedette la società «Amici del Folklore» e fondò quindi la«Società Calabrese di Etnografia e Folklore».
La sua carriera di docente lo portò a insegnare, per un anno, anche a Napoli, presso l’Istituto Tecnico «L. Serra» di quella città. Fu un anno importante. Approfittò di quella permanenza per frequentare gli importanti archivi della città partenopea e «approfondire – come egli stesso scrive – gli studi storici attraverso le ricerche d’archivio».
Dopo l’esperienza napoletana, nel 1954 tornò in Calabria, nella sua Palmi, dove insegnò italiano e storia all’Istituto Agrario, divenendo poi preside della stessa scuola. Immesso in ruolo come preside, fu assegnato all’Istituto Magistrale «De Nobili» di Catanzaro; fu trasferito, poi, all’Istituto Magistrale «Corrado Alvaro» della sua Palmi, dove concluse la sua carriera scolastica nel 1972.
La sua attività di uomo di scuola, di ricercatore e di studioso del folklore calabrese, non gli impedì di dedicarsi anche alla politica. Nel 1945 fondò a Palmi il Partito d’Azione, e come rappresentante di quel partito, fu assessore comunale alla Pubblica Istruzione, su proposta del Cln. 
Ebbe molti riconoscimenti e attestati. Fu componente della Società Calabrese di Storia Patria, con l’incarico di segretario scientifico e di ispettore bibliografico onorario per la zona di Palmi. Gli fu conferita la «Medaglia di bronzo per i benemeriti della scuola, della cultura e dell’arte»; nel 1956 fu premiato nel «Concorso Nicola Misasi», indetto dalla rivista «Calabria Letteraria», per il migliore studio folkloristico ispirato alla Calabria.
Morì a Palmi all’età di 65 anni. Nel 1990 fu commemorato nell’Auditorium della «Casa della Cultura Leonida Repaci» di Palmi, dai professori Salvatore Settis e Gaetano Cingari. In quella circostanza, fu collocata presso la casa natale dello studioso, una lapide con questa iscrizione: «In questa casa attese ai suoi studi di storia e di etnografia, partecipando alla vita intellettuale della nostra città. Contribuì con la sua ricerca appassionata a ricostruire il senso della nostra memoria storica e i valori più genuini dell’anima popolare. La Città di Palmi – 5 gennaio 1990». 
Al suo nome la città di Palmi ha intitolato una strada e la Sezione di Etnografia, Folklore e Tradizioni popolari della Biblioteca Comunale, presso la Casa della Cultura. 
Come rileva Ottavio Cavalcanti nel suo saggio La cultura subalterna di Calabria (1997), fu «uno dei più profondi conoscitori del folklore calabrese». Lo stesso Cavalcanti scrive che «prende prevalentemente spunto per le sue ricerche dalle agiografie, dalla religione popolare, dalle fiabe, dalle leggende» e «i suoi scritti risentono molto dell’influsso di Corso, ma anche di Vincenzo Dorsa per il suo frequente richiamo alla tradizione greco-latina, relativamente agli usi ed alle credenze». Fu anche «attento ricercatore delle matrici culturali preelleniche, di cui è ancora traccia nella regione». Altro suo merito fu quello di aver fatto spesso ricorso alla storia delle religioni, ma anche alla storia tout court, nel tentativo di far luce sui fatti folklorici da lui studiati.
Nel 1955 diede vita alla rivista «Folklore di Calabria che fu stampata a Palmi fino al 1963.
A lui va riconosciuto il merito, quando si rese conto che la Calabria stava perdendo tutti i suoi valori, di essere intervenuto, con i suoi studi demologici, a descriverli, per fermarli, trattenerli e soprattutto spiegarli. In questo lavoro di recupero dei valori della civiltà contadina e pastorale calabrese, si ispirò alle metodologie di Raffaele Corso, di Ernesto De Martino, di Giuseppe Pitrè. I suoi studi demologici (una raccolta di storie, di oralità fedelmente registrate, un mucchio di oggetti con disamina del loro excursus, da lui salvati da una sempre più remota e fioca memoria) stanno alla base della nascita, l’11 settembre 1955, in Palmi, del Museo di Etnografia e di Folklore Calabrese, che verrà in seguito dichiarato di importanza internazionale dall’Unesco.
Nei suoi studi demologici, come scrive Fortunato Valensise, «si occupò con puntiglioso interesse a valorizzare aspetti sociali e storici del Meridione con acute osservazioni e agganci che, nobilitarono, a livello più ampio, quelli che potevano apparire piccoli fermenti locali, delineando, fra l’altro, il contributo della Calabria nel contesto nazionale nei vari eventi della storia e alimentando, con validi elementi, la linfa del movimento contadino. Questo interesse e il contatto con la gente umile, dalla quale proveniva, con il retaggio di tradizioni, credenze e incanti, lo indussero a orientare decisamente la personale propensione antropologica, alla ricerca, allo studio e alla raccolta di vario materiale per intraprendere una interpretazione etnologica».
Scrisse e pubblicò molte opere, saggi, biografie, libri di storia e tradizioni popolari. Collaborò, inoltre, assiduamente a importanti riviste come: «Archivio storico per la Calabria e la Lucania»; «Bollettino della Società Calabrese di Storia Patria»; «Bollettino della Badia di Grottaferrata»; «Calabria letteraria»; «Calabria Nobilissima»; «Brutium»; «Folklore di Calabria»; «Rivista storica del Socialismo»; «Rassegna storica del Risorgimento». (Franco Liguori) © ICSAIC 2021 – 03

Opere

Biografie

  • Un liberale catanzarese. Rocco Susanna e una lettera inedita di Carlo Pisacane, Tip. Cordani, Milano 1967;
  • Due lettere del liberale calabrese Rocco Susanna ad Antonio Greco, Banco di Sicilia, Palermo 1967;
  • Un illuminista calabrese: Domenico Grimaldi da Seminara, Roma, Ed. Chicca 1943
  • Agesilao Milano, Istituto Grafico Tiberino, Tivoli 1968.

Storia

  • I conventi basiliani di Aulinas sul monte Sant’Elia e di Sant’Elia nuovo e S. Filareto nel territorio di Seminara, Collezione Meridionale editrice, Roma 1946 (Gia pubbl. in «Archivio storico per la Calabria e la Lucania», 14., 1945);
  • Note sul monastero basiliano di San Giovanni di Lauria, Chicca, Tivoli 1947;
  • Ripercussioni politiche della Questione silana secondo Davide Andreotti, Chicca, Tivoli 1955;
  • Manifestazioni popolari nel 1948 in Calabria, Chicca, Tivoli 1959;
  • L’industria della seta in provincia di Reggio Calabria, Napoli 1960;
  • Baroni, contadini e Borboni in Sila, Gangemi Editore, Roma-Reggio C. 1989.

Tradizioni popolari

  • Una testimonianza del culto della pietra in Calabria, Pironti, Napoli 1952;
  • Folklore comparato, le Madonne nere, Pironti, Napoli 1954;
  • La “Vara” di Rosarno, Tip. Palermo, Palmi 1958;
  • Il cavaliere della morte, Tip. Palermo, Palmi 1962.

Nota bibliografica

  • Domenico Ferraro, Antonino Basile, storico e studioso del folklore calabrese, «Calabria Letteraria», 1-2-3 gennaio-febbraio-marzo 1990, pag. 106;
  • Ottavio Cavalcanti, La cultura subalterna in Calabria, II edizione, Il Coscile, Castrovillari 1997, pp. 81-82;
  • Bruno Zappone, Uomini da ricordare. Vita e opere di palmesi illustri, AGE, Ardore Marina 2000, pp.38-43;
  • Carmela Galasso, Biografie di personaggi noti e meno noti della Calabria, Pellegrini, Cosenza 2009, pp. 68-69.
  • Fortunato Valenzise, Antonino Basile, demologo, in http://www.tropeamagazine.it/antoninobasile/
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