Bellanova, Piero

Piero Bellanova [Sant’Agata d’Esaro (Cosenza), 5 febbraio 1917 – Roma, 19 maggio 1987]

Allo Stato civile viene registrato con ben cinque nomi: Pierino Francesco Mario Luigi Agatino. La madre Teresita Carmela Pantusa, insegnante, muore dopo averlo dato alla luce, il padre, Rocco Santo, anch’egli insegnante e poi direttore didattico, si risposa a un anno dalla sua morte con un’altra insegnante dalla quale non avrà altri figli. Trascorre l’infanzia e la prima adolescenza in Calabria. Dopo aver concluso la scuola elementare nel paese natale, frequenta le scuole medie presso l’istituto dei Padri Scolopi a Villa Sora di Frascati, e quindi il liceo classico all’Abbazia dei Benedettini di Cava dei Tirreni, in provincia di Salerno. Nel 1932, per un problema renale, muore suo padre. Piero ha quindici anni. Tre anni dopo, nel 1935 si iscrive alla facoltà di medicina dell’Università di Roma, dove si trasferisce con la sua “mammetta”, la quale morirà nel 1941 poco dopo la sua laurea.
Durante gli studi universitari lavora presso l’Istituto di Psicologia del Cnr e organizza i primi Centri Psicotecnici della Marina, dell’Aeronautica e dell’Esercito. Si specializza, tuttavia, in chirurgia estetica.
In quegli stessi anni stringe amicizia con Marinetti e con numerosi altri artisti futuristi. Diviene molto attivo nel gruppo futurista romano e si fa sostenitore dal movimento futurista anche nella sua regione d’origine – con la quale mantiene frequenti rapporti –, pubblicando alcuni articoli sul periodico «Calabria Fascista» (1937-1938). 
Nel 1939 pubblica, con Marinetti e Luigi Scrivo, giornalista calabrese, il Manifesto futurista del romanzo sintetico, e l’anno dopo partecipa alla stesura del Manifesto dell’arte tipografica di guerra e dopoguerra. È del 1940 la pubblicazione del suo romanzo sintetico Picchiata nell’amore, dedicato al suo amico pittore Enzo Caglianone, che è preceduto da un «collaudo» di Marinetti e da una presentazione di Scrivo. Vi ricompare anche il manifesto del romanzo sintetico (già pubblicato nel 1939 sul «Giornale d’Italia»). Il «romanzo» di Bellanova viene segnalato ripetutamente sulla stampa con recensioni, tra le altre, di Ettore Settanni sul «Meridiano di Roma», di Marco Ramperti su «L’Illustrazione Italiana», di Giò Ponti su «Domus», dello stesso Marinetti sul «Giornale d’Italia».
Successivamente collabora alla rivista «Mediterraneo futurista», diretta da Gaetano Pattarozzi, e nel 1941 si laurea in medicina. Subito dopo diviene medico personale di Marinetti e di altri artisti futuristi, e si dedica per alcuni anni alla chirurgia. Nel frattempo prosegue anche la sua attività culturale. Nel 1942 frequenta a Firenze il corso allievi ufficiali medici. L’anno successivo è a Napoli come ufficiale medico. Nel 1943 collabora al Canzoniere futurista amoroso guerriero (Savona, Ed. Istituto Grafico Brizio) e in agosto pubblica, per le Edizioni Futuriste di «Poesia», l’«aeropoema» futurista Bombardata Napoli canta: ultima, e a suo modo disperata, prova estetica, prima della catastrofe bellica (pochi giorni dopo, il 9 settembre, le truppe alleate sbarcheranno a Salerno e a ottobre entreranno a Napoli). L’opera è preceduta da un «aeropoemacollaudo» di Marinetti (che offre un affresco estremo e vivacissimo di Napoli e dell’iniziativa futurista negli anni di guerra), e presenta quattro tavole fuori testo di Prampolini (che è autore anche della copertina), Benedetto, Dottori e Crali. Altre poesie di Bellanova, scritte tra il 1942 e il 1946, rimarranno a lungo inedite. Solo negli anni Settanta l’autore le pubblicherà in una edizione dimessa e quasi «privata» (Ascoltare le stelle), in un momento in cui la riscoperta critica del futurismo comincia a far cadere il velo dell’autocensura, steso sulle imbarazzanti opzioni ideologiche e politiche degli anni Trenta e dei primi anni Quaranta.  Dal 1945 al 1946, fa parte del Ministero per la Costituente, istituito dal governo Parri, come segretario della Commissione Sanitaria. Nel 1945 è uno dei fondatori, a Roma, del centro culturale «Il Convito», che dà luogo per alcuni anni a manifestazioni settimanali di arti e scienze.
Il 29 aprile 1946, a Roma, sposa la nipote del pittore Mario Sironi (1885-1961), Anna Madami, figlioccia del poeta futurista Luciano Folgore, che sarà sua compagna di vita per quarantadue anni e da cui avrà tre figli, Patrizia, Marco e Monica.
Negli anni successivi abbandona per sempre la chirurgia, per dedicarsi alla psicologia e alla psicoanalisi. Dal 1952 al 1968 dirige il Centro Psicotecnico della Polizia. 
Nel corso degli anni Cinquanta dirige, o partecipa, ai Centri Psicotecnici operanti presso la Polizia, il carcere di Rebibbia e in altre istituzioni. Nel 1956, terminato il training psicoanalitico con Emilio Servadio, diviene membro della Società Psicoanalitica Italiana. Si dedica quindi quasi esclusivamente alla professione di psicoanalista, fino a divenire membro didatta (1969) e infine segretario generale della Società Psicoanalitica Italiana (carica conservata sino all’ottobre del 1986).
Tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta, pur avendo optato in modo assorbente e quasi esclusivo per l’esercizio della psicoanalisi (è anche segretario della Società psicoanalitica italiana dal 1966 al 1986 e presidente dal 1986 al 1987), non dimentica le precedenti esperienze culturali, né gli entusiasmi futuristi.
Per molto tempo è capo redattore della «Rivista di Psicoanalisi»; molti i suoi interventi, sia in televisione, sia in radio. 
All’università di Padova e in Roma tiene corsi sul «Primo colloquio clinico». Considerato, dunque, uno dei padri della psicoanalisi italiana nel secondo dopoguerra, assieme a Emilio Servadio e Cesare Musatti, anche da psicoanalista, continua a esprimere una particolare sensibilità per i temi e i problemi della creatività artistica. Ne sono testimonianza alcuni scritti comparsi tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta: Rapporti tra terapia ed espressione pittorica nell’analisi di un omosessualeapparso sulla «Rivista di Psicoanalisi» (1965) e Praticabilità e limiti di una psicoanalisi dell’arte pubblicato sulla «Rivista di Psicologia dell’Arte» (1980). Un’attenzione particolare riserverà anche al cinema, come testimoniano la sua consulenza alla regia del film di Paolo Spinola «La fuga» (1966), l’introduzione al volume di Gianna Giuliani, Le strisce interiori. Cinema italiano e psicoanalisi (Roma 1980) e l’amicizia con lo studioso del futurismo Mario Verdone e il figlio Carlo. Per il cinema scrisse anche il soggetto e la sceneggiatura del film Scusi lei conosce il sesso? per la regia di Vittorio De Sisti.
Collaborazioni e articoli, oltre che sulle riviste specialistiche, sono apparsi sui quotidiani «Il Messaggero», «La Repubblica», «La Stampa», «Paese Sera», «Corriere della Sera», nonché sui settimanali «Tua» (1948-53), «Serena» (1953), «Successo» (1965-67) e, in tempi più recenti, «L’Espresso», «Rinascita», «Panorama», «Amica», ecc.  Solo negli anni Ottanta, tuttavia, viene riscoperta e riconsiderata pubblicamente la sua intensa e dimenticata partecipazione al movimento futurista.
Muore a 70 anni ed è tumulato, per suo espresso desiderio, nel cimitero di Sant’Agata. Il suo paese lo ricorda con una via intestata a suo nome. (Vittorio Cappelli) © ICSAIC 2021 – 4 

Opere

  • Picchiata nell’amore, Unione Editoriale d’Italia, Roma 1939;
  • Bombardata Napoli canta, Edizioni futuriste di poesia, Roma 1943;
  • Rapporti tra terapia ed espressione pittorica nell’analisi di un omosessuale, «Rivista di Psicoanalisi», 11, 3, 1965, pp. 211-225;
  • Ascoltare le stelle, Bulzoni, Roma 1977;
  • Praticabilità e limiti di una psicoanalisi dell’arte, «Rivista di Psicologia dell’Arte», II, 2, 1980, pp.43-49.

Nota bibliografica

  • Geno Pampaloni, Mario Verdone, I Futuristi italiani. Immagini, biografie, notizie, Le Lettere, Firenze 1977, pp. 18, 106;
  • Vittorio Mimmi, La psicoanalisi italiana ha perso uno dei suoi padri, «la Repubblica», 21 maggio 1987;
  • Emilio Servadio, Piero Bellanova (1917-1987), «Rivista di Psicoanalisi», 33, 2, 1987, pp. 315-317.
  • Claudia Salaris, Storia del futurismo. Libri, giornali, manifesti, Editori Riuniti, Roma 1985, pp. 217, 248, 250;
  • Claudia Salaris, Marinetti editore, Il Mulino, Bologna 1990;
  • Vittorio Cappelli, Il fascismo in periferia. Il caso della Calabria, Editori Riuniti, Roma 1992, pp. 154-155, 194;
  • Vittorio Cappelli (a cura di), Futurismo calabrese. Poesie – Tavole parolibere – Sintesi teatrali, Rubbettino, Soveria Mannelli 1997, pp. 95-109;
  • Vittorio Cappelli, Bellanova, Piero, in Dizionario del Futurismo, a cura di Ezio Godoli, Vallecchi, Firenze 2001, pp. 127-128;
  • Vittorio Cappelli (a cura di), Calabria futurista. 1909-1943, Rubbettino, Soveria Mannelli 2009, pp. 46, 141-142;
  • Luisa Corda (a cura di), Piero Bellanova, in SpiWeb. Società Psicoanalitica Italiana (https://www.spiweb.it/spipedia/bellanova-piero/).

Nota archivistica

  • Comune di S. Agata d’Esaro (Cosenza), Registro delle nascite, atto n. 3 dell’8 febbraio 1917:
  • Comune di Roma, Registro dei matrimoni, atto n. 728, parte I, Serie A 3, anno 1946
  • Comune di Roma, Registro dei morti, atto n. 2346, parte II, Serie B, anno 1987

Nota

  • L’A. ringrazia Monica Bellanova, figlia dello scrittore, per le informazioni fornite con lettera del 28 gennaio 1991, e l’ufficiale di Stato Civile del Comune di S. Agata d’Esaro, Maria Antonietta Greco, per la collaborazione.

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