Benvenuto, Teresa

Teresa Benvenuto [Diamante (Cosenza), 6 marzo 1953 – Milano, 5 ottobre 2005]

Primogenita di due figlie di Francesco, commerciante, e di Marianna Mastriota, visse a Diamante una gioventù spensierata. Dal carattere solare e comunicativo era molto legata alla sorella Rosalba (divenuta poi medico e ricercatrice presso l’Università la Sapienza di Roma) e ai numerosi cugini. Sin dalla scuola dell’obbligo dimostrò una non comune propensione agli studi e agli approfondimenti. Frequentò il Liceo Classico presso il Collegio dei Padri Pallottini a Cetraro (Cosenza), conseguendo a pieni voti la maturità. Si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza presso l’Università degli Studi Federico II di Napoli e si laureò con lode dopo un percorso di studi brillante. Per un breve periodo rimase nell’orbita del mondo universitario ed ebbe anche un incarico, quello di assistente alla cattedra di Procedura Penale.
Partecipò a più concorsi, tra i quali quello per dirigenti presso la Banca d’Italia e quello per entrare in magistratura, che rappresentava la sua maggiore ambizione poiché in famiglia aveva avuto uno zio paterno, Domenico, che era stato Magistrato ordinario, della corte dei Conti e Presidente di Sezione del Consiglio di Stato .
Vinse il concorso in Banca d’Italia e la sede che le venne assegnata fu quella di Torino. Prese servizio nell’agosto del 1979. Ma poco più di sei mesi dopo si dimise: aveva superato il concorso in magistratura e il 30 maggio del 1980 lasciò l’incarico in Banca d’Italia. Prese servizio come magistrato due giorni dopo nella stessa Torino, in un periodo particolarmente tribolato per la città assediata dal terrorismo e dalla malavita organizzata.
A Torino la raggiunse, per fare il medico anestesista, il suo fidanzato storico Paolo del Gaudio nativo di Cosenza che sposò nell’ottobre del 1980. Dalla loro unione non nacquero figli. 
Come giudice di Tribunale e poi della Corte d’Assise, fu subito impegnata nei processi contro l’anonima sequestri calabrese, contro i boss del clan dei catanesi ma anche contro la criminalità economica. Nel 1992 chiese di essere trasferita alla Procura della Repubblica dove entrò a far parte del pool della Direzione Distrettuale Antimafia focalizzando le sue attenzioni su estorsioni e usura (notò in diverse inchieste un «accresciuto interesse della criminalità organizzata nei confronti dei profitti derivanti dall’esercizio dell’usura» e mise nel mirino anche le banche). Promossa magistrato d’appello nel 1993 e poi nel 2000 magistrato di Cassazione, era considerata un’esperta di lotta all’usura tanto da essere nominata dal ministro dell’Interno consulente del commissario per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura. Si occupò anche di problemi di maltrattamenti alle donne e ai minori. 
Fu molto attiva anche in campo sindacale e per ben due volte ha fatto parte del comitato direttivo centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati per la corrente di Unicost. Nel 2002, unica donna in lizza, fu candidata pure al Consiglio Superiore della Magistratura.
Nel capoluogo piemontese si integrò perfettamente e fu molto presente nel campo sociale, in particolar modo attraverso la Onlus «Fondazione San Matteo», nel campo delle attività antiusura e antiestorsione. Gli esponenti della Fondazione la ricordano come persona generosa che ha contribuito sensibilmente, attraverso i suoi consigli e i suoi suggerimenti, a risolvere numerosi problemi. 
Studiosa impegnata e autorevole esponente della magistratura, come riconoscimento della professionalità dimostrata nel corso degli anni, nel 2003 fu chiamata a rivestire il ruolo di vicecapo dell’Ufficio legislativo presso il Ministero di Grazia e Giustizia, e in quella veste contribuì sensibilmente alle attività volte alla disamina e alla regolamentazione giuridica di vari fenomeni criminali legati, principalmente, alle intercettazioni telefoniche, ai minori, alle migrazioni, all’estradizione, al diritto societario, alle relazioni internazionali. Negli uffici di via dell’Arenula si era fatta apprezzare per la sua capacità di lavoro e di mediazione in un momento di forti turbolenze tra magistrati e politici. 
All’inizio del 2005, infine la promozione a direttore generale del ministero, il più giovane direttore generale degli affari penali della giustizia italiana, incarico che svolse solo per pochi mesi. Infatti, nel cuore dell’estate, mentre si trovava nella sua Diamante, dove trascorreva le vacanze, fu aggredita da un tumore che in poco tempo l’avrebbe portata via. Affrontò coraggiosamente un complicato intervento chirurgico al termine del quale i medici registrarono un lieve miglioramento. Le sue condizioni però si aggravarono di lì a poco e non c’è stata più nulla da fare. Spirò il 5 ottobre del 2005, a 52 anni, all’Istituto Tumori di Milano dove era ricoverata da mesi. Riposa nel cimitero di Diamante.
Il 12 ottobre successivo, nel corso dei lavori della 2ª commissione permanente, fu commemorata al Senato dal vice presidente Leonzio Borea che l’aveva conosciuta ai tempi dell’Università, il quale, esprimendo il rammarico per la scomparsa, la ricordò «come una persona dotata di grande principi etici ed anche capace di coltivare rapporti di amicizia e di grande cordialità con i colleghi avvocati e le istituzioni tutte». Dal canto suo il senatore torinese Giampaolo Zancan, unendosi al lutto dei familiari e in particolare del marito, ne parlò come «uno di quei servitori dello Stato che in definitiva non sono comparsi molte volte sulle pagine dei giornali, ma che forse proprio per questo hanno servito l’ideale di giustizia in quella maniera esemplare, cui tutti gli operatori di giustizia debbono tendere». Il ministro Roberto Castelli intervenne, in conclusione, per ricordare oltre alle sue «altissime capacità per le quali era stata chiamata al Ministero», soprattutto le sue «grandi doti umane di affabilità cordialità, adattabilità nel lavoro che ha manifestato nei confronti di tutti».
Diamante la ricorda con una strada centrale intestata a suo nome, quella dove si trova la casa in cui è nata e ha vissuto da giovane. (Letterio Licordari) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Emanuela Moroli e Roberta Sibona, Schiave d’Occidente: sulle rotte dei mercanti di donne, Mondolibri, Milano 1999;
  • M. Po. (Meo Ponte), A Roma due donne magistrato, «La Repubblica», ed. Torino, 8 giugno 2003;
  • M. Po. (Meo Ponte), Si è spenta il giudice Benvenuto, «La Repubblica», ed. Torino, 6 ottobre 2005;
  • Senato della Repubblica, XIV Legislatura, 2ª Commissione, 86° Resoconto Sten., In ricordo della dottoressa Teresa Benvenuto, 12 ottobre 2005. 
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