Berardelli, Franco

Franco Berardelli (Roma 11 maggio 1908 – 10 marzo 1932)

Nacque da Giulio Antonio, «alto magistrato calabrese di Martirano (Catanzaro), di spiccata personalità, imbevuto di cultura classica, amante dell’arte, buon educatore e buon padre e da Ada De Cinque Quintili, bella, alta e raffinata nobildonna di antica famiglia romana» (Maruca). Accidentalmente romano per nascita, città d’origine della madre, tenne sempre a dirsi «calabrese di Martirano», paese della bassa valle del Savuto dal quale traevano origine i Berardelli. Il poeta Giuseppe Casalinuovo, commemorandolo al «Teatro Italia» di Catanzaro il 14 maggio del 1933, disse di lui: «La romanità materna gli incide sul volto un senso di nativa aristocrazia; la bruzia natura del padre lo veste di semplicità e lo innerva di volere». Attilio Gallo-Cristiani, che scrisse un corposo saggio nel decennale della morte, afferma che Berardelli «era calabrese di sangue, di anima e di sentimento, pur avendo aperto gli occhi alla vita nell’alma Roma ed ebbe sempre un culto vivo per la Calabria». Intraprese i primi studi a Roma presso il Collegio francese di San Leone Magno e li continuò poi a Catanzaro al Liceo-Ginnasio Galluppi, collegiale del Convitto Nazionale, dopo aver vissuto un po’ a Martirano, un po’ a Roma, un po’ in Africa, a Mogadiscio, dove il padre ricoprì per dieci anni un incarico di alto magistrato della Somalia italiana.
Nel 1925, a 17 anni, conseguì la licenza liceale e ottenne il Premio Calabria per il migliore alunno delle classi liceali. In quell’esame sbalordì la Commissione traducendo a vista dal greco in latino, anziché dal greco in italiano. Raggiunse subito dopo la famiglia che era rientrata dalla Somalia a Roma e si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza, non disdegnando di assistere alle lezioni tenute nella facoltà di Lettere e Filosofia. Oltre a seguire le lezioni universitarie, a Roma scriveva anche per giornali culturali. In quel periodo scrisse tre romanzi e compose per il teatro drammi e tragedie e dissertò sull’opera di Gian Giacomo Rousseau e sulla concezione della sovranità popolare in Platone e Aristotele.
Nel dicembre del 1925, a sette mesi dalla scomparsa, su iniziativa dell’Associazione Calabrese di Roma, venne commemorato nella capitale il poeta cirotano Luigi Siciliani. A illustrare la sua attività letteraria fu chiamato Franco Berardelli. Aveva soltanto 17 anni, ma era già poeta stimato e noto come il maggiore esponente del crepuscolarismo in Calabria, una sorta di «Gozzano calabrese». Nella sua conferenza, intitolata «L’anima di Luigi Siciliani» e messa a stampa a cura dell’Associazione Calabrese (1925), Berardelli illustra con la sua sensibilità di poeta e raffinato letterato, la produzione del poeta di Cirò, concludendo che «egli fu il classico poeta della sua terra, e il romantico cantore di se stesso; la sua vita il più largo commento alla sua poesia».
Nel 1926 si manifestarono in lui i primi sintomi di quel male, la tubercolosi, che lo fece errare per l’Italia in cerca di salute e di pace, lontano dai parenti e dalla sua terra. Un soggiorno alpino sembrava ricondurlo sulla via della guarigione; tornò, infatti, a Roma e nel 1929 si recò a Genzano; ma proprio a Genzano subì una ricaduta e rientrò nella Capitale, dove fu ricoverato nella Clinica Bastianelli. Riuscì a riprendersi. Successivamente, su consiglio dei medici, si recò nelle Marche, ad Arcevia, «ma ormai ogni minimo sforzo era causa di ricadute sempre più sfibranti, e la sua vita s’era ridotta ad un ininterrotto calvario per varie cliniche» (Nisticò). Tutto inutile, duneue. Nella notte tra il 9 e il 10 marzo 1932, a soli 24 anni, si spegneva. Fu tumulato a Martirano Lombardo nella tomba di famiglia. Alla sua morte non mancò l’esaltazione che la pietà del caso favoriva e Berardelli fu celebrato a Roma, in Calabria, in America; piazze e strade presero il suo nome. Gli innalzarono monumenti, tra cui uno a New Castle, negli Stati Uniti d’America.
Il critico Antonio Piromalli rileva che questa eccessiva esaltazione fu dovuta alla sua tragica sorte, e che il poeta di Martirano «per la morte immatura non espresse quanto avrebbe potuto esprimere ma lascia alcune cose originali e belle che danno sicuro saggio di quel mondo vivo e nuovo che si agitava in lui». Per Raffaele Corso, Franco Berardelli «appartiene al numero di quei poeti adolescenti, a cui la sorte, pur essendo prodiga del genio, non fu propizia, troncando precocemente il dolce sorriso dell’esistenza».
A soli tredici anni egli era già in possesso del ritmo e della rima; a sedici anni ne aveva conquistato i segreti, con saggi lirici e drammatici. La sua prima raccolta di versi, Voci della notte è del 1922; dell’anno successivo Penduli di mughetto: in queste raccolte, secondo Giuseppe Casalinuovo, «non soltanto stanno insieme le forme metriche e le concezioni poetiche più diverse, ma accanto alla religione dei Sepolcri del Foscolo piange il dolorante pessimismo del Leopardi» e vi compaiono «la francescana bontà del Pascoli, il senso dionisiaco e pagano del D’Annunzio e l’accorata e nuova ironia di Guidi Gozzano».
Agli anni 1927-28 risale la composizione de L’altra cosa bella, scritta in sanatorio e pubblicata postuma nel 1963 presso Canesi Editore di Roma, da Salvatore Foderaro, cognato del Berardelli (sposò la sorella Luigia), per il quale «la storia, la patria, la religione, la famiglia furono i motivi della sua arte elevatissima».
Tra i primi critici a occuparsi della poesia di Berardelli si segnala Vincenzo Mazzei, autore del saggio «La poesia del Novecento e l’arte di Franco Berardelli» (1936), uno scritto che risente fortemente del clima politico-culturale del regime fascista. Egli definisce «originale nel contenuto e moderno nella forma» il poeta di Martirano, «ammiratore dell’antichità classica e della tradizione romantica», con «un’espressione poetica tutta propria, che supera il passato senza respingerlo e s’impone come il primo saggio d’arte degno del nuovo tempo italiano e fascista». Per Mazzei, Berardelli, «nonostante il terribile male di cui soffriva lo spingesse a ripiegare su stesso, sentì come pochi l’amore della patria, intuì il genio dell’uomo che la guida, intese la grandezza dell’odierna rivoluzione di cui fu milite fedele ed entusiasta»; falsa opinione è quella di coloro che hanno creduto di vedere in lui «un ennesimo crepuscolare, un gozzaniano in ritardo». Questa interpretazione molto “datata” del «Cigno di Martirano» (questo era l’epiteto che circolava in quegli anni) viene superata e accantonata dagli studiosi più recenti che si sono occupati di lui, come Nisticò, Maruca, Piromalli, Crupi e Tuscano.
Gli storici della letteratura calabrese (Piromalli, Crupi, Tuscano) lo collocano per la sua poetica e la sua arte nella corrente del Crepuscolarismo, che in Calabria «entra tardi e vi permane come armamentario al di là di un ragionevole ritardo e come emblema psicologico e stilistico dell’elegia» (Piromalli).
Martirano gli ha intestato una via (Franco Liguori) © ICSAIC 2020

Opere edite e inedite

  • Voci della notte, poesie, 1922;
  • Penduli di mughetto, poesie, 1923;
  • La più grande felicità, dramma, 1924;
  • Le odi barbare, 1925;
  • Sappho, Liriche; traduzione metrica di Franco Berardelli, Tip. Mantellate, Roma 1925;
  • Catullo e Tibullo: elegie, traduzione di Franco Berardelli, Tip. Mantellate, Roma 1925;
  • Il canto di San Francesco, Tip. Le Mantellate, Roma 1926;
  • Luci spente, bozzetto drammatico in tre atti, «Nuova cultura», Napoli 1929; 
  •  Salomè, «La donna italiana», 1931;
  • Poemetto a Chopin, 1927, sonetti, 1927;
  • Sonetti, 1931;
  • L’anima di Luigi Siciliani, commemorazione, «L’Eloquenza» 22, 2, fasc. 5-6-7-8, 1932;
  • L’altra cosa bella, a cura di Salvatore Foderaro, Canesi Editore, Roma 1963;
  • La malattia del sentimento;
  • Il libro delle odi;
  • L’Imperialismo;
  • Le novelle;
  • Fiamma;

Nota bibliografica

  • Giuseppe Casalinuovo, Catanzaro per Franco Berardelli, Editrice Bruzia, Catanzaro 1933;
  • Giuseppe Casalinuovo, La vita e la morte del poeta adolescente (Franco Berardelli),«L’Eloquenza», luglio 1933;
  • Margherita Tanzi Fazzini, Franco Berardelli nella vita e nelle opere, Tip. Unione, Napoli 1933;
  • Renato Manzini, Le opere di Franco Berardelli, SAPE, Roma 1933;
  • Vincenzo Mazzei, La poesia del Novecento e l’arte di Franco Berardelli, «Regime corporativo», XV, 2, gennaio 1936;
  • Franco Rocco Fabiani, Pensieri e canti per Franco Berardelli; con prefazione di Alfredo Baccelli, Chiappetta, Cosenza 1936;
  • Frank Gillest De Gattis, Il poeta Franco Berardelli nella vita e nell’arte, Gillest, Brooklyn 1940.
  • Attilio Gallo Cristiani, Franco Berardelli poeta, «Regime corporativo», aprile-maggio 1942;
  • Attilio Gallo-Cristiani, Franco Berardelli poeta. A dieci anni dalla sua morte, con prefazione di Raffaele Corso, Cosenza, Tip. Vincenzo Serafino, s.d., ma 1942
  • Antonio Piromalli, L’opera poetica di Franco Berardelli, «Democrazia», II, 15, 15 aprile 1945;
  • Antonio Piromalli, L’opera poetica di Franco Berardelli, «Il Tempo», 6 luglio 1945;
  • Antonio Piromalli, Poeti lirici calabresi dal Duecento al Novecento, Ed. Cenacolo, Reggio Calabria 1952;
  • Salvatore Foderaro, Franco Berardelli, «La Voce di Calabria», 19 luglio 1952;
  • Venti anni dalla morte di Franco Berardelli, «Brutium», XXXI, 3-4, 1952, p. 5;
  • Pietro De Seta, La grande poesia silenziosaGiuseppe Carrieri, Franco Berardelli, Giuseppe Casalinuovo, Orfanotrofio Maschile, Cosenza 1955;
  • Antonio Piromalli, Franco Berardelli poeta tardo-crepuscolare, Cappelli, Bologna 1962;
  • Antonio Piromalli, Storia della letteratura calabrese, Pellegrini editore, Cosenza 1965;
  • Giovanni Villella, Franco Berardelli, «Calabria letteraria», 1967
  • Giampiero Nisticò, Il caso Berardelli, Editrice Mele, Serra San Bruno 1976;
  • Sebastiano Nello Maruca, Un poeta della vita: Franco Berardelli, Pellegrini, Cosenza 1978;
  • Pasquino Crupi, Storia della letteratura calabrese, vol. IV, Novecento, Periferia, Cosenza 1997, pp. 29-31;
  • Pasquale Tuscano, Calabria, La Scuola, Brescia 1986, pp. 207-208;
  • Vincenzo Scalese, La “Salomè” di Franco Berardelli, “poesia di amore e di morte”, «Calabria letteraria», 10-12 (ott.-dic.), 2001, pp.116-117;
  • Gaspare Caputo, Il poeta Franco Berardelli compie cento anni (11 maggio 1908-11 maggio 2008), «Calabria Letteraria», 4-6 (apr.-giu.), 2008, pp. 92-93;
  • Franco Liguori, Commemorazione di Luigi Siciliani ad opera di F. Berardelli, in Luigi Siciliani un poeta calabrese tra classicità e decadentismoed. Archivio Siciliani, Corigliano Calabro 2011, pp. 26-28.
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