Cimato, Aurelio (Gabrè)

Aurelio Cimato [Villa San Giovanni (Reggio Calabria), 25 luglio 1888 – Prato, marzo 1946 (?)]

Detto Gabrè, nato Aurelio Giuseppe Michele Salvatore, è stato uno dei cantanti italiani più rappresentativi e poliedrici degli anni Venti e della prima metà degli anni Trenta del Novecento. Figlio dell’avvocato Domenico Cimato e di Domenica Mallamo. Trasferitosi a Roma con la famiglia, il padre trova impiego come professore di lingua italiana presso la Regia scuola tecnica Giulio Romano di Roma. Della famiglia entra presto a far parte un nuovo nato, Michele, che più tardi diverrà anch’egli un noto cantante con lo pseudonimo di Miscèl. La leggenda vuole che, per dedicarsi alla sua vera passione del canto, Gabrè avesse rinunciato agli studi di giurisprudenza ai quali il padre lo aveva avviato cominciando a esibirsi nei piccoli caffè-concerto della Capitale nei primi anni Dieci.
Nei suoi primi anni di attività collabora con Maria Serafina Sofia-Moretti, compagna di un suo cugino, anch’essa artista di varietà. I due si innamorano e nel 1913 fuggono insieme a Torino dove danno alla luce una figlia, Edith. Nel frattempo Gabrè è riuscito a ottenere un ingaggio presso il rinomato teatro Maffei, la culla del varietà italiano. Qui debutta il 19 aprile del 1913, ottenendo un immediato successo grazie alla sua voce tenorile molto moderna per l’epoca, che si discosta alquanto dallo stile impostato degli interpreti lirici e d’operetta. Le sue particolari doti espressive, che lo accomunano alla figura del “fine dicitore”, vengono così descritte da Gianni Borgna nella sua Storia della Canzone Italiana: «Oltre a cantare era capace di porgere, di raccontare con la voce, un po’ come Pasquariello». L’avventura torinese di Gabrè non va a buon fine: nonostante il successo ottenuto, il cantante e la sua compagna non riescono a trovare i soldi per l’affitto. I due artisti vengono finanche scovati dal marito di Maria Serafina che denuncia l’avvenuto tradimento alla padrona di casa. Debitori di quasi 1000 lire, gli artisti sono costretti a fuggire in piena notte.
Stabilitosi a Napoli, Gabrè perfeziona il suo stile di canto sotto la guida del maestro Rodolfo Falvo (colui che nel 1930 musicherà la celebre canzone napoletana Dicitencello Vuje). Con Falvo, il cantante si specializza nel repertorio napoletano e ha modo di partecipare alla Piedigrotta Polyphon del 1914, rassegna musicale organizzata in occasione della festa di Piedigrotta dalla casa editrice musicale tedesca Polyphon presso la quale Falvo è impiegato. Da questo momento in poi, quasi ogni anno, Gabrè canterà regolarmente a Piedigrotta, facendo sempre seguire alla manifestazione un lungo giro artistico per presentare nei teatri della penisola i successi interpretati alla rassegna musicale partenopea.
Nel gennaio del 1916, Gabrè torna a Torino e viene scritturato dal Varietà Maffei. Il 16 luglio dello stesso anno, convola a nozze a Roma con Maria Serafina Sofia-Moretti. Dopo aver preso parte alla rassegna di Piedigrotta, in settembre è nuovamente sulle scene del Maffei presentato come «il celebre interprete napoletano». Il Maffei lo vedrà in scena anche nell’ottobre del 1917, questa volta con un repertorio in lingua italiana, nell’esecuzione di alcune canzoni-feuilleton di Vittorio Giuliani al fianco della celebre “stella” Maria Campi.
Il suo primo grande successo arriva però nel 1919 quando Murolo e Tagliaferri scrivono appositamente per lui la canzone Napule!. Sono questi anni in cui Gabrè si caratterizza come interprete eclettico, capace di spaziare dalla canzone dialettale al repertorio in italiano con grande facilità, conquistando in tal modo la stima e il rispetto di un pubblico molto vasto. La sua fotografia capeggia spessissimo sulle copertine degli spartiti e sulle cosiddette copielle, i fogli volanti su cui vengono stampati i testi delle canzoni.
Il 1920 è l’anno del debutto discografico: in ottobre incide a Napoli per la Gramophone Company Ltd e a Milano per la Columbia mentre l’anno successivo registra alcune facciate per la francese Pathé. Nel 1922 la sua fama è tale che viene scelto come testimonial della “Pasticca del Re Sole”, caramella balsamica molto diffusa, insieme ad una nutrita schiera di celebri artisti come Trilussa ed Ermete Zacconi, Nel 1923 incide per la Phonotype Record di Napoli, il che gli permette di prendere parte nel 1924 alla prima Piedigrotta Rossi, definita dallo studioso Antonio Sciotti come «la prima manifestazione musicale, vera e propria gara canora con tanto di pubblicazione di dischi» organizzata da Amerigo Esposito, proprietario della Phonotype Record, insieme al poeta Mario Nicolò e all’editore musicale Edward Rossi cui l’evento deve il nome. Gabrè è ormai considerato un’istituzione nella Piedigrotta, tanto che per sfidarlo vengono convocati alcuni fra i maggiori artisti napoletani attivi in quel periodo: Vittorio Parisi, Salvatore Papaccio e Roberto Ciaramella. 
La vera svolta verso un successo di massa arriva intorno al 1926, quando viene messo sotto contratto dalla filiale italiana della casa discografica tedesca Parlophon della Carl Lindstrom AG. In questi anni, Gabrè si specializza nel cosiddetto repertorio della «canzone realista», composto da brani che descrivono ambientazioni e situazioni fortemente vicine alla realtà e lontane dalle stilizzazioni dannunziane tipiche della letteratura del tempo. Presumibilmente per motivi contrattuali, fra il 1926 e il 1927 utilizza anche l’ulteriore pseudonimo di Mario Amati in alcuni dischi per l’etichetta minore Artiphon. Ottengono particolari riscontri le incisioni Parlophon di Miniera di Bixio e Cherubini e del Tango delle Capinere dei medesimi autori. 
Sono anni di grande fermento nei quali Gabrè si presta ben volentieri all’avanspettacolo. Nel 1927 lo ritroviamo ad esempio a cantare i successi della Piedigrotta di quell’anno in vari cinema-teatri d’Italia, fra i quali il Vittoria di Torino nel mese di ottobre, insieme al tenore Mario Mari e alla sciantosa Ada Bruges.
Nel 1930 torna a stabilirsi a Roma, divenuta per lui ormai città adottiva. In questo periodo si avvicina sempre più alla canzone romana, effettuando anche un importante giro artistico con la celeberrima cantante romana Zara I°. Mentre la sua carriera procede senza troppi intoppi, la sua vita privata non è altrettanto lineare. Nel 1931 esce miracolosamente indenne da un incidente d’auto sulla via Appia Antica nel quale, in seguito allo scontro con un’auto guidata da una giovane americana, restano feriti il padre Domenico, la moglie Maria Serafina e la figlia Edith. In più, nel settembre del 1933, il cantante viene citato in tribunale per debiti. Fortunatamente, nonostante sia ormai considerato un cantante della «vecchia scuola», l’attività discografica di Gabrè è in gran fermento. Fra il 1934 e il 1935 incide numerosissime facciate per la Cetra-Parlophon presso la quale nello stesso periodo incide alcuni dischi anche il fratello Miscèl. Gabrè si destreggia in brani provenienti dai repertori più disparati: oltre ad alcune canzoni patriottiche (siamo nel periodo delle guerre d’Africa), particolare attenzione merita la canzone in romanesco Signora fortuna di Cherubini e Fragna. 
L’avanspettacolo resta comunque una delle sue attività principali: nel febbraio del 1935 è in scena con il comico Virgilio Riento al teatro Balbo di Torino mentre nella primavera del ’36 è nel nord Italia con Zara I°. A Torino, il 17 settembre del 1936, inaugura la stagione invernale del teatro Vittorio Emanuele cantando le canzoni della Piedigrotta 1936 nella rivista di Nelli e Mangini «La società delle canzoni» del cui cast fanno parte gli artisti delle compagnie di Anna Fougez, Vincenzo Scarpetta e Pasquariello. Nel maggio del 1937 trasmette per l’Eiar un concerto dedicato alle canzoni del festival romano di San Giovanni, insieme fra gli altri a Riccardo Billi. Nello stesso periodo, incide alcune canzoni del festival di San Giovanni per l’etichetta milanese La Voce del Padrone. Fra il 1938 e il 1939 dirige una propria compagnia d’arte varia con la quale è in scena nel nord Italia. Nello stesso periodo, i suoi dischi di canzoni napoletane vengono regolarmente trasmessi dall’Eiar.
Le sue tracce si perdono alla vigilia della seconda guerra mondiale. Ritiratosi in Toscana, secondo alcune fonti la sua scomparsa avviene nel marzo del 1946, presumibilmente a Prato. (Simone Calomino) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Gianni Borgna, Storia della Canzone Italiana, Mondadori, Milano 1992, p. 99;
  • Gianfranco Baldazzi, Gabrè, in Gino Castaldo (a cura di), Dizionario della Canzone Italiana, vol. A-K, Armando Curcio Editore, Roma 2003, p. 736;
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