Cingari, Gaetano

Gaetano Cingari (Reggio Calabria, 14 novembre 1926 – Padova, 9 maggio 1994)

Nacque nel Rione Ferrovieri di Reggio, da Salvatore, macchinista delle Ferrovie dello Stato, originario della provincia di Messina, e dalla casalinga reggina Lucrezia Tripepi. Sin dalla fanciullezza mostrò grande propensione alla lettura, che poté soddisfare negli anni giovanili grazie alla generosa disponibilità dal libraio Carlo Lacava, che gli prestava i testi di Giustino Fortunato, Benedetto Croce, Massimo Gor’kij e Jean Jaurès, suoi autori preferiti. Completati gli studi superiori durante la seconda guerra mondiale, nel 1944 conseguì il diploma magistrale e quattro anni più tardi la maturità scientifica. Vincitore del concorso magistrale, nel 1948 prese servizio come maestro elementare a Gioia Tauro e nel contempo si iscrisse alla Facoltà di Scienze dell’Università di Messina conseguendo la Laurea in Matematica nel 1952. Subito dopo si iscrisse alla Facoltà di Magistero dell’Ateneo messinese dove si laureò discutendo la tesi di storiaGiacobini e sanfedisti in Calabria nel 1799, pubblicata poi nel 1957, e divenne collaboratore di Luigi Firpo. Intrapresa la carriera accademica, nel 1959 conseguì la libera docenza e fu assistente presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Messina. Allievo di Giorgio Spini, Luigi Firpo e Rosario Romeo, dal 1963 con la qualifica di professore ordinario fu titolare della cattedra di Storia moderna presso quest’ultima Facoltà, ricoprendo poi anche l’incarico di Direttore dell’Istituto di Storia. 
Sposato con Ninetta De Lorenzo, ha avuto due figli, Lucrezia e Salvatore.
Numerose e prestigiose furono le cariche da lui ricoperte nelle istituzioni culturali: Presidente dell’Istituto di Studi Storici «Gaetano Salvemini» di Messina e del «Centro Studi e Promozione culturale» di Reggio Calabria, Direttore della Rivista «Archivio Storico per la Calabria e la Lucania», componente del Consiglio Direttivo dell’Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia (ANIMI) (Roma), dell’Istituto Socialista di Studi Storici, della Fondazione Filippo Turati (Firenze) e della Deputazione di Storia Patria per la Calabria. 
Partecipò attivamente alla vita politica sin dagli anni giovanili: nel 1943 aderì al Partito d’Azione, che aveva in Calabria tra i suoi maggiori esponenti Domenico De Giorgio e Domenico Scoleri, redattori delle Riviste «L’Azione» e «Historica», con le quali già collaborava. Nel 1945 entrò a far parte del Consiglio Repubblicano impegnandosi nella campagna elettorale a sostegno della Repubblica nel Referendum istituzionale del 1946. In seguito allo scioglimento del Partito d’Azione, nel 1945 aderì al Partito Socialista Italiano, in rappresentanza del quale negli anni Cinquanta fu eletto a diverse cariche amministrative locali.
Nel 1968 fu eletto alla Camera dei Deputati ottenendo un ampio consenso soprattutto nella città di Reggio Calabria. Nel corso di quella legislatura, durata sino al 1972, partecipò attivamente alla vita parlamentare intervenendo, tra l’altro, con lungimiranti proposte nel dibattito sulla riforma della scuola. Eletto nel Consiglio regionale della Calabria, nel 1975 fu vicepresidente della Giunta. Nel 1983 subentrò nel Parlamento europeo, a cui si era candidato nel 1979 nella Circoscrizione dell’Italia meridionale conseguendo un lusinghiero risultato.
In dissenso con la linea politica portata vanti dalla segreteria di Bettino Craxi, lasciò successivamente il Partito Socialista e nel 1989 capeggiò una lista civica di sinistra di cui risultò il primo eletto al Consiglio comunale di Reggio. Nello stesso anno partecipò come indipendente nelle fila del Partito Comunista Italiano alle elezioni al Parlamento europeo, dove rientrò nel 1992, in seguito alle dimissioni di Giorgio Napoletano, eletto alla presidenza della Camera dei Deputati, e vi rimase sino al 1994.  
Tra gli intellettuali che nella seconda metà del Novecento hanno onorato la Calabria e il Mezzogiorno, Gaetano Cingari ha occupato certamente un posto di assoluto rilievo. Nella sua intensa e feconda attività storiografica e politico-istituzionale, ha saputo coniugare l’impegno culturale con la militanza politica, fondendoli armonicamente come se fossero le facce di una stessa medaglia. L’impegno politico ed etico-civile di Cingari, ha opportunamente osservato Guido Pescosolido, «aveva origini culturali profonde. Esso affondava le sue radici nella più alta e nobile tradizione del meridionalismo otto e novecentesco che per primo aveva elaborato l’idea fondamentale che risolvere la questione meridionale non significava soltanto realizzare un maggiore sviluppo del Mezzogiorno per fargli recuperare il ritardo accumulato rispetto al Nord, ma significava, soprattutto, promuovere un rafforzamento della tenuta etico-civile e politica dell’intera collettività nazionale mediante uno sviluppo armonico ed equilibrato di essa in tutte le sue componenti». 
Nonostante la limitata area geografica oggetto dei suoi studi – Mezzogiorno e particolarmente Calabria – Cingari era tuttavia, come acutamente evidenzia Giorgio Spini, uno storico europeo in quanto ricostruiva la «storia di grandi momenti e di grandi problemi ideali, ma incarnata costantemente nel concreto della realtà particolare calabrese […] resistendo ad ogni tentazione di fare discorsi generici, ma anche di cadere nella mera erudizione provinciale». Da intellettuale militante, traeva solitamente ispirazione dai problemi del presente per le  più impegnative ricerche storiche, condotte sempre con estremo rigore e contraddistinte da equilibrio interpretativo.       
Nell’indagine sulle vicende calabresi del 1799, lo storico reggino, in sintonia con le principali problematiche regionali degli anni Cinquanta, caratterizzati da dure lotte di classe, parte da presupposti economici e sociali. A determinare in Calabria alla fine del Settecento un clima di forte tensione sociale, insieme con le conseguenze delle usurpazioni delle terre demaniali della Regia Sila, concorsero secondo Cingari  le vendite dei terreni ecclesiastici operate dalla Cassa Sacra, il cui esperimento «si chiudeva nel fallimento più completo. Promosso per restaurare la vita economica e sociale, non giungeva a formare quel ceto di nuovi proprietari legati alla terra […]. Inoltre, mentre non riusciva a tradurre in pratica i principi che stavano alla sua origine,  si aggiungeva ai mali più antichi, scomponendo ancor più l’ordinamento sociale e ponendo le immediate premesse d’un conflitto che non tarderà ad accendersi in tutta la sua estensione». Fu proprio la forte lacerazione venutasi a determinare nel tessuto civile sul finire del Settecento a conferire un tratto di particolare efferatezza allo scontro fra giacobini e sanfedisti nell’estrema regione meridionale della penisola.     
Dalla connessione tra militanza politica e rigore scientifico derivò un rinnovato impulso all’attività storiografica di Cingari nell’ultimo quindicennio della sua vita. A decorrere dalla fine degli anni Settanta, la scrupolosità dello studioso si coniugò in lui con il desiderio di scrivere storia su temi di largo interesse e con un linguaggio accessibile a un vasto pubblico – in sintonia con l’impegno politico che lo portava a contattare un gran numero di persone – come si può rilevare nei due notevoli volumi sulla Calabria e su Reggio in età contemporanea, nelle cui pagine eventi e problemi rigorosamente documentati sono infatti esposti con stile scorrevole, per una utenza ampia. 
Con la sua ultima monografia sulle origini del Partito socialista reggino (1990) Cingari da un lato ha voluto recare il suo qualificato contributo a una più rigorosa interpretazione del contesto in cui operarono i primi socialisti locali per meglio lumeggiarne le gravi difficoltà in cui si svolse la loro azione pionieristica, rivalutando così ampiamente il loro ruolo, fino ad allora ingiustamente trascurato dalla storiografia del movimento socialista meridionale. La compiaciuta esaltazione di attivisti moralmente irreprensibili era, dall’altro, un modo inequivocabile per manifestare la legittima indignazione per lo squallore in cui i perversi intrecci con l’affarismo avevano precipitato larghe fasce della classe politica, come sarebbe stato noto a tutti negli anni seguenti. «Una convergenza dunque in Cingari – osserva Salvatore Tramontana nella bella e commossa commemorazione tenuta per conto della Deputazione di Storia Patria per la Calabria – fra politica e comportamento morale, fra scelte operative e storiografia». (Giuseppe Caridi) © ICSAIC

Opere

  • Il Mezzogiorno e Giustino Fortunato, Parenti, Firenze 1954;
  • Giacobini e sanfedisti in Calabria nel 1799, D’Anna, Messina-Firenze 1957;
  • Mezzogiorno e Risorgimento. La Restaurazione a Napoli dal 1821 al 1830, Laterza, Bari 1970;
  • Brigantaggio, proprietari e contadini nel sud (1799-1900), Editori Meridionali Riuniti, Reggio Calabria 1976;
  • Nordisti, acciaio e mafia, Lerici, Cosenza 1977;
  • Storia della Calabria dall’Unità a oggi, Laterza, Roma-Bari 1982;
  • Reggio Calabria, Laterza, Roma-Bari 1988;
  • Il partito socialista nel Reggino, 1888-1908, Laruffa, Reggio Calabria 1990;
  • La Calabria nel 1799, La città del sole, Napoli 1999;
  • Domenico Mauro. Democrazia e romanticismo nel MezzogiornoMarco, Lungro 2001;
  • Roccella Jonica. Profilo storico nell’età modernaFalzea, Reggio Calabria 2005.

Nota bibliografia

  • Giuseppe Buttà, Gaetano Cingari storico del Mezzogiorno, «Archivio storico per la Calabria e la Lucania, LXI, 1994, pp. 151-163;
  • Giuseppe Buttà, L’impegno politico di Gaetano Cingari, in Rosario Battaglia, Michela D’Angelo, Santi Fedele (a cura di), Gaetano Cingari. L’uomo, lo storico, Atti del Convegno di studi, Lacaita, Manduria-Roma 1996, pp. 117-130;
  • Guido Pescosolido, Gaetano Cingari e il meridionalismo moderato, in Gaetano Cingari cit., pp. 31-50;
  • Giuseppe Masi, Gaetano Cingari storico del socialismo calabrese, in Gaetano Cingari cit., pp. 157-175;
  • Giorgio Spini,  Ricordando Gaetano Cingari, in Gaetano Cingari, cit., pp. 13-26;
  • Salvatore Tramontana, In memoriam, «Rivista Storica Calabrese», n. s., XV, 1994, pp. 414-425;
  • Salvatore Cingari, Modernità e modernizzazione negli scritti di Gaetano Cingari. Per una ricostruzione del suo pensiero politico e storiografico, «Archivio Storico della Calabria e della Lucania», LXX1, 2004, pp. 147–166;
  • Domenico Romeo, Gaetano Cingari. Cenni Biografici, «Calabria Sconosciuta», XXVIII, 107, 2005, p. 47;
  • Salvatore Tramontana,  Per Gaetano Cingari, «Mediterranea», VI, 15, 2009, pp. 7-18.
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